Quella che segue è una rassegna stampa dedicata alla tettoia di Piazza della Vittoria. Gli articoli sono presentati in ordine cronologico crescente, dal meno recente ad oggi. Continua la raccolta firme per la richiesta di rimozione alla quale stanno contribuendo molti esercizi del centro. Ricodiamo che le petizioni dei cittadini per tali richieste appartengono al contesto dei diritti garantiti dalla Corte Europea. (m.d.a.c.)
Prusst, tocca a Piazza della Vittoria (la Provincia Pavese — 24 dicembre 2005, pag. 19)
PAVIA. Guardano a Piazza della Vittoria e alla Certosa i due progetti più vicini nel tempo che Provincia e Comune stanno realizzando nell’ambito del Prusst (Programma di riqualificazione urbana e sviluppo sostenibile del territorio). Il presidente dell’Osservatorio per il monitoraggio dei progetti, l’assessore provinciale Romano Gandini, e il vicepresidente, l’assessore comunale Angelo Zucchi, si sono riuniti a Piazza Italia per verificare eventuali criticità. «Siamo nella norma, nessun ritardo considerevole», spiegano. La realizzazione completa del Prusst per il centro storico di Pavia è prevista entro la fine del 2006.
I contributi che il Prusst ha garantito per la realizzazione degli interventi pubblici, in tutto 3 milioni 121 mila euro, sono stati distribuiti secondo criteri ben precisi: 1.720.000 euro sono andati al Comune di Pavia per la riqualificazione del centro storico, lavori che sono già stati in parte realizzati e che si concluderanno con l’arredo di piazza della Vittoria; 1.250.000 euro al Comune di Certosa di Pavia per la riqualificazione dell’area attorno al Anche il Comune di Pavia sta seguendo da vicino i progetti Prusst. «Per quanto riguarda il centro storico va ricordata la riqualificazione di via Mascheroni, come di corso Garibaldi, intervento appaltato e in fase di realizzazione, l’arredo urbano di piazza della Vittoria, la realizzazione della piazza ipogea - spiega Zucchi - Riguardo a quest’ultimo progetto i lavori inizieranno tra non molto. Mi riferisco alla costruzione di una tettoia per coprire l’ingresso del mercato coperto e all’installazione di un ascensore per accedervi». Resta da ricordare l’impegno per la pedonalizzazione di piazza Cavagneria, allo studio e in programma nel 2006. Infine il Polo tecnologico: «Ne discuteremo in consiglio comunale a gennaio - conclude Zucchi - I soldi stanziati saranno utilizzati per portare a termine uno studio che prosegua sulle operazioni di marketing». Dalla riunione dell’altro giorno tra Gandini e Zucchi non sono emerse criticità, quindi con buona probabilità la realizzazione completa del Prusst per il centro storico può essere prevista entro la fine del 2006.
(d.z.)
Nuovo volto di piazza Vittoria, lavori da lunedì (la Provincia Pavese — 30 gennaio 2008, pag. 16)
PAVIA. Inizieranno lunedì i lavori per dare un volto nuovo al lato di Piazza Vittoria opposto rispetto al Broletto. L’angolo che ospita l’edicola e il chiosco del fioraio verrà ridisegnato e protetto da una struttura in acciaio a forma di vela. Inoltre verrà realizzato un ascensore per consentire ai disabili di accedere al mercato coperto che si trova sotto la piazza. Secondo le previsioni i lavori dovrebbero terminare in circa sei mesi. I due chioschi saranno spostati, sempre nella piazza, ma qualche metro più avanti verso il Broletto. Il progetto relativo all’opera porta le firme dell’architetto Vittorio Prina, appartenente all’ufficio tecnico comunale, e dell’architetto Remo Dorigati. «Il riferimento progettuale - spiega una relazione - è relativo ai “coperti” medievali, semplici coperture porticate che definivano la zona del mercato sottostante nelle piazze principali e alla suggestione delle “vele” in stoffa degli antichi banchetti del mercato all’aperto che colmavano la piazza prima della costruzione del mercato coperto». In effetti la finalità della struttura, che sarà realizzata prevalentemente in acciaio e vetro, è quella di proteggere l’accesso al mercato coperto e di segnare il punto di passaggio dalla piazza vera e propria agli spazi sotterranei. Sotto la copertura verranno ricollocati i chioschi dell’edicola e del fioraio, naturalmente realizzati con materiali e con uno stile organico rispetto all’intervento. Inoltre il progetto prevede anche un ascensore che conduca agli spazi sottostanti e che, naturalmente, sia utilizzabile dalle persone disabili. Particolarmente curato sarà anche l’aspetto dell’illuminazione. Basti pensare che, nella volta della copertura, verranno installati dei led luminosi disposti secondo un ordine casuale, in modo da simulare il cielo stellato. Il materiale adottato per la parte superiore della copertura è il rame ossidato posato con un disegno che ricorda gli antichi cassettoni lignei. Il materiale utilizzato si accosta, per la tonalità calda della tinta mattone/ruggine ai colori del mattone e dell’intonaco tipici del centro storico. «Abbiamo già appaltato i lavori di realizzazione - spiega Matteo Pezza, assessore ai lavori pubblici - e l’intervento dovrebbe iniziare da lunedì prossimo». Ovviamente i due punti vendita dovranno essere temporaneamente spostati più avanti nella piazza, in direzione di corso Cavour. Il disagio di cui si faranno carico i commercianti, però, dovrebbe essere ripagato da un progetto che darà un volto più elegante ai due chioschi.
Mastodontica tettoia in piazza della Vittoria (la Provincia Pavese — 04 maggio 2008 pag. 9)
Caro direttore, il dotto intervento del professor Guderzo sul perduto skyline pavese dalla parte del Borgo, ormai compromesso da un’architettura in stile balneare che fa tanto miracolo economico, e le sue considerazioni su quanto si va costruendo e progettando oggi intorno alla città, mi ha molto colpito. Soprattutto se si considera che, nel disinteresse generale, proprio in centro, in Piazza della Vittoria, sta sorgendo una mastodontica tettoia che finirà per far tanto «stazione di servizio», e al cui confronto i tendoni di bar e pizzerie, per non parlare delle nuove edicole in stile neo-barocchetto, avranno maggior dignità architettonica. E’ facile, fin d’ora, prevedere che sulla nuova struttura verrà montato un caso politico: anche noi avremo la nostra Ara Pacis; pagando, s’intende, comunque.
Giuseppe Zapelloni
Pasticciaccio brutto in piazza della Vittoria (la Provincia Pavese — 16 luglio 2008 pag. 9)
Qualche tempo fa, in seguito ad un intervento del professor Guderzo sul destino urbanistico della nostra Pavia, scrissi lamentando come, nel disinteresse generale, stesse sorgendo in pieno centro una vera e propria stazione di servizio, riferendomi a quanto si andava erigendo in piazza della Vittoria. Purtroppo il dibattito auspicato dal professore è rimasto lettera morta, ed il sacco architettonico, dentro ed intorno alla città, continua silenziosamente ed indisturbato. Considerate le dimensioni che la nuova struttura in piazza della Vittoria è venuta lentamente, ma inesorabilmente, assumendo, giustificate forse solo dal fatto di dover dialogare con la preesistenza storica degli inamovibili e stagionalmente perenni tendoni della vicina pizzeria, torno sull’argomento, visto che non credo di essere più il solo pavese ad aver notato la bruttura, almeno a giudicare da un paio di commenti a pennarello che ho scorti sulla recinzione del cantiere, dove il Comune con la prosopopea che gli è propria non manca di affermare di lavorare per la riqualificazione di Pavia e del suo centro; riqualificazione anche ridicolmente linguistica, per cui il mercato coperto o sotterraneo diviene ipogeo. Purtroppo, la realtà è ben peggiore di quanto il progetto, o quel poco che una sua prospettiva resa nota alla cittadinanza, lasciasse prevedere: l’inutile quanto ingombrante tettoia o pensilina, o pagoda visto l’orribile tetto a falde in rame di un indefinito verde azzurro (materiale già usato nella stessa colorazione molti anni fa da Aldo Rossi, ma in altri contesti e forme) svetta ormai pesantemente su quattro asfittici trampoli ferrosi ed arrugginiti, imitazione «colta» dell’acciaio Cor-Ten, e perciò citazione povera di quegli architetti che possono davvero permetterselo, altrimenti il mezzo milione di euro (grossomodo un miliardo delle vecchie lire) non sarebbe, si fa per dire, bastato. Insomma forme e materiali raffazzonati in qualche modo, un brutto pasticcio, anzi un pasticciaccio, il pasticciaccio brutto di piazza della Vittoria. Il danno è ormai fatto, e non più rimediabile se non a costo di ulteriori spese. Spiace soltanto che un intervento così delicato non sia stato presentato alla cittadinanza e sottoposto a dibattito, ma affidato senza concorso ad un architetto locale, per quanto docente al Politecnico di Milano: un’altra occasione perduta di fare finalmente a Pavia della buona architettura contemporanea.
Giuseppe Zapelloni
La tettoia che divide (la Provincia Pavese — 23 luglio 2008 pag. 11)
Caro direttore, sono passato in piazza della Vittoria qualche giorno fa (non ci passavo da tempo) e ho visto un vero obbrobbrio nella parte della piazza che si trova opposta rispetto al Broletto, proprio accanto a Santa Maria Gualtieri. Una tettoia in metallo e legno che francamente è brutta. Anzi bruttissima. A cosa serve? Quanto tempo dovrà stare lì? Chi ha avuto l’idea? E perché? Solo per riparare quei quattro gatti che ancora si avventurano nel mercato sotterraneo? Francamente mi pare che potevano risparmiarci una trovata di questo tipo? Non le pare?
