In particolare della "Legge regionale 26/2003: una legge innovativa per rifiuti, sottosuolo, energia e risorse idriche in Lombardia", com'è stata definita dalla Regione lombardia nel 2003, è considerato illegittimo l'art. 49 comma 1, quello che riguarda i servizi idrici integrati e la separazione tra gestione delle reti ed erogazione. Questo potrebbe voler dire che i consorzi per l'erogazione che comprendano Pavia acque, per esempio, siano possibili (se non obbligati) essendo Pavia acque il gestore delle reti idriche in provincia di Pavia. (ic)
[...] per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 49, comma 1, della legge della Regione Lombardia 12 dicembre 2003, n. 26 (Disciplina dei servizi locali di interesse economico generale. Norme in materia di gestione dei rifiuti, di energia, di utilizzo del sottosuolo e di risorse idriche), come sostituito dall'articolo 4, comma 1, lettera p), della legge della Regione Lombardia 18 agosto 2006, n. 18 (Conferimento delle funzioni agli enti locali in materia di servizi locali di interesse economico generale. Modifiche alla legge regionale 12 dicembre 2003, n. 26 “Disciplina dei servizi locali di interesse economico generale. Norme in materia di gestione dei rifiuti, di energia, di utilizzo del sottosuolo e di risorse idriche”); dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 49, comma 4, della legge della Regione Lombardia n. 26 del 2003, come sostituito dall'articolo 4, comma 1, lettera p), della legge della Regione Lombardia n. 18 del 2006, sollevate, in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettere e) e p) della Costituzione, in relazione all'articolo 148, comma 5, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), dal Presidente del Consiglio dei ministri con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 novembre 2009."
SENTENZA N. 307
ANNO 2009
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE COSTITUZIONALE
On. Franco Laratta,
Interrogazione a risposta scritta al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Interni
PER SAPERE
Premesso che
- in seguito all’arresto del boss della mafia Mimmo Raccuglia, alcuni agenti della squadra ‘catturandi’ della Mobile di Palermo, hanno affermato - secondo quanto riportato da Repubblica del 17.11.2009 -: “Non chiamateci eroi perché arrestiamo i boss latitanti; questo è il nostro lavoro. Piuttosto, chiamateci eroi perché siamo dei dipendenti statali che pagano di tasca propria per lavorare al meglio”;
- da mesi, da più parti d’Italia viene segnalato ai parlamentari e agli organi di stampa, che non ci sono soldi per le missioni fuori sede dei poliziotti impegnati in operazioni molto delicate e rischiose, come quelli che in Sicilia hanno arrestato Raccuglia e prima ancora Lo Piccolo e Provenzano.
TUTTO CIO’ PREMESSO SI CHIEDE DI SAPERE
SE RISPONDE A VERITA’, e come il Governo ritiene immediatamente di reagire,
che:
- “I tagli al comparto sicurezza sono stati il peggiore ostacolo che i poliziotti hanno dovuto fronteggiare in questi mesi”, secondo quanto affermato da Franco Billitteri, segretario provinciale del sindacato di polizia Siap di Palermo;
venerdì, 20 novembre 2009, 20:00 ***
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di Paolo Biondani e Luca Piana ("L'espresso")
La tennista Flavia Pennetta, residente a Verbier, in Svizzera, e l'imprenditore Enrico Preziosi, che ha scelto invece la più classica Lugano. Il ciclista Davide Rebellin, che ha puntato su Montecarlo, e la famiglia Ferrero, proprietaria della Nutella, che ha preferito un sobborgo di Bruxelles. Sono alcuni degli oltre 30 mila italiani finiti al centro di una campagna di "verifiche individuali" avviata dall'Agenzia delle Entrate. Con l'obiettivo di favorire l'adesione allo scudo fiscale ideato dal ministro Giulio Tremonti. Secondo le prime indiscrezioni raccolte da 'L'espresso', nel mirino sono destinati a finire "tendenzialmente tutti" i soggetti che si presentano come residenti in uno Stato straniero a tassazione bassa o nulla, ma non risultano avere effettivi interessi economici e familiari oltreconfine. Il messaggio vuole essere chiaro: chi approfitta della sanatoria tremontiana, può mettersi in regola pagando il 5 per cento del capitale posseduto all'estero. Per gli irriducibili, invece, la legge minaccia di far sborsare più del triplo dell'intero patrimonio. Nell'ottobre scorso l'Agenzia delle