www.peeplo.com




L'ACQUA è un bene pubblico e comune NON mercificabile. NON si privatizza.


email circolopasolinipv@alice.it

Focus





Iran-New York Times





Per Sami morto in carcere

cosa pubblica




Finanza ed economia

urbanistica

territorio

Ambiente e clima

Antimafia

Conflitti e guerre

Informarsi è civiltà

Memoria




libri

Città sapiente



Segrete speranze


passato prossimo




Dossier Festival 2006

Pogrom 2007
La Gandina di Pieve


Area dismessa Landini, Pavia

di Irene Campari

L’area dismessa Landini si trova in Borgo tra Via dei Mille e la Statale dei Giovi. E’ ampia circa 12mila metri quadrati. Non è una delle aree dismesse maggiori della città, la sua storia è però interessante quanto le altre, anche quella più recente. Nelle Officine Landini si produceva indotto per le industrie belliche e difesa come Oto Melara. Dismessa dal 1993, gli eredi e i nuovi proprietari nel 2005 chiedono, come ormai consueto, al Comune di Pavia il permesso di costruire palazzine residenziali. E lo ottengono. Secondo il piano regolatore vigente, l’area è “di trasformazione”, basta l’approvazione da parte della Giunta di una scheda urbanistica per ottenere la licenza. Tuttavia il percorso per arrivare ai permessi è in questo caso veramente imbarazzante, in particolare per la parte riguardante l’accertamento dell’inquinamento dei suoli e la conseguente bonifica.

Il 13 maggio 1953 davanti al Notaio Gallotti si trovano i fratelli Landini, Pietro e Augusto, e Gualberto Cornara, amministratore delegato della società immobiliare Cacip srl (Costruzione amministrazione compravendita immobili Pavia). I fratelli Landini vendono alla Cacip, per 4 milioni e centomila lire, i capannoni ad uso officina, il terreno e un opificio, che risultava ancora al catasto terreni. Un capannone era stato danneggiato dai bombardamenti bellici, e alluvionato nel 1951. Il 30 giugno 1970 si ritrovano davanti allo stesso Notaio, Pietro Landini e il Cornara al quale il primo cede, per 9 milioni e settecentomila lire, un’area da destinarsi a costruzioni di tipo industriale tra Via dei Mille, Via Fossati e Viale Giulietti.
La “Pietro Landini” nasce a Pavia negli anni Venti per chiudere la produzione come Officine maccaniche Landini nel 1993. Nasce come produttrice di attrezzature meccaniche per l’agricoltura, per riconvertirsi come indotto della grande industria (Montedison, Agrimont, Grove). Ma l’industria bellica sembra quella più promettente. Le Officine Landini realizzano quindi sedili e componentistica per i carriarmati Leopard, per le autoblindo Centauro, contenitori per il trasporto missili della portaerei Garibaldi, tutte commesse della Oto Melara. La produzione funziona e i Landini si ingrandiscono. Nel 1978 i proprietari sono due società, la Cacip (ora di Giampiero Landini) e la Novapetrol dei fratelli Zerba.

Nel 2005, le due società proprietarie di suoli e capannoni presentano richiesta al Comune di trasformare l’intera area in quartiere residenziale. Sono 12.190 mq che vorrebbero occupati da un complesso di edifici di 4-5 piani con cantine e box al piano interrato. Prevedono “aperture verso sud, alberi con foglie caduche d’inverno” e impianti di risparmio energetico. Nel luglio dello stesso anno la società Tecnodreni di Montebello della Battaglia, per conto della proprietà, effettua carotaggi nel terreno per valutarne l’alterazione. Invia i campioni al laboratorio Labanalysis di Broni. Le percentuali relative a sostanze inquinanti indicate come da rilevare (pochissime) sono tutte sotto la soglia massima. Il dr. Luigino Maggi, professore di Chimica, sottoscrive i risultati sulla base di quei campioni di terreno che gli sono stati forniti. Il 30 settembre 2005, la società Cacip, nella figura del suo legale rappresentante Giampiero Landini, invia una lettera al settore Ecologia del Comune di Pavia in cui dichiara:  "Nella Officine Landini non venivano utilizzati prodotti o sostanze inquinanti velenose, e la produzione riguardava meccanica e carpenteria”  comunicando “di aver effettuato un’indagine geognostica dell’area in oggetto, già presentata in data 8.8.05 p.g. 22804/05, da cui si evince dal risultato delle prove di laboratorio che l’area non è contaminata”,  “sono state rilevate n. 2 cisterne di combustibile la cui rimozione avverrà seguendo le linee guida dell’Arpa Lombardia”. Il 4 ottobre, un funzionario del Settore Ecologia certifica, scrivendo a mano sul retro di quella stessa lettera di Landini, che l’area non è inquinata e di conseguenza come non sia necessario procedere a ulteriori controlli.

