Quali sono i veri problemi del Paese? La mafia? L’evasione fiscale? Il disagio dei giovani che non trovano un lavoro stabile? No, i veri bubboni sono i lavavetri (un’emergenza nazionale, un «raket» da estirpare) e i nuovi migranti. A sinistra c’è un’emergenza: emergenza democratica. Chi sperava di vedere l’Italia libera da mafia e camorra per il momento si dovrà accontentare dei semafori. Chi anche a Pavia predica “tolleranza zero” sui costi della politica e chiede alle Procure e alla Guardia di finanza di svolgere serie indagini patrimoniali su alcuni politici chiacchierati, dovrà prima aspettare che finiscano gli accertamenti sulla condizione patrimoniale di Rom rumeni della Snia. Chi a Pavia vorrebbe saperne di più sugli investimenti della mafia in città e sull’enorme quantità di denaro contante in circolazione non perda tempo a cercare queste notizie nelle pagine della cronaca locale, hanno altro di cui scrivere. Consoliamoci, perché qualcosa da leggere lo si trova sempre. E allora rileggiamo il bell’articolo di Gianfranco Bettin a pagina 8 della “Provincia Pavese” di mercoledì 29 agosto. (G.G.)
La delibera di Firenze contro i lavavetri - contro tutti i lavavetri, e non, come è giusto, contro quelli violenti e il racket - è un segno dei tempi. Testimonia l’insofferenza verso la presenza nelle nostre città di soggetti ritenuti sgraditi e nocivi. È, poi, una delibera di centrosinistra, a conferma che il modello “tolleranza zero” si sta imponendo anche su questo versante politico. Lo stesso Veltroni, pur senza sbilanciarsi nel merito, ha ammesso che il problema esiste (e ieri al “Corriere” ha ribadito la centralità del tema, rivendicando la durezza dei propri interventi nei confronti dei Rom, oltre a compiere un affondo durissimo contro i pedofili). A conferma, sempre ieri, un capogruppo del centrosinistra alla Camera ha dichiarato che «proprio nell’ambito dell’immigrazione clandestina si cela quel bubbone di illegalità e di violenza che attanaglia il Paese».
Forse, quel “bubbone” riguarda qualcosa di più pericoloso che i lavavetri o i borseggiatori. Mafia, camorra, ‘ndrangheta, le male del nord, le bande miste italo-forestiere, le ecomafie, fino ai criminali che bruciano i boschi, non hanno molto a che fare con l’immigrazione clandestina, anche se a volte la usano. La verità è che la ricetta della destra - tolleranza zero, legge e ordine, col santino di Rudolph Giuliani incorniciato - è stata nella sostanza accettata anche da buona parte del centrosinistra. Non sapendo combattere il crimine, o ridurre l’insicurezza sociale ed esistenziale che una società come la nostra riproduce di continuo, si utilizza però tale ricetta contro soggetti che è facile criminalizzare e colpire, senza nemmeno verificare gli esiti che ha avuto dove è stata applicata.
Ad esempio, proprio a New York, i giudizi sulla gestione dell’ordine pubblico di Giuliani sono assai problematici e critici. Restando in Italia, quanta “sicurezza” hanno garantito queste ricette negli anni del governo Berlusconi (con Fini e Bossi), e quanta nelle città governate dalla Lega o dalla destra? Si era e si è sicuri nella Milano ieri di Albertini e oggi della Moratti, nella Lombardia di Formigoni, nella Treviso leghista e nel Veneto di Galan?
La realtà è che le politiche “legge e ordine” ignorano che la crescita della violenza e del crimine vanno in parallelo alla caduta di investimenti per l’integrazione e la promozione sociale. Nelle nostre città e province misuriamo oggi, e rischiamo di misurare peggio domani, la caduta dell’impegno e delle politiche sociali degli scorsi anni.
Ideologicamente, la destra egemonizza il discorso. Ma alla destra basta evocare la paura, enfatizzarla, anche se non risolve i problemi, perché della paura elettoralmente si nutre. La sinistra, se non rinnova la propria visione, nel mix irrinunciabile di integrazione e repressione, di promozione e di controllo sociale, finirà subalterna anche politicamente. Poi magari, qualche suo assessore, se ne resteranno ancora, potrà consolarsi dando la caccia ai lavavetri, o ai clienti delle prostitute.
Gianfranco Bettin
(“La Provincia Pavese”, 29 agosto 2007)
Per la sistemazione provvisoria dei cittadini dopo lo sgombero, Don Virginio Colmegna ha proposto un’«area della solidarietà». In altre parole, è l’area di allocazione provvisoria proposta dal Circolo Pasolini: un’area attrezzata con servizi igenici, elettricità e acqua, in cui sia rispettata anche la composizione dei nuclei familiari e venga meno la promiscuità che nuoce ai bambini.
