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Piazza della Vittoria Spa

Storia innaturale di una saracca di Irene Campari

Il “coperto” postmoderno e decostruzionista di Piazza della Vittoria ha una storia. E numerosi alias: tettoia, pensilina, gasoline station, saracca, merluzzo. Le storie hanno sempre un titolo. Per i visitatori della piazza è “stiamo migliorando la città”, stampato sui teloni del soffuso cantiere. Quello dei documenti ufficiali che ne hanno articolato la gestazione amministrativa: ”Interventi di riqualificazione nel centro storico per lo sviluppo delle attività miste (commerciali)”. Di questi tempi sarebbe stato molto più opportuno sviluppare progetti per riqualifcare la piazza come “centro per il recupero del senso di cittadinanza e comunità civica”, e imporre una tettoia virtuale per proteggere ciò che irrimediabilmente si sta perdendo dietro improbabili e insostenibili progetti edilizi e architettonici.

Il sotto

Nel 1956 il Comune decide di aprire un mercato sotto la Piazza, concedendo, il 2 febbraio di quell’anno, alla società “Piazza Vittoria spa” di Milano con sede in via Biancamano, di “costruire nel sottosuolo di Piazza della Vittoria un locale sotterraneo a due piani per mercato, negozi con magazzini, autorimessa per posteggi di breve e lunga durata degli automezzi a servizio abbinato di assistenza e attività inerenti, albergo diurno, frigorifero, locali di pubblico esercizio e trattenimenti, ecc.”. I lavori furono eseguiti tra il 1959 e il ’61. Fu ultimata dapprima la parte sul lato nord verso via Calatafimi poi quella dal lato del Broletto. Il passaggio sotterraneo tra Piazza Grande e Piazza Cavagneria fu aperto nel 1961. Nel 1964 il Comune prende atto che dei due piani ne era stato realizzato uno solo, stabilendo di dar tempo 26 anni per la consegna “degli impianti” com’erano stati in precedenza definiti. Nel 1983 “Piazza della Vittoria spa” cede tutta la proprietà alla cooperativa “Centro commerciale Piazza della Vittoria arl”. Le concessioni durano 12 anni. L’ultima è scaduta nel 2002, rinnovata fino al 2014. Nel 2002 il canone annuo di affitto era di 51645€, portato per l’ultimo dodicennio a 128.000€. Il Comune si era riservato uno spazio di 27 mq da cedere in uso a chi gli sarebbe parso.

La gestione


La convenzione in atto prevede che la manutenzione ordinaria e straordinaria dello spazio sotterraneo siano a carico della cooperativa, non attenendo in alcun modo a questa la Piazza. L’art 6 della convenzione recita: “Interventi migliorativi. Il Concessionario eseguirà a propria cura e spese, senza nulla pretendere dal Comune di Pavia, gli interventi migliorativi elencati nella relazione tecnica, depositata presso il Comune di Pavia, che dovranno essere realizzati completamente entro il termine della scadenza della concessione e con stati di avanzamento quadriennali”. Mentre l’art. 9: ”Qualora i servizi gestiti dalla concessionaria vengano ad interrompersi in tutto o in parte senza che la società “Centro commerciale Piazza della Vittoria” provveda a ripristinarli immediatamente, e qualora la gestione venisse condotta con gravi irregolarità, il Comune avrà facoltà di adottare, a spese e rischio della Concessionaria stessa e previa diffida da notificare a quest’ultima, tutte le misure che reputerà opportune per assicurare provvisoriamente il ristabilimento, la regolarità e la sicurezza del servizio. Il Comune avrà sempre la potestà di imporre alla concessionaria un termine entro il quale quest’ultima dovrà eseguire quanto necessario per il ripristino del regolare servizio”. Quando scrivevano questo gli esercizi erano 50, ora sono una ventina. E’ stato garantito il servizio? O meglio, la politica commerciale delle ultime amministrazioni ha garantito la loro sopravvivenza? L’apertura del Carrefour avvenuta nel dicembre 2007 era stata decisa proprio negli anni in cui progettava il nuovo ingresso all’ipogeo, 2002-2003. Da una parte si scriveva di voler rivitalizzare il commercio in centro storico, mentre dall’altra e simultaneamente si concedevano licenze per l’insediamento dentro al Parco Visconteo al secondo gruppo mondiale di Grande distribuzione organizzata. A Luigi Zunino era invece fatto credere che avrebbe potuto insediare 9000 metri quadri di commerciale all'ex Snia Viscosa di Viale Montegrappa. Il progetto è stato pubblicato nel 2005 da Risanamento spa, ma evidentemente risaliva a quegli anni.