Nel 2006, il 10 febbraio la Giunta comunale delibera (assenti gli assessori Balzamo e Portolan) lo schema di convenzione e il progetto per “l’area di trasformazione scheda normativa Landini 10” finalizzato ai permessi di costruire. Le varie Commissioni danno il loro parere, alcune come quelle del Paesaggio chiedono maggiori dettagli e ragguagli. Sullo stato dei suoli sembra però che non si necessiti di ulteriori approfondimenti. Nella delibera è infatti scritto: “Rilevato che è stata presentata l’indagine geologica relativa all’area in oggetto dell’intervento, dalla Tecnodreni sas di Stefano Bellinzona &C., e la comunicazione Pg. 26973/05 del 3 settembre 2005, in merito al non utilizzo di prodotti o sostanze inquinanti e velenose e che non sono state rilevate n. 2 cisterne di combustibile la cui rimozione avverrà seguendo le linee guida dell’Arpa Lombardia, vistata dal Servizio Ecologia del Comune di Pavia in data 4 ottobre 2005 [... ] di dare atto che i permessi di costruire per l’edificazione dell’area potranno essere rilasciati solo previa stipula per atto pubblico della convenzione approvata e previo la rimozione delle due cisterne presenti nell’area d’intervento”. Gli abitanti “teorici” saranno 221, quelli reali 162, i posti auto pubblici 86, quelli privati 28. L’onere della bonifica spetta ai proprietari, ma non è specificata alcuna bonifica poiché non risulta esservi inquinamento. Il 16 maggio 2006 viene stipulata la convenzione tra Comune e proprietà presso il Notaio Trotta sulla base di quanto stabilito nella delibera di Giunta.

Il 15 gennaio 2007 si tiene un incontro tecnico con l’Arpa, che chiede che siano fatti ulteriori accertamenti sullo stato dei suoli. Tolte le due cisterne, risulta che l’intorno sia intaccato (4-5 settembre 2007). Intanto, a seguito di queste scoperte, la proprietà comunica all’Arpa che nel luogo ove erano i serbatoi non si faranno case ma parcheggi o strade. Intanto alla fine di febbraio 2007 iniziano le demolizioni dei quattro capannoni rimasti inattivi dal 1993. L’Arpa però non molla e nel dicembre chiede ulteriori verifiche. Dal 23 al 25 gennaio 2008 si effettuano prelievi per altre indagini preliminari, alla presenza del titolare della Tecnodreni che ha effettuato i carotaggi nel 2005. Cercano fenoli, idrocarburi, fluoruri, metalli, idrocarburi clorurati. Nel verbale inviato alla Regione Lombardia si legge:” Si sono rinvenute nel suolo scorie provenienti da fonderia (ghisa-acciaio) utilizzate come riempimento nell’area golenale del Ticino per l’innalzamento del piano campagna. Tale situazione datata attorno agli anni 1920-30 come da ricostruzione storica dell’area ed inclusa nel piano di caratterizzazione”. Oltre a ghisa e acciaio, è presente un’alta percentuale di idrocarburi pesanti (147) e un’altissima percentuale di rame (3220). L’inquinamento sarebbe avvenuto tramite “sversamento sul suolo” e “depositi di materie prime”. Tra le attività delle Officine Landini non risultano quelle proprie delle fonderie. Nel piano di caratterizzazione dell’area del 3 luglio 2008, firmato dall’ing. Carlo Berlusconi, sono elencati materiali di demolizione e scorie di fonderia; sono fuori limite le percentuali di piombo e zinco oltre al rame, le cui cause si dice siano dovute all’uso di vernici protettive del ferro. Perchè alla Landini si verniciava pure, contrariamente a quanto aveva dichiarato Giampiero Landini nella autocertificazione del 2005. Si chiede quindi che siano fatte indagini più accurate sulla presenza di metalli pesanti (arsenico, antimonio, cadmio, cromo totale, cromo VI, nichel), nitriti, solfati, benzene e derivati, essendo state le indagini del 2005 insufficienti per delineare lo stato delle acque e i percolamenti. Si valuta anche molto carente l’indagine tramite carotaggi priva dei dovuti dettagli e specificazioni anche sui suoli.

