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La democrazia è reciprocità

di Irene Campari

La Magistratura italiana è ancora sotto attacco di Silvio Berlusconi. Finché non sarà completato lo smantellamento delle strutture e presidi democratici come definito dalle P2 e dai Licio Gelli più o meno occulti, non demorderà. Ha ottenuto per sé con il lodo Alfano, ora deve portare a compimento il "Progetto." La riforma della Giustizia segna il passo con la riforma e la politicizzazione ufficiale del Csm e la divisione delle carriere dei Giudici. Quel "Progetto" è rimasto sempre presente, come ben presente è l'insofferenza di quella gente per la democrazia. Sono cambiate molte cose in quarant'anni. E’ cambiato il capitalismo, la struttura della società, quella del lavoro, il valore della cultura e dell’istruzione, la politica, il mondo, la guerra fredda vera è finita, ma quel progetto autoritario è sempre lì, inossidabile (altro che progetto anticomunista, come ce l'avevano da sempre presentato). Incardinato proprio da quei mutamenti epocali ai quali ben poca resistenza è stata opposta nei luoghi deputati. Ciò che si deve fare è resistere e fare opposizione profonda a quella proposta di riforma della Giustizia. Se ancora vale la sublime idea di “uguaglianza” ormai è solo di fronte alla Giustizia che possiamo rivendicarla. E almeno di fronte a questo il centrosinistra si astenga dal fare manfrina cominciando a fare sul serio, prima che ci si chieda seriamente a cosa servano le Alte Scuole di formazione politica del Pd. Eugenio Scalfari piange in questi giorni su "La Repubblica" lacrime calde sulla scomparsa dell'opinione pubblica. Ci voleva Moretti a risvegliare la preoccupazione in un ex direttore dii uno dei quotidiani più letti in Italia? Se non erro quelle Scuole di alta formazione erano anche sponsorizzate dalla Holding "L'Espresso". Dov'è l'opinione pubblica che hanno sollecitato? Tutta ai comizi preelettorali di Veltroni? Poi più nulla? Dov'è il loro dissenso? Ne so qualcosa di quello soffocato e infamato senza troppi scrupoli. E' di questi giorni anche il richiamo dalle prime pagine di quel quotidiano alla ricostruzione di una Sinistra, come hanno fatto Aldo Schiavone ("Sinistra, si aprono grandi opportunità per te", che eccitazione) e Nadia Urbinati ("Siamo un popolo troppo docile", ma pensa). Si sono accorti che eliminando la sinistra e il dissenso si sono tirati la zappa sui piedi. In periodi di sorda recessione chi glielo racconta all'impiegato con la rata inevasa del mutuo che il problema è dovuto all'accondiscendenza senza progetto del centrosinistra? Ora sentono la mancanza pelosa del progetto di una sinistra che non c'è, ma che appena mette fuori la testa le viene mozzata ("massimalisti nemici dello sviluppo e dell'innovazione"). Bene, potrebbe voler dire che il centrosinistra si è reso conto di essersi troppo invischiato e di non aver voluto preparare menti indipendenti all'altezza del momento, tant'era impegnato a produrre giovani obbedienti, devoti al sistema e ambiziosi. Se la situazione è questa, è anche per