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Odissea Necchi


Odissea Necchi. I San Bernardo Boys
di Irene Campari
prima parte


L’ex Necchi è tra le più grandi aree dismesse di Pavia. Per decenni la fabbrica omonima è stata il simbolo della Pavia industriale. Insieme alla Snia ha occupato lavoratori locali e centinaia di immigrati. Intorno alla produzione si era costituita anche la simbologia materiale del welfare: i quartieri e le case operaie. L’etica moderna del lavoro aveva strutturato l’intera esistenza dei lavoratori e la gerarchia sociale, leggibile nello spazio. Case per gli operai e case per i dirigenti. Dalla metà degli anni Settanta, le lotte operaie alla Necchi si susseguono, insieme a ventilate riconversioni aziendali. Il capitalismo era quello famigliare, tipicamente italiano, e il padrone era l’ing. Necchi.




Tra gli anni Ottanta e Novanta accade qualcosa in questa città che ne decreterà il passaggio dall’industria ad un’altra struttura di creazione di profitto e l’interesse si trasferisce dalla produzione alla rendita dei suoli. È decisione politica, e non può essere altrimenti. In un epoca, sebbene molto recente, in cui l’economia non governava ancora la politica e i partiti erano radicati e potenti, uno slittamento di quel genere poteva avvenire solo con l’avallo politico. L’abbandono delle grandi fabbriche, benché in stretta relazione con i mutamenti tecnologici e la globalizzazione economica non rendeva di per sé ineluttabile la scomparsa della produzione e la conseguente terziarizzazione dell’occupazione. Il processo che ha interessato la Necchi dell’ing. Vittorio offre una chiave di lettura specifica di quella mutazione a scala più generale. Migliaia di posti di lavoro sono stati dissolti – tramite il prepensionamento, gli incentivi al licenziamento, la chiusura definitiva della fabbrica con il rifiuto di un piano industriale di recupero. Piani industriali ragionevoli sono stati affossati con la conseguente liquidazione. La responsabilità di ciò che è accaduto in quell’area tra gli anni Ottanta e Novanta è di coloro i quali hanno voluto che quell’area si trasformasse in strumento per la rendita fondiaria e i profitti immobiliari. Non ci sono altre spiegazioni plausibili. Ma anche di coloro i quali, politicamente, hanno accettato quegli obiettivi, implicitamente acconsentendo che Pavia non fosse mai più una città produttiva. L’ex Banca popolare di Lodi e tutto lo stuolo di figure che ruotavano intorno ad essa e all’ex suo presidente Fiorani, hanno deciso che l’area ex Necchi sarebbe stata un’area dismessa (i cosiddetti brownfied). Nel 1998 i suoli vengono acquistati dal gruppo Marazzina di Lodi, molto vicino alla Bipielle, e da Mario Cappellini. Dalla fine degli anni Novanta, su Pavia è calato l’interesse di grandi Gruppi immobiliari: Risanamento spa di Luigi Zunino, Pirelli Real Estate, Reno de’ Medici, Gruppo Carrefour, Union Investement, Immobiliari del Gruppo Gibelli. Tutti in aree dismesse o da dismettere: ex Snia, ex Magazzini Cariplo, ex area Fiat, ex Centrale del Latte. Anche laddove il Piano regolatore generale prevede il mantenimento della destinazione d’uso originaria, le amministrazioni sono a richiedere, ove è necessario (non per esempio per la Centrale del Latte di Pavia) al Consiglio comunale varianti per permettere l’edilizia residenziale e l’insediamento commerciale. E’ così anche per l’ex Necchi.
Ambrogio Marazzina e Gianpiero Fiorani pregavano nella stessa parrocchia di San Bernardo a Lodi. Sul giornalino parrochiale Marazzina si faceva pubblicità personale: «Ambrogio Marazzina, Casaletto Lodigiano, Fraz. Mairano, via S. Angelo Lodigiano 15». Sulla stessa pagina il parroco richiamava i fedeli a dispensare speranza. Era il 2002. Marazzina e le sue società erano nel pieno degli affari con la Banca popolare di Lodi presieduta da Gianpiero Fiorani. Ora si sa che invece di dispensare speranze Fiorani dispensava crediti milionari a società di comodo e di amici, apriva e chiudeva società immobiliari e speculative, e aveva già dispensato tristezza ai lavoratori della Necchi di Pavia. Ambrogio Marazzina è a capo della holding omonima. Da sempre in affari con la Banca popolare di Lodi e sodale di Fiorani, è stato nell’autunno scorso indagato per essere titolare della società Ligurcelle srl a capo di una speculazione immobiliare per la costruzione di box vicino al sottopassso ferroviario a Celle Ligure. Socio di fatto della Ligurcelle sarebbe stato lo stesso Fiorani. Quest’inchiesta è seguita a quelle maggiori relative alla scalata all’Antonveneta da parte della Banca di Lodi. La storia della Popolare di Lodi e di Fiorani incrocia tristemente anche la storia di Pavia, recente e attuale. In particolare la vicenda del fallimento dell’ex Necchi e la bancarotta di Giampiero Beccaria. Giampiero Fiorani, presidente di Bpl, è finito dentro per la scalata all’Antonveneta avvenuta nel 2005 con la benedizione dell’allora governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio. Gli inquirenti hanno scoperto a poco a poco che la scalata alla banca veneta, poi conquistata dalla banca olandese Abn Amro, era avvenuta tramite cordate e concertazioni segrete e illegali non dichiarate pubblicamente e nemmeno alla Consob, come dovrebbe essere per coloro i quali acquisiscono il 30 per cento delle azioni di una società quotata. I furbetti non volevano nemmeno lanciare un’offerta pubblica di acquisto, tanto erano sporchi i loro soldi e i loro metodi. La scalata all’Antoveneta, che ha visto coinvolti moltissimi personaggi di Lodi, era avvenuta tramite rastrellamenti di azioni da parte di società fiduciarie estere riconducibili anche a Stefano Ricucci (la Garlsson, per esempio) o a Ignazio Caltagirone (la Maryland Group) fratello di Francesco proprietario della Vianini costruzioni. Fiorani usa tutto e tutti coloro i quali si lasciano usare per arricchirsi facilmente tramite passaggi di pacchetti di azioni che solo per il fatto di passare di mano aumentano di valore e generano plusvalenze. Coinvolti nella scalata erano immobiliaristi, banchieri e i disposti a tutto: Danilo Coppola (a cui Zunino venderà le proprie quote di Ipi) e l’8° uomo più ricco d’Italia, Emilio Gnutti, bresciano presidente della holding Hopa in cui siedevano sia Giovanni Consorte (Presidente Unipol) che Fiorani, sia la finanziaria della Unipol (Finsoe) che Ubaldo Livolsi uomo di fiducia di Silvio Berlusconi. Nella parallela scalata Unipol a Bnl, avvenuta come a doppia elica con la scalata Antonveneta, i personaggi coinvolti sono gli stessi, e tutti dentro Hopa la società di Gnutti. Ma altri sono rimasti nell’ombra come Giuseppe Statuto (immobiliarista proprietario della Michele Amari holding), Vito Bonsignore (parlamentare Udc, imprenditore, ecc), Domenico Bonifaci (romano e proprietario de “Il Tempo”), Fabrizio Palenzona (già nel cda di Mediobanca e presidente della provincia di Alessandria per la Margherita, vicepresidente di Unicredito). Indagato c’è anche Luigi Zunino; e Giampiero Beccaria. Nel 2003 la Necchi chiude definitivamente i battenti. Gli operai erano già in cassa integrazione. Cercavano di trovare un senso al loro destino di fronte ad una vicenda, quale la chiusura della fabbrica, che di senso apparentemente non ne aveva. Anche gli attuali amministratori, quando citano le aree dismesse parlano di «naturale declino dell’industria», quasi che fosse ineluttabile la chiusura della Necchi. Era ineluttabile se si considera quali fossero i proprietari che l’hanno portata al fallimento. Giampiero Beccaria, nessuno lo ha mai considerato un’aquila come dirigente d’azienda. Ma probabilmente il suo ruolo non doveva essere tanto questo quanto quello che traghettare la Necchi spa e l’area Necchi verso altri tipi di profitti. È stato oltre che proprietario della Necchi anche sottosegretario all’Industria nel primo governo Belusconi.