A seguito di questi accertamenti preliminari voluti dall’Arpa, nel luglio scorso ne vengono effettuati altri dalla proprietà (come prescrive la normativa), sempre denominati “preliminari” da cui però risulta un piano di caratterizzazione veramente critico, tanto che gli estensori suggeriscono agli “Enti” di predisporre ulteriori approfondimenti. Così fa l’Arpa con una lettera del 4 settembre 2008 in cui si definiscono “non soddisfacenti” le sole indagini degli strati superficiali, si chiede inoltre che siano protratte le indagini sulla falda acquifera che risulterebbe, dal piano di caratterizzazione, non intaccata. La Conferenza dei servizi riunita il giorno successivo si associa al parere dell’Arpa. Il 25 settembre l’architetto Praderio, dirigente del Settore territorio del Comune di Pavia, approva il Piano di caratterizzazione con allegato il verbale della conferenza dei servizi e la lettera dell’Arpa. Per la prima volta il Comune scrive in un documento ufficiale che le caratteristiche dell’area sono alterate.

Com’è stato possibile che la Giunta deliberasse nel febbraio 2006 il permesso a costruire un intero quartiere residenziale di 12mila mq, laddove aveva insistito per quasi un secolo un’industria pesante, sulla base di un’autocertificazione della proprietà che sosteneva che i suoli non fossero inquinati e in quella fabbrica non si usavano sostanze velenose e tossiche?

Siamo alle solite, ma non troppo, poichè il Comune, Settore ecologia (assessore Balzamo) scrive sul retro di quell’autocertificazione così: ”(4 ottobre 2005) Servizio Ecologia, vista la retroestesa comunicazione della Cacip srl e preso atto dei risultati delle analisi chimiche presentate nell’indagine geognostica (pg. 22804/05), che non evidenziano alcuna contaminazione dei terreni investigati, si ritiene non sia necessario procedere a ulteriori approfondimenti analitici dell’area in oggetto. Silvia Belfante, al servizio ecologia per il seguito”. Le cose al Settore ecologia funzionano in questa maniera? L’assessore Balzamo non era presente alla riunione di Giunta in cui si approvava il progetto residenziale della proprietà. Del resto non sarà la prima volta che scompare quando sono in votazione delibere che la dovrebbero riguardare direttamente. Ciò non ci rassicura per niente, a proposito di sicurezza tanto sbandierata. Se non fosse stato per le insistenze dei funzionari dell’Arpa (in particolare Sandro Assanelli) avremmo un quartiere residenziale costruito su depositi di rame, piombo, idrocarburi, scarti di fonderia al cui origine è tuttora un mistero. A meno che non si pensi male, ossia ad uno spostamento di scorie e rifiuti industriali da altre fonderie della città a qui. Questo sarebbe un altro capitolo interessante della storia ambientale di Pavia: il rapporto tra aree industriali e suoli urbani e periurbani quando ancora non esistevano legislazioni ambientali e quando invece già vigevano a tutela della nostra salute.

La Giunta comunale di Pavia non solo si limita a prendere atto delle analisi affettuate dalla Tecnodreni nel 2005, poi considerate totalmente insufficienti tre anni dopo, ma assume una letterina autocertificante della proprietà come base per rilasciare il permesso a costruire residenze.
Nessuno sapeva cosa le Officine Meccaniche Landini producessero? L’industria bellica non è mai stata quella più salubre e pulita, infatti coloro i quali hanno realizzato il piano di caratterizzazione nel luglio 2008 indicano tra gli elementi per i quali produrre altri accertamenti anche il cadmio.