ciò che il centrosinistra ha accettato che Berlusconi facesse, per le trasversalità devastanti in nome di un potere condiviso e a strati corrotto. Non possiamo poi nasconderci come una parte della Magistratura non abbia contrastato quel progetto quarantennale di smantellamento sostanziale delle istituzioni democratiche. I poteri corrotti, sia politici che imprenditoriali, non sarebbero stati così longevi e sempre più invasivi se la Magistratura tutta avesse rispettato sempre e comunque i propri statuti. Berlusconi vuole la modificazione “politica” della composizione del Csm, ed è una sciagura. Ma sappiamo che i giudici De Magistris e Forleo proprio da quel Csm sono stati trasferiti dopo inchieste che dell’intreccio sporco tra partiti, affari e mafiosità si stavano occupando. Cari Giudici, snodi cruciali dello sbrendolo di democrazia che ancora ci possiamo godere, non lasciateci la sensazione che quella di Berlusconi sia solo la formalizzazione di una realtà in azione da tempo. Aiutateci piuttosto a recuperare lo statuto di cittadini (solo con questo presupposto si crea vera opinione pubblica) che sta slittando ineluttabilmente verso l’inconsistenza, e questo avviene e avverrà anche a vostro detrimento. La democrazia è reciprocità. Sarà molto più autentica e priva di riserve qualsiasi azione etica in vostro sostegno. Sono a disposizione pubblicazioni che ci raccontano come al desco di Don Rodrigo si sedessero anche eccellenti servitori della Legge. La Sinistra ha l’obbligo politico e etico di sostenere la Magistratura contro le riforme autoritarie e fascistoidi; la Magistratura ha il dovere di dimostrarci quotidianamente che difende i cittadini dagli imprenditori della paura, dagli intimidatori e da coloro i quali non temono nulla poiché così li hanno convinti che fosse, che “La legge è uguale per tutti” perchè è Giustizia, e dovrà pur avere la meglio sulla mera legalità di facciata (o siamo destinati a rimanere il paese dei cachi?). In questi anni hanno spuntato tutte le armi giuridiche atte a colpire i grumi malvagi di potere; a poco a poco Vi hanno ridotti al rango di ratificatori delle differenze sociali. Chi ha i soldi protrae i processi fino alla prescrizione. Tuttavia, il senso delle istituzioni democratiche non dovrebbe nemmeno arrendersi di fronte a questo. La vostra indipendenza formale è cruciale e vitale, quanto lo è quella sostanziale e questa dipende dai singoli. Lavorare per la trasparenza, per l’informazione diretta ai cittadini ha spesso coinciso con il sentirsi all’incrocio dei venti; non è una bella sensazione, lasciatecelo dire. In democrazia nessun cittadino che segnali abusi di potere dovrebbe provarla. Nessuno dovrebbe essere lasciato per mesi esposto allo stesso potere dopo che ha indicato illegittimità e illegalità. Si rischia di contribuire a portare verso il populismo autoritario la maggior parte dei cittadini, se già non lo sono, che rimarranno così indifferenti di fronte alle riforme che ci riducono tutti, magistrati compresi, a sudditi di nessuna sovranità, tranne quella penitente e postulante, per sé.