Piazza commerciale ipogea

Gli esercizi presenti sono misti, alimentari e vestiario, ma negli anni d’oro si vendevano anche elettrodomestici. Dai bottoni agli aspirapolveri. Avere un banco sotto il mercato rappresentava una certa sicurezza economica. E un posto in cui bigiare per gli studenti medi. Da qualche anno c’è anche un supermercato DìperDì, socio della cooperativa concessionaria. E’ un marchio del Gruppo Carrefour che presto si omologherà al marchio GS. Tutti i supermercati del Gruppo Carrefour si chiameranno così; è la politica stabilita dal nuovo management insediatosi nel gennaio 2008 ai vertici del Gruppo quotato alla Borsa parigina. L’esercizio che sembra godere di maggior salute è proprio questo. La fortuna di tutti gli altri esercizi è in relazione sia a possibili altri insediamenti commerciali nelle periferie, che al destino del mercato di Piazza Petrarca. E’ infatti in corso una sua “razionalizzazione” come la chiama l’amministrazione. Sarà solo mattutino; è stato soppresso mercoledì e sabato pomeriggio. Con l’omologazione dei prodotti non è arduo pensare che questa operazione andrà a vantaggio del super-mercato coperto di Piazza Vittoria, “il tuo centro commerciale naturale”, e la “Piazza commerciale ipogea”, com’è definito il mercato coperto nei documenti relativi al primo progetto di “riqualificazione” o “nuovo ingresso” risalenti al 2003, ne diventa il fulcro centripeto.


Il sopra

Il mercato coperto si trova tra il cuore della città e il suo ventre. La piazza si è chiamata nel tempo Piazza Grande e Piazza della Vittoria, non quella al superenalotto, visto quanto i pavesi giocano, ma quella sul nazifascismo. La piazza è attraversata dal cardo romano che incrocia lì a pochi metri il decumano. La vittoria, quella storica, è costata una guerra che ha lasciato anche qui segni di distruzione. La Banca popolare di Novara, che chiude la prospettiva nord della piazza, è un rifacimento, brutto che più non si potrebbe. Emulato solo da alcuni edifici accademici di recente costruzione che deformano la percezione visiva degli abitanti del quartiere Ovest. E’ di color amaranto, che non trova alcun rimando naturale o antropico in questa regione. Ma il brutto non scaccia il brutto; il bello sì. Non basta però a questo il Broletto, aristocratico dirimpettaio. O si guarda di qui o si guarda di là. Il sistema visivo umano ha questo limite. Solo un infimo dettaglio, il Broletto, ceduto allo Iuss, sta germogliando; le piantine crescono spontanee tra gli interstizi del fronte principale, occultate in questi giorni di Festival da bandiere verdi. Sarà magari che le vecchie gloriose bandiere viola e gialle del Festival 2006 e del look of the city ("imperituro" - 181.000 euro, 34.000 solo di posa in opera) siano state riavvolte seguendo l’amaro destino toccato a Stefano Francesca, o forse facevano risaltare troppo il verde delle piantine.