Matteo Maggi Pavia
Gentile lettore, molti come lei si sono fatti parecchie domande difronte alla costruzione non ancora ultimata, e quindi non ancora liberata dai ripari circostanti, che sta in piazza Grande. Qualcuno, con impegno degno di miglior causa, si è anche dato da fare per lasciare giudizi non lusinghieri sul cartello accanto alla tettoia. Le critiche sono tante e di primo acchito la costruzione lascia un po’ lì. Non è di suo gusto, questo lo ha detto. L’ho guardata e anch’io, le confesso, non ne ho avuto una impressione favorevole a prima vista. Certo, non è un manufatto che non si fa notare. Però, memore delle tante polemiche che hanno suscitato interventi moderni anche in contesti fuori Pavia (la copertura dell’Ara Pacis a Roma, e, prima ancora, la nuova struttura esterna delle ferrovie Nord in piazza Cadorna a Milano), ho chiesto qualche spiegazione a chi l’ha progettata per provare a capire meglio. E’ così che l’architetto Prina del Comune di Pavia, progettista dell’opera insieme al professor Remo Dorigati del Politecnico di Milano, racconta che la tettoia contestata, realizzata in un acciaio speciale che sembra arrugginito per integrarsi meglio con il colore del cotto della piazza e con sostegni che richiamano dal punto di vista spaziale le distanze tra i pilastri dentro il Duomo, si rifà proprio alle coperture dei mercati che venivano create nel Medioevo. L’opera ha avuto i necessari via libera della Sovrintendenza. Quando sarà finita, la struttura - che con il tetto arriva all’altezza dei primi balconi della piazza - ci mostrerà anche delle parti in cristallo a partire dall’ascensore con cui si potrà arrivare al mercato sotterraneo, fino alla nuova edicola e al nuovo chiosco del fiorista, insieme a una pavimentazione adatta al contesto. E’ bella? E’ brutta? Il gusto personale non si discute, né - a detta degli architetti - è un presupposto corretto per la discussione. Eppure ho la sensazione che a lungo se ne dibatterà. Come si fece anni fa all’arrivo delle torri di Pomodoro messe sulla rotonda di Porta Milano al posto di alcuni alberi. Avremo certamente modo di riparlarne. Pierangela Fiorani
«Le critiche? A cantiere finito» (la Provincia Pavese — 24 luglio 2008 pag. 13)
PAVIA.«Capisco le critiche, ma la copertura all’ingresso del mercato sotterraneo di piazza della Vittoria non è ancora terminata. Siamo al 70 per cento dei lavori, l’opera dovrebbe essere consegnata entro agosto». L’assessore ai lavori pubblici, Matteo Pezza, difende la nuova struttura che si trova dal lato opposto al Broletto e che non vuole assolutamente sia definita con termini come “pensilina” o “tettoia”. Perchè dietro l’opera, costata 575.200 euro lordi dei quali 508.200 erogati a fondo perduto dal ministero delle infrastrutture, c’è un ragionamento: quello di riprendere in chiave moderna i mercati medioevali. I progettisti, ossia l’architetto Vittorio Prina dell’ufficio tecnico comunale e gli architetti Remo Dorigati e Massimo Bossaglia, spiegano: «La copertura è l’elemento fondamentale di connessione dello spazio aperto pubblico con lo spazio sottostante, nei migliori esempi di mercati o spazi pubblici sotterranei, quali ad esempio gli ingressi delle linee della metropolitana parigina». «Il riferimento progettuale - proseguono - è ai “coperti” medievali, semplici coperture porticate che definivano la zona del mercato sottostante nelle piazze principali, e alla suggestione delle “vele” in stoffa degli antichi banchetti del mercato all’aperto». La copertura fornirà riparo a tre elementi sottostanti: il chiosco del fioraio, l’edicola e un ascensore che consentirà l’accesso al mercato sotterraneo anche ai disabili. Queste tre strutture sono realizzate in acciaio “corten” ossidato e vetro. «Il materiale adottato per la parte superiore - proseguono i progettisti - è il rame ossidato, mentre l’intradosso è costituito da lastre di acciaio corten ad ossidazione controllata, posato con un disegno che ricorda gli antichi cassettoni lignei». I materiali sono stati scelti perchè, con le loro tonalità calde, si intonano con il colore dei mattoni e con gli intonaci della piazza. Infine c’è l’illuminazione: «Una luce lineare di tipo neon sul bordo della copertura segnala la presenza del vuoto, mentre una serie di piccoli Led collocati nel soffitto con un disegno casuale richiama l’immagine di un cielo stellato» Sotto alla copertura verranno sistemate anche delle panchine in pietra per i pedoni, mentre tutto poggerà su un basamento in pietra basaltina, color grigio scuro. «Si tratta - conclude l’assessore Pezza - di un’opera che, come tutte le altre, può piacere o non piacere. Però ci piacerebbe che, prima di esprimere un giudizio estetico definitivo, i cittadini attendessero il completamento dell’opera». Attesa che, secondo i piani, dovrebbe concludersi entro il prossimo 31 agosto. E dare il via al dibattito autunnale. (f.m.)
Un'occasione sprecata (la Provincia Pavese — 25 luglio 2008 pag. 13)
L’uso del riferimento non manca certo all’opera architettonica più chiaccherata del dibattito estivo: il rimando agli ingressi della metropolitana parigina, ai coperti medioevali, alle vele in stoffa degli antichi banchetti, il solaio che ricorda i cassettoni lignei, il disegno casuale dell’illuminazione (a Led) che richiama un cielo stellato, la misura tra un pilastrino e l’altro ripresa dai pilasti del Duomo (?) sono un riferimento in chiaro per gli autori del progetto della pensilina in Piazza della Vittoria. Da architetto trovo interessante questa spiegazione «analogica» di quest’oggetto che serve a coprire scala, ascensore, negozio del fioraio ed edicola (in corten e vetro). L’altra sera quando l’ho visto per la prima volta «spacchettato» non mi sono sentito né scandalizzato né offeso per le scelte linguistiche e formali dei progettisti. Mi è però venuto da pensare a come si sarebbe potuta altrimenti giocare una simile occasione. A mio parere questo, come altri interventi di «riqualificazione urbana», prestano il fianco a critiche che vanno al di là dell’aspetto estetico. Nel caso specifico questa era una buona opportunità per aprire un dibattito sull’uso di di questa «grande tavernetta» che ci siamo dimenticati di avere sotto i piedi nel cuore della città. In un momento in cui i negozi del «mercato ipogeo» sono in crisi, le sale proiezioni stanno per essere sfrattate dal centro, le associazioni sono costrette a riunirsi nella non certo allegra palazzina Avis, non sarebbe stato il caso di interrogarsi su un uso diverso di questi spazi? Aggiungo una suggestione da progettista che non troverà sicuramente d’accordo la Sovrintendenza. E se al posto di un tempietto (il coperto) si fosse scavato un giardino? Un aperitivo seduto sotto una magnolia di venti metri, in Piazza e al centro del «giardino ipogeo» sarebbe stato un buon motivo per scendere le nuove scale o farsi un giro sul bellissimo ascensore.
Davide Tremolada Pavia,
In piazza Vittoria altri soldi spesi male (la Provincia Pavese — 26 luglio 2008, pag. 11)
La discussa struttura - vietato chiamarla «pensilina» - in piazza della Vittoria, a me pare l’ennesimo esempio di una consolidata prassi amministrativa in uso non soltanto a Pavia: se ci sono soldi - pochi o tanti - spendiamoli comunque ed in fretta. Al resto qualche santo provvederà. Di questa esiziale filosofia amministrativa abbiamo vari esempi. Numerose fioriere furono collocate per adornare alcune vie: i fiori non li hanno mai visti e le superstiti sono divenute ricettacoli di immondizie di ogni genere. Per disciplinare il traffico in aree pedonalizzate furono impiantate diverse, costose automatiche sbarre. Bene, nessuna è più in funzione tanto da apparire elementi antiestetici, sporchi, ingombranti. A piazza della Vittoria vi è una necessità urgente: la manutenzione del bel palazzo tardo gotico del 1383 che è denominato la «Casa Dei Diversi» o «casa rossa» per il colore che aveva un tempo il suo intonaco. Attendo l’obiezione che, credo, non sia di proprietà pubblica, pur tuttavia sia per il decoro della più importante piazza della città e sia per la sicurezza è deprimente e preoccupante vederlo puntellato da anni da strutture provvisorie... Ci sarebbe poi qualcosa da dire per lo sconfortante spettacolo del moncone della medievale torre civica (la più antica d’Europa) luogo poco idilliaco di vegetazione spontanea e rifiuti. Voglio terminare con un messaggio di speranza: presto avremo «il Festival», quale? Ma quello dei «saperi» che diamine!
Carlo Mogliati Pavia
Il vecchio, il nuovo e il brutto si confrontano a Pavia (la Provincia Pavese — 27 luglio 2008, pag. 11)
Il progetto affidato all’architetto Massimiliano Fuksas per la valorizzazione dell’area ex-Neca appartiene sicuramente al futuro: se non altro perchè, se non si metteranno di mezzo interdizioni politiche e ostacoli burocratici, si vedrà concretamente realizzato tra sette-dieci anni. Un tempo immenso rispetto a quanto in altri Paesi viene impiegato per riqualificare un’area dismessa ma che per Pavia, abituata a marciare col passo della tartaruga, rappresenta un record di velocità. Soprattutto se il tempo delle realizzazioni viene paragonata ai decenni in cui le nostre aree industriali dismesse sono state parcheggiate: in attesa che si componessero i vari scenari «politici, finanziari, urbanistici, immobiliari» da cui dipendeva lo scioglimento degli interrogativi sul loro futuro. E per un’area come la Neca, che grazie all’iniziativa della Fondazione della Banca del Monte trova la sua connotazione, rimangono in penoso stallo situazioni ben più rilevanti, quali le aree della Snia e della Necchi. L’intervento alla Neca, affidato a un prestigioso professionista come Fuksas, fa subito comprendere come, una volta tanto, Pavia voglia confrontarsi col futuro in modo ambizioso, incidendo sul territorio con un progetto che di fatto (smettiamola di fare i minimalisti) muterà il volto della città, ne sposterà decisamente a occidente il baricentro, ne renderà visibili in modo determinante alcune funzioni. Infatti l’area in questione, anche se molti continuano a non rendersene conto, si pone ad un crocicchio decisivo di elementi fondamentali. Da un lato vi è il collegamento ferroviario che, con il compimento del passante ferroviario su Milano-Rogoredo, renderà di fatto Pavia uno spicchio di pregio della metropoli milanese. A qualcuno, tra i vecchi pavesi, la cosa farà dispiacere, perchè la vivrà come la perdita della spiccata autonomia e della sofferta isolatitudine della nostra città. In realtà quello dei collegamenti rapidi con Milano rappresenterà un assetto fondamentale perchè enfatizzerà, a stretto contatto con la metropoli, le sue qualificazioni fondamentali di città storica, di centro universitario e culturale pulsante dentro un sistema metropolitano tra i più rilevanti d’Europa. Ma l’area Neca è anche l’interfaccia con la cittadella della sanità pavese rappresentata dal trittico Policlinico San Matteo-Fondazione Maugeri-Fondazione Mondino: da qui una serie di funzioni «di ospitalità, di convegnistica, di attività correlate a livello di ricerca e di comunicazione» che finalmente avranno un degno palcoscenico. E, altro segmento decisivo su cui questa area si sporge, il campus universitario: dunque facolta scientifiche, strutture di ricerca, sistema museale d’ateneo. All’appello manca solo il Polo Tecnologico, che pur dovendo insediarsi sulla strada bereguardina, presumibilmente ha ormai perso il treno: ferito dai tanti stop and go dalla politica, non è pronosticabile il quando e il come del suo eventuale decollo. Tuttavia basta quanto sia elencato per comprendere come il polo pulsante della città si trasferirà a ridosso dell’ex-Neca che finirà col costituire, soprattutto se Fuksas saprà interpretare con ponderata creatività le funzioni assegnate all’area, il nuovo cuore di Pavia, il suo volano lanciato verso il futuro. Tutto questo non provocherà obbligatoriamente il declino di quello che finora rappresenta il centro storico di Pavia ma determinerà un’indubbia competizione e confronto fra il centro del centro e il centro che ad occidente gli sorgerà davanti. In concreto chiederà al centro storico di essere davvero tale, di trovare la sua connotazione più autentica, di restituire a chi vi abita e vi opera la suggestione che deriva da un passato di grande spessore. Cercare di pasticciare ingredienti, pensando così di «modernizzare» il centro, è scommettere al ribasso. E’ non comprendere la dialettica tra passato e futuro che vive nel presente della città. Eppure questo è quanto ci viene offerto con la penosa pensilina posta a ridosso dell’entrata del mercato coperto di piazza della Vittoria. Una struttura, è stato detto, degna di un parcheggio sotterraneo. Vecchio e nuovo, vero, si fronteggiano. Alla Neca forse il nuovo sta per prendere forma. In Piazza della Vittoria, invece, sorge qualcosa che non è passato e non è futuro. E’ solo la rifrazione di un presente senza qualità dal quale la città dovrebbe fuggire. Prima di perdere definitivamente la propria anima.