Nel 1983, l’Ussl 77, servizio igiene pubblica invia una relazione ai sindacati dopo aver fatto un sopralluogo alle Officine. “Il materiale in ingresso è costituito da acciaio al carbonio per il 70%, acciaio inox il 20% e leghe di alluminio il 10%. Le attività di lavoro si svolgono in due capannoni separati: reprato carpenteria e reparto officina (29 addetti). In carpenteria di effettua il taglio meccanico, l’ossitaglio, la piegatura, la calandratura e la saldatura. In officina si svolgono lavorazioni con macchine utensili (torni, alesatrici, frese, rettifiche) e il controllo magnetoscopico delle saldature”. Parte della produzione viene verniciata “a spruzzo”(1 addetto) in un piccolo locale comunicante con il reparto carpenteria. Sono impiegati antiruggine, diluenti e smalti sintetici”. E cromato di piombo e zinco, cancerogeni. In tutto vi lavorano 63 operai di cui due donne. Due sono le impiegate di segreteria. I rischi elencati derivano dall’esposizione ai fumi metallici, rame, cromo e nikel; a gas irritanti per l’apparato respiratorio quali i gas nitrosi e ozono; a Co-Co2 e fluoruri, soprattutto quest’ultimi derivanti dall’impiego di elettrodi; a polveri abrasive (ossido di ferro, silicati) provenienti dalla molatura. In sintesi, c’è inquinamento da polveri e fumi.

La storia delle industrie pavesi non dovrebbe essere solo studiata nelle Università. Se gli edifici in alcuni casi rappresentano gioielli di archeologia industriale – e a Pavia li abbiamo distrutti pressochè tutti – i suoli che lasciano in eredità sono tossici. Perchè allora il Comune di Pavia non ha raccolto informazioni storiche sulla produzione alle Officine Landini, sull’eventuale spostamento di scorie tra aree industriali, prima di dare per scontato che la dichiarazione degli eredi e successori dei Capitani d'industria corrispondessero ai criteri che coloro che sono tenuti alla tutela del bene pubblico debbono considerare (per legge)?

(continua)

Area dismessa Landini, Pavia (2)

di Irene Campari

Nel precedente post (Area dismessa Landini, Pavia) abbiamo raccontato la storia di questo ex insediamento industriale in Borgo che la proprietà intendeva trasformare in quartiere residenziale, e di come l'inquinamento dei suoli abbia bloccato una delibera con permesso a costruire bell'e pronta. Qualche mappa non fa mai male. Quella che segue è allegata (1:500) al progetto presentato nel 2005 dalle società proprietarie Cacip e Novapetrol. Si tratta di uan teoria di palazzine a 4 piani con aree verdi e parcheggio. La mappa è allegata a sua volta alla delibera di Giunta del 10 febbraio 2006. Le palazzine, disposte lungo un'area di 12mila mq circa, sono poste lungo la statale dei Giovi (a sinistra), il parcheggio invece nell'area sud.

landini025
In questo spazio sorgevano quattro capannoni industriali, demoliti nel 2007, dove si svolgevano attività di carpenteria, officina e verniciatura. Nella relazione storica allegata al progetto di riconversione edilizia, il reparto verniciatura non compare, nemmeno sulla mappa che qui riproduciamo e che vi era allegata. Eppure nel 1983 l'Ussl 77, durante un sopralluogo, aveva rilevato come quella lavorazione fosse a rischio per il lavoratore (era stata rilevato un solo addetto a questo reparto). Non compare ovviamente nemmeno il reparto fonderia, poiché non ve n'era, nonostante siano state rinvenute scorie di fonderia concentrate su porzioni dell'area. Il documento da cui abbiamo tratto la mappa porta il timbro dell'Ordine professionale e il n. 328. I numeri riportati sulla mappa corrispondono ai seguenti reparti: 1. Mensa, 2. Magazzini modelli, 3. Spogliatoi, 4. Pialle fresa, 5. Torni a giostra, 6. Torni paralleli, 7. Rettifiche, 8. Magazzino utensili, 9. Alesatrici, 10. Fresatrici e trapani radiali, 11. Zona montaggio, 12. Zona controllo, 13. Ufficio capo officina, 14. Impianto di saldatura, 15 Pressa, 16. Pantografo, 17. Pressa piegatrice, 19 Cesoia per lamiere, 20. Piegatrice per profilati, 21. Robot saldatura, 22. Posizione variii saldatori, 23. Zona assemblatura. Non c'erano magazzini; tutto, è scritto, veniva spedito al committente appena terminata la lavorazione.