Entrate aveva diffuso un primo dato grezzo su 29.158 italiani che figurano residenti in uno dei 54 Stati considerati "a fiscalità privilegiata". In queste settimane gli uffici tributari hanno incrociato le banche dati su 4.648 italiani di Montecarlo, 3.553 dell'Uruguay, 1.262 del Liechtenstein, 925 delle Bermuda e altre migliaia sparsi tra atolli e nazioni esentasse. La prima scrematura ha quasi dimezzato, ad esempio, i sospettati di San Marino, il cui numero era amplificato per problemi informatici. In compenso le istruttorie si sono allargate a Stati non compresi nelle liste nere o grigie previste dai trattati internazionali, ma comunque sospettabili di attrarre residenze fittizie. Il risultato è un maxi-elenco ancora provvisorio di oltre 30 mila "verifiche fiscali in corso", affidate alle sedi territoriali dell'Agenzia. Dopo le polemiche sui 40 mila avvisi spediti ai soggetti rientrati in Italia, ora le direttive impongono di concentrarsi su casi "significativi" di soggetti "concretamente sospettabili" di nascondere ricchezze dietro residenze di comodo.
venerdì, 20 novembre 2009, 19:56 ***
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La stima del presidente dell'Abi, Faissola, sui crediti: «Da molti mesi registriamo una crescita delle sofferenze».
MILANO - Allarme di Corrado Faissola, presidente dell'Abi, l'associazione delle banche italiane, sulla qualità del credito in Italia. Le perdite su crediti «a fine anno temo non saranno lontane dai 20 miliardi», rispetto ai circa 11 miliardi di euro dei primi nove mesi dell'anno, ha detto Faissola. Faissola, intervenuto all'assemblea annuale dell'Aibe (l'Associazione delle banche estere in Italia), ha detto che «non ci attendono mesi facili e di questo dobbiamo essere consapevoli». «Da molti mesi - ha aggiunto - il nostro sistema bancario sta registrando una crescita delle sofferenze. A settembre 2009 quelle lorde sono risultate pari a 55 miliardi di euro, in crescita del 25% su base annua e superiore al 3% in rapporto agli impieghi». Faissola ha poi spiegato che «nel primo semestre del 2009 le rettifiche di valore nette per il deterioramento dei crediti sono state pari a oltre 9 miliardi». Un dato che si è ulteriormente aggravato nel terzo trimestre: «i dati preliminari dei primi nove mesi e relativi alle prime undici banche, parlano di oltre 11 miliardi». «A fine anno - ha concluso - non saremo lontani dai 20 miliardi, traguardo che ovviamente ci auguriamo di non raggiungere».
Corriere, 20 novembre 2009
[da F.S.]
venerdì, 20 novembre 2009, 19:43 ***
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Da un articolo de "La tribuna di Treviso" del 6 novembre 2009.
Inceneritore, i terreni acquistati da Grossi di Federico Cipolla
L’area a rischio di Nerbon è in mano a «Rea Dalmine», non alla società di Unindustria
SILEA. I terreni su cui verrà costruito l’inceneritore non sono di Unindustria, ma di «Rea Dalmine». Lo si scopre leggendo i preliminari d’acquisto dell’area di Nerbon su cui dovrebbe sorgere l’impianto. Giuseppe Grossi, arrestato due settimane fa, attraverso la società «Rea» di cui è amministratore delegato, è infatti titolare dei contratti preliminari di acquisto dei terreni. I contratti sono stati siglati tra la famiglia Buffon e Claudio Vittorio Sironi, a nome della «Rea Dalmine spa», di cui è consigliere e rappresentante legale. La firma di «Iniziative ambientali» non c’è. Grossi è dunque, come dichiarato da Alessandro Vardanega, presidente di Unindustria, un semplice partner tecnologico o il vero e proprio regista dell’operazione termovalorizzatore? E’ l’interrogativo che si pongono gli amministratori di Silea e i Comitati dei cittadini, anche alla luce della somma di dearo che dovrebbe essere scucita da «Rea Dalmine» per l’acquisizione definitiva dell’area di Nerbon, una volta ottenuti i permessi a costruire. Si parla di 5 milioni di euro circa, che saranno pagati ai titolari della Silea Legnami una volta ottenute le autorizzazioni regionali per la costruzione dell’impianto. L’a cquisto potrà però diventare definitivo anche prima. In questi giorni sono in corso febbrili incontri per concludere la trattativa. Già mercoledì si sarebbe tenuto un vertice con la famiglia Buffon e i suoi rappresentanti per determinare il passaggio di proprietà dell’area. Anche perché i preliminari di acquisto, già rinnovati una volta, scadranno il 15 gennaio 2010.