Nel 2000 l’assetto societario della Necchi spa era costituito da Finabe srl (finanziaria della famiglia Beccaria), la Solofid (Società Lombardia fiduciaria) allora del Credito Agrario Bresciano poi del Gruppo Banca Lombarda e Piemontese, o “Lombardona”, (di Giovanni Bazoli) e ora è al 100 per cento tra gli asset di UBI Banca, la stessa che ha inglobato la Bre; da Azimut Sgr, società di gestione del risparmio della Banca popolare di Lodi, Ras Sgr, e i Biondelli. Durante le indagini per Antonveneta, si scopre che Fiorani, tramite Beccaria, si era fatto versare nel 1997 una tangente di 1,5 miliardi di lire, di cui si è scoperta la destinazione e il deposito. Ma altri 3,2 miliardi erano nel 2005 ancora su di un conto estero. La Banca di Lodi aveva finanziato la Necchi spa con 250 miliardi di lire. Beccaria è risultato anche colui che ha coperto un passaggio di azioni a Fiorani tramite una società svizzera. Nel 2005 la popolare di Lodi presenta un documento di Opa volontaria sulla Necchi Spa, con obbligazioni emesse nell’ambito del “prestito obbligazionario Necchi 1999-2005”. Le obbligazioni offerte da Bpl per la società Necchi spa sono acquiste dalla Rocco Bormioli di Parma di cui è azionista Efibanca, controllata dalla stessa Bpl. Nel Cda sedeva anche Roberto Colaninno. Efibanca è la banca d’affari del gruppo di Fiorani. Molte delle società note riconducibili alla Bpl sono ancora, nel 2005 dopo la caduta in disgrazia di Fiorani, nel portafoglio della banca. Come il fondo Momentun che tra il 2001-2002 insieme al Gruppo Gavio (concessionario di quasi tutte le autostrade del nord-ovest e Tirreno) era stata protagonista di giri perdifiato di partecipazioni intorno alla Salt, società Gavio di gestione dell’autostrada ligure-toscana.
Quando si insedia il nuovo Consiglio di amministrazione di Bpl dopo il fallimento della scalata Antonveneta, tra i fondi della banca c’è anche Matwik, che vale circa 100 milioni di euro, ma di cui nessuno riesce a stabilirne la provenienza. Sul "Corriere della Sera", Mario Gerevini parla di «roba» strana, titoli difficilmente piazzabili e dalla provenienza oscura. Se lo devono essere chiesti anche i 16 componenti del rinnovato consiglio di amministrazione della Banca popolare di Lodi, tra i cui membri siede anche Roberto Schmid, ex rettore dell’Università di Pavia, direttore dello Iuss e presidente del Comitato scientifico dell’Expo2015 di Milano.
Non c’è né destra né sinistra, dalle indagini di Clementina Forleo risulta un numero esorbitante di immobiliari che fanno capo a Fiorani. Tra queste c’è la Frontemare e la Marinai d´Italia. La prima ha sede ad Alassio nello studio del commercialista Gabriele Aicardi, coordinatore di Forza Italia, e tra i suoi progetti ci sono palazzi e box da costruire in una grande area di terreni acquistati a Ceriale e resi edificabili dal nuovo piano urbanistico. Ne sono titolari Maria Gloria Quartieri, Ambrogio Marazzina, la Nazionale Fiduciaria (di Hopa di Gnutti), e poi Marino Ferrari (indagato) intestatario di beni che per gli investigatori sarebbero riconducibili a Fiorani. La Immobiliare Marinai d´Italia, invece, controllata attraverso una società offshore, possiede a sua volta la Perca srl, che ha avviato progetti immobiliari anche alle porte di Lodi. Nei suoi interrogatori Fiorani ha parlato anche del Gruppo Marazzina, suo socio per le operazioni immobiliari in Liguria, coinvolto a Imperia nella riconversione edilizia dell’ex Italcementi. Si tratta delle società Arcene Immobili, Arcene Infra, Frontemare, Pmg (proprietaria anche della Cetem di Lodi, fatta fallire sette anni fa per fare speculazioni immobiliari, e dell’Aura di Nervi), Sial srl (proprietaria dell’area di San Martino in Strada destinata al futuro scalo merci ferroviario). Sono tutte società queste, tutte salvo l’ultima, gestite dal gruppo Marazzina, che di società ne conta circa 30. La Pmg, partecipata da Marazzina e da Unione Fiduciaria (Bpi) è stata indagata da Clementina Forleo. Si sospetta che sia al centro di speculazioni immobiliari con al centro aree dismesse da riconvertire a centri commerciali e residenze e di facile acquisizione. Ricorda vagamente l’area ex Necchi. Nel 2004 la Pmg dichiarava un capitale di 700.000 euro avendo ottenuto prestiti dalla Bpi per 14 milioni senza richiesta di garanzie. Queste cose le scriveva “Il sole 24ore” nel febbraio 2006. Chi glielo dice a coloro che chiedono un mutuo per pagarsi un bilocale e ai quali viene chiesta in pegno la vita intera?
Ambrogio Marazzina risulta ora molto presente a Pavia. Sua è metà dell’area dismessa ex Necchi. Ne ha parlato (8 aprile 2008) anche “La Provincia pavese”. Curioso che il Gruppo Marazzina sia proprietario dei suoli ex Necchi dati i suoi stretti legami con Giampiero Fiorani e la Banca di Lodi con la quale era in affari Giampiero Beccaria. Per l’area ex Necchi c’è un piano della proprietà Marazzina che prevede edilizia residenziale e un centro commerciale. E’ stato presentato all’amministrazione Albergati e all’allora assessore all’urbanistica Cesare Bozano (Ds). Il quale non lo ha accettato. Il Paino regolatore generale votato nel 2003 prevede per quelle aree insediamenti industriali. Sarebbe necessaria una variante colossale al Prg. Meglio attendere il nuovo Pgt? (Il Piano della proprietà dell’area ex Necchi è del 2005, lo stesso anno nel quale la Bpl, in gennaio, lanciava l’opa sul prestito obbligazionario della Necchi spa). Non gli è andata bene, allora. Ci stanno riprovando ora. Quando però il Gruppo Marazzina è ben strutturato in città, essendosi insediato al Bivio Vela dal settembre 2006 con il suo quartier generale per la logistica integrata (LdL, Logistica distribuzione Lombardia). 33.000+56.000 mq di capannoni nuovi di zecca, da dove si gestiscono le attività di tutti gli altri magazzini. Viene definito dal Gruppo come «Il nuovo modello di riferimento per i futuri poli logistici. L’amministrazione mai ha definito il Bivio Vela come polo logistico», ma luogo di insediamento di attività produttive. Possedendo già il terreno alla ex Necchi, verrebbe da chiedersi perchè concedere altro terreno anche al Bivio Vela. E ci si potrebbe anche chiedere perché si insediano a Pavia e non a Lodi. Tuttavia, il Bivio Vela è diventato appetibile, così come la rendita fondiaria è destinata a crescere in ragione della costruzione dell’autostrada Broni-Mortara, voluta, come sappiamo, da Infrastrutture Lombarde (Regione Lombardia) e dal Gruppo Gavio. Il centro commerciale programmato all’ex Necchi diventa così il corollario complementare del sistema logistiche-autostrade-grande distribuzione organizzata. Anche il Gruppo Marazzina si è già attrezzato di conseguenza.
Al numero civico 15 di via sant’Angelo Lodigiano di Casaletto Lodigiano dove ha sede una parte delle holding del Gruppo Marazzina, ha sede anche la Bo.re.bo Inv. Immobiliare srl. Socia della Pmg, la Bo.re.bo aveva tempo fa sede in via San Francesco 10 a Lodi dove aveva anche ufficio Aldino Quartieri commercialista di fiducia di Giampiero Fiorani e anch’egli plurindagato. Poi la Bo.re.bo, di Giampaolo Bruschieri responsabile per la Logistica del Gruppo Marazzina, si è spostata direttamente a casa di Ambrogio Marazzina, all’indirizzo benedetto da San Bernardo.