landini022L'indagine per determinare lo stato dei suoli (piano di caratterizzazione) aveva in un primo tempo (2005) considerato solamente una porzione di tutta l'area. I carotaggi e i campioni di terreno sono stati infatti giudicati insoddisfacenti nelle indagini successive condotte dopo gli interventi dell'Arpa e dopo che si era scoperto che il problema non era limitato ai due serbatoi che erano stati rinvenuti. A tutt'oggi, l'estensore del piano di caratterizzazione, dr. Carlo Berlusconi, scrive che le indagini sono ancora preliminari, suffragato dall'Arpa che ritiene che la qualità delle acque dovrebbe essere approfondita così per i suoli di profondità. Eppure la Giunta aveva deliberato, nel 2006, il permesso di costruire quelle palazzine sulla base di ciò che nel luglio 2008 gli esperti hanno indicato come inaccettabile, ossia un'indagine superficialissima finita con un'autocertificazione della proprietà, vidimata dal Comune, che insisteva sullo stato di non inquinamento dell'area. La mappa che segue, allegata al piano di caratterizzazione (3 luglio 2008), riporta i punti dove sono stati eseguiti i carotaggi più recenti e l'indicazione dei luoghi che necessitano di ulteriori verifiche geologiche e ambientali. Metalli pesanti (rame, piombio, zinco) fenoli, idrocarburi, e, suggeriscono, di indagare anche la presenza di cadmio che si trova nei minerali dello zinco e nelle leghe metalliche per le saldature e nei residui di fonderia.

landini024
Le figure rettangolari corrispondono ai luoghi in cui sono stati trovati i serbatoi; i quadrati invece ai luoghi per cui, nel luglio scorso, è stata richiesta un'indagine più approfondita, che corrispondono a dove sono state previste le palazzine.

Le eco-balle dell'assessore Balzamo

di Irene Campari e Giovanni Giovannetti

Quelle che racconta oggi, 12 novembre, in un'intervista a Telepaviaweb l'assessore all'Ecologia Pinuccia Balzamo sono cose gravissime. Le potete ammirare in tutta la loro scandalosità a questo indirizzo http://www.telepaviaweb.tv/portale/index.php da comparare con l'inchiesta a quest'altro. L'assessore Balzamo sostiene che le Terre nere di fonderia non siano poi così male. Avevamo proprio bisogno di un'ignorante ecologico da Bar sport in pieno boom economico. Le Terre nere della ex Landini contengono, sopra il limite massimo consentito (che Balzamo, disgraziati noi, non conosce): rame (in % centinaia di volte il consentito), piombo, zinco, benzopirene, benzoantracene, fluoruri, fenoli, IPA, Idrocarburi <C12 e il dr. Carlo Berlusconi, che ha condotto le ultime indagini, ha chiesto che gli Enti verificassero ulteriormente; era il 3 luglio 2008. Tutte cose che dovevano avvenire PRIMA della concessione edilizia deliberata nel 2006. Ma qui si inventano le regole e pensano che ce la beviamo. Come ci possiamo stupire se un Pingitore qualsiasi si costruisce una casa abusiva su di un terreno con vincoli idrici? L'Arpa ha chiesto, a ottobre 2008, che venisse indagata anche la presenza di cadmio. E su di un terreno di tal fatta hanno concesso il permesso di costruire 7000 metri quadri di residenziale nel 2006, con un'area inquinata accertata di 2000 mq, allegando un'autocertificazione della proprietà che ne garantiva l'assenza di contaminazione poichè "in quella fabbrica non si lavorava con sostanze velenose  e si faceva solo carpenteria e lavorazioni da officina meccanica"; autocertificazione poi convalidata, a mano e sul retro della stessa autocertificazione, dagli Uffici che dipendono direttamente dalla Balzamo. Con una relazione tecnica anch'essa allegata che faceva sparire dai reparti operativi nelle vecchie Officine quello della verniciatura. Sostiene che anche Via Acerbi non sia un grosso problema; allora ci deve spiegare perchè si farà solo un parcheggio poiché la bonifica vera costerebbe milioni di euro e su quest'altra azione oscura dovremo sborsare 1 miliardo e trecento milioni di vecchie lire a Pavia sport. Quando Giuliano Ruffinazzi, nel 2004, allora Assessore ai Lavori pubblici, dichiarò che in quella zona almeno 30 condominii erano stati costruiti su scorie di fonderia, l'assessore all'Ecologia era Zorzoli, sempre Verde, sempre dello stesso partito della Balzamo. Non abbiamo letto sue dichiarazioni di quell'epoca. E non è intervenuto lunedì sera in Consiglio quando si parlava di Via Acerbi, eppure un suo parere sarebbe stato interessante. Non c'era nemmeno Balzamo. Se non fosse stato per le insistenze di Sandro Assanelli, funzionario dell'Arpa, all'ex Landini avremmo già tante belle palazzine costruite su quella merda drenante che Balzamo ha lasciato che qualcuno certificasse come salubre. Carta canta, e le carte noi le abbiamo, anche pubblicate, e sono le sue carte.
 