venerdì, 20 novembre 2009, 15:18 ***
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Servizi locali: le regole non possono attendere di Carlo Scarpa
CONTRO LE INEFFICIENZE
La ratio è evidente. Accanto a tante imprese pubbliche efficienti, ce ne sono tante che gettano via denaro pubblico. Si noti che i privati, motivati dai profitti, a parità di efficienza verosimilmente chiederanno prezzi più alti delle imprese pubbliche. E allora le imprese pubbliche efficienti resteranno a galla, anche perché se sono veramente tali vinceranno le gare. Quelle che sono così inefficienti da perdere le gare perfino contro i privati, che dai prezzi devono ricavare margini di profitto, personalmente non le rimpiangerò.
Per dare un’idea, nel 2005 risultavano in perdita circa un terzo delle imprese locali del settore igiene urbana e il 40 per cento nel settore idrico. E il trasporto pubblico locale va anche peggio. (1)
venerdì, 20 novembre 2009, 14:57 ***
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Milano: nella giornata internazionale dei diritti dell'infanzia nuovo sgombero forzato di campo nomadi Rom senza garanzie, nè alternative abitative
Sgomberati all'alba a Milano i rom romeni che occupavano abusivamente un immobile in disuso in via Rubattino.
Uno sgombero forzato di famiglie e decine di bambini che frequentano le scuole, senza preavviso, senza contatti con gli enti del privato sociale e con le scuole, senza garanzie, né effettive alternative abitative da parte dell'amministrazione comunale, in violazione delle raccomandazioni degli organismi internazionali, proprio mentre si celebrava la Giornata internazionale del fanciullo.
Le
immagini e la cronaca drammatica e giuridicamente efficace di Tommaso Vitale.
Da ASGI, Associazione Giuristi per l'Immigrazione.
venerdì, 20 novembre 2009, 14:52 ***
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Questa mattina i quotidiani online dando la notizia della morte atroce di "Brenda" (ma qual è il nome vero? Lo si potrà mai sapere? così, per rispetto) davano il suicidio come causa più probabile. Ma nessuno, leggendo quella notizia, avrà mai pensato che quella fosse la causa. E' stata uccisa e, nonostante ci siano stati omicidi e assassini torbidi e oscuri, questo, lo confesso, mi ha lasciato stordita, schifata e, nonostante tutto, incredula. Quante battute si sono fatte in queste settimane, quanti risolini, quanti disprezzanti commenti...
Come si fa presto a eliminare i reietti, vite usate e gettate, sotto i nostri occhi. (i.c.)
Morta carbonizzata la trans Brenda
Ancora un morto nella vicenda di via Gradoli. Dopo la morte del pusher, Gianguarino Cafasso, trovato cadavere a settembre, mentre la trattativa sul video era in pieno corso, ora arriva il decesso del trans Brenda, anche lei coinvolta nello scandalo che ha travolto il presidente della Regione di Piero Marrazzo. La Procura indaga per omicidio volontario ma non si esclude anche l'ipotesi di un incidente. L'incendio potrebbe essere partito da un borsone posto proprio vicino alla porta d'ingresso. Una sostanza capace di generare una combustione lenta sarebbe stata notata dagli investigatori sul borsone. Questo quanto si è appreso stando ai primi rilievi dei vigili del fuoco che sono stati chiamati sulla base di una segnalazione di fumo proveniente dalla casa del trans che, secondo chi indaga, non era il luogo in cui riceveva i clienti. Dal monolocale sono stati prelevati diversi oggetti tra cui un computer su cui è stata trovata dell'acqua.