Giorgio Boatti
La loggia dell'assessore (la Provincia Pavese — 29 luglio 2008 pag. 09)
L'assessore ai lavori pubblici Pezza vorrebbe che, prima di esprimere un giudizio, i cittadini attendessero la fine dei lavori in piazza della vittoria a quella che lui non vuole assolutamente sia definita con termini come pensilina e tettoia, senza peraltro saperne suggerire di alternativi. Non tema se il calendario del cantiere sarà rispettato, alla fine delle vacanze i giudizi fioccheranno. Forse l'assessore sperava a settembre di poter invocare una sorta di silenzioso assenso durante i lavori in corso, lo stesso che ha accompagnato in passato l'adozione di arredi ed accessori urbani di dubbio gusto ed utilità insieme alle incondizionate ed esteticamente disastrose cessioni di plateatico. Magari sperava di poter replicare che la cittadinanza avrebbe dovuto far sentire prima la propria voce e che ormai la spesa di cinquecentosettantacinquemiladuecento euro era stata fatta; come a dire che tanto vale rassegnarsi, fin d'ora.
Giuseppe Zapelloni
«La loggia sarà luogo d’incontro» (la Provincia Pavese — 29 luglio 2008)
Prosegue il dibattito sulla copertura all'ingresso del mercato sotterraneo in piazza della Vittoria. Dopo le critiche, arrivate da più parti, interviene uno dei due progettisti (l'altro è l'architetto Vittorio Prina, dell'ufficio tecnico comunale di Pavia). Si tratta di Remo Dorigati, professore di Progettazione architettonica e urbana al Politecnico di Milano, che spiega cosa c'è dietro l'opera.
Penso sia importante cogliere l'occasione di dibattito nato dalla costruzione della nuova loggia in Piazza della Vittoria per affrontare alcune questioni che riguardano i processi di trasformazione e conservazione della città storica. I due termini non rappresentano di per sé polarizzazioni inconciliabili ma convivono e attraversano i continui processi di adattamento di una cultura urbana. Essa si alimenta della propria storia ma anche del desiderio di adeguarsi alle diverse modalità di usare e interpretare lo spazio pubblico. Comprendere quale sia il significato contemporaneo delle città non è per nulla semplice poiché viviamo la presenza di culture plurime che usano e percepiscono la città secondo modalità spesso conflittuali. Anche le memorie sono molteplici: vi è la memoria di chi, abitante, ricorda i luoghi della città e gli avvenimenti che vi si sono svolti poichè l'ha vissuta nel tempo. Ma vi è una memoria di chi, visitatore, si muove nello spazio e associa i luoghi che percepisce a tutti gli altri luoghi che ha vissuto: città di ferro e di mattone, città di vetro e città di pietra. Una memoria che è la storia di una città e una memoria che lega quella città a tutte quelle del mondo e che la fa appartenere ad altro e ad altri, allo stesso tempo. Questo crea anche dei sussulti e delle ferite che il tempo, e ciò è stupefacente, ha reso accettabili: i differenti linguaggi e le diverse tecniche oggi vengono vissuti come un fatto unitario. Rinascimento, barocco, eclettismo e modernismo si sono assemblati in un coacervo di forme, una cava di linguaggi, che sul retro del Duomo si riversa verso la Piazza: una macchina costruttiva senza l'apparato decorativo. Non è un'idea di architettura è un insieme di esperienze e di fatiche che hanno cercato un continuo adeguamento alle ragioni del tempo. E' un'architettura fatta da tante idee e da tanti uomini ostinati a trovare un senso nuovo alla loro città e che hanno utilizzato ogni traccia, in primo luogo perché vi hanno riconosciuto una risorsa. Sono nate nuove qualità urbane che, costantemente, hanno messo in discussione il concetto di contesto come fatto identitario. Ma anche qui le opinioni sono assai diverse ed è difficile trovare una unità di interpretazione fra i cittadini. Quando, anni fa, R. Bossaglia aveva proposto una nuova riflessione fra arte e spazi pubblici, molti avevano apprezzato la presenza di alcune sculture più di altre in nome di un principio contestuale che privilegiava la materia. La pietra di P. Cascella andava bene per il centro storico mentre l'acciaio di C. Mo o la vetroresina di A. Pomodoro venivano considerate estranee. Buone per spazi residuali esterni al centro. Fu così che Pomodoro rimosse, con il pretesto di un restauro, le colonne collocate a Porta Milano visto che era «innegabile che la triade non fosse particolarmente amata dai pavesi».
Vorrei che i cittadini cercassero di comprendere il senso della nuova loggia o almeno le sue ragioni in modo che, come avviene in un dibattito civile, le loro opinioni anche contrarie fossero sostenute da una riflessione sugli spazi della loro città. Non mi soffermo sulle motivazioni funzionali (coprire l'accesso al mercato, inserire un ascensore per disabili, dare ordine all'edicola e al fioraio, ecc.) che, pur essendo la prima vera ragione dell'intervento, non giustificano del tutto la nuova forma. Essa è il risultato di molti fattori che nascono dalla storia del luogo ma anche da valori urbani contemporanei. Se si osservano le incisioni storiche della città del XVIIº secolo, si può notare che la piazza era delimitata sui lati corti da una sorta di filtro fatto da paracarri in pietra che lasciavano libere le due vie al transito ridimensionando il dominio della piazza mercantile. Il nuovo intervento aiuta a ri-proporzionare uno spazio indeciso fra essere un grande slargo o uno spazio più contenuto, più consono al suo essere piazza. Non è un caso che, nel tempo, i due limiti abbiano definito il luogo cui collocare le diverse installazioni per la politica e per gli spettacoli. E la loggia può accogliere anche questo.
La piazza è uno dei pochi luoghi della città dotata di portici (che al contrario sono ricorrenti nelle corti interne). Lo spazio coperto pubblico, che in modo discontinuo avvolge la piazza trova nelle loggia un nuovo "fuoco" che può avere il ruolo di spazio di aggregazione. Non è solo il flusso del mercato coperto ma l'attrazione di uno spazio, soprattutto per i giovani, che nasce dal semplice atto di un piano sospeso sotto cui trovarsi: uno spazio di socializzazione. Piazza delle Vittoria non è solo piazza ma anche un suolo sotto cui c'è un'attività commerciale. Oggi tale attività è messa in crisi dalla moltitudine di centri commerciali sorti nel territorio esterno. E' opportuno ripensare al destino delle piccole attività commerciali entro il tessuto storico. Oggi esse sono in sofferenza. L'intervento non è solo la riqualificazione dell'accesso al mercato è il segnale di una strategia urbana di sostegno e rafforzamento della vita di scambio (merci e idee) entro la città. Può essere un primo segnale della riorganizzazione degli spazi urbani entro un sistema che collega piazza Cavagneria col mercato e con la piazza. Sarebbe bello vederli rivitalizzati con attività espositive, culturali e commerciali che svelano la segreta topografia della città. Di questo sistema, la loggia è il captatore più importante di quella vitalità ipogea che, in ogni caso, è una presenza ormai consolidata nella città.
Remo Dorigati, professore ordinario di Progettazione architettonica e urbana al Politecnico di Milano
Lasciateci il merluzzo. Risparmiateci le cose troppo difficili (la Provincia Pavese — 31 luglio 2008)
Avete fatto la tettoia in piazza Grande. Benissimo, o malissimo, che qui a Pavia è la stessa cosa. Forse sbaglio, ma mi pare d'aver capito che, in sostanza, servirà a proteggere dai frequenti nubifragi l'edicola dei giornali, quella dei fiori, e l'ingresso a un ascensore che porterà i clienti del mercato coperto alla vertiginosa profondità di due metri e mezzo, tre metri. Fine.
Per cui adesso, per favore, non state lì a fare filosofia, non tirate in ballo delle cose come il Medioevo, Pavia longobarda, Pavia capitale, le esigenze dei giovani, i mercati storici eccetera eccetera. Per favore, non usate paroloni. Avete fatto la tettoia e noi pavesi (mai interpellati e, quando interpellati, ignorati se non si è d'accordo) ce la terremo secondo la nostra millenaria e maledetta rassegnazione. Ci abitueremo, magari troveremo come chiamarla, qualche bella parola nel vecchio dialetto. Avrà probabilmente la sorte delle fioriere, o del passaggio tra piazza Grande e Strada nuova: ricettacolo di carta straccia e di minzioni notturne.
Dovrebbe bastare. Risparmiateci le cose troppo difficili. Siamo gente di provincia. Quando provarono a scrivere sui menu «Budino di mais con pesce veloce del Baltico», noi pavesi provinciali chiedevamo all'oste: «Scusi, ma è poi polenta e merluzzo, no?», e quello con sufficienza rispondeva: «Be', se vuol proprio dire così...». Sì, vogliamo proprio dire così. Almeno questo lasciatelo dire. Una polenta e merluzzo servita in una splendida piazza italiana. Perbacco. E che costa quello che costa. E che era schermata da transenne su cui, se proprio non sbaglio stava scritto qualcosa come: valorizziamo il centro di Pavia. Già. Quando si capirà che per valorizzare il centro di Pavia occorre lasciarlo com'è, non manometterlo con tettoie e collegi? Un accidente, è poi tanto difficile capire che occorre fare come si sta facendo alla chiesa del Carmine, e nulla di più?