10 febbraio 2006 - Una delibera di Giunta autorizza la costruzione di case (già messe in vendita) e verde pubblico, senza prima verificare se l'«indagine geognostica» - disposta dalla proprietà il 30 settembre 2005, affidata alla Tecnodreni - fosse attendibile o meno. Quel documento sostiene che «l'area non è contaminata». L'«indagine» risulta molto carente: solo 8 i carotaggi 'a secco'; non si specificano le differenti tipologie né le caratteristiche chimiche dei cosiddetti «materiali di riporto»; nessuna verifica sulla contaminazione del terreno sottostante. Inoltre l'inquinamento della falda acquifera viene dichiarato «entro i limiti», nonostante l'assenza di un'adeguata analisi a monte e a valle. Si pone l'accento solo sulle due cisterne interrate, per il combustibile da riscaldamento, che i proprietari hanno provveduto a rimuovere nel luglio 2007. Ma l'inganno emerge: la legge prevede il benestare dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente; i tecnici si recano quindi sul posto e constatano la presenza delle terre di fonderia.

14 dicembre 2007 - Ha così inizio il braccio di ferro: da una parte le proprietà e il Comune, a prendere tempo; dall'altra l'Arpa a incalzarli con la richiesta di indagini approfondite. Negli stessi giorni Sandro Assanelli, dirigente dell'Arpa e responsabile per le bonifiche, deve subire un veemente - e lì per lì inspiegabile - attacco politico e personale da parte del vicesindaco Ettore Filippi che, fra l'altro, sulla stampa locale arriva a definirlo "un incompetente". Assanelli lo ha querelato.
Da subito le indagini preliminari sostanziano la presenza di piombo, rame, zinco, idrocarburi e antracene in quantità ben superiori alla norma. Al momento sono annunciati 29 ulteriori 'carotaggi' e verifiche in profondità (ci sono quasi 5 metri di materiale di riporto), almeno fino al terreno naturale sottostante.
L'Assessore ambientalista (sic) Pinuccia Balzamo annuncia provvedimenti a tutela della salute dei pavesi? No, minimizza, sposta le date a piacere, nasconde la verità: a noi i sali dei metalli pesanti e i rifiuti a base di idrocarburi e policitrici aromatici; ai manovratori i proventi dell'urbanistica creativa, e cioè le plusvalenze e le percentuali sul 'nero' generato dai subappalti gonfiati; ai loro lacché l'onere del lancio dei fumogeni, che meglio delle nebbie nascondono la torta da spartire, comprata con la salute di quei cittadini inconsapevoli che andranno a giocare in 'quel' verde pubblico o a vivere in 'quelle' case costruite sopra le pattumiere della deindustrializzazione.

La gazzetta del profeta
(pubblicato sul blog il 19 novembre 2008)

Avevamo ragione e ora l'assessore Balzamo si dà torto. E' nota ormai la sua intervista a Telepaviaweb in cui minimizza la portata dell'inquinamento dei suoli all'area ex Officine Landini e il ruolo a suo dire impeccabile del Comune. Nonchè la "necessità" di rilasciare il permesso a costruire "prima" di conoscere lo stato dei suoli. Dà implicitamente ragione su tutto sia per il contenuto degli articoli comparsi su questo blog, alla mia intervista alla stessa Telepaviaweb, sia all'intervento di Giovanni Giovannetti su "Il settimanale pavese".  Ho ricevuto qualche minuto fa una relazione del Settore Ecologia inviata a tutti i Consiglieri comunali in cui si conferma la nostra descrizione degli eventi, la loro successione, il ruolo centrale dell'Arpa, il non ruolo dell'amministrazione, la tossicità delle sostanze filtrate nei suoli, la presenza di scorie di fonderia.  Un bel passo indietro rispetto a qualche giorno fa.
Pubblico di seguito la lettera dei funzionari del Settore ecologia con l'aggiunta di miei commenti, in blu.

Irene Campari

COMUNE DI PAVIA

SETTORE AMBIENTE E TERRITORIO                         
SERVIZIO ECOLOGIA
 
Oggetto :     AREA EX OFFICINE LANDINI

Iter procedurale e fasi operative di investigazione e caratterizzazione eseguite sul sito fino alla data odierna.