(1/4 continua)
Odissea Necchi. I San Bernardo Boys

Seconda parte

 

La storia del recupero dell’ex area dismessa ex Necchi di Pavia va di pari passo con il nuovo “polo produttivo” al Bivio Vela (in realtà “polo logistico”), e con la cronaca delle vicende degli uomini legati a Giampiero Fiorani, ex presidente di Bipielle. Gran parte dell’area ex Necchi è di proprietà, dal 1998, del Gruppo Marazzina, che vi ha insediato alcune attività logistiche. La parte restante è di proprietà di Mario Cavallini. Nel settembre 2006 però tutte le attività logistiche del Gruppo Marazzina, notevolmente incrementate, sono state trasferite dall'ex Necchi al Bivio Vela. È in questa vicenda ricca di incroci che si comprende il destino futuro dell’ex area industriale, essendo il suo passato stretto a quello di un altro uomo della Bipielle, Giampiero Beccaria.



Dei molteplici intrecci con la vicenda della bancarotta di quest'ultimo ne abbiamo già parlato (i “San Bernardo boys”). La società del Gruppo Marazzina (Ambrogio) che gestisce la logistica è la LdL, legale rappresentante ne è Gian Paolo Bruschieri, colui che per il Gruppo gestisce le attività logistiche. È anche titolare di società immobiliari quali la Borebo, e socio dell'immobiliare Pmg, da ricondurre ad Ambrogio Marazzina, indagata da Clementina Forleo per una serie di dubbie operazioni, come la rilevazione dell’area ex Italcementi di Imperia nel 2001. Il recupero è stato bloccato dal Comune e dall’opposizione di due architetti che ne hanno subodorato l’enorme speculazione (160.000 mq). La Italcementi è stata rilevata dalla Pmg da Immobiliare Liguria il cui presidente Aldino Quartieri era il commercialista di Giampiero Fiorani, con ufficio in via San Francesco 10 a Lodi, dove aveva sede la Bivio Vela srl legata alle vicende pavesi del Gruppo Marazzina. Nel 1998 in Liguria i lodigiani avevano già rilevato Aura, fabbrica di cioccolato piena di debiti (“Il Sole24ore", 10 febbraio 2006). ll business sembrava essere quello di acquisire aree dismesse o in procinto di diventare tali. Nel 2004 la Bipielle eroga a Pmg un credito di 14 milioni di euro a fronte di un capitale sociale di 700.000, senza garanzie ipotecarie.

 

Vediamo ora come si è dipanato il progetto di recupero dell’ex Necchi e il salto di interesse produttivo del Gruppo Marazzina al Bivio Vela. Le date sono importanti; mentre si richiedevano dismissione e cambiamento di destinazione d’uso per l’ex Necchi, si richiedevano permessi per nuovi insediamenti al Bivio Vela. Il Gruppo Marazzina si insedia alla ex Necchi nel 1998, quando la storica fabbrica era già in crisi, ma tutt’altro che sull’orlo del fallimento. Il 23 luglio dello stesso anno veniva approvato dal Consiglio comunale il Nuovo piano degli insediamenti produttivi nel Comune di Pavia. Nel marzo 2003 viene approvato - dalla Giunta Albergati (centrosinistra) - il nuovo Piano regolatore generale. Nel gennaio del 2002, LdL, Logistica Distribuzione Lombardia, con sede a Lodi, e a Pavia in Viale della Repubblica dentro l'ex fabbrica, partecipa già al bando del Comune per l’assegnazione di lotti da destinarsi a insediamenti artigianali e industriali al Bivio Vela. Il 15 marzo 2005, Gian Paolo Bruschieri, legale rappresentante di LdL presenta una Proposta di programma di intervento (PII) per l’area ex Necchi. LdL ha qui la centrale operativa che gestisce otto magazzini distribuiti in Italia. Nelle prime righe della relazione allegata alla proposta di intervento, lo Studio di progettazione “Tremolada” di Monza dichiara che il nuovo Piano regolatore generale (del 2003) non permette l’espansione dell’attività logistica in quell’area, bloccata da un lato dalla ferrovia. Il settore è in espansione (la Capitelli, successore di Albergati, non ce l’aveva detto) e anche l’occupazione, e LdL si ripromette di diventare leader nazionale, trascinandovi anche Pavia. Sviluppare il settore nel’area ex Necchi implicherebbe, «per la logistica integrata, modificare il tessuto urbano circostante e la rete viaria», inoltre le autostrade sono vitali per i trasporti, per evitare le rotture di carico e tutto ciò che fa aumentare i costi del Chain supply management. Tuttavia, è come se dicessero: ci dovete dare un altro posto dove mettere i capannoni per la logistica perché qui ci vogliamo fare qualcos’altro. E lo dichiarano: «Si tratta perciò di un complesso recupero urbano e ambientale [quello della ex Necchi secondo il Prg, Ndr] che non porterebbe comunque a raggiungere significativi obiettivi di riqualificazione di questa porzione di città. Alla luce di quanto sopra esposto è evidente di come l’obiettivo di sviluppo aziendale prospettato dalla società trova scarse possibilità di realizzazione nell’area in oggetto ed è per questo che il gruppo Marazzina ha recentemente stipulato con il Comune di Pavia la convenzione per l’acquisto di cinque lotti di terreno con superficie di 55439 mq posto all’interno del Nuovo piano degli insediamenti produttivi (PIP) industriali e artigianali del Bivio Vela dove realizzare a breve la nuova sede del polo logistico». Sarà già insediato poco più di un anno dopo. A questo punto l’area dell’ex Necchi di proprietà Marazzina è a disposizione per altre e più remunerative proposte immobiliari. Non produttive, ossia che non creano posti di lavoro.