Mino Milani
Discutiamo della città-museo (la Provincia Pavese — 31 luglio 2008)
Incuriosito da qualche critica apparsa sui giornali (dove per altro non ho letto lettere sdegnate sulla invasione del territorio attorno all'università, portata avanti a colpi di villette sicuramente conformi il piano regolatore) sono andato in Piazza della Vittoria ad osservare quanto realizzato della copertura e a rivedermi il progetto. Questa piccola operazione, di risignificazione di uno spazio collettivo, non può che essere oggetto di discussione, che io comunque sempre auspico, per molti motivi, uno dei quali è che per la prima volta da tempo si interviene con una costruzione contemporanea nel cuore del centro storico. Ed è proprio questo, anche inconsapevolmente, a generare qualche agitazione, per la perdita di una immagine consolidata, di quella parte della piazza, anche se disordinata e incoerente. Questa posizione nostalgica è ampiamente legittimata anche nel campo dell'estetica della città, ricordando ciò che Ruskin afferma: «La gloria di un edificio risiede nella sua età, e in quel senso di larga risonanza, di severa vigilanza, persino di approvazione e di condanna che noi sentiamo presenti nei muri...» Tuttavia questa paura della contemporaneità non è nemmeno nuova se è vero, come scrive Boriani, che nel XIX secolo Boito propone l'architettura del Trecento Lombardo come l'unica espressione possibile dove il decoro può associarsi all'economia e dove ritrovare la sana tradizione nazionale. Insomma la linea della museificazione totale o della ricostruzione com 'era dov'era, nonostante la città si sia sempre rinnovata, affonda le sue radici su ragioni sociali, psicologiche e moralistiche che vengono da lontano. A me pare che sia questo il dibattito che vada sviluppato, perché l'altro, sul bello o brutto, non merita riflessioni argomentate. Se invece si volesse discutere dell'adeguatezza della nuova copertura, c'è solo da dire che dà un senso estetico a tre manufatti tecnici funzionali e che ridefinisce il limite della piazza, al di qua dell'edificio della Banca: si fa un'operazione di miglioramento di una porzione collettiva come l'ha fatta Aldo Rossi in piazza Croce Rossa a Milano e come l'ha tentata invano Gardella in Piazza Duomo sempre a Milano, cioè si riconfigura una spazio secondo canoni di qualità formale.Sulle questioni di architettura, invece, cioè sulla disposizione dei volumi, sulle proporzioni, sui materiali, sul carattere, sulle relazioni con l'esistente, l'ambito di discussione non può che essere ristretto: per questo invito i progettisti nel luogo di dibattito deputato a Pavia, cioè i corsi di Composizione urbana, che iniziano il prossimo 29 settembre. Si preparino, perché gli studenti della scuola di Ingegneria Edile Architettura sono molto competenti disciplinarmente: noi invitiamo tutti però, sulla scorta dell'atteggiamento di Ernesto Rogers, «stabilita la quota del giudizio su pretese assai alte, quali sono quelle cui aspiriamo in sede teorica, a considerare quest'opera, tra le costruzioni sorte sul terreno concreto, con il dovuto rispetto».
Angelo Bugatti, ordinario di composizione architettonica e urbana presidente del corso di laurea in ingegneria edile/architettura Università di Pavia
Scusate, a me pare un pugno in un occhio (la Provincia Pavese — 31 luglio 2008)
Ho letto con profondo interesse l'articolo de Prof. Remo Dorigati sullo scottante argomento della «loggia».
«La piazza trova nella loggia un nuovo fuoco che può avere il ruolo di spazio di aggregazione». «La loggia è il captatore più importante di una vitalità ipoGea». Ho ammirato l'immagine pensosa del Maestro, già proiettato verso la Pavia del XXII secolo. Come potrei ora porre banali commenti tipo: è troppo alta, ci pioverà sotto ed esteticamente è un pugno in un occhio?
Non ne ho l'ardire.
Plinio Richelmi, Università di Pavia
Piazza della Vittoria, la tettoia della discordia. L’ex sindaco Albergati: «Bisognerà semplicemente abituarsi» (la Provincia Pavese — 1 agosto 2008)
PAVIA. E’ di un verde acceso e brillante. E’ alta e stretta. Da alcuni punti di osservazione sembra solo una “ferita” nel palazzo della banca popolare di Novara. Da un’altra prospettiva sembra entrare direttamente nelle case. La nuova tettoia del mercato coperto di piazza della Vittoria è più di un indovinello, è diventata occasione di dibattito, perché attraversando la piazza chi alza lo sguardo storce il naso o sorride. A qualcuno piace e ad altri no. Per alcuni non è armoniosa, per altri sarà questione di abitudine. Se poi non ci si ferma al giudizio estetico, c’è anche chi entra nel merito dei costi e delle funzioni. E chi con prudenza aspetta che siano finiti i lavori, perché con i teli e le impalcature è difficile esprimere un giudizio.
Tra favorevoli e contrari le voci della città. «A me non sembra brutta, servirà del tempo per abituarsi, come capita sempre. Comunque l’ingresso precedente era dequalificante», spiega Andrea Albergati, ex sindaco di Pavia e ora direttore di Asm. Di parere diverso Marco Galandra, consigliere comunale di An: «Più la vedo e meno mi piace». E lo dice proprio dalla piazza, mentre gira attorno alla struttura. «Non è armoniosa con la piazza, è troppo grande», aggiunge. Contrario anche il giornalista pavese Carlo Rossella: «A me non piace, piazza della Vittoria ha una sua linea armonica. Tutte quelle che sono sovrastrutture stabili non mi piacciono. Lascerei solo i tavolini con degli ombrelloni e nemmeno i teloni. Capisco che se il Comune ha permesso agli esercenti di fare queste strutture, si mette a farle anche lui».
Arturo Colombo, docente della facoltà di Scienze politiche spiega: «Con un misto di rassegnazione e disgusto, ci toccherà per un bel pezzo sopportare anche la nuova Tettoia, messa - chissà mai con quali criteri “estetici” - a far bella (o pessima) mostra di sè in piazza Grande. Del resto, anche in università, dove ci vivo da oltre mezzo secolo, è capitato che una bella aula sia diventata di colpo un bar, e parte del cortile antistante sia stato invaso da tavolini e sedie, con i loro rumorosi occupanti. Se prosegue così, a quando un faretto che illumini con una luce psichedelica il Garibaldi di fronte al Castello?». L’ex sindaco di Pavia e capogruppo di Forza Italia Sandro Bruni è critico sui costi: «Salvo verifiche tecniche da fare sulla delibera, penso che intervenire con un miliardo di vecchie lire su una cosa di cui non si capisce la funzione è uno sperpero di denaro pubblico».
Dice poi Pinuccia Balzamo, assessore all’ecologia: «Sono appena rientrata dalle ferie e non ho ancora visto l’opera. Avevo visto il progetto, ma non entro nel merito di bellezza o bruttezza perchè è una valutazione soggettiva». Il suo collega, Francesco Brendolise aggiunge: «Faccio una valutazione da assessore ai servizi sociali. La vedo come una facilitazione alla vita dei cittadini. L’ascensore e la migliore accessibilità alla piazza sotterranea da parte di anziani e disabili è una cosa apprezzabile, che va nell’ottica dell’abbattimento delle barriere architettoniche; e questo va anche oltre l’estetica che non mi sembra poi così terribile. Io non sono contrario alla convivenza antico/moderno». Per Silvana Borutti, assessore alla cultura: «La copertura non è immediatamente una “loggia”, ma lo può diventare, dando prova di sé nel contesto di piazza Grande. Va escluso che si possa parlare immediatamente di bello o di brutto, che non sono categorie oggettive, ma storico-culturali, che le comunità elaborano nel tempo. Scrive il filosofo Merleu-Ponty: “E le donne di Matisse (ricordiamoci i sarcasmi dei suoi contemporanei) non erano immediatamente donne, lo sono divenute”, quando, dice ancora il filosofo, abbiamo imparato a guardare le donne attraverso il segno di Matisse». Il vice sindaco, Ettore Filippi si rifà alla “provocazione” di Mino Milani e dice: «A una domanda rispondo con una domanda. I parigini, abituati a Montmartre, all’Operà, all’Arco di Trionfo, quando hanno visto la torre Eiffel cosa avranno detto? Avranno pensato al pesce veloce del Baltico o al merluzzo?».