Dove non è ascoltata la nostra voce, potrebbe arrivare quella della Casa della Carità e della Caritas di Milano. Lo speriamo fortemente. Il rifiuto della proposta contenuta nella “Lettera ai pavesi” va ormai contro qualsiasi logica di pur minimo buon senso. Anche il viceministro Minniti durante la sua visita a Pavia aveva dichiarato che a questa città s’addiceva il patto di socialità di Don Colmegna, piuttosto che il patto di sicurezza del ministro Amato, pensato per le grandi e medie aree metropolitane.Tuttavia, dopo che il “problema Rom” è stato imposto dalle autorità civili comunali come un problema di sicurezza e di ordine pubblico, anche chi non ce l’ha – come i Comuni limitrofi – si attrezza di conseguenza.
In queste poche ore che ci separano dallo sgombero delle Snia, e senza che altre sistemazioni siano state programmate, non resta che chiedere alle altre Istituzioni (a meno che silentemente non lo stiano già facendo) di fare uno sforzo nella direzione del rispetto dei minimi statuti etici (il riconoscimento dell’umanità dell’Altro) e delle “Raccomandazioni” della Commissione per i Diritti Umani dell’Unione Europea in merito al popolo Rom: in esse si raccomandano soluzioni alternative agli insediamenti dei Rom, come quello della ex Snia. Non si tratterebbe di un cedimento al “buonismo” (quale buonismo?), ma di una scelta che salvaguardia i diritti fondamentali di una comunità di individui e dei minori, e la sicurezza delle comunità radicate. E una scelta di cui non doversi vergognare.
martedì, 28 agosto 2007, 22:10 ***
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Lo sgombero della Snia previsto per mercoledì 29 agosto slitterà al giorno successivo. Mercoledì sera a Pavia si gioca la partita di calcio Pavia-Monza di Coppa Italia e la Questura non ha personale a sufficienza per seguire due eventi in un solo giorno. Oggi 4 famiglie con bambini molto piccoli hanno trovato dimora negli alloggi comunali di prima accoglienza: meno di 15 persone su quasi 200. Per tutti gli altri l’assessore con delega alla Protezione civile Roberto Portolan avrebbe previsto una sola tenda collettiva, nonostante qualcuno avesse proposto una allocazione provvisoria con più tende e la suddivisione per nuclei famigliari. Della brillante idea di rispolverare modelli che la storia ha condannato, nonostante la possibilità di operare scelte diverse, molto presto se ne riparlerà nelle sedi opportune: commissione UE per i diritti umani, Governo, giornali e Tv. RadioSnia informa che alcuni cittadini rumeni avrebbero intenzione di cominciare uno sciopero della fame. Staremo a vedere. (G.G.)
martedì, 28 agosto 2007, 14:40 ***
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È capitato in questi mesi di dover prendere atto che dietro parole, espressioni e comportamenti pubblici vi fossero inclinazioni discriminatorie nei confronti dei Rom. Ovvio? Solo apparentemente. Nulla è ovvio quando c’è di mezzo la convivenza tra gruppi diversi sullo stesso territorio. Nulla è banale quando il governo del territorio è gestito dai rappresentanti del gruppo che ha tutto il potere istituzionale e politico (autorità locale, stampa, gestione dlel’elettorato, strumenti di propaganda e di consenso ecc.). Tuttavia, ci sono regole scritte che il potere istituzionale deve, senza ambiguità, rispettare, tra quelle vi è il mandato costituzionale (i Sindaci giurano sulla Costituzione italiana non sul Manuale delle Giovani Marmotte). Non ci sono vie di mezzo: le istituzioni non possono agire in deroga alle supreme leggi nazionali e alla legislazione europea, preferendo all’occasione dimenticarsi della loro funzione civile. E nemmeno possono agire nel disdegno dei principi etici stabiliti dalla Costituzione. Quella Costituzione che non più di un anno fa abbiamo in moltissimi difeso come imprescindibile per la nostra civiltà democratica.
Le espressioni pronunciate da alcuni Sindaci del pavese e riportate questa mattina, 28 agosto, da
La Provincia pavese lasciano annichilita la coscienza. Non si consideri quindi una forzatura il richiamo alle tragedie del Novecento. Zygmunt Bauman (
Olocausto e Modernità), Viktor Klemperer (
Il linguaggio del Terzo Reich) il compianto Raul Hilberg (
La distruzione degli Ebrei d’Europa) ma anche Primo Levi, ci hanno insegnato che la più grande tragedia della storia dell’Umanità è anche un paradigma per comprendere la modernità, soprattutto tramite il linguaggio che vi si impiegò. E, sventuratamente, è talmente «normale» questo linguaggio da essere apparso allora accettabile, possibile, nell’ordine delle cose, fino a quando le sue conseguenze non hanno imposto al mondo intero l’orrore.
Nella nostra piccola realtà, stiamo assistendo alla messa in scena di un linguaggio altrettanto normale, altrettanto apparentemente nell’ordine delle cose, altrettando micidiale. Siamo arrivati alla caccia al disperato Rom, con «appostamenti volti a stanare» «avvistamenti» «movimenti sospetti di Rom» «inseguimenti», «difendersi da questi disperati», «non possiamo tollerare che gruppi di disperati ...», oppure «sono gli stessi cittadini, infatti, a girare per le zone abbandonate del comune e controllare la presenza di sconosciuti. Sono sempre loro, poi, a informare il sindaco e i vigili urbani sugli spostamenti».
