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L'anno che verrà di Piera Capitelli


Eppure Pavia è una città ricchissima

 di Piera Capitelli

Sul valore convenzionale del tempo non dovrebbero esserci tanti dubbi, tuttavia una certa, consolidata ritualità vuole che al 31 dicembre di ogni anno si facciano bilanci morali e si indichino prospettive, progetti, desideri, sogni, come se con l’anno nuovo scattasse qualcosa... Se i sogni si realizzassero all’improvviso, per esempio, ecco cosa vorrei trovare spesso.
Vorrei trovare la città incantata e silenziosa descritta da Cesare Angelini; però vorrei anche incontrare gente per le strade, giovani allegri ma non schiamazzanti, gente comune di ogni etnia e provenienza, gruppi di turisti estasiati dalle bellezze di Pavia e, perché no, anche quei senza fissa dimora per scelta che parcheggiano stabilmente in viale Matteotti: vorrei che vivessero all’aperto come sempre e come desiderano, depositando però diligentemente cartacce e rifiuti in nuovi moderni cestini finalmente posizionati da Asm.
E poi... vorrei trovare feste, luoghi di incontro e di cultura in ogni angolo, poter attendere pochi minuti e salire su autobus tutti ecologici diretti verso vivaci e moderne periferie, incontrare macchine di moderna generazione che puliscono velocemente e alla perfezione anche i viottoli e i muri della città, imbattermi in più numerose squadre di vigili urbani ed essere costantemente rassicurata dalla circolazione di molte più gazzelle della Polizia... Vorrei insomma una città romantica, solidale, dialogante, vivace ma anche efficiente, più ricca, moderna, sicura. Ma c’è proprio bisogno di sognarlo questo scenario? Un pizzichino di tutta questa perfezione non esiste già, almeno nel tentativo di rendere Pavia la città del «buon vivere»? Dipende dai punti di vista, certo.
Il mio è sempre quello più critico, troppo critico, in linea con lo spirito cittadino, ma mi serve per non adagiarmi sui risultati raggiunti in alcuni settori, mentre altri attendono scelte, decisioni, risorse.
Ma i problemi dei cittadini di Pavia non sono solo riferibili a una città più moderna ed efficiente ma uguale a se stessa: abbiamo bisogno di crescita, per la nostra economia e quella del territorio circostante. E questo sarà possibile solo se si intensificherà la collaborazione già avviata tra enti territoriali e istituzioni diverse: Comune, Provincia, Università, Iuss, Policlinico, Fondazioni, Camera di Commercio, Associazioni di categoria...Il clima è positivo e sulle istituzioni non incideranno le sterili polemiche che spesso accompagnano la dinamica politica tra maggioranze e opposizioni. Viviamo in un periodo in cui le polemiche fini a se stesse hanno più audience dei risultati, lo vediamo aprendo i quotidiani nazionali o accendendo la televisione, ma sono convinta che quando la polvere si deposita, alla fine restano in piedi le cose fatte, il frutto di un lavoro svolto senza clamore. Ho scoperto in questi anni da sindaco che Pavia è una città ricchissima, non solo di storia o di tesori artistici, ma di persone che hanno il senso del vivere insieme, lo spirito di condivisione, la volontà di fare e di aiutare. L’augurio che faccio alla città, ma anche a me stessa è di seguire il loro esempio e non scordarmi mai che il vero fine di quello che facciamo deve sempre essere più grande di noi stessi e rivolto alla comunità a cui apparteniamo.

("La Provincia pavese", 2 gennaio 2008)