 

(2/4 – continua)
Dalle lotte ai lotti

di Irene Campari


La proprietà Marazzina occupa 110.000 mq dell'area ex Necchi (l’ex Snia Viscosa, per esempio, è di 171.000 mq) posti a nord, quelli soggetti alla proposta di Pii sono nell’area sud di questa di proprietà per un totale di 63.930 mq, di cui 18.382 sono stati ottenuti dalle Ferrovie dello Stato con richiesta del  novembre del 2004, coperti sono 33.800. È occupata attualmente da due grandi capannoni per la logistica e alcuni piccoli inutilizzati. Il Prg prevede, su di una superficie di 45.000 mq, «aree per attività esistenti» ossia artigianali di produzione e servizio, industriali, depositi, attivitù di ricerca anche finalizzata ai servizi; sui restanti 18.300 mq «viabilità, infrastrutture – nuove aree ferroviarie». Al comma 9 dell’art. 16 del Prg è scritto che per la LdL di Via della Repubblica «non sono consentite modificazioni e ampliamenti». sui restanti 18.300 mq «viabilità, infrastrutture – nuove aree ferroviarie». Ci vogliono invece fare residenze e parcheggi, quelle di cui Pavia non ha bisogno.

Reparto fusioni. Pavia 1930 fonderia Necchi
La superficie concessa è di 30.061, tuttavia la proprietà chiede il 10 per cento sulla superficie lorda ammessa per le aree dismesse classificate come «Aree di trasformazione», e si arriva a 33.044. Il volume edificato sarà di 102.995 mc, distribuito tra residenze private, residenze private convenzionate, parcheggi privati e quelli convenzionati pubblici. La residenza privata convenzionata è pari al 20 per cento, quindi 6.135 mq, e ad uso pubblico 1812. È suddivisa in tre edifici che danno sulla ferrovia. La residenza privata è costituita da 5 palazzine (una parte è convenzionata e rientra anche nella prima categoria) per un totale di 21.673 mq. Le palazzine formano una specie di anfiteatro con lato aperto verso Viale della Repubblica. Un edificio dietro le palazzine, sul lato del Viale, sarà adibito a commerciale (1.141 mq) e un altro a terziario (1.141 mq, in totale il terziario occupa 2282 mq). La superficie ceduta al Comune è costituita da 1.812 mq di edilizia convenzionata e parte dell’edificio commericiale-terziario. I parcheggi occupano 15.762 mq, di cui 4.800 di uso pubblico e 10.927 pertinenziale. I box occuperanno 2.549 mq. Un parcheggio di 1.348 mq sarà interrato. I parcheggi per i box auto sono 6.636 mq, i posti auto all’aperto occuperanno 483 mq. La superficie con destinazione a verde è pari a 35.000 mq, 16.000 mq privato e 18.000 ceduto al Comune (quello derivante dall’ampliamento dello scalo ferroviario), più 1.000 mq di pertinenza dell’edilizia convenzionata.
A fronte di questa proposta, l’assessore Sacchi, nel novembre 2006 scrive alla LdL chiedendo che il programma di intervento sia presentato inquadrando tutta l’area e non solo una parte. Il proprietario della restante area dismessa è Cavallini. Chiede inoltre che vi sia presente un più accentuato mix funzionale e che la viabilità sia considerata all’interno di un piano del traffico adeguato. Nella proposta la proprietà ha previsto una rotatoria di ingresso all’area all’altezza dell’attuale accesso da Viale della Repubblica.

Stando stretti alla ex Necchi, il Gruppo Marazzina si sposta al Bivio Vela. La decisione da parte del Comune di destinare ad attività produttive il Bivio Vela è contemporanea all’insediamento del Gruppo Marazzina alla ex Necchi (1998). Dopo l'approvazione, il 23 luglio 1998, del Nuovo piano degli insediamenti produttivi, il 2 dicembre 1999 il Comune acquisisce le aree al Bivio Vela. La presentazione di quel Piano integrato è di un anno posteriore all’acquisizione del Gruppo di 5 lotti edificabili nell’area oltre Viale Cremona, in Strada Bellingera. La prima volta che in Consiglio comunale viene associata la logistica al Bivio Vela è in occasione della discussione del Piano dei Servizi nell’autunno 2007, dall’architetto Avarello, consulente responsabile del Piano. Lo ringrazio durnate la seduta per la precisazione e per l’inconsapevole rivelazione. Lo sospettavamo, ma finalmente la parola che nessuno della Giunta osa pronunciare è detta. Il Sindaco a sua volta, la nominerà per la prima volta durante il discorso di San Siro 2007; dopo il nostro incalzare non può nascondersi solo dietro al Festival dei saperi, ormai squalificato. Con un primo stralcio di attuazione al PIP approvato dalla Giunta nel marzo del 1999, si permette il trasferimento qui di «attività già esistenti», in prevalenza di logistica. Sono 17 i lotti allora assegnati su 29 disponibili. In quest’area si è insediato il centro unico cottura per le mense comunali e l’istituto Clerici. Era previsto anche uno scalo ferroviario in zona sulla direttrice Pavia-Mantova, ma non se ne farà nulla. Nemmeno con un secondo stralcio che prevede invece l’aumento «della capacità insediativa per attività produttive». Qualcuno ci dovrebbe anche spiegare cosa produca la logistica, ma questa è un'altra storia. In quest’occasione si parla più chiaramente di logistica. Siamo nel marzo 2007, la destinazione d’uso dei lotti dovrà essere per:«attività di logistica esclusivamente legata alla distribuzione delle merci in città e comuni contermini, magazzini, deposito di materiali e/o manufatti con o senza vendita all’ingrosso degli stessi; attività di trasformazione e vendita all’ingrosso di prodotti agricoli, attività artigianali di produzione e servizio (concessionarie di autoveicoli)». [La scorsa settimana si è saputo che la concessionara Fiat di Viale Campari si sposterà qui; al suo posto si prevedono residenze]. Ci sono stati problemi con gli indennizi ai proprietari dei suoli espropriati al Bivio Vela. Il Comune aveva conteggiato 24 euro al mq, ma la Corte costituzionale ha dichiarato che il valore deve essere corrispondente nona d una astrazione ma la valore venale. E le indennità sono più che raddoppiate (da 5 milioni di euro a 10) spettendo anche l’indennità di affittanza. Il costo al mq per le aziende sarebbe di 130 euro circa compresi gli oneri di urbanizzazione.
Il 4 luglio 2002 scadeva il Bando del Comune per l’assegnazione di alcuni lotti. Al 15 marzo le richieste presentate erano 5, ma solo due società hanno proceduto, la LdL con la richiesta di 5 lotti (55.439 mq) e Di Giorgi Costruzioni per soli 4.200 mq. Il 25 marzo 2004 vengono assegnati. Nel dicembre dello stesso anno la società immobiliare per la logistica del Gruppo Marazzina, Bivio Vela srl che ha sede in Lodi in via san Francesco 10 (dove avevano sede tutte le società Marazzina e anche lo studio del commercialista di Fiorani, Aldino Quartieri), stipula con il Comune una convenzione. L’amministratore delegato della Bivio Vela è Gianluigi Albergati, anche presidente del Cda della LdL, che segue la pratica insieme a Gian Paolo Bruschieri. La Bivio Vela è stata costituita ad hoc il 26 ottobre 2004 per trasferire le attività dall'ex Necchi e subentra nell’acquisto dei lotti alla LdL. Da parte del Comune di Pavia la pratica è seguita da Gabriele Pioltini. Il costo per la Bivio Vela è 1.173.643 euro più un altro milione per le opere di urbanizzazione. La società non versa tutta la somma, e presenta una fidejussione. Nella copia della convenzione fornitami dal Comune il rigo relativo a chi ha garantito la fidejussione è «trasparente» (pag. 9), così per la data di scadenza della validità. Il primo aprile 2005, la Bivio Vela presenta domanda al Comune per la costruzione di due capannoni ad uso logistico in strada Bellingera. Il 9 giugno ottiene la licenza dalla Regione Lombardia per lo stoccaggio di “sostanze pericolose”. Nel settembre 2006, la LdL è già attiva al Bivio Vela e nei due capannoni ha insediato il proprio quartier generale della logistica, «nuovo modello di riferimento per i futuri poli logistici» come scrivono nella loro pubblicità. C’è posto per 51.000 bancali, su di un’area che dichiarano di 64.000 mq (non dovevano essere 55000?). Ma scrivono anche:” Ampie possibilità di espansione nell'area di Pavia permettono di supportare la crescita di ogni cliente”; dove? quando? Quanti tir partiranno e arriveranno da Pavia per movimentare le paillet?

