Seconda parte
La storia del recupero dell’ex area dismessa ex Necchi di Pavia va di pari passo con il nuovo “polo produttivo” al Bivio Vela (in realtà “polo logistico”), e con la cronaca delle vicende degli uomini legati a Giampiero Fiorani, ex presidente di Bipielle. Gran parte dell’area ex Necchi è di proprietà, dal 1998, del Gruppo Marazzina, che vi ha insediato alcune attività logistiche. La parte restante è di proprietà di Mario Cavallini. Nel settembre 2006 però tutte le attività logistiche del Gruppo Marazzina, notevolmente incrementate, sono state trasferite dall'ex Necchi al Bivio Vela. È in questa vicenda ricca di incroci che si comprende il destino futuro dell’ex area industriale, essendo il suo passato stretto a quello di un altro uomo della Bipielle, Giampiero Beccaria.
Dei molteplici intrecci con la vicenda della bancarotta di quest'ultimo ne abbiamo già parlato (i “San Bernardo boys”). La società del Gruppo Marazzina (Ambrogio) che gestisce la logistica è la LdL, legale rappresentante ne è Gian Paolo Bruschieri, colui che per il Gruppo gestisce le attività logistiche. È anche titolare di società immobiliari quali la Borebo, e socio dell'immobiliare Pmg, da ricondurre ad Ambrogio Marazzina, indagata da Clementina Forleo per una serie di dubbie operazioni, come la rilevazione dell’area ex Italcementi di Imperia nel 2001. Il recupero è stato bloccato dal Comune e dall’opposizione di due architetti che ne hanno subodorato l’enorme speculazione (160.000 mq). La Italcementi è stata rilevata dalla Pmg da Immobiliare Liguria il cui presidente Aldino Quartieri era il commercialista di Giampiero Fiorani, con ufficio in via San Francesco 10 a Lodi, dove aveva sede la Bivio Vela srl legata alle vicende pavesi del Gruppo Marazzina. Nel 1998 in Liguria i lodigiani avevano già rilevato Aura, fabbrica di cioccolato piena di debiti (“Il Sole24ore", 10 febbraio 2006). ll business sembrava essere quello di acquisire aree dismesse o in procinto di diventare tali. Nel 2004 la Bipielle eroga a Pmg un credito di 14 milioni di euro a fronte di un capitale sociale di 700.000, senza garanzie ipotecarie.
Vediamo ora come si è dipanato il progetto di recupero dell’ex Necchi e il salto di interesse produttivo del Gruppo Marazzina al Bivio Vela. Le date sono importanti; mentre si richiedevano dismissione e cambiamento di destinazione d’uso per l’ex Necchi, si richiedevano permessi per nuovi insediamenti al Bivio Vela. Il Gruppo Marazzina si insedia alla ex Necchi nel 1998, quando la storica fabbrica era già in crisi, ma tutt’altro che sull’orlo del fallimento. Il 23 luglio dello stesso anno veniva approvato dal Consiglio comunale il Nuovo piano degli insediamenti produttivi nel Comune di Pavia. Nel marzo 2003 viene approvato - dalla Giunta Albergati (centrosinistra) - il nuovo Piano regolatore generale. Nel gennaio del 2002, LdL, Logistica Distribuzione Lombardia, con sede a Lodi, e a Pavia in Viale della Repubblica dentro l'ex fabbrica, partecipa già al bando del Comune per l’assegnazione di lotti da destinarsi a insediamenti artigianali e industriali al Bivio Vela. Il 15 marzo 2005, Gian Paolo Bruschieri, legale rappresentante di LdL presenta una Proposta di programma di intervento (PII) per l’area ex Necchi. LdL ha qui la centrale operativa che gestisce otto magazzini distribuiti in Italia. Nelle prime righe della relazione allegata alla proposta di intervento, lo Studio di progettazione “Tremolada” di Monza dichiara che il nuovo Piano regolatore generale (del 2003) non permette l’espansione dell’attività logistica in quell’area, bloccata da un lato dalla ferrovia. Il settore è in espansione (la Capitelli, successore di Albergati, non ce l’aveva detto) e anche l’occupazione, e LdL si ripromette di diventare leader nazionale, trascinandovi anche Pavia. Sviluppare il settore nel’area ex Necchi