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In missione per conto della democrazia

Sindaci fuorilegge di Marco Bascetta

Li chiamano «sceriffi», ma i nuovi superpoteri li hanno trasformati in nemici della democrazia.
Cosa vi sarebbe di piu’ democratico, contiguo alla nostra quotidianita’, radicato nel territorio, vicino ai problemi e alle aspirazioni di chi lo abita, del governo locale? Di quei «comuni» che gia’ nel nome stesso evocano la difesa di una comunita’ sociale e politica dall'arroganza di poteri lontani, astratti, predatori? Non e’ forse stato il «decentramento», la partecipazione popolare, il confronto ravvicinato, l'articolazione massima della sfera pubblica, una bandiera irrinunciabile del radicalismo democratico? E, tuttavia, l'ideologia contemporanea e il ceto politico italiano, che la alimenta e se ne alimenta, hanno provveduto a trasformare queste aspirazioni in un incubo, il governo locale in un formidabile dispositivo di repressione e regolamentazione delle vite.
Remoti sono i tempi in cui i comuni difendevano gli usi civici, e cioe’ i beni della collettivita’, dalle pretese dei feudatari. Semmai si tratta oggi di venderglieli o concederglieli a condizioni di massimo favore. A colpi di demagogia e procurati allarmi, dotandosi di giannizzeri ben armati e di volontari addestrati al controllo e alla delazione i governi comunali vanno trasformandosi in piccole satrapie elettive, che celano l'incapacita’ di migliorare la qualita’ dei servizi e la quantita’ delle risorse, dietro lo spettacolo della repressione capillare.
Il decreto Maroni, che conferisce ai sindaci poteri speciali «in materia di sicurezza» imprime a questa catastrofica deriva una spaventosa accelerazione. A infelicitare la nostra esistenza quotidiana e ridurre la liberta’ di tutti , soprattutto di quanti non dispongono dei mezzi per comprarsela sul mercato, non sono tanto le leggi, discusse nei parlamenti e raccolte nei codici, (sebbene anche queste facciano in molti casi la loro parte) quanto una selva di ordinanze, normative, divieti, prodotte dall'arbitrio di valvassori e valvassini della
governance diffusa, sostenuta dagli interessi corporativi e particolari che la circondano e la aizzano. Questo «potere di ordinanza» viene ora esteso oltre misura e sottratto  al controllo della magistratura, ovvero all'obbligo di essere coerente con le leggi dello stato. In altre parole l'arbitrio dei sindaci puo’ spingere la sua «creativita’», come del resto quotidianamente accade, fino a imporre normative discriminatorie e limitazioni della liberta’ dei singoli o di determinate comunita’, che contraddicono radicalmente l'ordinamento giuridico e i principi democratici. Sottraendo inoltre, chi ne cadesse vittima, a qualsiasi tutela e garanzia.
L' «ordinanza» diviene cosi’ un atto di sovranita’ fuori da ogni controllo, una decretazione quotidiana e banalizzata dello stato di emergenza che consentira’ di discriminare, come gia’ sovente accade, sulla base della razza, della religione, del censo, dell'eta’, del sesso o delle inclinazioni sessuali, infischiandosene dei principi e delle leggi. Gli esempi offerti dalla cronaca sono innumerevoli. Dai comuni che vietano la residenza a chi non disponga di un reddito superiore a una determinata cifra, a chi mette una taglia sulla cattura degli immigrati clandestini, a chi, come l'ineguagliato sindaco di Verona Flavio Tosi, fra molte altre nefandezze, privilegia nelle graduatorie per gli asili nido le coppie sposate ad alto reddito rispetto a quelle conviventi a basso reddito, fino alla guerra diffusa contro le moschee e gli insediamenti rom. E cosi’ di seguito ogni primo cittadino, senza freni o impedimenti, potra’ conformare la vita cittadina alla sua personale concezione di legge e ordine, al suo proprio catechismo ideologico.Proibire, per esempio, che nei parchi pubblici si «sosti» nottetempo in piu’ di due persone (Novara). E’ il federalismo della repressione, la fine dell'eguaglianza dei diritti. Chiamare questi «amministratori» sceriffi non e’ sbagliato: sembrano usciti da un western di serie c. E poiche’ eletti, come gli sceriffi, i sindaci sono sospinti ad assecondare gli umori della maggioranza. In assenza di vincoli e tutele ci vuol poca fantasia a indovinare che le prime vittime delle loro ordinanze saranno le minoranze: rom, stranieri, omosessuali, turisti squattrinati e «irregolari» d'ogni razza e colore. E la sicurezza, quel bene supremo, quella magica parola ne’ di destra, ne’ di sinistra, che corre sulla bocca di tutti? Della prostituzione, della  mendicita’, dei lavavetri, degli scarabocchioni che imbrattano i muri,  dei venditori ambulanti si puo’ pensare quello che si vuole, ma non certo che attentino alla sicurezza di qualcuno, che costituiscano un'emergenza tanto grave da legittimare la truce demagogia dei sindaci e l'estro repressivo degli assessori. La sicurezza, in questo caso, e’ una parola  menzognera e un colossale imbroglio.
I sindaci dei comuni italiani, con poche distinzioni tra destra e  sinistra, stanno avviandosi a diventare i nemici piu’ insidiosi della  democrazia e della liberta’ dei singoli; signorotti locali, circondati da corti voraci e applauditi da corporazioni egoiste e abbarbicate ai propri privilegi. Tutti ispirati da quel principio guerrafondaio e discriminatorio che considera un territorio come proprieta’ privata degli «autoctoni» e lo riorganizza in conseguenza come quei condomini di ricchi statunitensi in cui la Costituzione e’ sospesa e le guardie private garantiscono, con metodi spicci e senza impedimenti, l'ordine condominiale.
Le nostre citta’ rischiano cosi’ di diventare tante piccole e grandi Dogville, quella comunita’ ipocrita e feroce, sorridente e carogna, descritta in un illuminante film di Lars von Trier.
Il partito dei sindaci e’ un vero incubo. Forse e’ arrivato il momento di organizzare una brigata volontaria di caschi blu, o rossi, o verdi, che si assuma il compito di esportare la democrazia e i piu’ elementari principi di civilta’ a Verona, Novara, Treviso, Padova, Salerno, Bologna, Firenze, Vicenza, Roma, Milano e molti altri luoghi. Una forza d'interposizione tra i giannizzeri municipali e le loro vittime di turno. Una guerra umanitaria contro la cattiveria e la stupidita’.
..
Da Masada agosto 2008
giovedì, 28 agosto 2008, 20:18 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti (5)

