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Roma, 12 agosto 2007: sui Rom qualcuno si è messo a parlar chiaro; a Pavia li ascoltino

Alcune amministrazioni locali hanno abbandonato le politiche di integrazione: «C’è chi grida allo scandalo e considera uno spreco destinare fondi e risorse ai progetti di inclusione sociale, come l’inserimento a scuola dei bimbi Rom o la chiusura dei grandi campi-ghetto a favore dell’assegnazione di alloggi all’interno della città». Proprio come a Pavia. La citazione non è ripresa da un documento del Circolo Pasolini o dei Comunisti italiani; sono parole del ministro alla Solidarietà sociale Paolo Ferrero, il giorno dopo la tragedia di Livorno, nella quale 4 bambini sono morti tra le fiamme della loro “baracchina”.
A Pavia la tragedia è stata sfiorata più d’una volta: il 24 gennaio 2007 uno sbalzo di tensione fa esplodere un televisore. Il cortocircuito manda in fiamme una “baracchina” degli Stan: E., 13 anni, fa appena in tempo a fuggire. Qualche settimana dopo, una piastra incandescente, di quelle “a resistenza” che alla Snia usano per cucinare e riscaldasi, provoca l’incendio di un’altra “baracchina”. Nel maggio scorso M., 12 anni, cade sopra un ferro arrugginito che le trapassa la guancia tra pelle e mandibola e che le fuoriesce all’altezza della tempia; bastavano pochi millimetri e M. non sarebbe sopravvissuta. Il 9 agosto, un decreto di sgombero a firma del sindaco Piera Capitelli obbliga i Rom della Snia a stiparsi nell’unico fabbricato ancora agibile. B.G., 29 anni, è tra le persone costrette a traslocare. Il giorno dopo cade da una scala e si spacca la testa. Sopravvive per miracolo.
Secondo il ministro alla Solidarietà Sociale Paolo Ferrero, quello di Livorno è stato un dramma annunciato, dovuto «alle condizioni disumane dei “campi”: le amministrazioni locali voltano la testa dall’altra parte, per poi piangere se quattro bimbi muoiono bruciati».
Comuni e Regioni scelgono autonomamente come spendere i pochi soldi che il Ministero mette a disposizione: «Ci sono realtà straordinarie, come Napoli, dove grazie ai progetti di inclusione sociale decine di ragazzi Rom oggi frequentano il Liceo e altre zone d’Italia dove sono gli stessi amministratori che fomentano razzismo e intolleranza». Ferrero accusa la destra di alimentare «il fuoco della paura e dell’intolleranza» e di investire sulla paura della gente: «Ciò che conta è provocare tensione. Si creano ghetti, zone recintate, il più possibile lontane e invisibili. Far crescere la paura del “diverso” aumenta il consenso e porta voti. Con il risultato che crescono razzismo e xenofobia, e si alimenta la “guerra tra poveri”». Non è solo la destra a fomentare «razzismo e xenofobia»; a Pavia un sindaco Diesse, un vicesindaco della Margherita e una Giunta che comprende assessori Verdi e di Rifondazione, per cinico calcolo elettorale hanno trasformato l’emergenza umanitaria all’ex Snia in un inesistente problema di ordine pubblico: ora vogliono sgomberare un’area abitata da 60 famiglie con circa 80 bambini, senza nemmeno prevedere una sistemazione provvisoria.
Commentando l’immigrazione Rom in Italia, il ministro dell’Interno Giuliano Amato ha detto che «Queste persone sono il test della coscienza degli italiani; oggi sono visti da noi come accadde agli italiani a Chicago: se “italiano” era sinonimo di “mafia”, ora “nomade” vuol dire “ladro”. Una normativa è necessaria, perché attualmente non hanno diritti e invece quando decidono di concorrere più stabilmente alla vita di un Paese, devono avere diritti. Questo non toglie che se rubano devono essere trattati come ladri, distinguendo da chi non lo fa: un Paese maturo sa fare anche questo». Qualcuno lo spieghi al sindaco di Pavia Capitelli, al vicesindaco Filippi, all’assessore ai Servizi sociali Brendolise e a tutti gli altri membri della coalizione di pseudo sinistra.

Circolo Pasolini
domenica, 12 agosto 2007, 18:33 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

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