implicherebbe, «per la logistica integrata, modificare il tessuto urbano circostante e la rete viaria», inoltre le autostrade sono vitali per i trasporti, per evitare le rotture di carico e tutto ciò che fa aumentare i costi del Chain supply management. Tuttavia, è come se dicessero: ci dovete dare un altro posto dove mettere i capannoni per la logistica perché qui ci vogliamo fare qualcos’altro. E lo dichiarano: «Si tratta perciò di un complesso recupero urbano e ambientale [quello della ex Necchi secondo il Prg, Ndr] che non porterebbe comunque a raggiungere significativi obiettivi di riqualificazione di questa porzione di città. Alla luce di quanto sopra esposto è evidente di come l’obiettivo di sviluppo aziendale prospettato dalla società trova scarse possibilità di realizzazione nell’area in oggetto ed è per questo che il gruppo Marazzina ha recentemente stipulato con il Comune di Pavia la convenzione per l’acquisto di cinque lotti di terreno con superficie di 55439 mq posto all’interno del Nuovo piano degli insediamenti produttivi (PIP) industriali e artigianali del Bivio Vela dove realizzare a breve la nuova sede del polo logistico». Sarà già insediato poco più di un anno dopo. A questo punto l’area dell’ex Necchi di proprietà Marazzina è a disposizione per altre e più remunerative proposte immobiliari. Non produttive, ossia che non creano posti di lavoro.
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La proprietà Marazzina occupa 110.000 mq dell'area ex Necchi (l’ex Snia Viscosa, per esempio, è di 171.000 mq) posti a nord, quelli soggetti alla proposta di Pii sono nell’area sud di questa di proprietà per un totale di 63.930 mq, di cui 18.382 sono stati ottenuti dalle Ferrovie dello Stato con richiesta del novembre del 2004, coperti sono 33.800. È occupata attualmente da due grandi capannoni per la logistica e alcuni piccoli inutilizzati. Il Prg prevede, su di una superficie di 45.000 mq, «aree per attività esistenti» ossia artigianali di produzione e servizio, industriali, depositi, attivitù di ricerca anche finalizzata ai servizi; sui restanti 18.300 mq «viabilità, infrastrutture – nuove aree ferroviarie». Al comma 9 dell’art. 16 del Prg è scritto che per la LdL di Via della Repubblica «non sono consentite modificazioni e ampliamenti». sui restanti 18.300 mq «viabilità, infrastrutture – nuove aree ferroviarie». Ci vogliono invece fare residenze e parcheggi, quelle di cui Pavia non ha bisogno.

di Irene Campari
Capita che per conoscere ciò che sta avvenendo a Pavia ci si debba imbattere in notizie che i quotidiani riportano qua e là e in siti di pionieri della libera informazione. Partiamo ancora da Giampiero Fiorani, una miniera di iniziative immobiliari. Il 26 agosto 2008, si è tenuto a Ceriale, in provincia di Savona, un Consiglio comunale dov’era presente anche la benemerita Casa della legalità di Genova. Si discuteva del progetto dell’area chiamata T1 promossa dalla famiglia Nucera e che, la presidenza della casa della legalità, ha definito «una delle molteplici operazioni speculative liguri di Giampiero Fiorani» (scritto lunedì 25 agosto 2008). Hanno distribuito anche un volantino: «Alberto Teardo. Nella terra teardiana... dominano i Nucera, e Ceriale si mostra china. La terra ligure si mostra sempre prediletta dalla criminalità mafiosa e finanziaria, così è dai tempi di Alberto Teardo! E se indagine dopo indagine si scoprono i legami delle cosche della 'ndrangheta, Cosa Nostra e Camorre con "noti professionisti" locali, tra cui avvocati, politici, amministratori pubblici, banche e cosiddetti imprenditori, qui la cultura omertosa protegge egregiamente questo sistema di collusioni, contiguità e complicità». Seguono citazioni da verbali del Giudice Anna Canepa che allertano sui pericolosi intrecci tra amministrazioni, affaristi immobiliari e criminalità organizzata.
