di Irene Campari e Giovanni Giovannetti
L’area ex deposito Asm di Via Acerbi resterà per un tanto tempo ancora dismessa. La piscina di cui si parla dal 2001 non si farà. Così come per il complesso sportivo e ricreativo che avrebbe occupato circa 25mila metri quadrati nel Parco della Vernavola. I motivi stanno in una serie di immotivate leggerezze e imperdonabili “errori", perpetrati tra il sapere e il non dire, che hanno lasciato all’imprenditore Vittorio Pacchiarotti, titolare di Pavia Sport e proponente del
project financing per la realizzazione della piscina, plausibili ragioni di reclamar danni al Comune per la mancata realizzazione dell’infrastruttura. L’avrebbe avuta in concessione per vent’anni, ricavandone quanto avrebbe investito. I project funzionano così. Ora chiede i danni imputando al Comune di non aver fattto quello che a suo parere avrebbe dovuto: avvisarlo che i suoli erano inquinati e accollarsi la bonifica. Chiede 700mila euro; la Giunta vorrebbe concedergli. 350mila sono per i lavori svolti, gli altri per “risarcimento”. Ma di che? Perchè la Giunta intende darglieli senza che sia chiaro di chi siano le responsabilità per quest’ennesimo esborso per la comunità? Perchè non hanno chiesto il parere della Corte dei conti? Il vicesindaco Filippi sostiene che prima bisogna liquidare Pacchiarotti e poi, eventualmente, chiedere il parere. Percorso ben strano e illogico. Perchè occorre “pagare” Pacchiarotti oltre misura? Di che tipo di risarcimento si tratta? Quali sono "i danni" per cui si chiede ai cittadini di esporsi per circa 400mila euro nei confronti del costruttore?
Il Coni, già nel 2003, aveva valutato molto criticamente il progetto di Via Acerbi, definendolo “bagnarola” inutile, avanzando rimostranze anche all’allora assessore allo Sport Nadia Meriggi. Rimase inascoltato; in particolare il parere dell’ing. Mauro Ferraresi il quale ha sostenuto che nulla era stato loro sottoposto se non “uno schizzo a matita e poi uno in bianco e nero”. Della bagnarola che non c’è e del costo del buco vuoto, se ne discuterà questa sera, 10 novembre, in Consiglio comunale previsto per le ore 19.30.
La storia dell’impianto sportivo è lunga e intrinsecamente legata alle vicende dell’altra piscina (o piscine) previste nel quartiere Ovest. Una di queste, quella del Cus, sarà realizzata dallo stesso costruttore. L’altra, comunale, è prevista in via Tibaldi. La questione che ha portato ad essere dopo sette anni al palo è l’inquinamento dei suoli, o, per essere più precisi, come l
’affaire bonifica sia stato affrontato: con disdegno da parte di coloro che invece ne avrebbero dovuto valutare tutta la portata. Non possiamo sapere se il costruttore sapesse quanto ne dovessero sapere invece gli amministratori, sappiamo però che quest’ultimi sapevano. In quel luogo c’era un deposito mezzi dell’Asm, già fonte di inquinamento di per sé, ma c’era e c’è dell’altro. Lo hanno dichiarato gli stessi amministratori. In una intervista del 29 settembre 2004, l’allora assessore ai Lavori pubblici Giuliano Ruffinazzi rilascia un’intervista a “La provincia pavese”: “Assessore Ruffinazzi, lei ha la delega ai Lavori pubblici e segue da vicino il cantiere di via Acerbi. E’ vero che adesso è tutto fermo? «Venerdì scorso abbiamo svolto un sopralluogo e non c’erano operai. Dalla ditta Pavia Sport, comunque, non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale in tal senso e presumo, quindi, che i lavori proseguano come da contratto e che i tempi di consegna vengano rispettati». C’è un problema di bonifica dei terreni? «
Da quello che mi risulta, sono stati trovati due serbatoi, scorie di fonderia e del liquido maleodorante. Siamo in attesa che la ditta ci comunichi la situazione dopo le analisi che le competono». Pacchiarotti, però, sostiene che il costo della bonifica non può sostenerlo e che, in qualche modo, si debba ridiscutere il contratto. «Ho chiesto ai tecnici del Comune e mi hanno detto che quando si avvia un intervento del genere a Pavia ogni tanto accade di trovare scorie di fonderia. Tutto il terreno di quella zona è in condizioni simili: sono stati costruiti almeno trenta condominii e nessuno ha mai sollevato il problema del genere». Pagherete i costi di bonifica e smaltimento? «Nel contratto che avevamo siglato con la società era chiaramente indicato che le verifiche sullo stato del terreno erano a loro carico». Avete già chiesto un parere legale? Di solito vi muovete in anticipo... «Non ancora, ma se sarà il caso ci avvarremo della consulenza di un esperto legale». Dieci giorni dopo, Pacchiarotti si fa sentire sostenendo che i costi siano aumentati per via dell’inattesa scoperta di rifiuti “tossici ?” si chiede il giornalista.