(ma.br e f.m)
Perchè ci "dovremmo" abituare alla saracca? (http://circolopasolini.splinder.com 1 agosto 2008)
"La saracca" di Piazza Vittoria ce la dobbiamo tenere. Sono di questo tenore gli irricevibili commenti degli esponenti della Giunta e dell'ex Sindaco Albergati. Nessuno ha il coraggio di dire che "è bella", tutti dichiarano che ci si dovrà abituare, e che alla fine "ci piacerà". Arrivano a mistificazioni disgustose come quelle contenute nella dichiarazione di Silvana Borutti, filosofa e non nuova a rivestire di intellettualità proposte indecorose, come la prima umiliante edizione del Festival dei saperi e la cessione del Broletto allo Iuss, operazione di cui si è personalemente fatta garante di fronte ad un potere come quello esibito dal suo collega universitario Roberto Schmid. Signori visitatori del blog, la città è in pericolo. Anzi lo è da tre anni, ma ora sono gli amministratori stessi che non riescono più a nascondere le loro reali motivazioni e intenzioni. Lasciando al patetico le parole del vicesindaco Filippi che blatera di Torre Eiffel, cosa può portare l'ex Sindaco Andrea Albergati a dichiarare che alla saracca "ci si abituerà"? Implicitamente ci sta infatti dicendo che ce la dobbiamo tenere così com'è. Perchè, ce lo può dire Albergati? Lo dovrebbe sapere, come il vicesindaco, Borutti, Pezza e l'ineffabile assessore al Commercio Rossella - il quale si è portato in assessorato come segretario personale il suo segretario di partito, Fabrizio Chirico, assunto in Comune tre anni fa per lavorare al Fraschini come operatore teatrale. Ce lo vogliono dire o no perchè i cittadini, ignari, oltre a sopportare il disprezzo e svalutazione sottesi alle loro dichiarazioni, "devono" abituarsi alla saracca o alla Gran Loggia come il cittadino Zapelloni l'ha definita? Per quale arcano un'opera palesemente inutile e brutta diventa necessaria? Albergati nel 2004 ha chiesto la fiducia al Consiglio comunale sull'insediamento del Carrefour. Ora ci troviamo di fronte ad una struttura che coprirà l'ingresso di un supermercato del gruppo Carrefour (aspettiamo smentite ben contenti di averne), costruito con soldi pubblici e con l'avallo di maestranze compiaciute. Non dovendo passare dal vaglio del Consiglio comunale, la fiducia, cieca, è ora addirittura chiesta a tutti i cittadini. Le parole di Albergati in Consiglio comunale nel marzo del 2004 in occasione della votazione del Pii dell'ex Fiat alla Vigentina sono state: "Io vorrei insistere [...] o perché il motivo vero per cui secondo me noi siamo in condizione di chiedere il voto favorevole rispetto al Pii è che noi oggi non stiamo decidendo di fare un nuovo centro commerciale, noi stiamo semplicemente prendendo atto di un’ipotesi di Pii che migliora un’opportunità che il Gs ha già acquisito con il Piano Regolatore Generale, in altre parole, se noi votiamo contro il Pii non impediamo che lì ci vada un centro commerciale, perché la piattaforma commerciale di vendita è sostanzialmente inalterata, i metri quadrati rimangono quelli. Noi dobbiamo semplicemente decidere se conviene alla città prendere atto dei vantaggi che il Gs vuole dare in termini che conoscete, di aree standard, di cessione, in termini di soldi, in termini di area per gli spettacoli viaggianti, in termini di miglioramento della viabilità, tutte cose che sono state ampiamente documentate in questi giorni, oppure no, oppure decidiamo semplicemente che il Gs intervenga attraverso lo strumento urbanistico ordinario del Piano Regolatore Generale, questo è il vero problema, non si può fare credere a questa città che il dibattito oggi sia tra un sì e un no a un centro commerciale, oggi il dibattito non è in questi termini, il dibattito è molto più semplice e è un dibattito tra accettare una proposta migliorativa con dei vantaggi per la città oppure non accettarla, io credo che sarebbe molto complesso, per coloro che votano contro, cercare di spiegare alla città come mai queste proposte migliorative e questo valore aggiunto per il territorio viene rifiutato. Vorrei anche fare un’altra osservazione in ordine al metodo con cui nascono queste scelte, io credo che le associazioni di categoria debbano essere ascoltate, dirò di più, io credo che le associazioni di categoria debbano essere ascoltate sempre, non occasionalmente, allora non si possono ascoltare i commercianti quando si fa il dibattito sui supermercati e non ascoltarli quando si fa un dibattito sui parcheggi in centro, perché o il problema del commercio nel centro storico è un problema rilevante e allora bisogna comunque e sempre in ogni caso ascoltarli per tutti quei provvedimenti, per tutte quelle iniziative che possono avere un impatto sul piccolo commercio, oppure si decide che i commercianti non li si ascolta mai, ma il momento in cui le categorie vanno considerate, vanno ascoltate è il momento preliminare alla formazione dei documenti di programmazione, non è un momento successivo, noi possiamo anche oggi chiedere alle associazioni che cosa ne pensano di quel puntuale intervento, ma il dibattito è stato fatto a monte nel chiedere alle associazioni se loro erano d’accordo rispetto a questo tipo di ampliamento della grande distribuzione con quest’impatto e con queste ricadute sul territorio" (dal verbale della seduta consiliare). E voleva chiudere il dibattito. Lo ha fatto ponendo il voto di fiducia. Sappiamo alcune cose e le abbiamo scritte di come sia andata per il Carrefour alla Vigentina e ci ritornerò, le sorprese non finiscono mai. Anche in quel caso "si doveva fare" a tutti i costi.
L'assessore verde Balzamo, mai sul luogo quando non conviene, dichiara di non aver ancora visto l'opera, ma, si sa, il giudizo estetico "è soggettivo". E con questo si è data un alibi per non parlare. La facciata della Banca popolare di Novara è orrenda e non ci siamo ancora abituati. Non era necessaria la saracca per coprirla. Orrido non scaccia orrido. Piuttosto sarebbe bastato chiedere a quella Banca di rifare la facciata, a sue spese. E sì, perchè la Banca popolare di Novara fa parte del Gruppo banco popolare, lo stesso della Banca popolare di Lodi, ora italiana, e della banca popolare di Milano, gruppo finanziario e bancario da sempre massicciamente presente in città e in rapporto, si presume, con amministratori vecchi e nuovi. Nel cda della nuova banca popolare di Lodi c'è Roberto Schmid; perchè non chiedergli di intercedere con la Banca popolare di Novara per rifare la facciata alla sede centrale di Pavia? Ma il brutto deve essere soggettivo anche per lui. Io però non mi ci voglio abituare e lascio alla loro "soggettività" i devoti sudditi della castina.
Irene Campari
A Natale ci faremo sotto il presepe (la Provincia Pavese — SENZA DATA)
Caro direttore, non capisco le ragioni del dibattito estivo intorno alla nuova struttura di Piazza Grande, sarà forse perché a me piace, ma non credo proprio di essere il solo. Già il fatto di non poterla facilmente catalogare è secondo me indicativo della sua assoluta novità. Altrochè Expo, i turisti accorreranno a frotte, con inevitabili ricadute economiche. Ma forse nessuno dei detrattori ha considerato, come suggerito dal progettista, la versatilità della loggia, ad esempio: la prossima volta che verrà il Papa, sapremo già dove metterlo. Inoltre, la mia portinaia, amica della parrucchiera di una cugina di secondo grado di un usciere comunale di terza classe, mi ha assicurato che a Natale ci faranno sotto il presepe vivente, solo che non hanno ancora scelto il somarello. Già me l’immagino la loggia, con in cima una bella stella cometa.
Ermenegildo Colombo
Un piazzale Loreto anche per Pavia (la Provincia Pavese — SENZA DATA)
Assai bella la similitudine di Mino Milani a proposito della tettoia di Piazza Vittoria, nel leggerla ridevo da solo... ha proprio ragione: chiamalo come vuoi ma il merluzzo è sempre merluzzo.... La mattina che han tolto le impalcature sono sbucato in piazza con il cane e guardando il manufatto pensai tra me e me: ma.... ma... assomiglia a qualcosa... che... ma sì! Ecco, anche Pavia ha il suo Piazzale Loreto! Quando si dice i corsi e ricorsi della storia. E questo povero lato nord della piazza ne ha avute di sfortune, mai nulla che ripristini la Pavia dei Beccaria. Dei Visconti, macchè. Arriva la Banca di Novara e ti costruisce un tremendo scatolone che fa letteralmente a pugni con tutto il resto. Ora questo nuovo manufatto il cui ascensore ci porta, finalmente, ad un sottomercato che ormai è ridotto solo ad un cinquanta per cento. Se ne sono andati tutti. Riprendo il discorso di Mino Milani a proposito di appellativi, Mino è pavese doc come me... che dici Mino? Teniamo a battesimo il nostro Piazzale Loreto? Come dicevano i nonni per indicare una tettoia, un qualcosa che copriva e sul quale si faceva arrampicare l’uva? Ma si! Eccola...la «topia»...! Via, venduta!
GianCarlo Mainardi
Ma chi l’è ca’gh l’hà fàt fa? (la Provincia Pavese — SENZA DATA)
Tant parlà ad la tetòia / ca l’è gnüda fin a noia... / Han duprà d’i parulòn / da fà gnì fin al magòn / pr’una roba un po’ banàl / culucà, là, un po’ mal / in t’la nostra «piàssa Grànda». / Dèsss a’m vegna’na dumànda: / ma chi l’è ca’gh l’hà fàt fà? / (mentre nüm dèvam pagà...). / A guardàla, vegn in ment al dulùr d’al mal-da-dent. / I lümlèn, a chi’èn d’i pög, / disan cl’è un «pügn in t’i ög». / Vöri no fà ’l màlmustus: / pr’i pavés a pr’i «ariùs» / al sarà un bügigàtul... / e pr’i fiö, forse, un giügàtul... / E l’aspet l’è un pò guèrc: / la sumìglia, quàsi, a un quèrc.
Keyr
Lettera aperta al Professor Dorigati (http://circolopasolini.splinder.com) (31 luglio 2008), la Provincia Pavese — 5 agosto 2008)
Chiarissimo professor dottor architetto Remo Dorigati,
Nel passare da piazza della Vittoria sapevo già, grazie all'assessore ai lavori pubblici Pezza, di non trovarmi d'un tratto di fronte ad una pensilina o ad una tettoia. Finalmente, dopo aver letto la Sua lettera, mi è chiaro che si tratta di una loggia, anche se, viste le dimensioni, direi piuttosto un loggione, in dialetto pavese lobiòn (che però può anche essere inteso come accrescitivo di lobia, lobbia, cappello, guarda caso, a falda larga). Sperò perdonerà la battuta, ma proprio qui sta il punto che Lei non sembra aver colto. Personalmente ritengo, e credo concordino con me quanti soggettivamente trovano "brutta" la struttura, che la loggia sia innanzitutto fuori scala e sproporzionata, oltreché poco rispettosa, nonostante i referenti storici citati, del genius loci. Ma del resto, lo dimostrano le coltissime citazioni addotte, Lei fa chiaramente intendere di aderire ad una corrente International Style, anche se non ho ancora capito se sia sua intenzione portare la metropolitana a Pavia così da farne una piccola Parigi. Ho letto con estrema attenzione la Sua lettera, e le confesso più di una volta ed anche con qualche difficoltà. Parafrasando Leopardi, credo avrebbe potuto benissimo intitolarsi: "Le magnifiche sorti e progressive dell'architettura". Il tono, mi è parso, avrebbe voluto essere quello del demiurgo, ma lo stile, purtroppo, restava quello di un'omelia sull'ineluttabilità, in questo caso dell'architettura (contemporanea in generale e Sua in particolare), che col tempo, in nome di una qualche forma di provvidenza, verrebbe ad instaurare un rapporto simbiotico con quanto la circonda, come a dire che è solo questione di farci l'abitudine, o rassegnarsi. Quel che più mi ha colpito è stato però il linguaggio da Lei adottato: un perfetto e nebuloso esempio di antilingua, come stigmatizzato da Italo Calvino, per cui la loggia diviene il "captatore (sic) più importante della vitalità ipogea". Immediatamente mi sono domandato se proprio da questo punto di vista andasse letta la ravvicinatissima e fuorviante prospettiva del progetto, offerta, bontà Sua, alla cittadinanza, per cui il disegno sembra non coincidere con l'opera reale. L'espediente linguistico da Lei adottato è forse utile a circoscrivere il dibattito agli addetti ai lavori, escludendo chi addetto ai lavori non è, peccato però che il Suo discorso non si limiti alla sola architettura ma investa anche temi di carattere economico e politico che richiederebbero maggior chiarezza lessicale e soprattutto trasparenza. Ma il fare architettura, come il fare politica, a tratti quasi una cosa sola, sono evidentemente da Lei considerati un atto monocratico ed insindacabile. È un fatto che non si possa non essere contemporanei, e personalmente ritengo imperativo che nuove forme e nuovi materiali vadano sperimentati ed impiegati, ma in altre realtà (europee) si sarebbe sottoposto il progetto al vaglio della collettività e la committenza pubblica avrebbe preventivamente richiesto un modello in scala uno a uno, per il quale, con poco spesa, sarebbero bastati qualche telone e pochi tubi innocenti, così, giusto per verificarne l'impatto.