Questo è il clima che le autorità locali del capoluogo hanno creato annunciando lo sgombero senza proporre sistemazioni alternative. Qualcuno è poi sempre disposto a raccogliere la palla e rilanciarla sgarbatamente. Del resto sembra ormai scontato il silenzio dei luoghi del sapere istituzionale e della cultura. Che senso ha questo silenzio? In un momento in cui si può leggere sul quotidiano locale la notizia che gli occupanti di una cascina a Bascapé sono Rom e i proprietari, «che non rispettano l’ordinanza di messa in sicurezza del Sindaco» sono di «origine ebraica»?
Chi avrà quindi il normale coraggio dell’umana civiltà, tra coloro i quali hanno difeso la Costituzione, di difendere in questo momento la nostra dignità di società, magari civile? E di ritornare a proclamare che di fronte ai calcoli politici c’è comunque una Legge morale e un Diritto, inviolabili? Ci sarà qualcuno, che dal 5 all’8 settembre, durante il Festival dei Saperi dirà qualcosa di chiaro a proposito? Quel Festival dedicato a «Nuova città, nuova democrazia e diritti»?
Irene Campari
Di seguito riportiamo i due articoli della “Provincia Pavese” citati
martedì, 28 agosto 2007, 14:36 ***
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Riproponiamo in prima pagina uno dei commenti di ieri, 27 agosto 2007, al testo “L’unione fa la forza”. In realtà i cittadini Rom «da aiutare» sarebbero anche meno di 200. L’unione fa la forza, appunto.
Confindustria, Confapi, Confagricoltura, Confartigianato, CNA, Confcommercio, Confesercenti, Cgil, Cisl, Uil, Legacoop, Confcooperative, Agci, Unicoop, Compagnia delle Opere, Caritas (sicuramente avrò dimenticato qualcuno).Totale associazioni: 16; totale Rom Snia: 280 di cui 80 bambini. Gli uomini e donne a cui offrire un lavoro sarebbero circa 200, che diviso 16 fa 13 (arrotondato). Per ognuna delle suddette associazioni presenti a Pavia e con aziende amiche in tutta la Lombardia non sarebbe possibile fare ciò che ha realizzato l'Unci (Unione Nazionale Cooperative Italiane)? Il Patto di legalità magari glielo facciamo firmare al secondo o terzo giorno di lavoro.
Poi: la provincia di Pavia ha 190 comuni. Quanto può costare a un comune su 4 della provincia di Pavia dare a una famiglia rom anche solo un prefabbricato civile? Forza, associazioni! Forza Comuni! Fatto questo allora sì che un convegno su Responsabilità sociale delle Imprese o delle Amministrazioni Locali organizzato a Pavia potrebbe riscuotere una attenzione nazionale, anche solleticando la voglia di apparire e di emergere di tanti presidenti e tanti sindaci!
martedì, 28 agosto 2007, 08:05 ***
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Circa un mese fa il Circolo Pasolini ha aiutato le famiglie Rom della Snia nella domanda di iscrizione di bambini e ragazzi alla scuola dell’obbligo. Un sindaco a stipendio anche come dirigente scolastico aveva dichiarato che «nessuno di loro verrà prossimamente inserito nelle scuole perché farlo costituirebbe un incentivo per le famiglie a radicarsi sul territorio» e che, in ogni caso, «l’iscrizione è subordinata alla residenza» come ha sostenuto in Consiglio comunale rispondendo ad una interrogazione di Irene Campari. O il sindaco di Pavia Piera Capitelli mentiva sapendo di mentire o ruba lo stipendio di direttore didattico.
Come è noto anche fuori dal mondo della scuola, le cose non stanno così. Lo ribadisce una lettera dell’Ufficio scolastico Provinciale. Il dirigente Anna Maria Giuntoli conferma che «sono soggetti all’obbligo scolastico i minori in età compresa fra i 6 e i 16 anni (Legge 296/2006)» e che «il decreto legislativo 286/98 afferma all’art. 38 che “i minori stranieri presenti sul territorio sono soggetti all’obbligo scolastico». Dirlo più chiaro non si poteva: inoltre, nell’art. 45 del Dpr 394/99 si precisa che «i minori stranieri presenti sul territorio nazionale hanno diritto all’istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani. (...) L’iscrizione dei minori stranieri nelle scuole italiane di ogni ordine e grado avviene nei modi e nelle condizioni previsti per i minori italiani. Essa può essere richiesta in qualunque periodo dell’anno scolastico. I minori stranieri privi di documentazione anagrafica ovvero in possesso di documentazione irregolare o incompleta sono iscritti con riserva». Tralasciamo la descrizione delle modalità di accesso alla scuola d’infanzia, perché è facoltativa, alla quale possono essere iscritti i bambini e le bambine che abbiano compiuto o compiano entro il 31 dicembre 2007 il terzo anno di età.