1. Identificazione del sito:
Area ex officine Landini,
Sita tra via Giulietti e Via dei Mille
Dimensione circa 11.000 mq.
Proprietà società C.A.C.I.P. S.r.l.

[La proprietà è Cacip srl di Giampiero Landini e la Novapetrol dei F.lli Zerba]--br--

2. Attività pregressa svolta sul sito:
L'azienda, sorta come carpenteria meccanica nel 1925 come "Ditta Pietro Landini", in seguito diventata "Officine Meccaniche Landini" fino alla chiusura nel 1993, era originariamente specializzata nella produzione di macchinari ed attrezzature per l'agricoltura, poi nel corso degli anni è diventata fornitrice di grandi industrie quali: Montedison e Agrimont, per le quali progetta e realizza macchinari per il trattamento dei fertilizzanti destinati a stabilimenti italiani ed esteri, Grove per la quale realizza valvole destinate ad impianti per tutto il mondo, Oto Melara per la quale realizza sedili e componentistica per carri armati Leopard, per carri trasporto truppa e per l'autoblindo centauro, contenitori per trasporto missili destinati alla portaerei Garibaldi e molte altre attrezzature destinate a questa azienda.

[Questo brano è tratto dalla relazione che la proprietà ha allegato al progetto, che riporta però anche la descrizione dei reparti di lavorazione, tranne quello di verniciatura, che non compare mai nelle descrizioni storiche allegate ai progetti, ma è reperibile nell’indagine svolta nel 1983 dall’Ispettorato del Lavoro, la cui relazione è stata inviate anche ai Sindacati. Questa relazione era però nelle mani del Settore, da cui io l’ho avuta, quindi ne doveva essere a conoscenza anche l’assessore Balzamo].


3. Indagine geognostica preliminare:
eseguita tra il 13 e il 20 giugno 2005, prevedeva l'esecuzione di:
- N° 5 sondaggi spinti fino a circa 6.50 mt. dal p.c. con prelevo di un unico campione (e due aliquote) dall'ultimo mezzo metro di profondità.
- N° 3 sondaggi spinti sino a circa 12 mt. dal p.c. attrezzati a piezometro.
 
I sondaggi sono stati eseguiti dalla società "TECNODRENI" e le analisi dal laboratorio "LABANALISIS S.r.l."
Dai risultati analitici delle matrici suolo, sottosuolo e acque di falda non si evidenziano superamenti dei valori di soglia di concentrazione per la destinazione d'uso residenziale dell'area, in nessuno dei contaminanti ricercati. Si specifica che l'area ex Landini, non risultando nell'elenco regionale dei siti potenzialmente contaminati (come invece ad esempio SNIA, NECA, MARELLI, NECCHI,…), non era tra quelle da sottoporre obbligatoriamente al "Piano di caratterizzazione" con prelievo di campioni in contraddittorio con gli Enti. Pertanto lo scrivente Ufficio, come in altre situazioni analoghe (ex NOLI, Segheria Spada, Ditta Bonizzoni, ex FIAT,…) , in data 4/10/2005, rilasciava parere favorevole per il successivo iter procedurale al Servizio Urbanistica.

[Evidentemente l’Assessore Balzamo non ha abitato a Pavia negli ultimi 55 anni. Eppure rappresenta i Verdi in città da oltre un trentennio. E si fida così ciecamente di analisi effettuate con soli 5 carrotaggi in un’area di 12mila mq la cui proprietà richiede edilizia residenziale? Chi avrebbe dovuto segnalare alla Regione che quel sito era contaminato? Per caso il suo Assessorato?
Il parere favorevole del Settore è stato siglato a mano dietro all’autocertificazione della proprietà pochissimi giorni dopo la data riportata dalla stessa. Non un accenno di ulteriori approfondimenti. Perchè si mettono assessori verdi su certe poltrone se poi fan solo i burocrati?]


