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Da Genova a Pavia, il business del mattone non conosce colore né fastidiosi steccati ideologici o moralististeggianti. Quando si tratta di appalti pubblici, aree dismesse e varianti ai piani regolatori la triangolazione degli interessi è sempre la stessa. E anche i nomi variano di poco. Pavia e la Liguria stanno dimostrando di avere molto in comune, non solo i Sindaci di queste regioni si scambiano i portavoce, ma anche gli immobiliaristi. Qualche tempo fa avevamo pubblicato un post riguardante l'area ex Necchi (sulla quale ritorneremo a breve). Proprietario di gran parte dell'area è il gruppo Marazzina, legato alla Bipielle dell'ex Presidente Giampiero Fiorani. Ambrogio Marazzina risultato indagato, nel novembre 2007, in una vicenda di speculazione immobiliare in Liguria. Nell'area ex Necchi ci vorrebbe fare residenze, parcheggi e centri commerciali, pur essendo un'area destinata dal Prg all'industria. In quest'articolo, tratto da "Il secolo XIX" di oggi 31 maggio, si legge come a Recco, in Liguria, le cose non vadano diversamente. Qui Coop e Diocesi si consorziano per aprire un centro commerciale con parcheggi. In mezzo ci sta un po' di Opus Dei e un po' di Banca Carige. A proposito della Carige. Ha aperto una filiale a Pavia nell'ottobre 2006. Un mese dopo il contestato festival. Nulla di strano anzi. Solo che per farsi pubblicità hanno stampato sulle brochure informative la foto di Palazzo Mezzabarba, sede del Comune, che nulla dovrebbe avere a che fare con la pubblciità di una banca. Quel cartoncino, se lo sono ritrovati sugli scranni i Consiglieri comunali. Ho chiesto ragione, ma non ho ottenuto risposta. (ic)

Alleanza tra Chiesa e Coop con architetti bipartisan

Un campo di calcio spelacchiato. Due porte senza nemmeno più la rete. Questo si vede sotto la stazione di Recco. Ma non lasciatevi ingannare dalle apparenze, non fermatevi alla storia di un progetto contestato che prevede la costruzione di un parcheggio e di un supermercato. Con un po’ di fantasia vedrete la Liguria di oggi, unita in un solo grande partito senza bandiere, né colori: destra e sinistra, imprenditori vicini alla Curia e cooperative rosse. Un ritratto che ha sullo sfondo i filoni di indagine che si stanno aprendo dopo l’arresto di Stefano Francesca e dei furbetti del merendino, dopo gli interrogatori di Massimo Casagrande e Roberto Alessio: uno ex consigliere comunale diessino, avvocato specializzato nella caccia all’appalto, l’altro imprenditore della bistecca, «amico - per sua stessa ammissione - del cardinale Tarcisio Bertone». Inutile farne mistero: le indagini stanno scavando nei rapporti e legami di un certo mondo imprenditoriale di area cattolica e magari di provenienza piemontese. Un mondo che raccoglie appalti pubblici e finanziamenti privati, magari con l’appoggio di assessori o consiglieri di amministrazioni nominati da ambienti religiosi.

Ma torniamo a Recco, in via Liceti. Ai bordi del campo di calcio della parrocchia. Qui una volta si davano battaglia le squadre della zona, ma oggi, come testimoniano erbacce e rifiuti, tira una brutta aria: di ragazzi ce ne sono meno, di sacerdoti anche. E le parrocchie devono pur finanziarsi in qualche modo. Così ecco che la Chiesa studia un progetto per quel suo terreno infossato tra la strada per la Ruta e la stazione. Gli ingredienti sono quelli utilizzate in tutte le ricette urbanistiche italiane: 200 parcheggi, negozi, supermercato e attrezzature per il quartiere (il campetto che sarà rimesso a posto). Per non dire delle proteste di chi si chiede perché costruire ancora, perché aprire negozi in una cittadina dove, a pochi metri distanza, è stata progettata una torre di dieci piani.

Ma la novità tutta ligure sono i protagonisti di questa storia. Nel ruolo del proprietario del terreno c’è don Revello, o meglio la parrocchia di San Giovanni Battista e l’Istituto Diocesano per il sostentamento del clero. Sono loro che presentano il progetto in Comune. Ma è soltanto il primo passo, occorre trovare dei compagni di avventura. E subito spunta la Coop che a Recco ha un supermercato piccolo, sacrificato, di appena 450 metri quadrati. Meglio, molto meglio traslocare in una nuova struttura da 1.200 metri quadrati. Nessuno fa caso all’alleanza tra le coop e la parrocchia. I tempi sono cambiati, il rosso si è stinto, i muri sono caduti.