Irene Campari


Riprendo da “El Pais” di oggi 23 agosto.

La riforma del sistema giudiziario di Berlusconi infiamma i Giudici.
I giudici evocano il fascismo di fronte alla riforma del sistema giudiziario di Berlusconi.

La riforma del sistema giudiziario che il Governo Berlusconi sta preparando sta provocando dure reazioni in seno alla Magistratura italiana prima ancora che il suo contenuto venga definitivamente formulato. Commentando i rischi generali della riforma, presentata da Berlusconi in un'intervista, il segretario dell’Associazione nazionale Magistrati, Giuseppe Cascina, ha messo in guardia dal rischio di sottomissione della Giustizia alla politica, evocando il fascismo. "L’indipendenza della Magistratura fu stabilita dopo la dittatura fascista per evitarne l’uso politico della giustizia”, dice Cascina riferendosi alla possibile introduzione di membri politici nel Consiglio Superiore della Magistratura. Sarà un passo “verso un sistema autoritario”, avverte il Giudice. La riforma a cui sta lavorando il ministro Alfano è una delle priorità politiche del governo sul finire delle vacanze, dopo i primi mesi, molto criticati, focalizzati sulla politica immigratoria e sulla sicurezza. Gli elementi centrali del progetto sarebbero proprio la modificazione della composizione e delle competenze del CSM – che decide anche in materia di promozioni e trasferimenti, la separazione delle carriere professionali dei giudici e l’introduzione del “criterio di merito” nella valutazione del lavoro dei giudici. Berlusconi non ha specificato quali saranno quei criteri. Questi provvedimenti vengono interpretati da buona parte dei giudici e anche dall’opposizione come un attacco all’indipendenza del potere giudiziario. Sono previste altre riforme che sarebbero dirette a snellire il sistema processuale ai limiti del collasso, molto più lento che negli altri paesi europei. Dato l’esordio, i giudici hanno criticato molto duramente i fondamenti della riforma. Nel proprio grido di allarme, Cascina ha anche supposto: “L’Europa potrebbe avere alcune riserve” rispetto alla riforma così come finora è stata presentata.
La battaglia tra Berlusconi e i giudici (“ideologizzati e con manie di protagonismo”) è una costante da quando il Cavaliere si è messo in politica.  Il punto di frizione più recente è stata l’approvazione della legge che prevede il congelamento dei procedimenti in cui era coinvolto Berlusconi e l’immunità per le quattro più alte cariche dello Stato. Berlusconi ne ha celebrato l’approvazione dicendo: ”Invece di passare il fine settimana a lavorare con i miei avvocati e a preparare udienze, lo trascorrerò a lavorare per il Paese”.  
Adesso assicura che non vuole una riforma “contro i Magistrati”, piuttosto “valorizzare quelli seri che fanno il loro lavoro in modo coscienzioso e con spirito di sacrificio”.
In un guizzo populista Berlusconi dice di ispirarsi al giudice Giovanni Falcone, assassinato dalla mafia, Queste parole hanno provocato la la pelle d’oca ai parenti e amici del Giudice Falcone, considerato un eroe nella lotta contro la criminalità organizzata. Antonio di Pietro ha dichiarato che è come se il diavolo parlasse dell’acqua santa.

Laura Lucchini, “El Pais” 23 agosto 2008

[trad. di Irene Campari]

sabato, 23 agosto 2008 - alle ore 16:00 *** link al post *** commenti (1)

Commenti
#1   24 Agosto 2008 - 17:12
 
I magistrati devono continuare ad essere nominati solo per concorso ... ma ...

Esprimo un modestissimo parere.

Ci sono notoriamente interi distretti giudiziari che visibilmente, tranne per chi non può o vuole vedere, sono in mano a vere e proprie organizzazioni (senza generalizzare) di magistrati, avvocati, consulenti, baroni universitari, politici, parenti, amici e compari, i quali tutti insieme gestiscono il loro distretto come “cosa loro”. Questi “sistemi” sono a detta di tutti pressoché “intoccabili”, poiché poi è chiaramente innaturale e pure umanamente irrazionale che a dovere indagare e giudicare queste, chiamiamole per comodità ... “logge”, dovrebbero essere altri “colleghi” in quanto, almeno personalmente, non credo agli “inviati di dio sulla terra”.

Invece sulla riforma della giustizia sarei d’accordo solo su tre aspetti. Primo, con le obbligate e civili garanzie, velocizzare le procedure processuali, perché la giustizia di oggi assomiglia ad un “obitorio”. Secondo, dividere le carriere tra inquirenti e giudicanti ma a condizione che si crei una figura di super-PM-specializzato inquirente e requirente. Terzo, che non avvenga mai e poi mai che ad esempio i PM siano eletti dalla politica, ma nominati solo ed esclusivamente attraverso concorsi seri e ferrei, come chiunque entri nello Stato, ed anzi, ma questo dovrebbe valere per tutte, dico tutte le cariche medio e alte dello Stato (e non vessare lo sportellista da 800-1200 euro al mese), si dovrebbe sottoporre ogni sei-sette anni circa, tutti, dico tutti, persino “i 4 del lodo Alfano”, ad un test attitudinale e psichico.

Poi se dovesse essere definitivamente consentito il cosiddetto federalismo fiscale, che invece, sempre a mio modesto avviso, ha il sapore di un “federalismo mafioso”, in cui governatori regionali, presidenti di provincia, sindaci, la politica nativa, la magistratura di distretto, i baroni provinciali, la locale polizia, ecc. possono decidere e fare ciò che vogliono nel proprio “feudo”, allora è evidente che noi italiani ci siamo bevuti anche l’ultima parte di cervello indipendente rimastaci …
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