Quando si dice globalizzazione ... Un conto è prenderne atto leggendo saggi teorici, un conto è leggerla nell'evoluzione della configurazione urbana di una città come Pavia. L'ex Snia Viscosa è a proposito paradigmatica. Oggi su "Il Giorno" compare un articolo di Manuela Marziani dedicato alla più grande area dismessa di Pavia. La parola è data a esponenti del Quartiere che per mesi si sono battuti per far allontanare i Rom che vi dimoravano da circa due anni. Lo hanno fatto in tutti i modi, anche assecondando la politica inaccettabile e scriteriata di questa amministrazione. Lo hanno fatto credendo a quello che questa diceva: dobbiamo cacciare gli abusivi Rom per pemettere la riqualificazione dell'area. Il Sindaco ha persino ordinato l'abbattimento di un edificio di archeologia industriale vincolato dal Prg e risalente al primo decennio del secolo scorso. Via i migranti Rom per far spazio al progetto di risanamento della Tradital del costruttore Luigi Zunino. Peccato che le holding di quest'ultimo navigassero già in cattive acque finanziarie fin dall'estate scorsa, come del resto tutto il mercato immobiliare globalizzato. Ora Zunino ha bloccato il progetto Snia, fatto proprio in toto dall'amministrazione comunale, perchè deve far fronte ad un indebitamento colossale e ad altri più costosi progetti milanesi. Inoltre i 9000 mq di superficie commerciale previsti dal Piano integrato di intervento mal si associano ormai alla domanda proveniente dai consumatori locali. Il quartiere di San Pietro si ritrova quindi con un'area dismessa inquinatissima i cui costi di bonifica saranno dirimenti per qualsiasi investitore, con un passato recente che gli ha reso fama di luogo non solidaristico e accogliente, con un tasso di microcriminalità invariato rispetto a quando vi risiedevano i Rom, con un gioiello di archeologia industriale in meno.... (Irene Campari)
Nel grafico: andamento del titolo Risanamento di Luigi Zunino (27 marzo 2008; 4trading)
Ex Snia, recupero al palo, Sos dal quartiere San Pietro: «Siamo stanchi di subire»
Gli abitanti: pronti a mobilitarci di nuovo
Il quartiere di San Pietro ha già dato prova di essere in grado di mobilitarsi all'epoca dei rom, se sarà il caso, lo farà di nuovo». Il consigliere di quartiere Massimo Braghieri, a quasi sette mesi dallo sgombero dell'ex Snia è preoccupato per la situazione di stallo in cui si trova l'area. In estate sembrava che l'accampamento abusivo dei cittadini stranieri fosse l'unico ostacolo sulla via del recupero dell'area, ma appena le famiglie sono state allontanate dall'oggi al domani, le ruspe si sono fermate. E con loro anche tutti i progetti. «Il piano di sviluppo sembra essersi insabbiato - aggiunge il consigliere - eppure il recupero dell'area potrebbe essere qualificante per la nostra zona».
Con le guardie agli ingressi e le recinzioni, oggi non esiste più il pericolo che i capannoni tornino ad accogliere nuclei familiari senza una casa, ma il vero pericolo per i residenti del quartiere è l'inquinamento. «Non è stata effettuata la bonifica - aggiunge Braghieri - e speriamo di non essere costretti a scendere di nuovo in piazza per chiedere che venga eseguita al più presto. Già una volta, abbiamo mobilitato l'amministrazione, potremmo farlo di nuovo, se non venissero presentati seri progetti di recupero». Il consigliere comunale Irene Campari, che da mesi segue la vicenda dell'ex Snia, però, ha seri dubbi che in tempi brevi le ruspe possano tornare al lavoro, soprattutto perché la holding Zunino, proprietaria del 40% dell'area si trova in notevoli difficoltà finanziarie. Le sue azioni in 12 mesi hanno perso il 63% del loro valore, le ristrutturazioni in corso a Santa Giulia e all' area Falck di Sesto San Giovannni stanno assorbendo troppe risorse e proprio pochi giorni fa, l'imprenditore è stato costretto a chiedere aiuto a due banche, pur di salvare il patrimonio. II consigliere Braghieri: «A sette mesi dallo sgombero dei rom viviamo nel degrado». «Di fronte a questa crisi la Snia è all'ultimo posto nei pensieri di Zunino - commenta Irene Campari -, quindi o la vende o la tiene ferma in attesa di tempi migliori, visto che attualmente i valori immobiliari sono molto bassi». Ma se dovesse decidere di vendere, chi potrebbe farsene carico sapendo di doversi sobbarcare enormi costi per la bonifica? Nel dubbio tutto resta fermo. Il progetto che prevedeva un centro commerciale da 9 mila metri quadrati, una costruzione a due piani da destinare ad uffici, spazi per la new economy in un grande edificio a sette piani, residenze convenzionate e altri spazi commerciali, oltre a una multisala, rischia di non vedere mai la luce. «Se non verrà effettuata la bonifica - aggiunge il consigliere comunale - non potrà neppure essere costuita la scuola su due piani, Uno per le elementari e uno per le medie che dovrebbe sorgere nell'area occupata dall'edificio in cui si producevano, fino al 1984, derivati del solfuro di carbonio. Il quartiere, allora, non solo non avrà guadagnato nulla, ma tutti avremo perso un capannone di archeologia industriale abbattuto in fretta per favorire l'imprenditore. Le responsabilità politiche non mancano e qualcuno, prima o poi, dovrà risponderne perché è stata taciuta la crisi finanziaria di un gruppo immobiliare, non si è mai parlato dei costi di bonifica».
Manuela Marziani ("Il Giorno", 27 marzo 2008)