Sul diritto all’istruzione, la legge sull’obbligo scolastico equipara il minore straniero al minore italiano. Le modalità di accesso sono elencate nella Circolare ministeriale n. 74 del 21 dicembre 2006.
Scuola Primaria: «Hanno l’obbligo di iscrizione alla prima classe della scuola primaria i bambini e le bambine che compiono sei anni entro il 31 agosto 2007; possono iscriversi altresì quelli che li compiono entro il 31 dicembre 2007 e, per anticipo, coloro che li compiono entro il 30 aprile 2008. I genitori o i soggetti che esercitano la patria potestà sul minore possono iscrivere l’alunno alla scuola del territorio di appartenenza o ad altra iscrizione scolastica, prescelta in base all’offerta formativa e agli orari di funzionamento. (...) Per una funzionale programmazione del servizio, i genitori possono presentare domanda di iscrizione ad una sola istituzione scolastica».
Scuola secondaria di primo grado: «sono soggetti all’obbligo di iscrizione per l’anno scolastico 2007-2008 alla scuola secondaria di primo grado gli alunni che terminano nel 2006-2007 la scuola primaria, con esito positivo. Le domande di iscrizione alla prima classe della scuola secondaria di primo grado, da indirizzare alla scuola prescelta, dovranno essere presentate per tramite della scuola primaria di appartenenza, che provvederà a trasmetterle, entro i 5 giorni successivi alla scadenza del termine del 27 gennaio 2007, alla istituzione scolastica interessata».
Scuola secondaria di secondo grado: «Gli alunni che concludono nel presente anno scolastico il percorso scolastico ne primo ciclo di istruzione con il superamento dell’esame di Stato, hanno l’obbligo di iscrizione agli istituti secondari di secondo grado o, secondo quanto indicato nel successivo paragrafo, ai percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale. (...) Le domande di iscrizione saranno presentate alle scuole secondarie di primo grado frequentate, le quali provvederanno a trasmetterle alle scuole di destinazione entro i cinque giorni successivi alla scadenza del 27 gennaio 2007».
Le scadenze sopra indicate non sono vincolanti per le iscrizioni dei minori stranieri, poiché il citato art. 45 la consente in ogni momento dell’anno scolastico.
martedì, 28 agosto 2007, 07:57 ***
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Ai bambini piacciono le storie delle fate e dei cavalieri, di zucche trasformate in carrozze e di topi che la bacchetta magica muta in agili destrieri (fosse così, nella ex fabbrica avremmo un maneggio assai popolato). E la strada diventa un teatro, con il marciapiede a fare da platea. La fata racconta una storia ai bimbi che la stanno ad ascoltare.
Ancora qualche giorno e la Snia sarà sgomberata. Calerà il sipario sull’orrore dei bambini Rom costretti a vivere tra i topi e senz’acqua, a mendicare umanità e diritti, come il diritto - disatteso - all’istruzione. Noi siamo responsabili. Nicu, Maria, Brian, Violeta, Orlando... tra dieci o vent’anni cosa sarete diventati? Uomini e donne alfabetizzati con un lavoro e una casa dignitosi o vivrete come ombre perse nell’arcipelago della marginalità? Ci occupiamo della povertà o del dolore psichico solo dopo che si è manifestato, qualcuno ci campa, ma a volte si può prevenire. La sorte futura degli 80 minori che ora vivono alla Snia in questo momento dipende anche da noi, da un Sindaco e da un Prefetto. Diamo ai bambini Rom e alle loro famiglie una possibilità.
Nella foto:Snia, 27 agosto 2007, ore 20, 45. La recita.
lunedì, 27 agosto 2007, 22:43 ***
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A Pavia la Lega delle Coop aveva sede in viale Montegrappa, negli edifici ristrutturati dell’ex Snia. Dalle finestre posteriori si vedono a pochi metri le “baracchine” dei rumeni: un osservatorio privilegiato sui tanti mondi che la Snia oggi riassume. I nuovi poverissimi in cerca di riscatto sociale e di un futuro migliore nemmeno immaginano che i vicini di casa potrebbero offrire un lavoro vero, ma di quelli che gli italiani ormai disdegnano: manovali, muratori, mungitori... sono mestieri per i quali l’offerta supera di molto la domanda. Un reddito e l’affitto di una casa già basterebbero a dare una risposta ragionevole all’emergenza. L’Unione nazionale delle cooperative (Unci) ha deciso di tendere la mano agli “ultimi” della Snia. E le cooperative “rosse”? E la Confcooperative?
Il 27 agosto 2007, ”Il mondo del lunedì” (un settimanale locale) ha pubblicato un intervento a firma Sordello in cui si imputa per l'ennesima volta ai volontari di aver provocato l'aumento dei cittadini rumeni alla ex Snia («non illudeteli tanto se ne devono andare» ha ripetuto più volte il vicesindaco Filippi. Noi l'abbiamo già letto sui libri di storia). A questo triste paradosso abbiamo già risposto su queste pagine. Piuttosto, riprendiamo qui i versi che Dante ha dedicato a Sordello "Mantuano" nel Canto XXI del Purgatorio:
Ed ei surgendo: «Or puoi la quantitate
comprender de l'amor ch'a te mi scalda,
quand'io dismento nostra vanitate,
trattando l'ombre come cosa salda».