Aggiungiamo un pezzetto a ciò che di questa grande area dismessa avevamo già detto. L'ex Necchi è fallita, il suo posto l'ha preso la rendita immobiliare residenziale. Chi allora ha vissuto i momenti drammatici della chiusura della fabbrica non poteva forse avere piena cognizione di ciò che stava accadendo. Gli imprenditori poi, quelli che sanno far affari, sanno attendere il momento opportuno per svelare le reali intenzioni. Il momento deve essere piuttosto lontano dai climi tesi e caldi dei conflitti sociali, e avere, a questo scopo, anche amministrazioni che del conflitto sociale sono abili sublimatori. Il centrosinistra ha storicamente avuto anche questo ruolo.
L'area dismessa di viale della Repubblica è divisa in due proprietà: quella a sud della LdL di Ambrogio Marazzina e quella a Nord di Mario Cappellini, entrambi tradizionalmente legati agli ambienti lodigiani della ex Bipielle. Abbiamo già descritto il Piano integrato di intervento presentato dal Gruppo Marazzina che prevede circa 30.000 mq di costruzioni residenziali, per ottenere i quali occorre l'approvazione di una variante al Piano regolatore generale, essendo attualmente a destinazione produttiva e artigianale. L'area nord ha le stesse destinazioni legate alla presenza della ex Necchi. Dalla lettura delle istanze pervenute dai cittadini per il nuovo Piano di Governo del Territorio si apprende che anche quell'area rimanente avrà probabilmente destinazione residenziale. C'è infatti una richiesta della proprietà del 27 aprile 2007 per trasformare l'area tra viale della Repubblica e la Ferrovia in residenziale-terziario. Se dovesse essere accolta questa richiesta durante l'approvazione definitiva del Prg, avremmo un altro enorme quartiere residenziale ai limiti del centro. Altre case, altre supermercati. Magari, dopo aver ottenuto la variazione di destinazione d'uso, potrebbero anche vendere, intanto la rendita fondiaria sarà salita. Nonostante le case vuote che stanno ovunque guardiamo. Intanto aspettiamo di vedere se le intenzioni della Marvell, la società di microelettronica interessata ad insediarsi a Pavia in quest'area, siano serie, e se la stretta di mano pubblica tra l'amminidtratore delegato di Marvell e Roberto Schmid contenga accordi fondati. Per ora i lavoratori impiegati sono 38. Del resto Schmid è nel cda della Banca popolare di Lodi, quella rinnovata.

(3/4 – continua)


Solum non olet

di Irene Campari

(quarta e ultima parte)

[Prima-seconda e terza parte]

Capita che per conoscere ciò che sta avvenendo a Pavia ci si debba imbattere in notizie che i quotidiani riportano qua e là e in siti di pionieri della libera informazione. Partiamo ancora da Giampiero Fiorani, una miniera di iniziative immobiliari. Il 26 agosto 2008, si è tenuto a Ceriale, in provincia di Savona, un Consiglio comunale dov’era presente anche la benemerita Casa della legalità di Genova. Si discuteva del progetto dell’area chiamata T1 promossa dalla famiglia Nucera e che, la presidenza della casa della legalità, ha definito «una delle molteplici operazioni speculative liguri di Giampiero Fiorani» (scritto lunedì 25 agosto 2008). Hanno distribuito anche un volantino: «Alberto Teardo. Nella terra teardiana... dominano i Nucera, e Ceriale si mostra china. La terra ligure si mostra sempre prediletta dalla criminalità mafiosa e finanziaria, così è dai tempi di Alberto Teardo! E se indagine dopo indagine si scoprono i legami delle cosche della 'ndrangheta, Cosa Nostra e Camorre con "noti professionisti" locali, tra cui avvocati, politici, amministratori pubblici, banche e cosiddetti imprenditori, qui la cultura omertosa protegge egregiamente questo sistema di collusioni, contiguità e complicità». Seguono citazioni da verbali del Giudice Anna Canepa che allertano sui pericolosi intrecci tra amministrazioni, affaristi immobiliari e criminalità organizzata.