Il corpo carbonizzato Questa mattina, il suo corpo il Brenda è stato trovato carbonizzato all'interno di un appartamento, in via Due Ponti. Lo si apprende da fonti investigative. Sul posto gli agenti della polizia scientifica della questura di Roma. Nell'appartamento della trans sarebbe stata trovata una bottiglia di whisky e sul suo corpo non sembra siano stati trovati segni di violenza.
venerdì, 20 novembre 2009, 14:47 ***
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"Vogliamo risposte immediate nessuno potrà entrare e uscire dalla fabbrica"
CAGLIARI - Si fermano due degli stabilimenti italiani dell'Alcoa, il gigante Usa dell'alluminio. L'azienda ha deciso lo stop della produzione primaria a Portovesme, nel Sulcis Iglesiente, e a Fusina (Venezia) dopo la decisione della Commissione Europea che ha chiesto la restituzione degli aiuti ricevuti sul prezzo dell'elettricità. La multinazionale ha pertanto deciso di sospendere la produzione nei due stabilimenti in Italia, annunciando di voler fare ricorso: "Alcoa fermerà temporaneamente la produzione nelle sue due fonderie di Fusina e di Portovesme". Alcoa dà lavoro a 2.500 persone in Italia. Nella chiusura dei due stabilimenti sono coinvolte 1000 dipendenti diretti e 1000 lavoratori dell'indotto. Immediata la risposta degli operai. I dipendenti della fabbrica di Portovesme hanno "sequestrato" la sede dello stabilimento: il direttore della fabbrica Marco Guerrini, il vice direttore Sergio Vittori e gli altri dirigenti sono stati trattenuti dai lavoratori in assemblea per chiedere "risposte immediate". All'esterno della fabbrica alcuni operai incappucciati rivendicano l'occupazione in un video giunto ad apcom.
venerdì, 20 novembre 2009, 14:32 ***
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Riceviamo e volentieri diffondiamo.
COMUNICATO STAMPA
Lunedì 23 novembre alle ore 21 presso il Collegio Santa Caterina da Siena di Pavia
Presentazione del libro
"L'isola civile - Le aziende siciliane contro la mafia"
di Serena Uccello e Nino Amadore
PAVIA. Lunedì 23 novembre 2009 alle ore 21 presso la Sala Conferenze del Collegio S. Caterina da Siena Via San Martino 17/a si terrà la presentazione del libro "L'ISOLA CIVILE - Le aziende siciliane contro la mafia" di Serena Uccello e Nino Amadore (Einaudi).
Ogni anno circa 160mila imprenditori sono vittime del racket delle estorsioni. Dopo decenni di silenzio alcuni, in Sicilia, hanno deciso di dire basta. Chi sono? Perché hanno fatto questa scelta?
Il volume raccoglie il risultato di due anni di lavoro e racconta “le ragioni storiche ed economiche della ribellione antiracket” che ha coinvolto una parte del mondo imprenditoriale siciliano negli ultimi anni.
Il libro ospita inoltre una proposta di Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, per cercare di sostenere le iniziative antiracket, per tentare di sconfiggere, o almeno, ridimensionare, questo fenomeno criminoso che ostacola lo sviluppo della Sicilia.
Sarà presente l’autrice Serena UCCELLO, 37 anni palermitana, dal 2000 vive e lavora a Milano. È giornalista della redazione Economia e Imprese de “Il Sole-24 Ore”.
Con lei dialogherà Mario PORTANUOVA giornalista collaboratore di “Diario”, “l’Espresso”, “Wired” e “Altreconomia” e autore dei volumi Mafia a Milano (1996), Altri mondi (2003), Inferno Bolzaneto (2008).
venerdì, 20 novembre 2009, 14:15 ***
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Le bonifiche, i termovalorizzatori e altro in due articoli de La Stampa e La Repubblica. Ricordo che Pavia è insieme a Brescia la provincia che meno investe sulla raccolta differenziata dei rifiuti, fatto che in generale favorisce lo smaltimento in inceneritori. Le società di Grossi prevedevano un "impianto di produzione di energia da biomasse" a Casei, ma molti lo ritenevano un termovalorizzatore dissimulato. Grossi gestisce tramite la Rea Dalmine il Termovalorizzatore di Dalmine e tramite un'altra società anche uno in provincia di Latina; di questo era stato chiesto - e negato - il raddoppio. (ic)
1- CONTI ALL´ESTERO, FATTURE FALSE E POLITICA ECCO LA RAGNATELA DEL "RE DELLE DISCARICHE"...