Forse, Professore, troverà il tono di questa mia degno solo delle chiacchiere da bar, piuttosto che di un dibattito civile, ma, come al bar, stiamo commentando un fatto ormai avvenuto, in questo caso architettonico, che da un civico dibattito non è stato preceduto. Anzi, ogni futura discussione sulla piazza, di sopra e di sotto, giusto per metterci il cappello sopra, pardon, le mani avanti, non potrà prescindere dal Suo nuovo "fuoco”. Inevitabilmente sarà così, ma l'esito, la storia insegna, potrebbe anche non essere quello che l'architetto si auspica, perchè il finale è aperto e non è detto che La Gran Loggia di Piazza della Vittoria non venga prima o poi abbattuta.
Giuseppe Zapelloni
Prina: «Aspettate a giudicare la tettoia» (la Provincia Pavese — 7 agosto 2008)
PAVIA. Brescia, Napoli, Milano, Parigi, Mosca, Londra: l’architetto Vittorio Prina, uno dei progettisti del discusso coperto di piazza della Vittoria, elenca tutti i luoghi nei quali si trovano strutture analoghe a quella pavese. La precisazione giunge dopo che un lettore aveva segnalato un coperto molto simile a quello pavese realizzato, dall’architetto Remo Dorigati, a Ceriano Laghetto (Milano) in una piazza radicalmente diversa dallo stile medievale che caratterizza piazza Grande.
«Il progetto per piazza della Vittoria - scrive l’architetto Prina - non è al momento giudicabile, lo sarà solo quando sarà completato; sarebbe come criticare un’automobile della quale si vede solo scocca e motore senza carrozzeria». «Relativamente ad altre strutture di copertura dei mercati - prosegue il progettista - tra loro simili (quali la citata a Ceriano Laghetto), differiscono in realtà per proporzioni, quote, volumi aggiunti, materiali, distanze dall’edificato eccetera; elementi che costituiscono l’unicità di ogni architettura rispetto al contesto». Vittorio Prina aggiunge, poi, altre considerazioni in merito a tutte le strutture “assimilabili” a quella di piazza della Vittoria: «Si vedano ad esempio la recente copertura a lato di piazza della Loggia a Brescia (Lombardi e associati); il mercato coperto nello storico quartiere San Ferdinando a Napoli di Salvatore Bisogni e Anna Bonaiuto (1984); la recente grande copertura (25 metri di altezza, pilastri sfaccettati in corten, tetto in metallo e vetro) in piazza 18 settembre a Eindhoven, Olanda, di Massimiliano Fuksas, nel centro della città a fianco di un edificio di Gio Ponti».
«Conosco alcune centinaia di esempi di coperture per mercati; per evidenti motivi citerò solo alcune opere fondamentali. Il coperto tradizionale, dal Medioevo in poi (in legno o in muratura con copertura a falde spioventi: si possono notare nelle antiche incisioni) sino agli esempi di fine Ottocento (in ghisa e vetro) è presente nelle principali città europee: a Milano ad esempio il coperto dei Figini di Giuniforte Solari; il coperto di piazza del Verzaro eccetera. A Parigi il coperto della Madeleine, a Londra il coperto Hungerford Market per il mercato del pesce di Fowler (entrambe in ghisa e vetro). Nella sola provincia di Cuneo si possono contare decine di coperture». (f.m.)
L'architettura contemporanea fa bene (la Provincia Pavese — 8 agosto 2008)
caro direttore,
in questi giorni tanti si stracciano le vesti per la modernissima loggia in costruzione in Piazza Grande. Forse se fosse stato adottato uno stile, predigerito e metabolizzato, come ad esempio il neoclassico o il neogotico, nessuno avrebbe avuto niente da ridire. Come è stato, ad esempio, per le apprezzate edicole in stile neobarocchetto, così ecletticamente pavesi.
E infatti nessuno si è accorto, o ha avuto niente da ridire per quanto riguarda l'ampliamento del palazzo di giustizia.
C'era una volta a Pavia da piazza Botta, un pittoresco e potentissimo scorcio, quasi piranesiano, offerto dall'ala incompiuta di quelle che una volta erano le carceri. Si sarebbe potuto preservarlo, appoggiandovi una struttura moderna, ma si è preferito finire l'incompiuto con una filologicamente scorretta, basta guardare i mattoni impiegati, addizione in stile "anacronistico" (tra l'altro, sembra, poco rispettosa delle preesistenze storiche, ma di fronte alle imprescindibile esigenze della giustizia anche la sovrintendenza sta a guardare). La decisione di ampliare il palazzo di giustizia, va segnalato, è pure in controtendenza rispetto a quanto si va facendo in altre città italiane, dove sorgono nuovi tribunali più moderni e funzionali fuori dal centro; ma forse destinare parte dell'ex periferia pavese ad ospitare una nuova struttura di questo tipo, avrebbe nuociuto agli interessi di qualcuno, non ultimi quei professionisti che con i loro uffici gravitano intorno al palazzaccio.
Giusto per non parlare dei colori, penso a certi gialli e rosa psichedelici, o di certe ristrutturazioni che compromettono dignitose facciate fine ottocento, per mettere in luce, come in via Lanfranco , intere "pezze" di mattone a vista, o ancora del finto laghetto per le paperelle negli Orti Borromaici. Tutte scelte lasciate all'iniziativa privata con la supervisione e la benedizione di impiegati comunali incompetenti, espressioni di un linguaggio rustico, vernacolo, dialettale, che finisce per fare tanto provincia crassa.
Ben venga dunque dell'architettura finalmente contemporanea a Pavia, soprattutto se serve a svelare tanta ipocrisia centrostoricista. Intanto in periferia sorgono indisturbati dei bei palazzoni di cinque piani, col tetto a falde, che avrebbe potuto disegnarli un bambino. Ma quella che, una volta, era tutta campagna evidentemente non è Pavia, almeno non ancora.
Pelagio Lunzippese
Tettoia di Piazza Grande Ecco perché la boccio (la Provincia Pavese — 8 agosto 2008)
«Dio, ti perdono, sia che tu non esista, sia che tu esista». In questa strana preghiera, scritta secondo i canoni dei Poemi Haiku, si respira l’anelito dell’uomo che si confronta con la «Possibilità Universale» che, contemplando il «Tutto», ovviamente permette la coesistenza delle più vistose contraddizioni. L’ho presa un po’ lontana per parlare della cappellata della tettoia in piazza? No. Se quel tempietto non è una dimostrazione dell’esistenza di Dio o del Maligno, sicuramente è una dimostrazione dell’esistenza del libero arbitrio dei nostri amministratori che, ispirati da un delirio di onnipotenza, si sentono liberi di giocare al massacro di questa bella città addormentata. Ho sentito voci magniloquenti che parlavano in tono forbito delle proporzioni quasi divine di questo gabbiotto. Beh, in effetti, sì, la somiglianza con i vespasiani di buona memoria salta all’occhio, con poche differenze: quelli erano funzionali, avevano una loro estetica, erano inseriti in un contesto sociale e architettonico che li accettava. Questa sottospecie di capannone, no.
Paolo Severi Pavia
Verde e polizia locale si può investire di più (la Provincia Pavese)
Tra i fatti più volte denunciati e lamentati dai cittadini a Pavia c’è la questione dell’allea di viale Matteotti in cui durante le ore serali i residenti dei palazzi vicini non possono affacciarsi dalle finestre o dai balconi per evitare di assistere a episodi di fisiologia umana. Per non parlare degli episodi denunciati più volte dai residenti di corso Manzoni in cui la tranquillità notturna è diventato una chimera. Infine in zona Ticinello, i residenti lamentano i bivacchi e l’alta musica. Si spera che almeno la tettoia di piazza della Vittoria non sia utilizzata come alloggio all’aperto notturno ma possa costituire un esempio di architettura urbana coerente con le facciate del luogo. C’e’ la constatazione che i cittadini pavesi non si sentano più padroni a casa loro, anzi hanno la percezione di essere espropriati da quella tranquillità che, una cittadina di piccole dimensioni come Pavia, dovrebbe riuscire a garantire. Poi ci sono i giardini pubblici che non meritano di essere chiamati parchi (come indica il cartello all’ingresso di ogni area verde) perché si presentano indecenti. Non bisogna aspettare che l’esasperazione dei cittadini arrivi al limite, sarebbe necessario che il Comune investisse più risorse per la sicurezza urbana e per il verde pubblico poichè «per poter fare meglio» bisogna anche impiegare un minimo di risorse finanziarie. Ma nulla di tutto questo è stato previsto nel maxi provvedimento finanziario della 1ª variazione di bilancio approvato nell’ultimo consiglio comunale del mese di luglio, che ha impiegato l’avanzo di amministrazione del bilancio 2007, pari a circa 2 milioni di euro, in diversi comparti e di cui una piccola quota avrebbe dovuto essere impiegata per risolvere problematiche altrettanto importanti di vita quotidiana.