Gianluca Buccilli, sindaco di Recco e cattolico convinto che da indipendente guida una giunta di centrodestra, la racconta così: «Un giorno mi telefonò Bruno Cordazzo, presidente della Coop Liguria e mi disse che volevano traslocare. Io gli dissi di sì, a patto che fossero rispettate le previsioni del Piano Urbanistico Comunale. Poi, dopo qualche mese, la soluzione».

Eccola, pronta e servita: le cooperative diventano socie della Chiesa nella realizzazione del progetto. Ma il bello deve ancora venire. Il progetto viene affidato a due recchesi: Roberta Colombino e Gianni Favretto. Due professionisti stimati. In paese sono conosciuti anche per il loro impegno politico: Colombino è vicepresidente della sezione Golfo Paradiso della Fidapa (Federazione Italiana delle donne nelle arti, professioni e affari), ma è anche nel direttivo di Forza Italia. Favretto, invece, è un membro del Partito democratico. La è rispettata.

Basta? No. Manca un tassello, l’impresa che realizzerà l’opera. Il nome sembra quello di una società che vende case sull’Himalaya: Immobiliare K2. Una visura presso la Camera di Commercio permette di vedere che la società ha sede a Torino. Il presidente del consiglio di amministrazione è Gian Antonio Bandera, nome dal suono vagamente hollywoodiano. Ma Bandera, come ricorda lui stesso a chi lo incontra, è persona vicina al cardinale Tarcisio Bertone. Del resto è uno dei tanti imprenditori attivi in Piemonte che frequentano la Liguria da quando Bertone, oggi segretario di Stato, ha lasciato Vercelli per diventare cardinale a Genova. Bandera, sentito ieri dal, respinge facili accostamenti: «È vero, sono cattolico. Conosco il cardinale, e chi non lo conosce. Ma non ho mai fatto affari con la Curia. Il progetto di Recco è frutto di un’intuizione felice». Tutto regolare, nessuno lo contesta. Del resto si tratta di un progetto privato e la Chiesa è libera di scegliere chi vuole. Ma il quadro lo stesso è singolare: la parrocchia si allea con le cooperative per realizzare un’operazione immobiliare, sceglie un progettista di destra e uno di sinistra, e si affida a un’impresa vicina alla Curia. Il ritratto è completo. Ma non del tutto.

Bandera forse è ignoto al grande pubblico, ma ricopre un ruolo di primo piano nella Curia genovese: è consigliere del Magistrato della Misericordia. Di che cosa si tratta? È la fondazione che amministra i beni della Diocesi destinati ai poveri e amministra un patrimonio enorme.

E qui bisogna aprire una parentesi “mondana”. Bisogna intrufolarsi alla cena di gala della Fondazione Magistrato di Misericordia nella rinnovata sede di Palazzo Giustiniani. A fare gli onori di casa c’era il Priore, Marco Simeon, giovanissimo avvocato di Sanremo lanciato nel firmamento della finanza italiana. Simeon è un rappresentante dell’Opus Dei, con la sua associazione Leonardo ha invitato in Liguria Giulio Andreotti. Oggi siede nell’ambitissimo cda della Fondazione Carige, ma soprattutto è stato scelto da Cesare Geronzi come ambasciatore di Mediobanca in Vaticano.

«La cena – ricordano le cronache del 2007 – si è svolta alla presenza del Cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, Conferenza Episcopale Italiana». Gli ospiti sono quelli di molte cene istituzionali: il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, e il suo predecessore Sandro Biasotti (Pdl). Quindi Claudio Scajola, Luigi Grillo, Graziano Mazzarello, Eugenio Minasso, Daniela Santanchè. Il procuratore della Repubblica di Genova, Francesco Lalla, il comandante regionale dell’Esercito generale Pier Corrado Meano, il console del Lussemburgo Cesare Castelbarco Albani e l’agente consolare degli Stati Uniti d’America Anna Maria Saiano». E ancora: «Presenti il presidente della Ital Brokers Franco Lazzarini, il presidente della Real Broker Raffaele Bozzano, il presidente della Premuda Navigazione Ezio Alcide Rosina». Ultimo nome citato dalle cronache: «Per il Consorzio Multicon ha partecipato il direttore generale, Ivan Drogo». È uno degli organizzatori della recente visita di Benedetto XVI a Genova. Ma nel suo curriculum vengono anche riportati altri titoli: segretario dell’Unione generale d’Albania. Ultima voce: «Membro della commissione toponomastica del Comune».

Ferruccio Sansa
Marco Menduni
sabato, 31 maggio 2008 - alle ore 17:55 *** link al post *** commenti

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