Piero Colaprico per "la Repubblica"
Imbrogli per fare imbrogli, per fare altri imbrogli e per intascare un sacco di soldi in contanti. Questa sembra, in estrema sintesi, la vita segreta di un multi-milionario che sino a un mese fa, quando il 20 ottobre è stato arrestato per riciclaggio con vari collaboratori, era sconosciuto al grande pubblico. Si chiama Giuseppe Grossi, ha 62 anni, ed è un protagonista di quello che potremmo definire il «sistema-discarica». La parola sistema viene suggerita da Palazzo di giustizia: «A differenza di Tangentopoli, non c´è un Mario Chiesa che crolla e parla. Però ci sembra di stare vicino a un sistema di corruzione molto esteso», dicono gli investigatori. Hanno sotto esame i trucchi contabili e le bonifiche delle discariche. Lo scenario che gli si sta aprendo davanti porta, secondo attendibili indiscrezioni, all´enorme business dei termovalorizzatori. E cioè agli impianti che inceneriscono i rifiuti e trasformano il vapore in energia. C´è un´espressione che conoscono in pochi, ma che ci riguarda tutti, perché ci toglie il denaro dalle tasche (e nemmeno lo sappiamo). È «Cip 6». Il gestore nazionale dei servizi elettrici (Enel) è obbligato per legge ad acquistare l´energia da chi la produce attraverso fonti considerate rinnovabili. E non al costo di mercato. Su questo acquisto obbligatorio è stato imposto un sovrapprezzo di circa il 7 per cento, che viene ritoccato ogni trimestre dal governo e addebitato direttamente sulle bollette di casa. Questa cifra, a conti fatti, supera i 3 miliardi di euro all´anno. Tre miliardi che, in base al Cip 6, escono dalle tasche già malridotte dei cittadini italiani per andare a vantaggio di chi? Di chi ha in mano i termovalorizzatori. E guarda caso, in tutt´Europa è solo l´Italia che concede questo incentivo agli imprenditori (spesso legati alla politica) che bruciano rifiuti.
venerdì, 20 novembre 2009, 14:12 ***
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L'acqua è l'oro di Andrea Bassi
Banche e costruttori. Ecco chi ha interesse ad appropriarsi del servizio idrico integrato che il governo vuole svendere. Le miniere inesauribili non saranno gli aumenti delle tariffe, ma gli investimenti sulle infrastrutture. “Tutti finanziati senza alcun controllo da parte del pubblico” ci spiega l'esperto

17 NOV. 2009 – Articolo 15. Sta concentrato lì il via libera alla cessione definitiva ai privati della gestione dell'acqua in Italia. Una norma inserita dall'esecutivo in un decreto legge sugli obblighi comunitari. Poco importa se in realtà non esiste nessuna direttiva europea che obblighi l'Italia a privatizzare l'acqua. Il governo Berlusconi è abituato a lavorare così, a colpi di decreti, sui quali (im)pone la fiducia. Salvo poi nascondersi dietro a frasi fatte del tipo “è l'Europa che ce lo chiede”.
“Ma è una bufala. Da parte europea non esiste nessuna indicazione che inviti a privatizzare i soggetti gestori del servizio idrico”. A spiegare a viaEmilianet quali sono le reali motivazione a spingere sull'acceleratore della privatizzazione dell'acqua è Roberto Fazioli manager nel settore dei servizi pubblici e docente di economia all'università di Ferrara. “L'Unione Europea – prosegue Fazioli – si è espressa per la indifferenza verso gli assetti proprietari delle imprese di gestione. Per la comunità europea l'importante è non discriminare. Questo perché si vuole dare ampia possibilità di scelta agli enti locali, i quali devono esercitare il proprio governo su servizi molto importanti come quello dell'acqua.”
C'è un'interpretazione in malafede...
In Italia si leggono male le frasi. “Non discriminare” non vuol dire “privatizzare”. E non vuol dire neanche “obbligo di gara”. E' giusto ed è sano che ci sia una molteplicità di modelli applicati e applicabili. Che sono il modello in house (completamente pubblico), il modello dell'impresa mista, e il modello della gestione affidata tramite gara a scadenza.