Secondo la Direzione investigativa antimafia i Nucera sono segnalati come appartenenti alle cosche storiche dela ’Ndrangheta di Condofuri. Loro però si dichiarano vittima di omonimia. Dall’altra parte, a dare certe conferme, sono atti della Procura di Milano a carico di Fiorani: «il 19 novembre 2007 [...] gli amministratori della Pmg avevano stipulato un preliminare di vendita degli immobili di proprietà della società. Controparte di tale contratto è Geo srl. Il prezzo stabilito è di 30 milioni di euro, notevolmente inferiore al valore commerciale dei beni, così come stimato da Cbre su incarico della Banca Popolare spa. La società promissaria acquirente, Geo srl, è posseduta quasi interamente dalla lussemburghese GeoLuxembourg s.a., che detiene 3.960.000,00 euro del capitale sociale pari a 4 milioni; i rimanenti 40.000 euro sono posseduti dalla Paim srl, società controllata interamente dalla lussemburghese Hostcare Inv. s.a.». La società Geo è dei Nucera; la Pmg è invece riconducibile ad Ambrogio Marazzina titolare dell’omonimo Gruppo edile e logistico proprietario di buona parte dell’ex Necchi e, dal 2006, anche di parte del Bivio Vela, continuando qui la vocazione logistica e spostando da Lodi la sede dirigenziale. Amministratore della Bivio Vela srl con sede a Lodi è Gianluigi Albergati. La Bivio Vela ha sede a Lodi in via San Francesco 10, dove aveva sede l'Immobiliare Liguria, di Aldino Quartieri, commercialista di Fiorani, che insieme alla Pmg aveva rilevato l'ex area Italcementi di Imperia. Amministratore della LdL è Giampaolo Bruschieri. Questa ha anche presentato un progetto di Piano integrato di intervento per la sua parte di area ex Necchi che prevede molte residenze. Per realizzarlo occorre una variante al Piano regolatore. Quel Programma il Comune si sono recentemente affrettati a definirlo uno tra quelli che arriveranno e che l'Amministrazione non ha ancora considerato. Quindi il nostro lavoro deve andare avanti. Nei documenti della “Casa della legalità” di Genova si legge ancora: «I protagonisti [delle speculazioni] sono i Nucera. È infatti Andrea Nucera l'amministratore della Geo srl, quella geo di proprietà delle società in terra straniera. Loro, qui, sono il mattone per eccellenza. Alassio, Albenga, Ceriale Finale, Spotorno, Andora, Varazze, Cairo M., Vado, Noli, Borgio Verezzi, Albissola... ma anche nell'imperiese e nel ponente della provincia genovese. Se a loro aggiungiamo gli altri "noti" dell'Alfa costruzioni della famiglia del teardiano Avv. Barbano e quella dell'altro "esecutore" di interessi lodigiani, Pietro Pesce, raggiungiamo pressoché la totalità delle colate di cemento che stanno devastando il territorio. Ma qui, come è risaputo, la massoneria va forte ed il legame massonico con la criminalità finanziaria, quella mafiosa e il mattone non è mai stato un gran segreto. Tra le grandi opere dei Nucera, a cui si piegano gli interessi pubblici, guardiamo tre: Cogoleto e Ceriale, Albenga. A Cogoleto con le aree della Tubighisa. Qui i capannoni dell'ex fabbrica, a pochi metri dal mare hanno un ampiezza di 65000 metri cubi. Oltre ai Nucera troviamo Pietro Pesce e come si evince dagli atti dell'inchiesta su Fiorani, anche questa era un'operazione voluta dal "furbetto"... assecondata, come tutte le grandi e piccole speculazioni, dalle pubbliche amministrazioni». Pietro Pesce era in affari diretti con gli investitori pavesi a Celle Ligure. I titolari della Ligurcelle, società immobiliare, erano Ambrogio Marazzina, Giampaolo Bruschieri (responsabile logistica del Gruppo e Ad di Logistica distribuzione lombardia), poi socio unico è stato Pesce. Il cantiere venne sequestrato dalla procura di Savona e poi dissequestrato dopo le varianti "salva abusi" (“Il Lavoro”, 15 e 16 novembre 2007). E anche di questo ne sappiamo qualcosa anche qui. Sembra sia prassi. “Il Lavoro” di Genova scrive inoltre: «Ma quello di Celle non è l´unico rivolo ligure della maxi inchiesta sulla Popolare di Lodi poi Popolare Italiana. I magistrati che sono a caccia dei prestanome e degli affari di Fiorani, stanno infatti analizzando la documentazione relativa a diversi progetti rivieraschi (Imperia, Alassio, Ceriale, Nervi con l´ex fabbrica di cioccolato Aura) che vedono impegnati alcuni imprenditori lombardi, assieme ad un ristretto nucleo di costruttori e uomini d´affari genovesi e savonesi». Indagati anche dal Giudice Forleo, insieme alla Ligurcelle, Pmg e Frontemare. Nel 2004 la Bipielle eroga a Pmg un credito di 14 milione di euro a fronte di un capitale sociale di 700.000, senza porre allora ipoteche.

I giornalisti Sansa e Preve scrivono a proposito delle indagini di Forleo: «Due indagati e accuse pesanti: Gianpiero Fiorani, l´ex padre padrone della Popolare di Lodi e i suoi più stretti amici e collaboratori, utilizzavano alcune società immobiliari operanti in Liguria per riciclare denaro che veniva erogato direttamente dalla banca lodigiana, “in assenza delle necessarie preventive deliberazioni degli organi competenti, al fine di appropriarsi indebitamente dei proventi di dette operazioni”. Nell´inchiesta sulla Bpl prende forma e consistenza il filone ligure. Secondo il giudice milanese Clementina Forleo che ha firmato le 52 pagine dell´ordinanza con cui lo ha mandato in carcere, l´amministratore delegato della Lodi poi Popolare Italiana, di alcune di queste società era di fatto “un socio occulto”. I due indagati sono: Pietro Pesce, costruttore di Cogoleto e Ambrogio Marazzina, lodigiano con numerosi interessi in riviera. Vicende che Repubblica ha già in parte raccontato anche attraverso l´intervista a due architetti genovesi che, tre anni fa, dopo aver rifiutato di “aggiustare” le volumetrie di un progetto ad Imperia hanno subito pressioni, denunce e minacce [...].Sono infatti sempre gli stessi nomi che a giro compaiono nelle varie società sulle quali hanno indagato i finanzieri del Nucleo Regionale di Polizia Tributaria di Milano. Oltre a Marazzina e Pesce, ci sono quelli di Sergio Bianchi avvocato genovese e presidente della Pesce spa, e poi Aldino Quartieri e Marino Ferrari il primo commercialista di fiducia di Fiorani e l´altro considerato suo prestanome».
Ci sono però notizie più recenti che riguardano Pietro Pesce. Il 25 giugno scorso “La Repubblica” riportava la notizia che il costruttore era indagato a causa della presenza di cromo esavalente in un’area di sua proprietà a Cogoleto dove ha sede la sua impresa. L’inquinamento è fatto risalire alla presenza dell’ex area industriale Stoppani. «Fanghi contaminati sono emersi durante le operazioni di scavo avviate da un cantiere aperto al margine inferiore della discarica di Molinetto, al confine con Varazze. Le acque raccolte nella preparazione delle fondamenta di un nuovo capannone industriale sono state pompate e scaricate nel vicino torrente Arrestra. Inquinandolo. [...] Il risultato è stato un blitz dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) che ha portato al sequestro del cantiere (1.200 metri quadrati) e della discarica (200 metri quadrati) e alla denuncia del titolare dell’impresa edile e di uno dei suoi collaboratori per stoccaggio di rifiuti e scarichi abusivi. Il responsabile dell’impresa, indagato, è un costruttore genovese tra i più noti: si tratta di Pietro Pesce. L’interessato ha spiegato “Di quel cromo sono la vittima e non il responsabile”. L’area sequestrata è una parte del cantiere che non ci impedisce la prosecuzione delle altre opere in corso. Non sappiamo al momento spiegarci la contaminazione». I nomi qui citati compaiono più volte anche nell'inchiesta di Ferruccio Sanza e Marco Preve, Il partito del cemento (edizioni Chiarelettere). I fatti narrati cono quelli riportati qui dalle fonti originarie. Di società lussemburghesi ritorneremo a parlare, ce ne sono a bizzeffe spesso producono in francese, altre in tedesco o spagnolo e inglese. Spesso non lasciano traccia. Sarà però interessante vedere quante società di diritto lussemburghese insistono su questo territorio o direttamente o indirettamente.