Secondo la Direzione investigativa antimafia i Nucera sono segnalati come appartenenti alle cosche storiche dela ’Ndrangheta di Condofuri. Loro però si dichiarano vittima di omonimia. Dall’altra parte, a dare certe conferme, sono atti della Procura di Milano a carico di Fiorani: «il 19 novembre 2007 [...] gli amministratori della Pmg avevano stipulato un preliminare di vendita degli immobili di proprietà della società. Controparte di tale contratto è Geo srl. Il prezzo stabilito è di 30 milioni di euro, notevolmente inferiore al valore commerciale dei beni, così come stimato da Cbre su incarico della Banca Popolare spa. La società promissaria acquirente, Geo srl, è posseduta quasi interamente dalla lussemburghese GeoLuxembourg s.a., che detiene 3.960.000,00 euro del capitale sociale pari a 4 milioni; i rimanenti 40.000 euro sono posseduti dalla Paim srl, società controllata interamente dalla lussemburghese Hostcare Inv. s.a.». La società Geo è dei Nucera; la Pmg è invece riconducibile ad Ambrogio Marazzina titolare dell’omonimo Gruppo edile e logistico proprietario di buona parte dell’ex Necchi e, dal 2006, anche di parte del Bivio Vela, continuando qui la vocazione logistica e spostando da Lodi la sede dirigenziale. Amministratore della Bivio Vela srl con sede a Lodi è Gianluigi Albergati. La Bivio Vela ha sede a Lodi in via San Francesco 10, dove aveva sede l'Immobiliare Liguria, di Aldino Quartieri, commercialista di Fiorani, che insieme alla Pmg aveva rilevato l'ex area Italcementi di Imperia. Amministratore della LdL è Giampaolo Bruschieri. Questa ha anche presentato un progetto di Piano integrato di intervento per la sua parte di area ex Necchi che prevede molte residenze. Per realizzarlo occorre una variante al Piano regolatore. Quel Programma il Comune si sono recentemente affrettati a definirlo uno tra quelli che arriveranno e che l'Amministrazione non ha ancora considerato. Quindi il nostro lavoro deve andare avanti. Nei documenti della “Casa della legalità” di Genova si legge ancora: «I protagonisti [delle speculazioni] sono i Nucera. È infatti Andrea Nucera l'amministratore della Geo srl, quella geo di proprietà delle società in terra straniera. Loro, qui, sono il mattone per eccellenza. Alassio, Albenga, Ceriale Finale, Spotorno, Andora, Varazze, Cairo M., Vado, Noli, Borgio Verezzi, Albissola... ma anche nell'imperiese e nel ponente della provincia genovese. Se a loro aggiungiamo gli altri "noti" dell'Alfa costruzioni della famiglia del teardiano Avv. Barbano e quella dell'altro "esecutore" di interessi lodigiani, Pietro Pesce, raggiungiamo pressoché la totalità delle colate di cemento che stanno devastando il territorio. Ma qui, come è risaputo, la massoneria va forte ed il legame massonico con la criminalità finanziaria, quella mafiosa e il mattone non è mai stato un gran segreto. Tra le grandi opere dei Nucera, a cui si piegano gli interessi pubblici, guardiamo tre: Cogoleto e Ceriale, Albenga. A Cogoleto con le aree della Tubighisa. Qui i capannoni dell'ex fabbrica, a pochi metri dal mare hanno un ampiezza di 65000 metri cubi. Oltre ai Nucera troviamo Pietro Pesce e come si evince dagli atti dell'inchiesta su Fiorani, anche questa era un'operazione voluta dal "furbetto"... assecondata, come tutte le grandi e piccole speculazioni, dalle pubbliche amministrazioni». Pietro Pesce era in affari diretti con gli investitori pavesi a Celle Ligure. I titolari della Ligurcelle, società immobiliare, erano Ambrogio Marazzina, Giampaolo Bruschieri (responsabile logistica del Gruppo e Ad di Logistica distribuzione lombardia), poi socio unico è stato Pesce. Il cantiere venne sequestrato dalla procura di Savona e poi dissequestrato dopo le varianti "salva abusi" (“Il Lavoro”, 15 e 16 novembre 2007). E anche di questo ne sappiamo qualcosa anche qui. Sembra sia prassi. “Il Lavoro” di Genova scrive inoltre: «Ma quello di Celle non è l´unico rivolo ligure della maxi inchiesta sulla Popolare di Lodi poi Popolare Italiana. I magistrati che sono a caccia dei prestanome e degli affari di Fiorani, stanno infatti analizzando la documentazione relativa a diversi progetti rivieraschi (Imperia, Alassio, Ceriale, Nervi con l´ex fabbrica di cioccolato Aura) che vedono impegnati alcuni imprenditori lombardi, assieme ad un ristretto nucleo di costruttori e uomini d´affari genovesi e savonesi». Indagati anche dal Giudice Forleo, insieme alla Ligurcelle, Pmg e Frontemare. Nel 2004 la Bipielle eroga a Pmg un credito di 14 milione di euro a fronte di un capitale sociale di 700.000, senza porre allora ipoteche.