Affordance

Nel 2003 decidono che le affordance spaziali così incidenti sull’educazione visiva dei nostri figli dovessero essere irrimediabilmente modificate. Le affordance, stando alla teoria della percezione visiva di Gibson ("Un approccio ecologico alla percezione visiva"), sono suggerimenti che provengono all'occhio da elementi spaziali e influenzano le modalità di percezione. Contribuiscono a sollecitare la sensazione del bello o del brutto, del delicato o del volgare. Possono anche rimandare a chi guarda un’identità dei luoghi piuttosto che un’altra. Non ci si scherza. Se decido di vivere a Pavia perchè la configurazione spaziale e i luoghi urbani hanno certe caratteristiche non me le possono cambiare sotto il naso. E alle affordance ci si abitua. Allora bisogna decidere se educare al bello o al brutto al delicato o al volgare. Che se ne rendano conto o no, gli amministratori hanno anche quel potere. In alcune epoche, disgraziatamente.


Marketing mercatale

Nel 2002 dell’era Albergati, quando assessore ai lavori pubblici era Giuliano Ruffinazzi e all’ambiente Angelo Zorzoli, l'accordo di programma per i "Lavori pubblici" prevedeva la riqualificazione di alcune aree intorno a Piazza della Vittoria. Nel 2003 arrivano i finanziamenti del Prusst  (Programma per la riqualificazione urbana e lo sviluppo sostenibile). Sono più di 3 milioni di euro. Vengono individuate alcune aree da risistemare, definitivamente decise nel novembre 2003, tra queste: via Romagnosi, via Calatafimi e Piazza Vittoria. Per le prime due si progetta il rifacimento del manto stradale. Per il resto si inquadra l’intervento in uno studio della società Sincron-Polis di Modena. Dal 2001 era incaricata di studiare  la vocazione commerciale del centro storico per il Piano regolatore generale di cui è stata consulente per la parte commerciale. Si tratta quindi per la tettoia di un progetto che si inserisce fin dall’inizio in un programma di riqualificazione commericiale del centro storico e non di riqualificazione monumentale. Lo sviluppo sostenibile di riferimento non era quello ambientale bensì quello commerciale.
Nel sito web di Sincron-polis è scritto: ”Marketing territoriale dei centri storici: la fase che è inaugurata con il passaggio dalla Legge 426/71 al Decreto Legislativo 114/98 è caratterizzata dal monitoraggio e dalla programmazione delle medio grandi strutture, e da una parziale liberalizzazione delle strutture commerciali più piccoli. Ma questo richiede che il processo venga accompagnato da una nuova capacità propositiva e organizzativa da parte degli Enti Locali, che devono essere in grado di catalizzare lo sviluppo competitivo in particolare nei propri centri storici. Su questi temi, abbiamo collaborato fra l'altro con i Comuni di Pavia, Grosseto, Modena, Piacenza, Mirandola, Parma, Sestri Levante, Campi Bisenzio” e “Un grande bagaglio di esperienze: il gruppo di lavoro Sincron Polis si occupa di programmazione del commercio al dettaglio dai primi anni '80. Fra le Amministrazioni Locali per cui abbiamo lavorato negli ultimi anni, ricordiamo i Comuni capoluogo di Mantova, Modena, Gorizia, Siena, Arezzo, Como, Forlì, Parma, Piacenza, Trieste, Ferrara, Grosseto, Pavia, Pistoia, le Province di Forlì Cesena e di Modena, le Regioni Emilia Romagna, Umbria, Basilicata, Marche, Puglia. Alcune centinaia sono i Comuni medio piccoli che hanno fruito della nostra consulenza”.
A Pavia, quando si parla di marketing territoriale, si fallisce. Basti pensare al marketing elaborato da Francesca nelle fasi di concepimento di “Pavia città internazionale dei saperi”. L’intervento su Pavia della Sincron-Polis aveva come obiettivo: ”elaborazione di schede di marketing nell’ottica di ampliare il sistema mercatale. Tale asse trova un’opportunità di riqualificazione in due nodi fondamentali: Piazza della Vittoria e Corso Cavour [...]. Piazza della Vittoria: nell’ottica di riordinamento della piazza principale, sede del Broletto (in avanzata ristrutturazione quale nuovo polo museale e sale congressi a completamento della Sala congressi di S. Maria Gualtieri e del Mercato sotterraneo di intesa con i commercianti) con i quali esiste una convenzione per il risanamento del polo commerciale sotterraneo" [quale?]. Il progetto viene approvato insieme allo stanziamento di 458.000 euro di spesa (Delib. GC 19.11.03 pt. 32608/03).