4. Rimozione di n° 2 serbatoi interrati:
effettuata nei giorni 4/5 settembre 2007, con relativi prelievi di campione di terreno dalle pareti e fondo scavo, eseguita in contradditorio con ARPA applicando le LINEE GUIDA di ARPA Lombardia, nel corso della quale in prossimità di un serbatoio è stata rilevata la presenza di una lente di terreno nerastro di dubbia provenienza. Le successive analisi dei terreni eseguite da LABANALISIS e ARPA evidenziano alcuni superamento dei valori di soglia per la destinazione d'uso residenziale (TAB. 1 Colonna A), per : idrocarburi pesanti, piombo, e IPA. Inoltre, su richiesta di ARPA, sono stati eseguiti i test di cessione. Le analisi dell'eluato eseguite su n° 5 campioni di terreno in acqua deionizzata rilevano concentrazioni delle sostanze tali da consentire il loro smaltimento in discariche per rifiuti inerti ad eccezione del campione C4, per eccesso di solfati  Alla luce del rinvenimento del suddetto materiale di "dubbia provenienza", (possibili "terre d'altoforno"), ARPA ritiene di dover procedere, in contraddittorio con gli Enti di controllo, ad una ulteriore indagine ambientale dell'area per definire l'estensione e le caratteristiche chimiche del materiale medesimo.

[Bene bene, ammette l’Assessore che le terre di fonderia ci sono e tante. Ammette di come sia stata l’Arpa a voler approfondire, e menomale].

5. Indagine integrativa:
eseguita nei giorni 23/24 gennaio 2008, secondo quanto concordato nel corso di una riunione tecnica del gennaio 2008, consistente nell'esecuzione di n° 6 sondaggi (da P1 a P6) e n° 5 trincee (da T1 a T5), con prelievo di campioni di terreno ad ogni metro di profondità. Le analisi eseguite da LABANALISIS e da ARPA evidenziano superamenti dei parametri IPA, metalli pesanti, idrocarburi pesanti, per l'uso residenziale dell'area. E' il caso di ricordare, però, che la destinazione d'uso dell'area è mista, residenziale/verde  e a parcheggio. Ne consegue che alcuni dei superamenti accertati, di fatto tali non sono, in quanto i medesimi sono stati riscontrati su porzioni d'area adibita a "parcheggio" e, quindi, entro i limiti tabellari.
L'unico punto in cui si è riscontrato il superamento di un inquinante (rame) per la destinazione d'uso commerciale del sito (Tabella 1 - colonna B), è relativo alla Trincea T1, punto che verrà pertanto indagato più approfonditamente nel corso della "Caratterizzazione" del sito.

[No, no. Un'ampia area a parcheggio è stata destinata come tale DOPO che l'Arpa aveva accertato un certo tipo di inquinamento tossico e dopo che il Comune aveva già deliberato il permesso a costruire palazzine; in realtà in origine quell'area era destinata a commerciale-residenziale]

6. Piano di Caratterizzazione:
Visti i risultati dell'indagine ambientale, che hanno accertato il superamento dei valori limite di concentrazione per alcune sostanze contaminanti presenti sul sito, la proprietà, nel luglio 2008, ha presentato il Piano di Caratterizzazione dell'area. Tale Piano, eseguito tra il  24 settembre e il 1 ottobre 2008, prevedeva l'esecuzione di n° 29 trincee con campionamento di ogni metro di terreno, poste sia a corona dei punti risultati contaminati in fase di indagine preliminare, sia nelle altre porzioni di area non ancora indagate. In fase di esecuzione, la proprietà ha aggiunto ulteriori 8 punti di campionamento dei terreni e altri 3 piezometri per una ancora più completa definizione del sito.
In data 6 ottobre 2008, inoltre, sono state prelevate le acque di falda dei 6 piezometri esistenti nell'area.

Attualmente siamo in attesa di ricevere gli esiti del Piano di Caratterizzazione con i relativi certificati di analisi.

Pavia, 14 Novembre 2008

IL TECNICO AMBIENTALE  e
IL FUNZIONARIO RESPONSABILE DEL SERVIZIO ECOLOGIA
Geom. Silvia Bonfante
Dr. Bruno Iofrida

Irene Campari
lunedì, 03 novembre 2008, 11:46 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti (2)

Commenti
#1    03 Febbraio 2009 - 23:11
 
Chiaiano: non basta rimuovere l'amianto, è necessaria la bonifica

[..] Tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre 2008 i cittadini di Chiaiano e Marano hanno reso noto che era stato rinvenuto materiale pericoloso, tra cui amianto, durante gli sbancamenti nell’area adiacente la Cava del Poligono di Chi [..]
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente MattiaLaconca

#2    13 Febbraio 2009 - 20:52
 
Bella la vostra casa solo che potevate fare meglio il disegno
utente anonimo

Commenti