Sempre nel 2004, in un’altra intervista concessa quattro mesi prima di quella di Giuliano Ruffinazzi, Vittorio Pacchiarotti dice (29 aprile 2004): «Vorrei precisare che i lavori stanno continuando: semplicemente siamo in una prima fase di bonifica del terreno. Ma, come ho già detto, nel caso in cui le analisi dovessero confermare, ma io spero proprio di no, la presenza di sostanze tossiche da smaltire in discarica, allora il costo sarebbe tale che la nostra società dovrebbe rinunciare al progetto. Ma la legge Merloni (sui lavori pubblici e gli appalti) è precisa in questo senso: nel caso in cui vi siano delle modifiche radicali dei costi, l’appalto va rivisto». [...] «Sono quasi certo che ciò che abbiamo trovato durante gli scavi sono scorie di fonderia dell’ex-Necchi. Ce ne sono da tutte le parti, a Pavia. Ma mi sorprende che l’assessore Ruffinazzi abbia detto che “tutti lo sapevano che lì sotto c’erano le scorie”: se tutti lo sapevano, perché l’ufficio tecnico non ha provveduto a informarci? In ogni caso, ho incaricato l’Università e l’Ecodeco di fare le analisi delle sostanze trovate nel terreno e lunedì prossimo avremo i risultati. Poi, apriremo, spero, un confronto serio con l’amministrazione comunale [...]». Il costo dell’intervento per la realizzazione dell’impianto sportivo di via Acerbi sarà infatti di circa 5,8 milioni di euro, di cui il 31 per cento (1,8 milioni) a carico del Comune e il restante 69 per cento (4 milioni) a carico dell’impresa privata. Per recuperare i 4 milioni di euro spesi, Pavia Sport avrà in concessione l’intero impianto per vent’anni, dopodiché tornerà in possesso dell’amministrazione comunale. Se a questo investimento di 4 milioni dovesse aggiungersi un ulteriore costo per lo smaltimento (le tariffe per i rifiuti speciali sono altissime), significherebbe un’operazione se non in perdita, certamente ad altissimo rischio”.
C’è dell’altro però interessante nella stessa pagina di quel giorno. Il 1º settembre la società di Pacchiarotti inizia i sondaggi idrogeologici nel terreno di via Acerbi alla profondità di 13 metri. «Detti sondaggi - scrive Pavia Sport in una raccomandata inviata al Comune - evidenziano le scorie di materiali di risulta. Lo schema stratigrafico evidenzia che le scorie sarebbero state ricoperte da uno strato di circa 50 centrimetri di terreno coltivo così da non rendere visibile l’esatta consistenza del materiale in deposito». Pacchiarotti sostiene di essere di fronte a una “sorpresa geologica” e dichiara di averne parlato con il Comune: «[...] e, nel caso si trattasse di materiali da smaltire, ci sarebbero da portare in discarica circa 80mila metri quadrati di terra “contaminata”. Le analisi, quindi, dovrebbero essere a carico del Mezzabarba: in ogni caso, ho già dato incarico all’Università e all’Ecodeco di svolgere tali analisi entro la settimana. Se il terreno risulterà sterile, non ci saranno problemi. Se, invece, vi fossero rifiuti tossici, allora qui non si costruirà più nulla, visto che ci vorranno almeno due anni per la bonifica e lo smaltimento... Per non dire che la Procura della Repubblica, poi, dovrebbe indagare sull’eventuale inquinamento in un’area dove, per anni e anni (forse venti), vi è stato il deposito dell’Asm». Pacchiarotti aveva contestualmente chiesto al Comune la liquidazione di una fattura di 250mila euro a fronte di lavori di "bonifica e smaltimemento". Riceve un “no” secco dagli uffici e da Ruffinazzi, il quale ritiene che le pezze d’appoggio non siano sufficienti per saldare.
