di Irene Campari
Autostrade savoiarde e lombardo-venete che riconfigureranno il territorio del nord Italia da qui a quattro anni. Sono la Brescia-Bergamo-Milano, Broni-Mortara-Vercelli, Pedemontana Veneta, Pedemontana Lombarda. Intorno, a corollario, le logistiche, i centri commerciali e i parcheggi. Sull'asse Barcellona-Kiev, via TAV. Un tempo, eravamo nel 2002, lo sviluppo doveva collegarsi all'asse della "Banana blu", Milano-Londra, via Germania e Canale della Manica. Ma l'imprenditoria italiana fa affari in Europa dell'Est, allora meglio attrezzare quel tracciato iberico-ucraino con trafori, autostrade, viadotti,
hinterland da svincolo, camion e bilichi. In mezzo c'è la Lombardia, l'Emilia, il Veneto e quel poco di terreno agricolo e vivibile che rimane. Gli imprenditori che costruiranno e cementificherano sono quelli del Mose, del Ponte sullo Stretto di Messina, della TAV. Stanno formandosi comitati locali un po' ovunque che rifiutano questa disfatta dello "sviluppo sostenibile", il vivere in una terra desolata, e le odissee nello spazio del nulla. Non dovremmo essere parte degli sciami orientati dal consumo e dal profitto altrui, parcheggiati in qualche "interscambio" illuminato dal neon delle grandi multinazionali del commercio e della distribuzione di paccottiglia e corpi inerti.
Nella Foto: Manifestazione contro la Brebemi a Melzo, 1 dicembre 2007.