di Giuseppe Zapelloni
Dipinto del Giampietrino originariamente in San Marino ora nell'Arcivescovado
Chi domandasse ai commercianti di via Siro Comi cosa pensino del sindaco di Pavia, otterrebbe un'unanime risposta, grossomodo questa: “in campagna elettorale la Capitelli è venuta a far comizio sulla piazzetta della chiesa di San Marino promettendone dopo anni la riapertura e noi l'abbiamo applaudita -pochissimi svergognati ammettono ancora di averla pure votata- se alla prossima tornata elettorale prova a ripassare di qui le tiriamo le uova marce”. In ritardo, ma la tempistica è quantomai sospetta visto l'avvicinarsi della scadenza del suo mandato, la ragazza dell'Oltrepò sembra voler finalmente mantenere la parola data.
Si ricordi però che in via Siro Comi si sono esercitati al tiro al bersaglio. L'assessore Pezza ha infatti recentemente dichiarato alla Provincia Pavese che la chiesa di San Marino, per la modica cifra di 744.000 euro, sarà destinata ad ospitare nel 2010 la Casa del Romanico. A quanto pare uno scatolone ancora tutto da riempire, con che cosa di preciso non si sa. Ma forse se ne incaricherà da par suo Susanna Zatti? al solito accompagnata dal suo chitarrista personale, l'eclettico ed attempato creativo che con gusto un po' folck ha pensato la scenografica risistemazione delle collezioni ai piani alti dei Musei Civici? magari si servirà degli stessi fornitori? e forse alla fine ne affiderà la sinecura alla figlia? Chissà, di certo per il momento c'è soltanto il nome, Casa del Romanico, un'idea ancora senza parole.
Per meglio comprendere di cosa si stia parlando e le ragioni di un certo malcontento, non solo dei commercianti di via Siro Comi, val la pena riprendere le cronache degli ultimi anni, in particolare gli ultimi dieci.
La chiesa di San Marino, che è di proprietà comunale da oltre duecento anni, è stata chiusa al culto intorno alla metà degli anni ottanta. Senza essere ufficialmente sconsacrata, è stata però svuotata degli arredi appartenenti alla Curia, tra cui una splendida pala d'altare del Giampietrino, attualmente conservata nel palazzo vescovile dopo un restauro finanziato con denaro pubblico. Nonostante un discutibile intervento che non molto tempo fa ha interessato la facciata del tempio eliminando le sovrapposizioni architettoniche sette-ottocentesche, nel rispetto di quel frainteso gusto per il mattone a vista imperante a Pavia, San Marino versa di fatto da allora in stato d'abbandono. Quale il destino degli affreschi della cappella Berzio, realizzati da Bernardino de Rossi?
In vista dell'anno giubilare, nel 1998, era stato presentato un primo progetto di recupero che però non veniva finanziato, e l'anno successivo la scuola media Casorati, che si trova in quello che era l'antico convento della chiesa di San Marino, adottava simbolicamente il monumento realizzando una piccola ricerca pubblicata col titolo “San Marino, sulle tracce di antiche presenze” in cui si sollecitava l'allora assessore ai beni culturali ad intervenire. Nel 2000 il vescovo Giovanni Volta, il vicesindaco e assessore alla cultura Eligio Gatti, la dirigente alla cultura Susanna Zatti effettuavano, non si sa bene perché, un sopralluogo insieme al preside della vicina scuola media. Dopodiché sul destino della chiesa calava un silenzio rotto soltanto nel 2004, a seguito di una disputa "internazionale" sul possesso delle reliquie del santo tra la repubblica sanmarinese e Pavia.
I giovani allievi approfittavano del rumore sul caso per scrivere di nuovo al vicesindaco e assessore Gatti che, ringraziando per l'interessamento, rispondeva che il Comune aveva ben presente la questione e che da tempo aveva predisposto con l'ufficio tecnico un progetto di restauro e recupero, aderendo a questo scopo, ad un bando europeo per la valorizzazione dei luoghi di culto. Dimenticando però che l'anno prima, nel 2003, la preside dell'istituto d'arte Volta, presentando all'assessore Adenti un progetto idea per il recupero e la valorizzazione della chiesa, aveva proposto la costituzione di un comitato per San Marino al fine di stabilirne la definitiva destinazione.
I negozianti di via Siro Comi, ormai stanchi di assistere passivamente al degrado della chiesa, decidevano nel settembre del 2004 di costituirsi senza ulteriori indugi in comitato, dando il via ad una raccolta di firme e pubblicando una lettera aperta indirizzata all'allora sindaco Albergati in cui chiedevano la riapertura della chiesa e la riqualificazione del sagrato ridotto a parcheggio. Il sindaco rispondeva che la “vicenda” (sic) era da tempo all'attenzione dell'amministrazione comunale.
Di li a poco, la triste vicenda di un micio troppo curioso rimasto, non si sa come, imprigionato nella chiesa, richiamava nuovamente l'attenzione pubblica su San Marino. Dopo dieci giorni di strazianti miagolii -il gatto, adottato dai commercianti, veniva nel frattempo alimentato con una speciale carrucola- e l'intervento dei pompieri, Albergati decideva di inviare un dipendente comunale con le chiavi. Per non coprirsi ulteriormente di ridicolo, successivamente, il sindaco riceveva finalmente i membri del comitato per illustrare loro quali fossero i progetti del Comune.
All'incontro partecipavano, oltre al sindaco, l'assessore ai lavori pubblici Giuliano Ruffinazzi, il dirigente dell'ufficio tecnico Michele Vaccina e il funzionario Luigi Abelli, che aveva dedicato la tesi di laurea in ingegneria, per l'occasione adattata a progetto, proprio alla chiesa di San Marino. Albergati dichiarava che la chiesa era nelle priorità del Prust e che il Pop ne prevedeva il recupero a partire dal 2007. San Marino, aggiungeva, non sarebbe stata ridestinata al culto, anche se la sua riconversione finale sarebbe stata comunque concordata con la curia, affermando che avrebbe potuto ospitare in una parte un museo diocesano e nell'altra mostre, concerti e dibattiti.
Ma il nuovo vescovo, Giovanni Giudici, non gradiva e dichiarava che la diocesi non avrebbe permesso un utilizzo che escludesse la conservazione del culto, tanto più che si stava lavorando ad un museo diocesano nei sotterranei del Duomo. E non gradiva neppure il comitato quando Albergati, che nel frattempo vi aveva aderito, esibiva finalmente il progetto. Un progetto che tra l'altro prevedeva, per una spesa complessiva di due milioni (d'allora), l'abbattimento di una volta per realizzare un ascensore-montacarichi che portasse alla cripta romanica di cui si sarebbero anche allargate le finestre. Niente di strano, commentò allora qualcuno, se si voleva l'agibilità di un negozio.
Dagli inizi del 2005 ad un paio di settimane fa, a parte qualche sporadica lettera alla Provincia Pavese, ufficialmente della Chiesa di San Marino non se n'è più parlato, anche se il nome Casa del Romanico ha preso a girare già a partire dal gennaio scorso. Per il momento si tratta ancora solo e soltanto di un nome, ma forse vale la pena di visitare le collezioni romaniche dei musei del castello oggi, per potersele un indomani ricordare com'erano una volta.
Giuseppe Zapelloni