Va da sé che già il 30 ottobre 2004 le cose sembrano sistemate. Pacchiarotti ritiene di avere in mano un’analisi dei suoli che lo conforta nella non tossicità dei rifiuti e delle scorie. Tuttavia, in quell'intervista dice anche che occorrerebbe una spianata di cemento poichè “i rifiuti non possono essere rimossi”, per un costo supplementare di 600mila euro, che a suo parere deve sborsare il Comune. In realtà i rifiuti possono essere rimossi e smaltiti ma al costo di qualche milione di euro. Non va peròbene a nessuno. Come nessuno parla più di Procura e di denuncia della presenza di scorie di fonderia portate lì illegalmente. Da quanti anni si portavano lì e da altre parti della città le scorie delle fonderie? Lo sapevano anche gli abitanti di Pavia Nord. A dirlo è stato l’allora Presidente di Circoscrizione Nord, Roveda. In un’intervista del 17 febbraio 2005, parla di “imprevisto prevedibile” rispetto alle scorie di fonderia della Necchi e ritiene che sarebbe bastato chiedere a un qualsiasi abitante della zona per averne conferma.
Il 10 ottobre 2005, un anno dopo quell’intervista, quando in Consiglio comunale si discusse per la prima volta di Via Acerbi, posi qualche domanda diretta circa la bonifica dei suoli e il dovere che l’amministrazione aveva di essere informata sull’attività di Asm in quel luogo, essendo una controllata del Comune. Feci anche qualche considerazione sul fatto che il Comune avrebbe dovuto, prima di accettare in restituzione l’area dall’Asm, chiedere a questa di produrre una relazione sullo stato dei suoli. Considerazioni che compaiono anche nelle note legali dello Studio Villata a cui il Comune ha affidato un parere tecnico-legale sulla questione. Dalla documentazione fornita ai Consiglieri in quell’occasione risultava che nessuna analisi approfondita era stata fatta, solo quelle di “prima approssimazione”. Dal canto suo "Pavia sport" aveva presentato, anche a fonte di un progetto definitivo, solo l’indagine idrogeologica, contrariamente a quanto sosteneva la Convenzione con il Comune. Ma quest'ultimo pare non si sia nemmeno accorto che il progetto definitivo fosse già in corso d’opera senza che fossero stati predisposti tutti i protocolli ambientali. Se fosse intervenuto in quel momento probabilmente non saremmo a questo punto. Nessuno, durante la seduta consiliare del 10 ottobre 2005, fece riferimento ad altro tipo di inquinamento oltre a quello con fonte Asm, tantomeno a scorie di fonderia. Non disse nulla non solo Ruffinazzi, ma nemmeno Angelo Zorzoli, Consigliere e nel 2004 Assessore all’Ecologia e Ambiente. Eppure Ruffinazzi sostiene in quell’intervista che si sapeva che quell’area era una discarica di scorie Necchi, sulle quali ci hanno costruito una parte del quartiere. Quella seduta consiliare è stata molto movimentata. Il vicesindaco aveva presentato un documento in cui faceva ricadere ogni responsabilità del contenzioso con Pacchiarotti all’ing. Vaccina, responsabile del procedimento. Vaccina avrebbe secondo Filippi sottovalutato le analisi del suolo, inserendo nella sua relazione la notazione “dettagli secondari” rispetto a ulteriori approfondimenti, dando così la stura alla “sorpresa” per l’inaspettato inquinamento. Tuttavia in quella seduta non sono stata la sola a far rilevare come quell’espressione potesse riferirsi ai rilevamenti già affettuati, rinforzando invece la necessità di ulteriori controlli. L’ing. Vaccina non è mai stato ascoltato in sede pubblica e politica. Quando le opposizioni, la sera del 10 ottobre 2005, hanno chiesto che seduta stante venisse sentito Vaccina, il Sindaco ha risposto che l’amministrazione non poteva esporre in quel modo un suo dipendente e “per proteggere un lavoratore” non avrebbe acconsentito a quella richiesta. In seguito si è visto come per altri dirigenti non sarebbe valsa la stessa accortezza istituzionale.
