di Laura Cappellari
“La mafia è come uno di quei tumori che partono come benigni e, con una corretta prevenzione, possono essere fermati, prima di diventare maligni e causare la morte del paziente”. Elio Veltri usa questa similitudine per spiegare come si potrebbe intervenire anche a Pavia per impedire alle mafie di insediarsi. E la “prevenzione”, nel caso delle organizzazioni mafiose, si chiama vigilanza. “Occorre discutere seriamente del problema – ha aggiunto l’ex sindaco Elio Veltri davanti ai giornalisti – e mandare al mondo mafioso dei messaggi del tipo: “Signori mafiosi, questa città non è né omertosa né addormentata, non potrete insediarvi nella nostra città, perché non lo permetteremo”. Messaggi che potrebbero essere inviati attraverso la costituizione di una commissione antimafia, sull’esempio di quanto il Partito democratico vuole fare a Palazzo Marino”. Gli esponenti del Cantiere per Pavia, insieme a Irene Campari del Gruppo misto intendono chiedere la convocazione di un consiglio comunale straordinario sul tema della mafia, che si concluda proprio con la proposta della costituzione di una commissione antimafia. “Speriamo di raccogliere le adesioni necessarie – ha sottolineato Walter Veltri -, altrimenti presenteremo un ordine del giorno, con la consapevolezza che rischieremo di discuterne tra almeno tra un paio d’anni, visto tutti gli ordini del giorno in lista d’attesa”. Invece la questione è urgente, perché Pavia è stata scelta da 4 mafiosi come luogo di cura e si è anche avuta la scarcerazione di una persona che si è data alla latitanza. “Perché queste persone sono venute proprio qui per farsi curare? – ha domandato Elio Veltri – E come mai nessuno se ne è accorto?
Come ci si può fidare dei custodi della legalità, se poi non si accorgono di avere i mafiosi in casa e deve arrivare l’Fbi o altri corpi speciali per acciuffarli?”. “Quando Provenzano è andato in Francia a farsi operare non ha scelto casualmente la struttura – ha proseguito Walter – sapeva di poter contare su una rete di protezione”. Magari la stessa rete esiste anche qui e magari la malavita ha messo le mani su diversi settori dell’economia. “Dobbiamo verificarlo e pensiamo di poterlo fare con una commissione d’inchiesta che si riunisca non per fare assemblee, ma per lavorare seriamente cominciando a indagare sulle licenze commerciali, sulle concessioni edilizie e sullo smaltimento rifiuti, che da sempre sono i capisaldi della criminalità – ha detto ancora Elio Veltri -. D’altra parte a Pavia assistiamo a un continuo turnover dei negozi, che cambiano tipologia, proprietà, genere, locali. Come mai? E le concessioni edilizie sono tutte regolari? Le società anche? Magari sì, però crediamo sia il caso di vederci chiaro. Perché a Roma la camorra si stava comprando il centro storico, non vorremmo stesse accadendo anche qui. D’altra parte già Pavia è la capitale dei videogiochi, che notoriamente sono in mano alla criminalità e nell’occhio del ciclone per quanto riguarda l’evasione fiscale”. “Pavia come Las Vegas titolava qualche tempo fa “Il Venerdì” di Repubblica che snocciolava dati da capogiro – ha sottolineato Walter Veltri – sostenendo che a Pavia e dintorni è presente una slot machine ogni 55 abitanti contro una media nazionale di una ogni 190. E già questo sarebbe un’anomalia, se non si spendessero 1500 euro annui per ogni pavese che moltiplicato per i 500 mila residenti fa 750 milioni. Un giro d'affari enorme che è strettamente legato alla criminalità, perché uno dei 10 concessionari italiani di videopoker è legato a una delle mafie e perché in tutti i rapporti delle commissioni antimafia si mette in relazione questo mondo con la criminalità. E, di fronte a questo dato, il sindaco ha detto che si devono indagare le motivazioni di questo fenomeno, ma se si nega che a Pavia possa esistere la mafia, non si indaga più su nulla”. Nonostante il rapporto della commissione nazionale antimafia dedichi 25 pagine alla Lombardia e si dica chiaramente che la lotta alla mafia deve partire da Milano e dalla Lombardia, infatti, a Pavia si continua a credere di vivere in un’isola felice. “Lo dice il vice sindaco – ha detto Elio Veltri – il quale recentemente ha persino sostenuto che chi solleva il problema, vuole infangare la città. Affermazioni che si facevano negli anni 50/60 a Palermo e che oggi non si possono neanche pensare, perché Pavia è una città cheta e non vorremmo che come accadde all’epoca del terrorismo, quando i brigatisti scelsero il capoluogo pavese per tenere le loro riunioni, anche i mafiosi approfittassero della tranquillità e della disattenzione di questa città, per fare i loro affari. E di affari la mafia ne fa tanti, visto è l’”industria” più fiorente con 150 miliardi di fatturato, che provengono in parte dalla vendita della droga (50 miliardi) e in parte dal commercio (90 miliardi). Possiede beni per 1000 miliardi, che se venissero confiscati potrebbero coprire almeno due terzi del debito pubblico, ma questo non accade perché, come sostiene Giuseppe Ajala nella partita contro la mafia lo Stato ha già perso. E’ sconfitto, perché in ogni partita, due giocatori della squadra dello Stato, giocano per gli altri e questi due giocatori sono i governi e il parlamento".