Piccole saracche crescono


L’argomento viene ripreso il 26 novembre 2003 in una delibera la cui parte narrativa aggiunge qualche dettaglio in più: “intervento di riqualificazione del quadrante N-O del centro storico con particolare riferimento al recupero della piazza e del sottostante mercato coperto con relativi accessi in stato di degrado e nella quale risultano attività commericiali di servizio da rivalutare e sviluppare anche sulla base della creazione del nuovo polo culturale del Broletto che entrerà in funzione nel 2005 in aggiunta alla sala convegni ricavata nell’ex Chiesa di Santa M.G. L’intervento di cui alla presente prevede essenzialmente la riqualificazione dell’ingresso Nord al mercato con la realizzazione di una struttura in acciaio che inglobi le funzioni attualmente esistenti sia per quanto riguarda i collegamenti verticali (scala e ascensori) sia per quanto riguarda i chioschi a livello stardale, destinati ad edicola e chiosco di fiori per un importo di € 508.220 iva inclusa”. (Prop. Delib. n. 144/03).
E continua: ”[...] L'approvazione del presente progetto definitivo è il presupposto per l’acquisizione di tutti i nullaosta di legge e pertanto l’UTC LLPP elaborerà la soluzione finale (sic!) di intesa con la Soprintendenza ai Monumenti che dovrà comunque eventualmente confermare la soluzione degli ingressi con o senza la tettoia o eventualmente con il suo ridimensionamento ove necessario in relazione al posizionamento dell’ascensore e all’impatto degli spazi commerciali già assegnati nel sotterraneo; analogalmente per quanto riguarda lo spostamento dell’edicola all’angolo di corso Cavour dalla posizione attuale alla posizione proposta sul lato opposto della piazza”.

Primo tentativo: vetro e acciaio

Doveva essere così:

saracca2.old
Ma non fu. Nella relazione di progetto è scritto: “L’intervento in piazza della Vittoria costituisce il riferimento centrale rispetto all’intento di rafforzare il sistema commerciale del centro storico per riqualificare il sistema delle piazze e dei percorsi centrali. [...] L’elemento formale di primaria importanza che connette spazialmente il sotterraneo con la piazza è costituito da una copertura-portico che protegge lo spazio ipogeo e ingloba un elemento unitario che ospita il negozietto del fioraio, l’edicola, il punto di informazione del Comune, l’ascensore, sostituendo i gabbiotti disuniformi esistenti. Il riferimento progettuale è relativo ai “coperti medievali”, semplici coperture porticate che definivano la zona del mercato sottostante nelle piazze principali”. Sottostante e non sotterraneo, aggiungo. “Ulteriori elementi di connessione di spazi pubblici interrati con il sistema pubblico in superficie sono individuabili in recenti piazze in Spagna come pure negli ingressi delle linee metropolitane parigine”. Con quest’ultima ci avviciniamo di più ai trasporti e ai parcheggi, sotterranei. Non ho mai visto logge per banchi "sotterranei" nelle città toscane nè da altre parti. Comunque: “La struttura è costituita da esili pilastri metallici a sezione circolare che reggono una copertura formata da una griglia strutturale metallica a basso spessore rivestita all’estradosso da lastre di rheinzink (materiale in zinco-titanio con una particolare finitura vellutata ad ossidazione controllata); l’intradosso viene controsoffittato in legno a vista [...]; tutte le superficie metalliche veranno realizzate in acciaio Corten ad ossidazione controllata e fissata che presenta un colore ruggine dalla tonalità calda: tutti questi materiali adottati permettono un controllo dei colori che non spiccano, bensì ben si sposano con le tonalità calde del mattone e dei colori storici degli edifici prospicenti la piazza”. Come il fegato della Banca di Novara. L’art. 18 della convenzione tra Comune e cooperativa prevede che la messa a norma di legge degli immobili sia a carico del concessionario. Il costo dell’ascensore inglobato nel nuovo ingresso, se istallato per adempiere a obblighi di legge come il superamento delle barriere architettoniche, debba essere a carico della cooperativa, com’è, per 48000 euro.