Dal 2005 fioccano i pareri legali: tutti concordano sul fatto che il Comune abbia responsabilità e che il concessionario non debba accollarsi tutti gli oneri di bonifica. Tuttavia, visto che quest’ultima alla fine non è stata fatta, visto che la città non avrà né piscina né impianti fitness, visto che dovrà comunque pagare i pareri legali, visto che parte di un quartiere, abbiamo saputo, è stato costruito su scorie di fonderia della Necchi (i fluoruri ci sono, il cadmio, l’arsenico, il benzene, il benzopirene?), e stasera dobbiamo discutere in Consiglio se concedere a Pacchiarotti 700mila euro e l’assessore al Bilancio ventila l’aumento delle rette per le mense scolastiche mentre il Sindaco Capitelli continua nell’angariare il Comandante Giurato e nel marzo prossimo il Giudice si esprimerà sulla di centinaia di migliaia di euro, oltre a quelli già spesi per i legali, mentre, mentre ... tra Pacchiarotti e l’
affaire Giurato, i cittadini si potrebbero trovare a dover cacciare ben più di un milione di euro ... genitori che avete i figli alle scuole cittadine preparatevi a pagare per loro.
Irene Campari
Giovanni Giovannetti
Ieri sera, 10 novembre, in Consiglio comunale si è discusso della mancata piscina di Via Acerbi e del contenzioso che l'imprenditore Pacchiarotti ha aperto con il Comune avendo scoperto "dopo" la proposta di project financing che l'area era inquinata da scorie di fonderia della ex Necchi. Durante il mio intervento ho detto chiaro e tondo che sia gli amministratori che Pacchiarotti non potevano non sapere "prima". Gli assessori di allora lo avevano anche dichiarato che quel quartiere era stato costruito sulle scorie industriali, mentre Pacchiarotti cadeva dal Pero. Una nostro visitatrice, che ringraziamo, ci ha segnalato questo articolo de "Il Corriere" del 1992 che segnala come l'imprenditore sia stato indagato per smaltimento di scorie di fonderia nell'area Ticinello di Pavia. A chi quindi vogliono darla a bere? Dove sono i Verdi e gli assessori all'Ecologia (ex e in carica) che ieri sera mi hanno richiamato al fatto che su questo blog si farebbero troppi nomi e che "occorre fare tutti un passo indietro?". Dove? Sulle scorie di fonderia?. Anche su questo ritorneremo più tardi. (Irene Campari)
Altri cimiteri di scorie industriali
Sotto inchiesta tre manager verdi per reato di violazione della legge sullo smaltimento dei rifiuti: Mariani Giovanni, Colombani Maria Alice, Pacchiarotti Vittorio
PAVIA . La magistratura pavese indaga su un nuovo caso di inquinamento. Tre imprenditori locali sono stati raggiunti da altrettanti avvisi di garanzia nei quali viene ipotizzato il reato di violazione della legge sullo smaltimento dei rifiuti. I provvedimenti sono stati notificati a Giovanni Mariani, 47 anni, di Casteggio, titolare di una ditta di trasporti, Maria Alice Colombani, 58 anni, rappresentante legale della "Nuova Pasturenzi" di Pinarolo Po, e Vittorio Pacchiarotti, 56 anni, di Belgioioso, esponente della societa' per azioni che porta il suo cognome. Il caso e' nato da un rapporto inviato dalla amministrazione provinciale di Pavia alla Procura presso la pretura. Il dossier, realizzato dai tecnici Gustavo Lodigiani e Maurizio Ascagni, ha evidenziato la presenza di scorie di fonderia nell' area del Ticinello e in altre zone della provincia. "Abbiamo affidato ai nostri tecnici . spiega l' assessore provinciale all' ecologia Barone . il compito di effettuare sopralluoghi nelle zone che ci erano state indicate". I rifiuti trovati sono stati classificati come inerti: non si tratterebbe dunque di materiale tossico, ma di sostanze che potrebbero essere reimpiegate.