Commenti
#1   28 Agosto 2008 - 22:50
 
Una descrizione perfetta dello stato di cose.
utente anonimo

#2   29 Agosto 2008 - 11:45
 
Mi permetto di segnalare questo articolo uscito quasi un mese fa sul Corriere, a firma di quel pericoloso estremista di sinistra, comunista e alcolizzato che risponde al nome di Beppe Severgnini. Non sarebbe male farlo leggere al nostro sindaco.

http://archiviostorico.corriere.it/2008/agosto/04/Divieti_estate_neo_proibizionista_co_9_080804067.shtml
utente anonimo

#3   29 Agosto 2008 - 12:57
 
Grazie.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente circolopasolini

#4   29 Agosto 2008 - 18:18
 
Abolire le Province? Meglio ancora abolire i Comuni, dove un qualunque stupidotto o stupidotta, come nel caso di Pavia, si sente investita da poteri supremi e crede di poter affrontare i problemi della città e della sicurezza a suon di ordinanze da dementi che dice di aver adottato dopo aver ascoltato (incredibile!) il comandante dei vigili urbani Ilaria Balduzzi, incompetente e incapace quanto lei. Con sindaci di questa levatura, molto meglio avere a vita un commissario straordinario. E che per favore non si parli di mancanza di democrazia.
utente anonimo

#5   30 Agosto 2008 - 11:55
 
vive le prefect!

Napoleonio Bonapartio Brega detto l'amministrativista
utente anonimo

Commenti