Per capire

di Irene Campari

La storia del recupero dell’ex area dismessa ex Necchi di Pavia va di pari passo con il nuovo “polo produttivo” al Bivio Vela (in realtà “polo logistico”), e con la cronaca delle vicende degli uomini legati a Giampiero Fiorani, ex presidente di Bipielle. Gran parte dell’area ex Necchi è di proprietà, dal 1998, del Gruppo Marazzina, che vi ha insediato alcune attività logistiche. La parte restante è di proprietà di Mario Cavallini. Nel settembre 2006 però tutte le attività logistiche del Gruppo Marazzina, notevolmente incrementate, sono state trasferite dall'ex Necchi al Bivio Vela. E’ in questa vicenda ricca di incroci che si comprende il destino futuro dell’ex area industriale, essendo il suo passato stretto a quello di un altro uomo della Bipielle, Giampiero Beccaria. Dei molteplici intrecci con la vicenda della bancarotta di quest'ultimo ne abbiamo già parlato su questo blog (“I San Bernardo boys”). La società del Gruppo Marazzina (Ambrogio) che gestisce la logistica è la “LdL”, legale rappresentante ne è Gian Paolo Bruschieri, colui che per il Gruppo gestice le attività logistiche. E’ anche titolare di società immobiliari quali la Borebo, e socio dell'immobiliare Pmg, risalente Ambrogio Marazzina, indagata da Clementina Forleo per una serie di dubbie operazioni, tra cui successive alla rilevazione dell’area ex Italcementi di Imperia nel 2001. Il recupero è stato bloccato dal Comune e dall’opposizione di due architetti che ne hanno subodorato l’enorme speculazione (160000 mq). La Italcementi è stata rilevata dalla Pmg da Immobiliare Liguria il cui Presidente Aldino Quartieri era il commercialista di Giampiero Fiorani, con ufficio in via San Francesco 10 a Lodi, dove aveva sede la Bivio Vela srl legata alle vicende pavesi del Gruppo Marazzina. Nel 1998 in Liguria i lodigiani avevano già rilevato Aura, fabbrica di cioccolato piena di debiti (“Il Sole24ore", 10 febbraio 2006). ll business sembrava essere quello di acquisire aree dismesse o in procinto di diventare tali. Nel 2004 la Bipielle eroga a Pmg un credito di 14 milione di euro a fronte di un capitale sociale di 700.000, senza porre allora ipoteche.

Case e botteghe

Vediamo  ora come si è dipanato il progetto di recupero dell’ex Necchi e il salto di interesse produttivo del Gruppo Marazzina al Bivio Vela. Le date sono importanti; mentre si richiedevano dismissione e cambiamento di destinazione d’uso per l’ex Necchi, si richiedevano permessi per nuovi insediamenti al Bivio Vela. Il Gruppo Marazzina si insedia alla ex Necchi nel 1998, quando la storica fabbrica era già in crisi, ma tutt’altro che sull’orlo del fallimento. Il 23 luglio dello stesso anno veniva approvato dal Consiglio comunale il Nuovo piano degli insediamenti produttivi nel Comune di Pavia. Nel marzo 2003 viene approvato, dalla Giunta Albergati, il nuovo Piano regolatore generale. Nel gennaio del 2002, LdL, Logistica Distribuzione Lombardia, con sede a Lodi, e a Pavia in Viale della Repubblica dentro l'ex fabbrica, partecipa già al bando del Comune per l’assegnazione di lotti da destinarsi a insediamenti artigianali e industriali al Bivio Vela. Il 15 marzo 2005, Gian Paolo Bruschieri, legale rappresentante di LdL presenta una Proposta di programma di intervento  (PII) per l’area ex Necchi. LdL ha qui la centrale operativa che gestisce otto magazzini distribuiti in Italia. Nelle prime righe della relazione allegata alla proposta di intervento, lo Studio di progettazione “Tremolada” di Monza dichiara che il nuovo Piano regolatore generale (del 2003) non permette l’espansione dell’attività logistica in quell’area, bloccata da un lato dalla ferrovia. Il settore è in espansione (la Capitelli non ce l’aveva detto) e anche l’occupazione, e LdL si ripromette di diventare leader nazionale, trascinandovi anche Pavia. Sviluppare il settore nel’area ex Necchi implicherebbe, "per la logistica integrata, modificare il tessuto urbano circostante e la rete viaria", inoltre le autostrade sono vitali per i trasporti, per evitare le rotture di carico e tutto ciò che fa aumentare i costi del Chain supply management. Tuttavia, è come se dicessero: ci dovete dare un altro posto dove mettere i capannoni per la logistica perchè qui ci vogliamo fare qualcos’altro. E lo dichiarano: “Si tratta perciò di un complesso recupero urbano e ambientale [quello della ex Necchi secondo il Prg, Ndr] che non porterebbe comunque a raggiungere significativi obiettivi di riqualificazione di questa porzione di città. Alla luce di quanto sopra esposto è evidente di come l’obiettivo di sviluppo aziendale prospettato dalla società trova scarse possibilità di realizzazione nell’area in oggetto ed è per questo che il gruppo Marazzina ha recentemente stipulato con il Comune di Pavia la convenzione per l’acquisto di cinque lotti di terreno con superficie di 55439 mq posto all’interno del Nuovo piano degli insediamenti produttivi (PIP) industriali e artigianali del Bivio Vela dove realizzare a breve la nuova sede del polo logistico”. Sarà già insediato poco più di un anno dopo. A questo punto l’area dell’ex Necchi di proprietà Marazzina è a disposizione per altre e più remunerative proposte immobiliari. Non produttive, ossia che non creano posti di lavoro.

Case

La proprietà Marazzina occupa 110.000 mq dell'area ex Necchi (l’ex Snia Viscosa, per esempio, è di 171.000 mq) posti a nord, quelli soggetti alla proposta di Pii sono nell’area sud di questa di proprietà per un totale di 63930 mq, di cui 18382 sono stati ottenuti dalle Ferrovie dello Stato con richiesta del  novembre del 2004, coperti sono 33800. E’ occupata attualmente da due grandi capannoni per la logistica e alcuni piccoli inutilizzati. Il Prg prevede, su di una superficie di 45000 mq, “aree per attività esistenti” ossia artigianali di produzione e servizio, industriali, depositi, attivitù di ricerca anche finalizzata ai servizi; sui restanti 18300 mq “viabilità, infrastrutture – nuove aree ferroviarie”. Al comma 9 dell’art. 16 del Prg è scritto che per la LdL di Via della Repubblica non sono consentite modificazioni e ampliamenti”. sui restanti 18300 mq “viabilità, infrastrutture – nuove aree ferroviarie”. Ci vogliono invece fare residenze e parcheggi, quelle di cui Pavia non ha bisogno. La superficie concessa è di 30061, tuttavia la proprietà chiede il 10% sulla superficie lorda ammessa per le aree dismesse classificate come “Aree di traformazione”, e si arriva a 33044. Il volume edificato sarà di 102.995mc, distribuito tra residenze private, residenze private convenzionate, parcheggi privati e quelli convenzionati pubblici. La residenza privata convenzionata è pari al 20%, quindi 6135 mq, e ad uso pubblico 1812. E’ suddivisa in tre edifici che danno sulla ferrovia. La residenza privata è costituita da 5 palazzine (una parte è convenzionata e rientra anche nella prima categoria) per un totale di 21673mq. Le palazzine formano una specie di anfiteatro con lato aperto verso Viale della Repubblica. Un edificio dietro le palazzine, sul lato del Viale, sarà adibito a commerciale (1141 mq) e un altro a terziario (1141 mq, in totale il terziario occupa 2282 mq)). La superficie ceduta al Comune è costituita da 1812mq di edilizia convenzionata e parte dell’edificio commericiale-terziario. I parcheggi occupano 15762 mq, di cui 4800 di uso pubblico e 10927 pertinenziale. I box occuperanno 2549 mq. Un parcheggio di 1348 mq sarà interrato. I parcheggi per i box auto sono 6636 mq, i posti auto all’aperto occuperanno 483 mq. La superficie con destinazione a verde è pari a 35000 mq, 16000 mq privato e 18000 ceduto al Comune (quello derivante dall’ampliamento delloscalo ferroviario), più 1000 mq di pertinenza dell’edilizia convenzionata.
A fronte di questa proposta, l’assessore Sacchi, nel novembre del 2006, scrive alla LdL chiedendo che il programma di intervento sia presentato inquadrando tutta l’area e non solo una parte. Il proprietario della restante area dismessa è Cavallini. Chiede inoltre che vi sia presente un più accentuato mix funzionale e che la viabilità sia considerata all’interno di un piano del traffico adeguato. Nella proposta la proprietà ha previsto una rotatoria di ingresso all’area all’altezza dell’attuale accesso da Viale della Repubblica.