Attività miste

La ponderazione per lo “sviluppo delle attività miste” in Piazza Vittoria prosegue in modo frenetico. Il giorno 7 del mese di gennaio dell’anno 2007 fruttifica in una deliberazione di Giunta (nessun assessore era assente) (Delib. GC 201, Pg n. 348) in cui si prende atto dei risultati di un gruppo di lavoro composto dalla società Sincron-Polis, prof. Igino Rossi del Politecnico di Milano e studio associato Rossi-Dellera e dalla società Echo-Arte Comunicazione di Pavia (Monica de Stefano) che ha come obiettivo lo sviluppo sostenibile del centro storico tramite una maggior integrazione delle attività: ”Questa integrazione si traduce in una serie di interventi che puntano a coniugare le ragioni della cultura e della storia, dell’urbanistica e dell’architettura, con le ragioni dei cittadini e delle attività miste qui ubicate. [...] Il progetto di nuovo ingresso alla Piazza Ipogea assume una valenza rilevante ai fini della valorizzazione di una realtà economica unica nel panorama dei centri storici italiani come è il caso del cosiddetto Sotto mercato, che ospita 50 aziende commerciali al di sotto di Piazza Vittoria, raddoppiando il numero delle attività miste ivi esistenti”. Il progetto previsto per l’ingresso del mercato ipogeo è così descritto: ”Copertura portico a protezione dello spazio ipogeo con annessa l’attuale superficie di vendita relativa a fiorista e edicola. In tale spazio verrà inoltre ricavato il volume necessario per ospitare l’ascensore. La struttura a copertura piana verrà realizzata in vetro e ferro, utilizzando materiali qualificanti e rispettosi del contesto storico-monumentale in cui va ad immettersi. Costo 508.000 euro”. E' scritto anche che la Cooperativa dovrà farsi carico "della costruzione dell’ascensore, di una chiusura metallica verso S.M. Gualtieri e di un dissuasore automatico a scomparsa tipo pilomat verso P.za Cavagneria". La società partecipa complessivamente per un totale di 77500 euro. Nel frattempo però qualcosa deve essere cambiato anche in questa società; al nome tradizionale viene aggiunto “Nuovo Mercato”.