Servirebbero nuove proposte o la discussione su quelle che altri hanno avanzato. Invece “Il Mondo” ripropone le solite chiusure e i soliti commenti di Sindaco, Vicesindaco e Assessori, già letti e riletti sugli altri giornali. Un’occasione perduta, volutamente.
Meglio leggere a pag. 6 del “Lunedì” (27 agosto 2007) l’articolo “Rom, cosa fare? Dove andare?”, nel quale Luigi Longo (ex Margherita) della Confesercenti propone la collocazione temporanea dei Rom della Snia nell’area ex Neca di proprietà della Fondazione Banca del Monte: «La Fondazione ha tra i suoi fini statutari anche quello di incontrare situazioni di disagio sociale; al momento, l’area non è utilizzata in altro modo e i vecchi capannoni sono già stati abbattuti; le verifiche sull’inquinamento dovrebbero già essere state effettuate; i collegamenti ai servizi sono facilmente attivabili; il controllo molto più facilitato. Il tutto naturalmente per un breve periodo, aspettando che il Ministro Ferrero e tutti coloro i quali predicano diano prove concrete di volerla attuare ... Sono situazioni alle quali non dovrebbe provvedere certo il Comune, bensì lo Stato o la Comunità Europea, che tanto bene in proposito insegna».
Si impone una breve annotazione. Presso l’Unione europea ci sono i fondi del progetto “Decennio dell’inclusione dei Rom” (2005-2015), finanziato anche dalla Banca Mondiale e dalla Fondazione Soros, che contribuisce con 70 milioni di dollari, e che interviene su istruzione, lavoro e casa. Bisogna tuttavia che a qualche Istituzione venga in mente di farne richiesta.
lunedì, 27 agosto 2007, 14:19 ***
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Pubblichiamo le “Raccomandazioni” che l’Unione Europea ha indirizzato ai Paesi membri circa i Diritti Umani e le Comunità Rom, Sinti e Camminanti. I lettori verificheranno da sé come gli indirizzi e le osservazioni contenuti siano totalmente congruenti con le proposte presentate dal Circolo Pasolini. Nello stesso tempo non si potrà che prendere atto di tutto ciò che l’Autorità locale ha disatteso in questi mesi in materia di diritto all’istruzione, inserimento al lavoro, accesso all’assistenza sanitaria e supporto ad una politica abitativa più sostenibile.
Le “Raccomandazioni” sono contenute nel Rapporto finale redatto nel febbraio 2006 dal Commissario per i Diritti Umani Alvaro Gil-Robles.
Ufficio del Commissario per i Diritti Umani
Strasburgo, 15 febbraio 2006
Rapporto finale
di Alvaro Gil-Robles Commissario per i Diritti umani
"Sulla situazione dei diritti umani relativa a Rom, Sinti e Camminanti in Europa"
Raccomandazioni relative alle politiche abitative
Poichè è da considerarsi priorità, ci si deve assicurate che si sia provveduto a sistemazioni alternative, sulla base dell’equità rispetto agli altri cittadini, agli insediamenti in cui vivono i Rom, pericolosi per la salute di chi vi abita.
Servizi appropriati, che includano elettricità, strade, acqua pulita e rimozione della spazzatura, devono essere localizzati negli insediamenti che ne sono sprovvisti; misure urgenti devono essere prese per assicurare condizioni di vita adeguate per il periodo invernale.
La politica di segregare le comunità Rom in insediamenti al di fuori dei centri abitati deve finire e, se necessario, ribaltata.
Le autorità centrali dovrebbero intervenire più attivamente in situazioni dove la realizzazione di progetti abitativi per i Rom venga inibita dalle autorità locali e dalla maggioranza della popolazione.
Iniziative dovrebbero essere lanciate per promuovere la tolleranza e regolari contatti tra i Rom e la popolazione non Rom.
La legislazione antidiscriminazione nel campo delle politiche abitative sia pubbliche che private deve farsi incisiva, mentre misure speciali devono essere prese per assicurare che criteri di allocazione non influenzino negativamente la popolazione Rom.
Riguardo ai camminanti Rom, è importante assicurare che ci sia un numero sufficiente di campi con adeguati servizi; che sanzioni imposte per campi illegali non siano sproporzionate, e che, nel caso la sanzione sia inevitabile, vengano considerate le particolari circostanze delle persone coinvolte.
Raccomandazioni relative all’istruzione
E’ da considerarsi priorità l’accesso ad una adeguata educazione, la quale deve essere assicurata anche per i bambini e i ragazzi che vivono in insediamenti isolati, tramite, per esempio, la disponibilità di trasporti pubblici verso le scuole.
Dove esistano ancora forme di educazione segregata, in qualsiasi forma esse si presentino, devono essere sostituite con una educazione regolare e integrata, e, dove sia appropriato, fare ricorso anche alla legislazione. Adeguate risorse devono rendersi disponibili per l’educazione pre-scolastica, per l’acquisizione linguistica e per il supporto ai percorsi scolastici affinché sia garantito il successo degli sforzi di de-segregazione.