Valerio Gimigliano consigliere comunale Pdl a Pavia Belgioioso
La saracca comincia a puzzare (http://circolopasolini.splinder.com 23 agosto 2008)
I lavori sull’urbanistica fervono e anche gli interessi. Riprenderemo da lunedì la pubblicazione delle nuove inchieste su tutte le aree in trasformazione della città. Visto che non ci accontentiamo di conoscenze superficiali e nemmeno di ciò che il convento ci passa, è il caso di riprendere anche la realizzazione della saracca in Piazza della Vittoria. E’ curioso. Ho chiesto la documentazione amministrativa e tecnica che intendevo non solo conoscere ma mettere a disposizione dei lettori, e ciò che ho ottenuto sono alcune delibere, una con una parte sbianchettata, a cui mancano allegati cartografici, progetti e i disegni. Da ciò che leggo desumo che i progetti in circolazione dovrebbero essere più d’uno, il primo approvato durante l'era Albergati, a meno che la proposta attuale non sia quella coincidente con questa (ha una lunga storia il raddoppio lombardo della pensilina). Degli architetti progettisti (Dorigati, Prima. Bossaglia, ma non sono i soli) mi è stata consegnata una relazione di sintesi che è poi l’articolo che l’arch. Dorigati ha scritto per “La Provincia pavese” qualche settimana fa, ma nel documento “formale” consegnatomi non c’è né data né luogo né indicazione dello studio tecnico che ha prodotto la sintesi. Spiace ancora una volta constatare come l'essere Consigliere comunale debba spesso risolversi in una battaglia per agire le proprie prerogative di diritto. L’assessore Rossella si scusa nella lettera di accompagnamento per il ritardo nella consegna dei documenti, dovuto, a suo dire, al loro reperimento presso il settore Lavori pubblici. Messi tutti in fila, quei documenti sono raggelanti, ora che si ha presente lo scempio che burocraticamente hanno contributo a realizzare. Spero che la saracca non sia inaugurata prima che, come Consigliere comunale, venga in legittimo possesso di tutta la documentazione tecnica e amministrativa che riguarda i progetti e la loro approvazione. Il cittadino Zapelloni si è rivolto al FAI per chiederne l'abbattimento. Sono convinta che non ci si debba assuefare al brutto, la prima vittima delle speculazioni e dei favoritismi è il bello.
Irene Campari
Per il nuovo progetto, l'idea potrebbe essere quella di bandire un concorso internazionale di idee «La tettoia? In piazzale S. Giuseppe». II progettista Ferraresi: «Fermiamo i lavori in piazza della Vittoria» (IL PUNTO- lunedì 25 agosto)
PAVIA Ho seguito la querelle della nuova erigenda tettoia in piazza Vittoria, quella che il Punto ha battezzato "distributore di benzina". Non sono solito questionare sull'estetica di architetture, il gusto è soggettivo e spesso chi osserva potrebbe anche non comprendere l'arte o l'architettura. Dunque chi ha progettato ha certamente dato il meglio che poteva rispetto a quanto gli è stato chiesto ed a quanto gli è stato messo a disposizione. Mi sono messo nei panni del progettista chiedendomi come avrei risolto il problema se fossi stato io a scegliere. Murature alla Mario Botta? Forse cristallo e fili di acciaio? Non è facile ed a criticare tutti sono bravi. Quella struttura soddisfa 2 dei 3 principi vitruviani, quindi è già un ottimo risultato: è solida, anche se la leggerezza delle proporzioni non lo dimostra (ed a mio avviso è un pregio), la "firmitas" è soddisfatta. Anche I"'utilitas", la funzionalità, ha un ruolo, certamente il più riuscito. Difetta in "venustas", in estetica, non che sia brutta, anzi, fine a se stessa è gradevole, ma è certamente ambientata nel posto sbagliato in un altro contesto più moderno certamente avrebbe avuto un risultato di consensi diverso. Qualcuno ha vistosamente sbagliato, ma non credo sia responsabilità di chi ha progettato. Quasi 40 anni fa a Pavia è successa l'identica cosa, il Comune doveva risolvere il problema della cripta di Sant'Eusebio in piazza Leonardo da Vinci e fece progettare una tettoia; architettonicamente diversa, ma sostanzialmente uguale a quella di piazza Vittoria. Furono polemiche, si criticò, si criticò, poi la tettoia (e purtroppo anche la cripta) finirono nel dimenticatoio. Spero vivamente che questa tettoia non cada nel dimenticatoio e che l'attitudine pavese a subire venga meno. E' il momento di reagire, perché qualcuno ha sbagliato e ci sta rovinando la piazza più bella della nostra città, non possiamo permettere che ciò avvenga. L'errore è stato non cogliere che piazza Vittoria è il salotto cittadino, un piccolo gioiello che è ritomato a pulsare di vita. Palazzi splendidi, Broletto rimesso a nuovo. Certo, il lato Nord è compromesso da edifici di recente architettura, ma non sono così invasivi da penalizzare l'armonia della piazza. L'errore è stata l'insensibilità culturale di decidere che la cosa più importante della piazza non fosse la piazza, ma il sottostante mercato e di valorizzarlo caratterizzandone l'ingresso con un opera di un'invasività estetica di proporzioni abnormi. Diventa cosi la piazza del Broletto e dell'ingresso al mercato. Tempo pochi mesi e diventerà anche la piazza dei senzatetto che si riparano sotto la tettoia, di questo siamo certi. L'errore è stato decidere per la città. Ma non è una novità, siamo abituati al regime di Pavia. Ovunque nel mondo l'Amministrazione avrebbe indetto un concorso di idee per risolvere il problema, avrebbe scelto una giuria internazionale di persone altamente capaci (non i soliti quattro parrucconi) e trovato un progetto ideale. Oppure avrebbe trovato 2-3 spunti dal matrimonio di più progetti. Durante il concorso la città avrebbe potuto vedere la mostra dei progetti e si sarebbe espressa con un'opinione. Dopo, solo dopo, l'Amnúnistrazione avrebbe dovuto far progettare ed eseguire l'opera, con decisione e fermezza, ma solo dopo il coinvolgimento della città. Ma questa sarebbe democrazia ed il'pensiero liberale non fa rima con Pavia. Sarebbe a mio avviso distintivo di intelligenza e sensibilità culturale se il Comune fermasse i lavori, autotutelando la piazza Grande e bandisse un concorso internazionale di idee. La tettoia non andrebbe persa, è molto gradevole, propongo di inserirla nel progetto di ristrutturazione di piazzale San Giuseppe.
MAURO FERRARESI (INGEGNERE E PROGETTISTA
Il nuovo residence al posto dei tre cinema (la Provincia Pavese — 29 agosto 2008)
Caro direttore,
al rientro dalle vacanze non bastava la bella novità del loggione in Piazza Grande, a fine anno chiuderanno tre delle superstiti sale cinematografiche del centro.
L'esercente ce l'ha messa davvero tutta, proiettando per mesi i film dei fratelli Vanzina insieme ad altre chicche natalizie e pasquali ben oltre le festività, ma il confronto con l'identica programmazione dei multisala è stato fatale e i tre cinema sono rimasti semivuoti se non addirittura deserti, per non parlare della concorrenza spietata dell'unico teatro cittadino.
Poco importa che tanti titoli non siano mai approdati in città, o che quelli proposti nelle rare rassegne cinematografiche abbiano fatto il tutto esaurito o quasi, l'attività imprenditoriale, si sa, è insindacabile.
Nessuno sembra però ricordare che da anni si vociferasse che il mattone fosse più lucroso della celluloide, e che la proprietà sia di recente passata di mano penso sia casuale oltrechè ininfluente, non credo infatti che gli anonimi compratori siano dei cinefili.
Sono dunque quasi arrivati al via i lavori per il nuovo residence in centro, di lusso s'intende. Ma qualcuno, che non lavori in comune, ha forse visto il progetto? e soprattutto si è considerato, prima di approvarlo, che proprio di fianco ai tre cinema sorge uno dei più bei monumenti del rinascimento lombardo, il bramantesco palazzo Bottigella?
L'affare si svolgerà ancora una volta in maniera ipogea, per non dire sotterranea, e di nuovo come per il loggione ci accorgeremo del malfatto quando sarà troppo tardi? O i cittadini, finalmente, si mobiliteranno per tempo?
Pelagio Lunzippese
C’è un distributore in piazza della Vittoria? (la Provincia Pavese — 29 agosto 2008)
Per una volta mi vedo costretto a fare... i miei complimenti al Comune di Pavia. Dopo anni di gestione approssimativa (di cui i resti del povero idroscalo ne sono l’icona) e spese inutili come i parcheggi (di cui Pavia è perennemente carente) riempiti di nomadi, finalmente ha fatto qualcosa di davvero buono per la nostra amata città. In tempi come questi, con i livelli di inquinamento sempre alle stelle anche in piccoli centri come il nostro, una delle priorità delle amministrazioni comunali deve essere la riduzione delle emissioni.
Per raggiungere questo ormai non più rimandabile obiettivo, allo stato attuale di avanzamento della tecnologia motoristica, la soluzione più immediata è sicuramente l’utilizzo di vetture con alimentazioni alternative.
Uno dei freni principali alla diffusione di questi carburanti, economici ed ecologici, è purtroppo la scarsa presenza di stazioni di rifornimento sul territorio: in particolare, le poche presenti risultano sempre decentrate rispetto ai luoghi più trafficati della città.
Quindi, per una volta un plauso al nostro amato sindaco, che è riuscito a rendere disponibile una ulteriore stazione di rifornimento di gas naturale (metano) per gli utenti della città, in una zona strategica come piazza della Vittoria.
Certo, è orribile, assolutamente fuori luogo, davvero un insulto ad una splendida piazza come quella, ma volete mettere la comodità per gli utenti e l’impulso che darà alla diffusione del metano per auto in città?
... come, non è un distributore del metano?
Dario Dell’Acqua San Martino Siccomario
Pensiamo piuttosto al Broletto (la Provincia Pavese)
L’uomo creativo e il politico sono oggi gli ingredienti combinatori delle spinte estetiche e utilitaristiche di tante opere, licenziate come arte moderna. Distribuite dentro e fuori il contesto urbano. Probabilmente in quella copertura tanto criticata - la loggia di Piazza della Vittoria -, più che il lato estetico si è inteso perseguire il fine utilitaristico, per cui in esso difetta la rappresentazione del bello. Tant’è che le critiche sin qui emerse afferiscono proprio all’effetto visivo dell’opera, cioè al colpo d’occhio. E’ indubbio che il moderno violenta l’occhio e la sacralità dei monumenti storici, specie quando questi sono impreziositi da una vetustà che affonda le radici nel buio più profondo del vivere umano e nella sua eccelsa e irripetibile creatività artistica degli artefici. Testimonianze che stupiscono per la raffinata perfezione del connubio tra genialità e ispirazione, sublimate nella magica operosità di questi artisti che ci hanno preceduto. Piazza della Vittoria, pur nella sua non sempre felice combinazione precorsa tra antico e nuovo, tra arte antica e funzionalità moderna, è, comunque, il cuore centrale e monumentale della città, con una sua fisionomia identitaria, cara ai pavesi. Nell’armonico calice storico-murario, in cui la piazza fa da alcova all’inattivo sostare della gente, la loggia si è presentata come un corpo estraneo, in visibile urto col profilo della stessa. Suscitando le critiche dei pavesi. Lungi dal giudicarne il diritto o meno di cittadinanza del manufatto, sarebbe, invece, d’uopo ricordare, in ossequio alla sacralità dei nostri monumenti, che invece di perseguire il nuovo, bisognerebbe mantenere e potenziare quello che già esiste, come il centralissimo «Broletto», un esemplare architettonico che fa da specchio e da corona alla piazza, imbarbarito da ciuffi di erbe spontanee che pendono vergognosamente dalla ingrigita facciata a confermarne il disinteresse manutentivo. Basterebbero poche giornate lavorative per rimuovere quella indecente peluria erbosa e quella patina di grigiore che ne mortifica e opacizza le spettacolari mura. Torre civica docet.