Ultimo tentativo: la loggia dei mercanti


Palazzo Mezzabarba? No, la tettoia. E’ così nell’era Capitelli, ci impongono anche la storia urbana che non abbiamo. Tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006, viene approvato un “aggiornamento” del progetto. Una motivazione è dovuta, si dice, al vetro su cui era improntato l’originario. L’associazione con la “sala del commiato” al cimitero maggiore è spontanea. Il vetro nella parte alta della struttura (costata 3 milioni di euro) è qui irrimediabilmente latrina per piccioni. In piazza quindi non metteranno nemmeno la vasca per le carpe giapponesi. Ma neanche a San Giovannino ci sono ormai le carpe giapponesi, sostituite con umilissimi pesci rossi e gialli. 100 per ciascuna vasca, costano un euro l’uno e il turn over è più economico. La loggia dei mercanti avrebbe potuto avere due piccole appendici: ricoperti dovevano essere anche i due ingressi laterali al mercato, sempre sul lato nord della piazza. Ma come le carpe giapponesi, sono rimaste, fortunatamente e per ora, nella testa di chi le aveva concepite. Ci sarà comunque da qualche parte e in bella evidenza un cartello che indicherà quali esercizi si offrono nel sotterraneo. Magari con l'indicazione che solo lì i giovani possono bere birra. I sotterranei sono sotterranei. Nel frattempo, la Sovrintendenza aveva dato parere preliminare favolevole al progetto “aggiornato” (9 aprile 2005 e, riconfermato nell’ottobre 2007), che porta ora le firme di Vittorio Prima, Remo Dorigati e Paolo Venini. Sparisce il vetro e si aggiungono alla spesa 75.000 euro che la Giunta trova in avanzi di amministrazione. I designer aggiungono un tocco di cosmopolitismo partenopeo all’idea-archetipo della loggia. Nella relazione progettuale approvata tra il 2005 e 2006, quando ancora Angelo Zucchi era assessore alle attività produttive, si legge: “Ulteriori suggestioni progettuali [...] sono costituite dal progetto di grande portico per un mercato di H. Tessenow, dalla struttura-copertura di Mies van der Rohe, dalla grande tettoia-coperto del mercato di Salvatore Bisogni a Napoli”. Omettono "il coperto" di Ceriano Laghetto in provincia di Milano, realizzato dallo stesso Dorigati e uguale a quella di Piazza della Vittoria, “compresa l’illuminazione” come nota “La provincia pavese” del 7 agosto. A Ceriano non c’è il Duomo e certe suggestioni non sono dichiarabili. A Pavia invece sì, e allora la copertura di zinco-titanio diventa un richiamo della copertura in piombo del Duomo. E si convincono, ineffabili, che: ”La leggerezza della struttura, la scelta dei materiali segnalano la proposta di un intervento che rinvia alla provvisorietà delle tende del mercato e degli eventi pubblici che spesso si succedono nella piazza. Non vi è alcunché di perentorio [si immagini, per carità] o definitivo, non è una struttura che modifica la struttura della città [grazie], ma accentua solo il ruolo pubblico della piazza con un atto che è quasi un’istallazione rimuovibile [mi consenta...]”. “Quasi”? rimuovibile? e se la rimuovessimo del tutto lasciando cadere un velo pietoso su queste pagine così poco degne di Pavia città dei saperi? Nelle relazione sintetica che i progettisti hanno preparato per l’evenienza (luglio 2008), tra parentesi è piccatamente dichiarato: ”Non è una pensilina”. Lascino almeno che la nostra immaginazione navighi, unica facoltà, postquem.

Questa dovrebbe essere, salvo qualche colorino qua e là, qualche materiale qua e là. Il tempo è comunque galantuomo, io meno e così i numerosi cittadini che in queste settimane si sono espressi contro questa bruttura. Il cittadino Giuseppe Zapelloni si è rivolto anche al Fai, molti alla loro coscienza riconoscendo che gli occhi sono il suo specchio.

Nota spese: 578.000 euro + 77500 euro (interventi vari pagati dalla cooperativa). Totale:  655.000 euro, niente male per un’opera “quasi” provvisoria. Quando dicono che 500.000 euro non li ha messi il Comune ma lo stato, stanno sempre parlando di soldi dei cittadini: il costo della saracca distribuito sul territorio nazionale.

Irene Campari




domenica, 31 agosto 2008, 17:36 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti (4)

Commenti
#1    31 Agosto 2008 - 16:12
 
http://temi.repubblica.it/laprovinciapavese-sondaggio?cmd=vedirisultati&pollId=876
Vota la “saracca”:
A voi piace?
Sì, la tettoia mi piace (45 voti) 10%
No, la tettoia non mi piace (422 voti) 90%
Non so (4 voti) 1%
Sondaggio aperto alle 18:46 del 31.07.2008
Quasi un plebiscito…bulgaro!
utente anonimo

#2    31 Agosto 2008 - 16:16
 
Bisogna tradurlo in "azione popolare" per lo sgombero.
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#3    02 Settembre 2008 - 10:22
 
"Sgombero? Che brutta parola!! Con termini come questi, quella pazza della Campari e la sua banda andranno a nozze. Le scelte linguistiche rivestono importanza primaria, lo lasci dire a me che sono dirigente scolastico e ho una certa esperienza. Bisogna parlare di dissuasione alla permanenza, non di sgombero. Quindi la prossima volta dobbiamo scrivere dissuasione alla permanenza".
Da "Le memorie di Piera", 3° edizione, febbraio 2007, Edizioni Ciaksiregistra, in distribuzione gratuita.
Ergo, dobbiamo scrivere "dissuasione alla permanenza del distributore di carburanti di piazza della Vittoria"
utente anonimo

#4    02 Settembre 2008 - 12:37
 
Chi avrà il tatto necessario per parlarle?
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