Adeguate valutazioni devono essere fatte prima che i bambini siano inseriti in classi speciali, affinché sia certo che l’unico criterio per questo inserimento siano reali necessità del bambino, e non la sua origine etnica.
Devono essere prese tutte le misure atte a togliere ostacoli legali e burocratici che portano i bambini a non frequentare le scuole o ad abbandonarle, quali per esempio la mancanza di documenti di identità e i permessi di soggiorno.
Sforzi particolari devono essere fatti per fermare i comportamenti offensivi e umilianti verso i bambini Rom nelle scuole, e per facilitare contatti regolari tra i bambini Rom e non-Rom.
Speciali sforzi devono essere fatti per migliorare e aumentare la consapevolezza dell’importanza dell’educazione all’interno delle comunità Rom, tradizionalmente esclusa dalle opportunità educative. Ove sia appropriato, dovrà essere crato un sistema di mediatori Rom che permetta di mantenere relazioni stabili e continuative tra la scuola e le famiglie, affinché siano superate le difficoltà di accesso all’educazione.
Devono essere promossi programmi atti a superare l’analfabetismo tra gli adulti Rom.
Raccomandazioni relative al lavoro
Come primo passo, è necessario assicurare che la legislazione nazionale provveda a misure di effettiva protezione contro la discriminazione nei settori dell’impiego, e che tale legislazione sia effettivamente messa in pratica.
In conseguenza alle difficoltà degli aspiranti al lavoro nel dimostrare le motivazioni del rifiuto a fornire loro un impiego, è importante che gli Stati, che non lo abbiano ancora fatto, modifichino la loro legislazione affinché la chiarezza e l’inequivocabilità delle prove in caso di discriminazioni sia esteso al fine di poter essere affrontate anche da parte del lavoratore.
Misure speciali devono essere prese per promuovere il reclutamento di Rom in particolare all’interno dell’amministrazione pubblica.
Lacune e carenze nei livelli educativi, causati da iniquità nell’accesso all’educazione, devono essere affrontate per porvi rimedio tramite programmi di training e re-training.
Raccomandazioni circa le cure sanitarie
In quanto priorità, particolare enfasi deve essere posta per assicurare che le persone che vivono in insediamenti isolati abbiano accesso ad adeguate cure sanitarie che coprano sia le emergenze sia le consuete cure sanitarie (cure preventive e vaccinazioni complete).
Misure devono essere prese per assicurare che attitudini discriminatorie non impediscano l’accesso ai servizi per la salute, e che tutti i pazienti siano trattati in maniera eguale e tramite gli stessi servizi.
Il processo di ottenimento della documentazione richiesta per l’accesso ai servizi sanitari deve essere facilitato.
Qualsiasi pratica impropria nel settore della salute e della sua cura, quali le sterilizzazioni senza il consenso del paziente, devono essere effettivamente indagate, mentre le responsabilità per tali pratiche devono essere accertate con conseguente compensazione. Altri luogo oltre alle corti di giustizia dovrebbero essere considerati a proposito, quali un’indipendente commissione di inchiesta.
Raccomandazioni relative alle risposte contro la violenza razziale e le relazioni con le autorità legali competenti
La violenza razziale contro i Rom deve essere fermamente condannata ai più alti livelli della politica, e sanzioni devono essere commisurate con la gravità dell’atto. Ove necessario, speciali unità investigative dovrebbero essere create per esaminare tale violenza.
Con riguardo ad un improprio comportamento delle forze dell’ordine, incluso un eccessivo uso della forza, ci si deve assicurare che le indagini siano condotte da un’entità indipendente e imparziale.
Le autorità di giustizia dovrebbero sottoporsi regolarmente a training circa i diritti umani e la legislazione antidiscriminazione. Tali training dovrebbero inoltre includere anche informazioni circa le minoranze culturali.
Misure devono essere prese per migliorare i training prepartori e il reclutamento di soggetti Rom nella forze dell’ordine e in quelle giudiziarie. In molti Paesi, iniziative speciali dovrebbero essere prese per migliorare le relazioni tra le forze di polizia e i Rom.
Raccomandazioni circa i rifugiati, l’asilo e il traffico di essere umani
Ci si deve assicurare che nessun ritorno forzoso di Rom rifugiati e altre minoranze sia intrapreso verso aree in cui essi corrano il rischio per la loro incolumità e sicurezza. Come statuto minimo assoluto, nessuno dovrebbe essere rimandato in un’area dove potrebbe essere soggetto a torture, trattamenti degradanti e inumani o punizioni; ciò va accertato tramite un effettivo e indipendente esame delle istanze.
Ove il ritorno sia stato messo in atto, le persone devono essere accompagnate in modo tale che siano rispettati i diritti umani e la dignità della persona sottoposta a provvedimento, e solo quando le condizioni permettano un ritorno sicuro e a condizioni sostenibili.