Lettera alla Befana


Buongiorno, sono Piera Capitelli, il sindaco di Pavia e mi rivolgo a voi per fare il bilancio morale di fine anno. Ne ho anche titolo: oltre che sindaco sono membro della commissione etica del glorioso Partito democratico, nato sulle ceneri di Gramsci.
Se i sogni si realizzassero all’improvviso, ecco cosa vorrei trovare. Vorrei trovare la città incantata e silenziosa scritta da Cesare Angelini, la più silente possibile, che legge poco, nemmeno l’Angelini, e dunque non ha letto  la stampa e visto la tv prezzolate che nel 2007 mi hanno dato immotivatamente addosso e trasformato Pavia nella barzelletta d’Europa, senza che io peraltro facessi una piega, dimostrando così al mondo intero di quale plastica fossi fatta. Roba da fare invidia all’omino Michelin!
Però vorrei incontrare gente per le strade, giovani allegri e non schiamazzanti, gente comune di ogni etnia e provenienza. I giovani schiamazzanti chiederemo al prefetto di portarli tutti alla Cascina Gandina di Pieve Porto Maroni, dove già lanciano petardi che fanno tanto rumore.
E poi… vorrei trovare feste e luoghi di incontro e di cultura in ogni angolo, poter attendere pochi minuti per salire su autobus tutti ecologici diretti verso vivaci e moderne periferie, quelle che stiamo costruendo noi, perché chi non lavora non mangia e anche noi dobbiamo mangiare. Voi periferici, che vivete in quartieri senza servizi, siete in cima ai nostri pensieri e ve lo abbiamo dimostrato. Ma quale bar, ma quale farmacia, ma quali negozi di vicinato o vita di quartiere! Ora potrete svernare in un bel Carrefour tutto nuovo.
Vorrei insomma una città romantica e solidale, fondata sui valori dell’accoglienza e del rispetto dei diritti di tutti, come ho scritto nel programma della mia Giunta. Ma l’accoglienza ha i suoi limiti e tra noi ci sono persone che sono un costo che la città non può permettersi di sostenere. Persone che, per fare un esempio, hanno raccolto le domande d’iscrizione alla scuola dell’obbligo dei bambini Rom. Un chiaro attacco politico al Sindaco, per il quale nessuno di questi bambini andava inserito nelle scuole perché farlo avrebbe costituito un incentivo per le famiglie a radicarsi sul territorio. Allora il Sindaco, suo malgrado, ha dovuto pretendere lo sgombero prima dell’inizio dell’anno scolastico e dare così una lezione ai nemici della Piera, che prima l’accusano di volere lo sgombero, poi l’obbligano a farlo... Se non è demagogia questa…
Comunque sia, cosa fatta capo ha.  Del resto, fosse stato per il Sindaco di Pavia, i Rom li avrebbe messi sopra un treno e mandati via. E scusate se parlo di me in terza persona, certe volte mi domando chi sono, ma l’aver chiesto al prefetto di provvedere dimostra la profonda natura democratica di un Sindaco che sa controllare l’istinto e che le deportazioni non le fa, le delega.
Ma i problemi dei cittadini non sono solo riferibili a una città più moderna e deficiente. Abbiamo bisogno di crescita, per la nostra economia e per il territorio circostante. Per questo abbiamo apportato oltre 80 varianti al piano regolatore generale, molte delle quali per trasformare la cintura agricola periferica in territorio edificabile. Non parlatemi di case popolari (il 7 per cento basta e avanza), perché i poveri sono un problema che la città non può permettersi di sostenere. Le povertà e i poveri vanno dissolti con la disincentivazione a radicarsi sul territorio.
Tutto questo sarà possibile solo se si intensificherà la collaborazione già avviata tra enti territoriali e istituzioni diverse: Comune, Provincia, Università, Iuss, Policlinico, Fondazioni, Camera di commercio, Associazioni di categoria… Tutto ha un prezzo che abbiamo già cominciato a pagare con la cessione del Broletto allo Iuss, così se lo restaurano. Lo Iuss aveva chiesto il Duomo al Vescovo, «così ve lo restauriamo»; Monsignor Giudici ha risposto di no e allora è toccato a noi dare una sede prestigiosa all’Istituto universitario di studi superiori.
Il clima è positivo e sulle istituzioni non incideranno le sterili polemiche che spesso accompagnano la dinamica politica tra maggioranze opposizioni. Viviamo in un periodo in cui le polemiche fini a se stesse hanno più audience dei risultati, ma sono convinta che quando la polvere si deposita alla fine restano in piedi le cose fatte, come la bella autostrada che da Broni porta a Mortara e tutta la logistica connessa. Fa niente se le polveri appena depositate torneranno ad alzarsi di nuovo per via dell’ossido di azoto e del pm10, polveri che mineranno la salute dei cittadini: è o non è Pavia la città degli ospedali e delle cure d’élite? E poi alle nebbie i pavesi sono già abituati. (G.G.)
mercoledì, 02 gennaio 2008, 11:44 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

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