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High school profit

di Irene Campari

Questa mattina è apparsa una lettera sul quotidiano locale firmata dagli insegnanti del Liceo artistico statale "Volta" di Pavia. Essendo tra quelli sento il dovere di aggiungere a ciò che vi è scritto una storia e qualche dettaglio non secondario. Tanto per render l'idea di come l'educazione e la scuola siano nella nostra città sottostimate come categorie di un pensiero obsoleto e poco redditizio, a meno che la rendita non sia immobiliare. Il Liceo artistico "Volta" si divide su due sedi: una in Via Abbiategrasso nella sede dell'Istituto per Geometri, l'altra in Via Riviera 39. Quest'ultima consiste in due piani in un condominio, precisamente il terzo e quarto piano. I piani intermedi sono occupati dagli uffici della Vodafone che ha piazzato sul tetto le sue antenne di trasmissione. Il quarto piano è l'ultimo e le aule lì disposte sono a pochi centimetri dalle antenne (l'ultima l'hanno istallata lo scorso anno). La scala principale di accesso è quella di un condomio piccolo, stretta, con vetrate poste sui ballatoi e lungo le rampe. La scala d'emergenza è un horror che nemmeno Argento dei tempi migliori avrebbe potuto concepire: quattro piani di scale che danno sul vuoto, protetti solo da esili ringhiere, con vetrate sul lato muro esterno. Chi soffre di vertigini non può percorrerle a meno di un attacco di panico. La stanza dei bidelli posta al quarto piano da direttamente su di un terrazzo senza protezioni laterali, aperto, da "Il cielo sopra Berlino". Lo spazio interno è diviso dall'enorme terrazzo solo da una porticina chiusa a chiave. La chiave è lì. Le aule non hanno areazione sufficiente; essendo ai piani alti, per sicurezza le finestre sono basculanti e si possono aprire solo a spiraglio. Nelle aule si trovano mediamente 22 ragazzi con l'insegnante. L'anno scorso, invece di spostare la scuola da un'altra parte, hanno inaugurato aule e laboratori nuovi nell'edificio gemello accanto e separato da una stradetta interna al quartiere artigianale. I laboratori sono senza finestre: vi si usano solventi, collanti e materiale per dipingere. Intorno a questi due edifici ci sono due carrozzerie; con i proprietari siamo in ottimi rapporti. Ci offrono spesso l'unica panchina disponibile per sederci all'aperto in quel posto. L'edificio è circondato da posti auto riservati per le imprese e aziende che hanno sede negli edifici accanto a quello della scuola. Due anni fa ho chiesto all'Arpa di fare i rilievi per controllare le emissioni elettromagnetiche, essendo entrata nell'aula posta proprio sotto le antenne ed essendomi sentita vacillare. Tutto a posto, hanno scritto. Questione soggettiva; ero io ad essere ipersensibile. L'anno scorso l'ho richiesto di nuovo, tramite l'Asl: tutto a posto anche questa volta. E' venuto anche l'ispettorato del lavoro. Ero lì quando è arrivata l'ispezione: tutto a posto, che problema c'è? Anzi, l'ispettore, quando gli ho mostrato la scala di emergenza, mi ha detto perentorio e minaccioso: "Se succede qualcosa ai ragazzi durante un'emergenza la colpa è di voi insegnanti". Gli ho chiesto (non gentilmente) di mettermelo per iscritto. Con "se succede qualcosa..." voleva dire qualche ragazzo che poteva volar giù dalle scale dalla paura. La preside lì presente, quando ha visto le scale, si è ritratta contro il muro chiedendo se i ragazzi la percorressero. Sì, le abbiamo risposto, più volte al giorno. Non so cosa abbiano scritto nel loro rapporto. Ho scritto poi al Presidente della Provincia Poma: nessuna risposta. Ho scritto al Sindacato, anche alla Cgil, chiedendo che si occupassero anche dei contratti di manutenzione. La risposta (che conservo) è stata di questo tenore: ci sono scuole messe peggio, non rompere le scatole, sei solo in cerca di visibilità. Si sono riuniti a scuola e hanno scritto una letterina appesa alla bacheca scolastica in cui si suggeriva una sede più consona e più attenzione alla sicurezza. Punto. La Cisl mi ha scritto promettendo un "tavolo di confronto". A voce alcune Rsu hanno risposto: è un problema suo personale se si sente male, sta strumentalizzando politicamente la situazione. C'è una legge regionale che vieta di mettere le scuole in prossimità delle antenne della telefonia cellulare. La legge è anteriore alla collocazione della scuola in questo edificio. Un anno e tre mesi fa, hanno tolto le coperture in Ethernit ad alcuni capannoni su cui danno le finestre del Liceo. In linea d'aria nemmeno trenta metri. Nessuno ci ha avvertiti. Mentre noi facevamo lezione, operai senza protezione alcuna, manovravano lastre in amianto.
Gli immobili in cui è collocato il Liceo sono dell'imprenditore Franco Gibelli di Broni. L'immobiliare San Riccardo, proprietaria dell'immobile, è sua. La Provincia paga fior di quattrini di affitto per quell'infamia. Il signor Gibelli ha recentemente anche acquistato tutti i terreni dell'ex Centrale del latte di Pavia, tramite l'immobiliare San Luigi. Qui sta già mettendo in vendita edifici non essendo ancora costruiti (come già scritto su questo blog). Noi che lavoriamo al Liceo statale "Volta" siamo molto molto arrabbiati. Per noi, per i nostri studenti e per questa intollerabile presa in giro, pericolosa e dannosa per la salute, che si trascina da anni. Anni in cui l'amministrazione provinciale ha pagato affitti su affitti tanto che se avesse pensato di risolvere seriamente la sistemazione di quella scuola avrebbe potuto accumulare un bel gruzzolo per farsi un mutuo e costruirne una nuova. Perchè non lo fanno e ci costringono a tremendi e continui mal di testa, carte di credito smagnetizzate, nausee e voltastomaco, crisi d'ansia e di claustrofobia, freddo-caldo senza criterio? Siamo lavoratori e non siamo nati ieri. Nemmeno i genitori dei nostri allievi lo sono. La gestione degli impianti è a contratto Global service, assegnato alla Cofathec. La stessa che ha ottenuto il Global service del Comune di Genova. Per riscaldarsi d'inverno occorre sedersi sui termosifoni, ma siamo in tanti e non ci stiamo tutti. Oppure, fare qualche metro per ritrovarsi in aule-sauna dove s'addirebbe il costume da bagno. L'aria di ricambio arriva dal piano terra e deve percorrere tutte le scale e poi, se la porta che da sui corridoi è aperta, si respira. A meno che non si voglia aprire la porta che da sul terrazzo a tetto. Vedere per credere.