E tutta questa spinta verso la privatizzazione, come si giustifica?
Col fatto che il servizio idrico integrato in Italia, così come viene inteso dal legislatore, è tutto incentrato sugli investimenti. Vale a dire infrastrutture, impianti, depuratori e così via. Quando si parla di servizio idrico integrato, in realtà si sta parlando di appalti, di tecnologie, di reti. Che poi ci passi l'acqua dentro è quasi incidentale.
venerdì, 20 novembre 2009, 14:02 ***
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di Roberta Lemma (da Report online)
Il 1° Maggio 2008 in Italia è entrato in vigore il Dpcm (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) che allarga il campo d’applicazione del segreto di Stato, in nome della tutela della sicurezza nazionale, ad una lunga serie di infrastrutture critiche tra le quali “gli impianti civili per produzione di energia”. Questo significa che i siti per il deposito delle scorie nucleari, nuovi impianti civili per produzione di energia, centrali nucleari, rigassificatori, inceneritori/termovalorizzatori sono coperti da segreto di Stato. Segreto che si estende anche agli iter autorizzativi, di monitoraggio, di costruzione e della logistica di tutta la filiera quindi anche delle discariche. Dpcm: “nei luoghi coperti dal segreto di Stato le funzioni di controllo ordinariamente svolte dalle aziende sanitarie locali e dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco, sono svolte da autonomi uffici di controllo collocati a livello centrale dalle amministrazioni interessate che li costituiscono con proprio provvedimento” e le amministrazioni “non sono tenute agli obblighi di comunicazione verso le aziende sanitarie locali e il Corpo nazionale dei vigili del fuoco a cui hanno facoltà di rivolgersi per ausilio o consultazione”. Di fatto vengono poste sotto il segreto di Stato anche le informazioni, le notizie, i documenti, gli atti e le attività attinenti alle materie di riferimento. In altre parole un vero e proprio divieto di divulgazione, in quanto chiunque dovesse rendere noto, per esempio, l’esistenza di una discarica di scorie nucleari nel proprio comune, rischierebbe fino a cinque anni di reclusione (art. 261 del Codice penale: rivelazione di segreti di Stato Chiunque rivela taluna delle notizie di carattere segreto indicate nell'articolo 256 e' punito con la reclusione non inferiore a cinque anni.
venerdì, 20 novembre 2009, 13:58 ***
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di Marco Pitzen da Milanointernazionale
Esattamente quaranta anni fa, il 19 novembre 1969, si svolgeva in tutta Italia lo sciopero generale per la casa, frutto di una catena di lotte partite da Milano. Ricordiamo quella esperienza con un articolo di Marco Pitzen, del Sicet Milano, che ricollega tra le altre cose il passato all’oggi tracciando un quadro dell’ancora più drammatica situazione attuale dell’emergenza abitativa. Era l’anno 1969. In quel tardo e caldo autunno, il 19 novembre, si svolge in Italia il primo e finora unico, sciopero generale per la casa. In quel periodo le lotte nelle fabbriche e nelle scuole investono le città dove risiedono ormai quasi il 50% degli italiani e la popolazione nelle aree metropolitane passa in poco meno di un decennio da 19 a 25 milioni di abitanti. Le città assumono un ruolo economico sempre più rilevante diventando poli attrattori delle grandi migrazioni interne sviluppando accelerati processi di urbanizzazione prevalentemente delle aree periferiche che generano una ulteriore esasperazione degli squilibri sociali. Non bisogna scordarsi che il cosiddetto miracolo economico italiano era fondato su un accentuato sfruttamento della forza lavoro con i salari più bassi e le giornate lavorative più lunghe d’Europa. Proprio nel ‘69 si genera un movimento di massa sulla questione abitativa e si diffondono lotte urbane sempre più articolate sia nei contenuti che negli obiettivi. Le lotte per il diritto alla casa si inseriscono nel più generale processo di risveglio civile che scuote la società nazionale. Il movimento femminista, il movimento studentesco con il movimento operaio intrecciano e combattono le battaglie per il lavoro, la scuola, i diritti delle donne inserendo il tema dell’abitare, elevando il livello di scontro ed aprendo una nuova stagione rivendicativa senza eguali.
venerdì, 20 novembre 2009, 13:55 ***
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