Particolare vigilanza è richiesta per assicurare che le misure introdotte per limitare l’immigrazione illegale non violino i principi di non-discriminazione e l’equità prima della legge. In particolare, si deve por fine a qualsiasi politica o pratica atta a restringere l’emissione di visti o l’ingresso nei Paesi sulla base dell’origine etnica degli individui.
Misure serie devono essere intraprese per affrontare le cause originarie del traffico di esseri umani, inclusa la particolare vulnerabilità delle comunità Rom.
Le reti criminali e i loro membri così come i genitori che vendono i loro bambini per il criminale proposito della prostituzione o per l’elemosina organizzata dovrebbero essere attivamente tenute sotto controllo e perseguite. E’ necessario che a tal proposito la polizia agisca in modo coordinato sia a livello nazionale che europeo.
(versione inglese in http://ec.europa.eu/employment_social/fundamental_rights/roma/rpub_en.html)
domenica, 26 agosto 2007, 17:29 ***
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Nel novembre 2006, la Giunta comunale ha votato una delibera che prevede la cessione in uso di più di 2000 mq del Broletto allo IUSS (Istituto Universitario di Studi Superiori). Non è stato chiesto alcun parere alla città, né ai quartieri. Il Broletto è stato per novecento anni il simbolo della comunità laica pavese e della cittadinanza, e la testimonianza del Comune medievale, una delle più importanti esperienze di innovazione politica e di governo nella storia dell’Occidente.
Si dice che l’attuale amministrazione non sappia cosa farsene, e non avendo idee lo cede a chi di idee e potere ne ha. Ancora una volta la voce della cittadinanza è più debole di quella di alcune Istituzioni particolari.
Pensando a come utilizzare il Broletto, ho immaginato cosa potesse unire il sapere, la comunità e la cittadinanza con l’augurabile evoluzione della Città dei Saperi. Mi è venuto in mente il Collège de France, la splendida istituzione francese del sapere, voluta nel 1530 da Francesco I (che a Pavia qualche battaglia con un potere forte l’ha combattuta) in alternativa alla Sorbona. Al Collège de France non si distribuiscono diplomi di laurea, né ci si iscrive alle lezioni o agli esami. Al Collège si va ad ascoltare le lezioni dei grandi maestri, gratuitamente, quando si ha il tempo per farlo. Da lì sono passati Michel Foucault, Yves Bonnefoy, Pierre Bourdieu, Edgar Morin, Raymond Aron, Emile Benveniste, Henry Bergson, Pierre Boulez, Claude Levy Strauss, Paul Valery, Jean Pierre Vernant, Marc Fumaroli, Emmanuel Le Roy Ladurie, e molti altri ancora.
Pavia come Parigi? Il nostro Collège potrebbe avere la sua sede al Broletto e diventare lo snodo, non solo simbolico, della Città dei Saperi, dove sia la città sia i saperi avranno pari opportunità. Un Collège aperto, in cui ad ascoltare le lezioni si incontreranno il laureato ucraino che a Pavia fa il muratore e lo specializzando che vuole conoscere i miti greci e la polis, l'insegnante che vuole aggiornarsi e i cittadini curiosi di ogni età. Un luogo autenticamente interculturale e cosmopolita.
Sarebbe la più alta vetrina di una città che deve provare ad immaginare il suo futuro, chiamando tutti a raccolta, con Salvatore Veca nel ruolo di Michel Foucault, Enrico Dindo al posto di Pierre Boulez, Silvia Vegetti Finzi in quello di Jaques Lacan, Alessandro Cavalli in quello di Pierre Bourdieu, Angelo Stella come Emmanuel Le Roy Ladurie ecc. Un sogno? No, perché è possibile.
Con la presenza a Pavia di una tale istituzione cittadina, forse non sarebbero più necessarie battaglie per i diritti umani e civili come quelle condotte in questi mesi per i Rom. Voci autorevoli si alzerebbero spontaneamente a rivendicarli, scuotendo la testa di fronte a voci autoritarie che risuonano tanto sgradevolmente nella Città dei Saperi.
Irene Campari
domenica, 26 agosto 2007, 11:31 ***
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Tra i libri di culto degli anni Settanta c’è sicuramente Informazione e controinformazione di Pio Baldelli (Mazzotta, 1972). All’Università di Firenze le sue lezioni cominciavano dalla rassegna stampa, il cosiddetto «stupidario». Baldelli commentava articoli e impaginazione, e insegnava a riconoscere il messaggio subliminale della grafica e delle parole.
Al compianto semiologo fiorentino non sarebbe sfuggito, domenica 26 agosto 2007, l’accostamento tra alcune titolazioni de “La Provincia Pavese” sull’emergenza umanitaria all’ex Snia pubblicate a pagina 12. Un vero capolavoro. In alto, a tutta pagina di 6 colonne, «I rom ricostruiscono le baracche abbattute». L’impietoso sottotitolo («A Comune e Prefetto rispondono con durezza: “noi da qui non ce ne andiamo”») la vorrebbe dire lunga sull’arroganza di queste persone. Seguono un articolo e una titolazione “di spalla” su 4 colonne: «I bimbi mendicano, genitori denunciati» (sottotitolo: «la difesa non regge: “È stata un’iniziativa dei nostri bambini”»).
