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Manifestazione antirazzista a Roma

Grazie a Paolo Fornelli.

Si è conclusa nella serata di ieri la manifestazione antirazzista organizzata a Roma, dopo quella svoltasi in mattinata a Caserta. In testa al corteo gli immigrati di Castelvolturno e gli amici di Abba, il giovane ucciso a sprangate a Milano, seguiti dai rappresentanti dell'Associazione Antirazzista e Interetnica "3 febbraio" e dalle comunità immigrate. A seguire i promotori della manifestazione: Socialismo Rivoluzionario, Unicobas, Usi-Ait, Socialismo Libertario, Partito Umanista, Centro delle Culture, Emergency. Insieme a loro delegazioni del Partito Comunista dei Lavoratori, Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, Arcilesbica, No dal Molin e varie associazioni studentesche.

razzismo, manifestazione

Migliaia di persone - ventimila secondo gli organizzatori -  hanno sfilato lungo le strade della capitale, da piazza della Repubblica a piazza Venezia, con un messaggio unitario: stop al razzismo. La manifestazione, in programma da tempo, cade in un momento particolarmente drammatico. Negli ultimi mesi le aggressioni a sfondo razzista si sono pericolosamente intensificate, in tutta Italia. E' di ieri la notizia degli abusi che avrebbe subito quest'estate all'aeroporto di Ciampino Amina Said Sheikh, somala, in Italia dal 1984, ad opera di agenti della Polaria. Secondo Eugenio Gemmo, esponente del Partito Comunista dei Lavoratori e candidato alle ultime elezioni amministrative per la provincia di Roma, in Italia la situazione si sta pericolosamente avvicinando a quella degli Stati Uniti degli anni '50, in cui "quando commetteva un crimine una persona di colore, non era la persona di colore in quanto criminale a commettere il reato, ma l'intera etnia. Oggi è uguale, si veda quanto successo con i Rom.  Pochi ricordano che, secondo i dati del Viminale, il 90% dei reati sono commessi in casa, da nostri connazionali". Ma il pericolo razzismo non riguarda solo gli immigrati. Claudio Galatolo, segretario regionale Unicobas-Toscana, sottolinea come "la riforma federalista che il governo vuole varare introdurrà con tutta probabilità un razzismo di ritorno per quanto riguarda i lavoratori del nord nei confronti dei lavoratori del sud, già anticipato dalle polemiche di quest'estate sugli insegnanti meridionali nelle scuole "padane".

Rabbia tra gli immigrati di Castelvolturno, che attaccano   i nostri politici: "imbroglioni, che stanno a manifestare ovunque tranne qui, dove ci sono gli immigrati". Ed è vero. Nel corteo mancano i soliti noti, i radical chic, i girotondini. Questo è, effettivamente il corteo dei migranti, di chi si è inserito nella nostra comunità e di chi è ancora emarginato, senza diritti. Robert, dal Togo, è irregolare, è in Italia da un anno e vive a Napoli. Lavora come falegname, ovviamente in nero, e vive con un gruppo di compagni in un magazzino. Non può tornare a casa, come vorrebbero Bossi e i suoi sodali, perché là ha avuto seri problemi di cui preferisce non parlare. Ultimamente ha paura e si sente insicuro per le strade della città. Non  capisce bene l'italiano, ma comprende bene gli sguardi di disprezzo e di minaccia, che non sono più una rarità. Ingenuamente dichiara che  sono i napoletani ad essere razzisti, non gli italiani. Ovviamente non è così. Raduan, senegalese residente a Milano, è più realista: "Tutto il mondo è paese" afferma, "in Italia, in ogni città, puoi trovare brave persone o meno". Si dichiara fortunato perché grazie ad alcune di queste brave persone, che lo hanno aiutato, è riuscito a costruirsi una vita qui. Ciò che spaventa anche lui è il cambiamento che sembrano aver subito gli italiani.
domenica, 05 ottobre 2008, 11:09 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti (1)

Commenti
#1   05 Ottobre 2008 - 20:35
 
Leggo articoli e sensazioni delle manifestazioni di ieri
apprezzo per una volta di più le foto a colori sui giornali
e questi occhi che i colori me li fanno apprezzare
nonostante la miopia, nonostante qualche vecchio che scatarra – Ad ogni modo, i'èn vonc, i négar... –
nonostante ragazzini trentenni con borchie cravatte croci celtiche di cui non possono comprendere o temere l'afflato simbolico
(troppo poveri i loro occhi di parole e idee che rendano comprensibili altre parole altre idee e le immagini strazianti o magnifiche che ci graffiano ogni giorno)
ringrazio questi occhi anche per i ciuffi viola fosforescenti della quindicenne che guardava il corteo scorrere
e non capiva, come non può capire le forze che fanno scorrere i fiumi e il sangue
e per una volta vorrei averli in mano e baciarli, questi occhi
che mi fanno vedere pelli di colore diverso che si sfiorano senza ferirsi
e guardo altri occhi iniettati di rabbia scattare sotto palpebre nere mulatte ambrate gialle pallide
e so che ogni giorno posso condividere quei colori
e dietro gli occhiali possono vedere i miei occhi un po' itterici cupi
accesi della stessa rabbia, della stessa speranza

Guardando i cortei di ieri
e le mie mani che hanno stretto mani di ogni colore o odore in soli venticinque anni
mi ritengo fortunato
perché neanche tante giorni fa
in un villaggio della Costa d'Avorio
un vecchio di origine ashanti
camicia sgargiante e ciabatte finto-adidas
in un anglo-francese stentato e sdentato
mi ha raccontato la sua “teoria della razza”:
– In realtà, le razze i gruppi le etnie le tribù
non sono altro che i vari modi in cui Dio sogna se stesso
quando si riposa e non è impegnato nella continua lotta col maligno
ed è assurdo combattersi uccidersi sputarsi contro
per la pelle la lingua o altro...
è come se Dio s'illudesse di uccidere o sputare se stesso
anzi le effimere infinite immagini di sé in sogno... –
Sono cristiani, gli Ashanti, e sono anche animisti, e Dio lo chiamano “Nyame”, “lo Splendente”
e dal racconto di quel vecchio, che non ho ritrovato in nessun'altra enciclopedia
altrettanto sdentata sorridente
si desume che l'uomo non è che un sogno éphémère di un dio stanco
e quando al vecchio ho risposto – Eh, mi sa che
il nostro dio è un po' schizofrenico... –
so che non ha capito, nell'afa appiccicosa
ma ha riso di gusto
e mi ha offerto una noce di cola.

Nicola Cocco
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