Pavia, liceo artistico senza locali idonei

Sulla «Provincia Pavese» di sabato scorso abbiamo letto, con mal celata meraviglia, alcune parole attribuite all’architetto Claudio Vai, responsabile dell’edilizia scolastica presso la Provincia di Pavia, relative all’edificio di via Riviera nel quale ha sede il liceo artistico «Volta». Egli afferma che (citiamo letteralmente): «Lo stabile è stato costruito per ospitare una scuola perciò gli spazi sono idonei». Una proposizione tanto netta e decisa è perlomeno curiosa e ha generato in noi alcune domande. Quali parametri ha seguito l’ufficio tecnico della Provincia, se l’edificio che Claudio Vai ritiene costruito a fini scolastici, non ha in realtà spazi coerenti con le normative vigenti? Come spiegare corridoi troppi stretti, aule dalle cubature non proporzionate al numero degli allievi, mancanza di un’aula di informatica idonea a contenere gli alunni di tutta la classe, assenza di aree di accesso alla scuola segnalate e protette, se questo spazio è nato per accogliere studenti? Qual è la ragione di una serie di laboratori tecnici ubicati in sale prive di finestre? Perché non esiste una mensa in un liceo con due rientri pomeridiani a settimana? E, dulcis in fundo, per quale motivo due piani di questo ineccepibile edificio scolastico sono abitati da uno dei più grandi gestori nazionali di servizi di telefonia mobile?

Chiediamo scusa: noi insegnanti, che in questo stabile da diversi anni lavoriamo, non siamo ancora capaci di cogliere le peculiarità squisitamente scolastiche che lo caratterizzano. Né gli studenti né noi riusciamo a godere appieno dei campi elettromagnetici che l’antenna per la telefonia mobile, collocata dal citato gestore sul tetto, genera ogni giorno. Ci dispiace se siamo solo riusciti a capire - oltre ogni sarcasmo - che alcuni funzionari della Provincia dovrebbero conoscere ciò di cui parlano: questo edificio, nato tempo addietro come opificio e non certo come scuola, ha un proprietario ben preciso, cui da molti anni il gestore telefonico succitato paga un regolare affitto (che evidentemente prevede anche la collocazione di un’antenna sul tetto). La Provincia, costretta a trovare una sede per il liceo in espansione, ha preso in affitto gli altri piani, predisponendo minimi lavori di ristrutturazione, e vi ha collocato delle classi scolastiche senza valutare alcuni requisiti di sicurezza elementari (relativi, fra l’altro, al problema dell’inquinamento da onde elettromagnetiche). E oggi sostiene di avere uno «spazio idoneo» all’uso scolastico. Crediamo che ogni commento sia superfluo.

Gli insegnanti del liceo artistico «Volta» Pavia

"La provincia pavese", 27 settembre 2008
sabato, 27 settembre 2008, 15:30 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti (1)

Commenti
#1    27 Settembre 2008 - 19:43
 
A parte ogni considerazione di puro buon senso, di semplice logica. C'è una legge regionale che vieta la contiguità tra scuole e antenne di telefonia; nonostante questo, non soltanto si fa insediare una scuola a diretto contatto con un tetto 'antennato', ma tra sindacati, istituzioni, Arpa, Ispettorato del Lavoro, nessuno sembra trovare nulla da obiettare. Davvero disperante.
Martina
utente anonimo

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