avv. Carlo Dell’Acqua Pavia
Eppure la «pensilina» può servire a Pavia (la Provincia Pavese)
E’ probabile che molti di quelli che hanno scritto della «pensilina» e sulla «pensilina» di piazza Vittoria a Pavia, non abbiano mai visto le foto di Chiolini e di Carraro che mostrano quella splendida distesa di bancarelle che animava la piazza nei giorni di festa e di mercato. Gli ambulanti di piazza Grande erano tipi del tutto particolari la cui laboriosa e fragorosa presenza bastava a creare un’atmosfera gioiosa e allegra. Passava di tanto in tanto il tranvai che arrancava verso piazza Minerva facendosi largo tra la folla con un insistente scampanellio che si univa al frastuono generale. Davanti alla macelleria di Asti, il fisarmonicista cieco evocava motivi nostalgici e il cane lupo accucciato al suo fianco presidiava il contenitore della fisa che si arricchiva di lirette. La venditrice di stringhe arrivava con il suo «banchetto a tracolla» e si fermava davanti al negozio delle sementi dove i genitori portavano i figli a far scorta di mangime per i canarini di casa. Personaggi come Leon e la Pierina, ambulanti di frutta e verdura, hanno caratterizzato quei bei tempi di sano provincialismo. Poi si decise altrimenti e tutto sparì, inghiottito nel sotterraneo della piazza. I pavesi furono scippati del mercato di cui si volle creare poi un’imitazione in piazza Petrarca, così come avvenne per il ponte Vecchio rifatto fasullo quando si potevano utilizzare le arcate di quello autentico. Tutto questo discorso, forse eccessivamente nostalgico, per concludere che se la «pensilina» serve a proteggere chi deve immettersi nel sotterraneo, svolge almeno una funzione utile, ora che tutto il resto della piazza ha cambiato la sua fisionomia. Atmosfere e personaggi di quei tempi sono solo nei ricordi dei pavesi non più giovani.
Paolo Bottoni Pavia
Sotto la Loggia (http://circolopasolini.splinder.com 30 agosto 2008, la Provincia Pavese — 3 settembre 2008)
Sollecitato dalla lettura estiva del "Viaggio al centro del terra" di Jules Verne, armato di una vecchia lampada ad acetilene, ramponi e piccozza, mi sono fortunosamente avventurato nelle profondità ipogee di piazza della Vittoria, giusto per scoprire cosa stesse sotto tanta loggia (che per la cronaca avrebbe già dovuto essere inaugurata, ecco perchè non ho usato l'ascensore, ma forse si sono voluti procrastinare i lavori per lasciare che a tagliare il nastro inaugurale sia il sindaco di Milano e poter li sotto siglare l'accordo per l'Expo, chissà?).
Scesi per la verità pochi scalini sono dunque giunto nel primo, ed unico, girone e quivi ho incontrato uno dei rari esercenti che colà ancora mercanteggiano e pallidi si arrabattano. Interrogatolo non ne ho cavato un granchè, salvo la notizia che i #cinquecentosettantacinquemiladuecento/00# euro non sono bastati per l'ascensore, i commercianti del mercato coperto, come da accordi con il Comune di Pavia, se lo sono pagati di tasca propria!
E’ inutile, non firmerò per abbattere la pensilina (“La provincia pavese”, 11 settembre 2008)
Non firmerò per l’abbattimento della pensilina. Li abbiamo votati, dunque ci rappresentano e, ahinoi, qualche volta addirittura ci somigliano. Un anno fa la più lungimirante giunta che Pavia ricordi ha preteso il trasferimento dei Rom «fuori dal suo cortile». Ora è il turno degli squattrinati, che l’amministrazione locale vede come rappresentazione del brutto. Così non è per l’imperdibile tettoia costruita in piazza Grande, che altri biasimano e ne sollecitano la rimozione o quantomeno il trasferimento in luogo diverso. Sono due punti di vista speculari, chiamati a riflettersi l’uno nell’altro.
Che senso ha opporsi all’inutile tettoia in piazza a lavori ormai ultimati? Non sarebbe stato meglio pensarci per tempo? Cari benpensanti dei miei stivali, siate allora più risoluti e implacabili: dilatate l’orizzonte, assumete un analogo trattamento per l’orribile e vetusta copertura consorella in piazza Leonardo da Vinci e l’ancora peggiore «palazzo di vetro» presso il ponte di viale della LIbertà.
La raccolta delle firme dovrebbe sollecitare anche la demolizione delle case sul Lungoticino, rifatte in malomodo dopo i bombardamenti alleati del 1943-44, che hanno straziato la città molto meno dell’edilizia pervasiva dei vari Febbroni e Fasani (i costruttori) negli anni Cinquanta e Sessanta, con la complicità - solo politica? - dei nani del loro tempo. Si dia corso senza indugi all’abbattimento del palazzo del Demetrio e dell’orribile edificio posto dietro l’inutile ipogeo. Non fermatevi: raccogliete altre firme per riedificare il ponte Vecchio così com’era, a condizione che ci venga restituito pedonale. Una volta ultimato il lavoro nel centro storico si passi alle periferie, a partire dalla madre di tutte le porcate: il Carrefour e l’annesso parcheggio sulla Vigentina.
Si può fare? No, non si può. Ma le battaglie simboliche a banda larga, si sa, sono tra le poche già vinte in partenza, al contrario di quelle fuori tempo massimo.
Quanto a me, non firmerò per l’abbattimento né per lo spostamento dell’orribile tettoia. È troppo tardi. Resti pure dov’è. Così come gli altri numerosissimi piccoli e grandi inganni del recente passato, procurati dalle betoniere degli immobiliaristi in accordo con i politicanti di oggi e di allora, con la complice omertà o copertura di altri settori cittadini.
Giovanni Giovannetti Pavia
Per la storia “evolutiva” della tettoia si veda:
http://circolopasolini.splinder.com/post/18225948
La tettoia anche su
http://www.archiwatch.it/2008/09/05/il-fungo-di-pavia.html
e You Tube:
http://it.youtube.com/watch?v=t0F3xMbk2LA
A cura di Giuseppe Zapelloni
Sarebbe da "Gazzetta del profeta" anche questa. Ma oggi siamo umili, è domenica. La "Tettoia" di Piazza Vittoria doveva essere inaugurata tra folle inneggianti la new age degli archi-star locali il 12 agosto scorso. Ma come capita per le cose brutte e costosissime che ti voglion far passare per bellissime ed economiche, c'è qualcuno che vede, accidenti, il Re nudo. I lavori sono fermi (e non per le firme raccolte), i soldi non basteranno (571mila euro), perchè in questa città i luoghi più belli si donano all'Università e affini, quelli che rimangono sono destinati a diventare prima o poi aree dismesse, anche delle idee. In fondo che cos'è la Tettoia se non già il nostro fazzolettino di area dismessa e dismettibile in centro? (Irene Campari)
Tettoia di Piazza Vittoria, il contratto in bilico
L’assessore: «Troppi ritardi, potremmo cambiare ditta».
E l’opposizione attacca I lavori dovevano essere finiti a luglio ma sono in alto mare
Non c’è pace per la “tettoia” di Piazza della Vittoria. I lavori avrebbero dovuto concludersi a fine luglio, invece il cantiere è ancora aperto. Il Comune, oltre ad applicare la penale prevista dal contratto alla ditta che non ha ancora consegnato l’opera, sta anche riflettendo sulla possibilità di risolvere il contratto. Intanto il gruppo consigliare di Forza Italia torna all’attacco con una interrogazione nella quale, oltre a chiedere conto del ritardo, si sollecita anche la consegna di tutta la documentazione relativa all’opera. Un intervento che ha già destato vive polemiche.--br--
I problemi con la ditta che sta realizzando l’opera pubblica sarebbero nati in relazione ai pannelli di acciaio “cortin” necessari alla copertura del soffitto.
«Inizialmente - spiega l’assessore ai lavori pubblici, Matteo Pezza - erano stati consegnati dei pannelli che non rispondevano ai requisiti; erano fuori misura. Già questo problema ha determinato un prolungamento dei lavori. La ditta ha ordinato nuovamente le coperture, ma sino a questo momento ne sono arrivate solo metà del numero necessario».
L’assessore non nasconde una certa irritazione. «Ovviamente - dice - la ditta pagherà una penale, già prevista in sede di appalto, per ciascun giorno di ritardo nella consegna dell’opera. Ora siamo in attesa di verificare se questi pannelli d’acciaio arriveranno entro tempi ragionevoli. In caso contrario, non escludo l’eventualità di chiedere la risoluzione del contratto».
Una scelta estrema, dal momento che sciogliendo l’accordo con la ditta che sta conducendo i lavori, i tempi si dilaterebbero ancora di più. E al disagio, per la presenza di un cantiere nel centro della città, si assommerebbero i danni per le due attività commerciali (un fiorista e un edicolante) costretti a lavorare all’interno di piccoli prefabbricati.
Nel frattempo, il gruppo consigliare di Forza Italia torna all’attacco sull’argomento-tettoia. Lo fa con una interrogazione che riassume la vicenda. I consiglieri di opposizione ricordano che nell’ambito dell’appalto da 575.200 euro, la somma di 58.000 euro è stata destinata a spese tecniche e consulenze. Aggiungono che «alla luce dell’intervento realizzato l’opera non sembra minimamente inserirsi nel contesto urbanistico circostante», caratterizzato da «strutture ad arco poggianti su colonne di granito o di muratura». «A quanto risulta - prosegue l’interrogazione - la modalità realizzativa non ha tenuto conto di tutto ciò, ma probabilmente di altre modalità realizzative certamente supportate dagli studi e dalle indagini storico-architettoniche di cui si vorrebbe conoscere la fonte bibliografica». Così il gruppo chiede di avere copia della relazione tecnico illustrativa, della relazione fotografica sullo stato di fatto, della relazione fotografica sullo stato di progetto, con riferimento al rendering e al modello e del computo metrico estimativo.
Dell’interrogazione si discuterà nel corso di uno dei prossimi consigli comunali. A meno che nel frattempo non giungano novità.
Fabrizio Merli, "La provincia pavese", 23 novembre 2008