Dov’è la notizia? Non c’è, ma le due titolazioni in relazione fra loro fanno apparire scontato che a mendicare sull’allea di viale Matteotti fossero i bambini Rom della Snia – quasi un dato di fatto – a conferma che i Rom pavesi (i Rom in generale) sono “tutti” ladri, “tutti” sfaticati, “tutti” dediti allo sfruttamento dei minori, “tutti” bugiardi e per nulla inclini rispettare le “nostre” regole e l’autorità costituita.
Eppure la notizia c’era. Sarebbe bastato leggere l’articolo per scoprire che i «genitori denunciati» non vivono alla Snia e che non sono Rom. A qualcuno parrebbe sorprendente, tanto quanto “l’uomo che morde il cane”. Ma raramente i lettori di un quotidiano si avventurano oltre il titolo; qualche temerario arriva alla decima riga e poi si ferma, a meno che non si parli della morte della povera Chiara o dell’arrivo di Corona a Garlasco.
I «genitori denunciati» venivano da Milano, erano senza fissa dimora e si muovevano «insieme ad altri connazionali a bordo di un pulmino». Nomadi veri, al contrario dei Rom rumeni, che sono sedentari da oltre 6 secoli (non ditelo all’assessore Brendolise). Come sanno quelli che se ne occupano, circa mille anni fa i Rom vennero cacciati dal nord-ovest dell’India, dove vivevano, per motivi economici e di potere. Discriminati più degli ebrei, arrivarono in Europa nel XIV-XV secolo (lo ricorda Santino Spinelli: il primo documento che segnala l’arrivo dei Rom in Italia è del 18 luglio 1422). Ironia della sorte, i Rom sono i veri ariani. Di questo argomento è forse meglio tacere: sotto qualche testa rasata potrebbero generarsi inquietanti confusioni.
Giovanni Giovannetti
domenica, 26 agosto 2007, 10:29 ***
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Snia, abbattute 8 baracche dei rom. «Un avvertimento prima di passare allo sgombero vero e proprio... facciamo capire che non stiamo scherzando. Da lì devono andarsene. I rom sono già stati aiutati troppo»
Piera Capitelli, sindaco di Pavia (“La Provincia Pavese”, 25 agosto 2007)
«Una donna anziana siede sopra un materasso, dopo il passaggio della ruspa. La testa tra le mani, la disperazione negli occhi. Si chiama Alexandra, ha 53 anni ma ne dimostra molti di più, un marito, due figli e un nipote ricoverato all’ospedale Niguarda. Qualcuno le chiede dove andranno adesso che la baracca non c’è più. lei alza le spalle. “E dove vogliamo andare? – risponde - Non c’è un posto dove andare, non abbiamo niente»
Maria Fiore (“La Provincia Pavese”, 25 agosto 2007)
Nella foto: Alexandra Buseoc, 53 anni, di Stoicanesti, tra le sue povere cose dopo la distruzione con le ruspe della “baracchina” il 24 agosto 2007. Come in Palestina.
sabato, 25 agosto 2007, 22:34 ***
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L’assessore Brendolise è giovane, temerario e sa fare di conto: dove non arriva con il portafogli arriva con il cuore o qualche altro organo che sicuramente lui ha. Se c’è un ostacolo, lui butta tutto (dall’altra parte), se uno chiede lui risponde e la canta chiara: «L’amministrazione non si è mai sottratta nell’intraprendere azioni umanitarie per i Rom presenti a Pavia. Dal 2003 a oggi circa 150 persone sono state accolte nelle strutture di accoglienza» (“La Provincia Pavese”, 25 agosto 2007). L’assessore tralascia dettagli marginali: che a inserire i nuovi immigrati è stata l’amministrazione «precedente» e un assessore «precedente». Ma non importa, perché per i Rom l’attuale amministrazione cento ne ha fatte e non una ne ha pensata: da questo popolo Brendolise sarà ricordato per averli abbandonati un anno senza un referente istituzionale: come leggiamo in un documento dei volontari di Fuoriluogo, «la decisione dell’assessore ai Servizi sociali di abbandonare completamente la Snia (concretizzatasi con un ordine di servizio alle assistenti sociali che vietava loro di entrare nell’area e di ricevere gli occupanti presso i loro uffici) ha certamente contribuito al fatto che la popolazione abbia visto un aumento del 3000 (tremila!) per cento nel corso di un anno» (nell’ inverno 2004 alla Snia c’erano 4 rumeni; nel maggio 2007 erano diventati 222).
Ma torniamo alle sensate parole dell’assessore: 150 persone sono state «accolte» nelle strutture (comunali?) di prima accoglienza. Il Comune ne ospita ancora 43, divisi tra via San Carlo e Fossarmato. E gli altri dove sono finiti? Sono gli “invisibili” che hanno un lavoro e una casa in affitto. I loro figli vanno a scuola e parlano in dialetto pavese. Sono la maggioranza silenziosa: quelli che ce l’hanno fatta.
sabato, 25 agosto 2007, 08:58 ***
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