I giornalisti Sansa e Preve scrivono a proposito delle indagini di Forleo: «Due indagati e accuse pesanti: Gianpiero Fiorani, l´ex padre padrone della Popolare di Lodi e i suoi più stretti amici e collaboratori, utilizzavano alcune società immobiliari operanti in Liguria per riciclare denaro che veniva erogato direttamente dalla banca lodigiana, “in assenza delle necessarie preventive deliberazioni degli organi competenti, al fine di appropriarsi indebitamente dei proventi di dette operazioni”. Nell´inchiesta sulla Bpl prende forma e consistenza il filone ligure. Secondo il giudice milanese Clementina Forleo che ha firmato le 52 pagine dell´ordinanza con cui lo ha mandato in carcere, l´amministratore delegato della Lodi poi Popolare Italiana, di alcune di queste società era di fatto “un socio occulto”. I due indagati sono: Pietro Pesce, costruttore di Cogoleto e Ambrogio Marazzina, lodigiano con numerosi interessi in riviera. Vicende che Repubblica ha già in parte raccontato anche attraverso l´intervista a due architetti genovesi che, tre anni fa, dopo aver rifiutato di “aggiustare” le volumetrie di un progetto ad Imperia hanno subito pressioni, denunce e minacce [...].Sono infatti sempre gli stessi nomi che a giro compaiono nelle varie società sulle quali hanno indagato i finanzieri del Nucleo Regionale di Polizia Tributaria di Milano. Oltre a Marazzina e Pesce, ci sono quelli di Sergio Bianchi avvocato genovese e presidente della Pesce spa, e poi Aldino Quartieri e Marino Ferrari il primo commercialista di fiducia di Fiorani e l´altro considerato suo prestanome».
Ci sono però notizie più recenti che riguardano Pietro Pesce. Il 25 giugno scorso “La Repubblica” riportava la notizia che il costruttore era indagato a causa della presenza di cromo esavalente in un’area di sua proprietà a Cogoleto dove ha sede la sua impresa. L’inquinamento è fatto risalire alla presenza dell’ex area industriale Stoppani. «Fanghi contaminati sono emersi durante le operazioni di scavo avviate da un cantiere aperto al margine inferiore della discarica di Molinetto, al confine con Varazze. Le acque raccolte nella preparazione delle fondamenta di un nuovo capannone industriale sono state pompate e scaricate nel vicino torrente Arrestra. Inquinandolo. [...] Il risultato è stato un blitz dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) che ha portato al sequestro del cantiere (1.200 metri quadrati) e della discarica (200 metri quadrati) e alla denuncia del titolare dell’impresa edile e di uno dei suoi collaboratori per stoccaggio di rifiuti e scarichi abusivi. Il responsabile dell’impresa, indagato, è un costruttore genovese tra i più noti: si tratta di Pietro Pesce. L’interessato ha spiegato “Di quel cromo sono la vittima e non il responsabile”. L’area sequestrata è una parte del cantiere che non ci impedisce la prosecuzione delle altre opere in corso. Non sappiamo al momento spiegarci la contaminazione». I nomi qui citati compaiono più volte anche nell'inchiesta di Ferruccio Sanza e Marco Preve, Il partito del cemento (edizioni Chiarelettere). I fatti narrati cono quelli riportati qui dalle fonti originarie. Di società lussemburghesi ritorneremo a parlare, ce ne sono a bizzeffe spesso producono in francese, altre in tedesco o spagnolo e inglese. Spesso non lasciano traccia. Sarà però interessante vedere quante società di diritto lussemburghese insistono su questo territorio o direttamente o indirettamente.