Botteghe

Stando stretti alla ex Necchi, il Gruppo Marazzina si sposta al Bivio Vela. La decisione da parte del Comune di destinare ad attività produttive il Bivio Vela è contemporanea all’insediamento del Gruppo Marazzina alla ex Necchi (1998). Dopo l'approvazione, il 23 luglio 1998, del Nuovo piano degli insediamenti produttivi, il 2 dicembre 1999 il Comune acquisisce le aree al Bivio Vela. La presentazione di quel Piano integrato è di un anno posteriore all’acquisizione del Gruppo di 5 lotti edificabili nell’area oltre Viale Cremona, in Strada Bellingera. La prima volta che in Consiglio comunale viene associata la logistica al Bivio Vela è in occasione della discussione del Piano dei Servizi nell’autunno 2007, dall’architetto Avarello, consulente responsabile del Piano. Lo ringrazio durnat ela seduta per la precisazione e per l’inconsapevole rivelazione. Lo sospettavamo, ma finalmente la parola che nessuno della Giunta osa pronunciare è detta. Il Sindaco a sua volta, la nominerà per la prima volta durante il discorso di San Siro 2007; dopo il nostro incalzare non può nascondersi solo dietro al Festival dei saperi, ormai squalificato. Con un primo stralcio di attuazione al PIP approvato dalla Giunta nel marzo del 1999, si permette il trasferimento qui di “attività già esistenti”, in prevalenza di logistica. Sono 17 i lotti allora assegnati su 29 disponibili. In quest’area si è insediato il centro unico cottura per le mense comunali e l’istituto “Clerici”. Era previsto anche uno scalo ferroviario in zona sulla direttrice Pavia-Mantova, ma non se ne farà nulla. Nemmeno con un secondo stralcio che prevede invece l’aumento “della capacità insediativa per attività produttive”. Qualcuno ci dovrebbe anche spiegare cosa produca la logistica, ma questa è un'altra storia. In quest’occasione si parla più chiaramente di logistica. Siamo nel marzo 2007, la destinazione d’uso dei lotti dovrà essere per: ”attività di logistica esclusivamente legata alla distribuzione delle merci in città e comuni contermini, magazzini, deposito di materiali e/o manufatti con o senza vendita all’ingrosso degli stessi; attività di trasformazione e vendita all’ingrosso di prodotti agricoli, attività artigianali di produzione e servizio (concessionarie di autoveicoli)”. [La scorsa settimana si è saputo che la concessionara Fiat di Viale Campari si sposterà qui; al suo posto si prevedono residenze]. Ci sono stati problemi con gli indennizi ai proprietari dei suoli espropriati al Bivio Vela. Il Comune aveva conteggiato 24 euro al mq, ma la Corte costituzionale ha dichiarato che il valore deve essere corrispondente nona d una astrazione ma la valore venale. E le indennità sono più che raddoppiate (da 5 milioni di euro a 10) spettendo anche l’indennità di affittanza. Il costo al mq per le aziende sarebbe di 130 euro circa compresi gli oneri di urbanizzazione.
Il 4 luglio 2002 scadeva il Bando del Comune per l’assegnazione di alcuni lotti. Al 15 marzo le richieste presentate erano 5, ma solo due società hanno proceduto, la LdL con la richiesta di 5 lotti (55439 mq) e Di Giorgi Costruzioni per soli 4200 mq. Il 25 marzo 2004 vengono assegnati. Nel dicembre dello stesso anno la società immobiliare per la logistica del Gruppo Marazzina, Bivio Vela srl che ha sede in Lodi in Via san Francesco 10 (dove avevano sede tutte le società Marazzina e anche lo studio del commercialista di Fiorani, Aldino Quartieri), stipula con il Comune una convenzione. L’amministratore delegato della Bivio Vela è Gianluigi Albergati, anche presidente del Cda della LdL, che segue la pratica insieme a Gian Paolo Bruschieri. La Bivio Vela è stata costituita ad hoc il 26 ottobre 2004 per trasferire le attività dall'ex Necchi e subentra nell’acquisto dei lotti alla LdL. Da parte del Comune di Pavia la pratica è seguita da Gabriele Pioltini. Il costo per la Bivio Vela è 1.173.643 euro più un altro miline per le opere di urbanizzazione. La società non versa tutta la somma, e presenta una fidejussione. Nella copia della convenzione fornitami dal Comune il rigo relativo a chi ha garantito la fidejussione è “trasparente” (pag. 9), così per la data di scadenza della validità. Il primo aprile 2005, la Bivio Vela presenta domanda al Comune per la costruzione di due capannoni ad uso logistico in strada Bellingera. Il 9 giugno ottiene la licenza dalla Regione Lombardia per lo stoccaggio di “sostanze pericolose”. Nel settembre 2006, la LdL è già attiva al Bivio Vela e nei due capannoni ha insediato il proprio quartier generale della logistica, “nuovo modello di riferimento per i futuri poli logistici” come scrivono nella loro pubblicità. C’è posto per 51000 bancali, su di un’area che dichiarano di 64.000 mq (non dovevano essere 55000?). Ma scrivono anche:” Ampie possibilità di espansione nell'area di Pavia permettono di supportare la crescita di ogni cliente”; dove? quando? Quanti tir partiranno e arriveranno da Pavia per movimentare le paillet?

Irene Campari
lunedì, 16 giugno 2008, 15:41 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti (1)

Commenti
#1    16 Luglio 2009 - 14:44
 
I'll never forget the wonderful time I spent in 1956-1957, working in "Dip. Estero" at Necchi Pavia.
What an extraordinary organization, and marvellous people!
Kenneth Pagnod, Geneva Switzerland
utente anonimo

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