Finalmente, dopo mesi di attesa, martedì 11 novembre 2008 si è istituita la XVI Commissione bicamerale antimafia, con la nomina dei 50 componenti fra deputati e senatori, e del solo presidente Sen. Beppe Pisanu (mentre l’elezione dei due vicepresidenti e del segretario è stata rimandata alla prossima seduta, su richiesta del sen. Carlo Vizzini).
Congratulandosi con il sen. Pisanu, il presidente dei senatori del PdL Maurizio Gasparri, ha dichiarato che la stessa elezione di Pisanu «dimostra la volontà di dare in questa legislatura una particolare rilevanza a questo organismo». Personalmente, tutta questa grande volontà a dare spessore alla neonata commissione antimafia, di questo preciso governo, proprio non ce la vedo.
Ma vediamo, più in dettaglio i componenti della nuova commissione:
nato a Caltanissetta nel 1959, consegue la laurea in giurisprudenza ed opera come avvocato penalista. Nel 1996 è capogruppo di AN in Sicilia e diviene presidente della Commissione Regionale Antimafia. Nel 2000 è alla Regione Sicilia di Cuffaro come assessore ai Beni Culturali prima, ed al Turismo poi. Dal 2006 al 2008 è stato sindaco di Siracusa. Il 14 aprile 2008 è stato poi eletto deputato alla Camera nelle fila del PdL.
Degni di nota sono la sua opposizione alla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina e l’impegno in prima linea contro le trivellazioni volute da una società petrolifera texana (la “Panther Eureka”), nella Val di Noto, già dichiarata dall’Unesco “patrimonio dell’umanità”.
nato a Napoli nel 1948, funzionario Assitalia, segretario nazionale Fisai (Federazione Italiana Sindacati Assicuratori Indipendenti), presidente di Poste Assicura ed amministratore delegato dell’AtlantisWorld-Gioco LegaleLTD[1]. L’Atlantis World è una delle aziende appartenenti ad “Atlantis World Group of Companies N.V.”, il gruppo multinazionale leader nel settore delle attività di casinò nella regione caraibica. In Italia, Atlantis World è la più grande concessionaria operativa nel settore della conduzione della rete di collegamento delle “new slot” (apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro). Atlantis World è il principale operatore nel settore del gioco lecito e degli apparecchi da intrattenimento consentiti e autorizzati dallo Stato italiano. Grazie alla collaborazione instaurata con oltre 1.400 gestori e 27.000 esercizi, il “sistema Atlantis”, attraverso le oltre 50.000 slot machines distribuite su tutto il territorio nazionale, detiene la quota più importante del mercato, prossima al 30% del totale[2].
Laboccetta è stato consigliere al Comune di Napoli dal 1983 al 1993 e segretario provinciale di Napoli dal 1989 al 1992 con AlleanzaNazionale. Dal 5 maggio 2008 è iscritto al gruppo parlamentare del PdL. Per l’attuale governo è altresì componente della V Commissione parlamentare (Bilancio, Tesoro e Programmazione) e della VI Commissione (Finanze).
La sua biografia, a differenza di Granata, suscita però delle perplessità. Infatti nel novembre del 1992 Laboccetta fu raggiunto da un avviso di garanzia, per divulgazione di conversazioni private, poichè aveva fatto ascoltare la registrazione di un colloquio telefonico intercorso fra il questore di Napoli, Vito Mattera ed il caporedattore de “Il Mattino”, Giuseppe Calise. La telefonata, in maniera indiretta, si prefiggeva di dimostrare l’esistenza di legami fra Salvatore Minichini (arrestato per camorra) e l’allora sindaco socialista di Napoli, Nello Polese (anni dopo, totalmente prosciolto dalle accuse). Ritornò l’anno seguente, ad osteggiare Nello Polese, questa volta con l’esibizione di una videocassetta dove lo stesso sindaco appariva insieme a Salvatore Minichini durante una festa.
Le sue battaglie moralizzatrici, grazie alle quali Laboccetta fu bersaglio di numerose querele, terminarono d’incanto quando intervenne sulla scena napoletana un certo Bruno Brancaccio. Brancaccio era un imprenditore, presidente di un consorzio che si era aggiudicato l’appalto per la linea tranviaria rapida ed arrestato poi nel 1994 insieme al cugino Marino Brancaccio. Durante l’anno precedente aveva confessato di aver sborsato mazzette, non solo per la costruzione della linea tranviaria (tra l’altro mai entrata in funzione, ma che ha alimentato tangenti per partiti e camorra), ma anche per l’ampliamento dello stadio “San Paolo” in occasione dei mondiali di calcio del ‘90, scatenando così anche a Napoli una tangentopoli dai sordidi intrecci. Brancaccio infatti, dichiarò di aver elargito mazzette sottoforma di contributi ai partiti. Laboccetta ricevette dall’imprenditore la somma di 90 milioni di lire, finendo in manette ad aprile del 1993. Dopo undici anni, l’intera vicenda che si è succeduta dai tempi di tangentopoli sino a mani pulite, si è conclusa con assoluzioni e prescrizioni totali (come del resto, per la maggiorparte in Italia). Pure l’allora consigliere comunale Laboccetta fu assolto da tutte le contestazioni.
Ma il punto controverso della figura di Laboccetta si trova tutto in un’inchiesta condotta da Marco Menduini e Ferruccio Sansa, giornalisti del “Secolo XIX”‘[3]. Il dossier realizzato dai due giornalisti, mise in luce il mancato pagamento ai Monopoli di Stato, del PREU (Prelievo Erariale Unico), la tassa del 12 per cento sulle cifre incassate dalle società concessionarie e detentrici delle “new slot”. Le “newslot” di norma, dovrebbero essere collegate ad un sistema telematico (la Sogei del Ministero delle Finanze) che le controlla per assicurare il puntuale gettito fiscale. Ed invece accade che, se in Italia queste macchine da gioco sono circa 20 mila, ce ne sono altrettante che non sono collegate al sistema e quindi illegali, come dimostrano anche varie inchieste partite a riguardo da parte della GdF e dal Dipartimento nazionale antimafia. Si attua così una doppia perdita e deviazione di denaro: da una parte la mafia che controlla le slot machine illegali, dall’altra le società concessionarie dei giochi che non versa la tassa ai monopoli. Fra queste ovviamente c’è anche l’Atlantis World, il cui amministratore delegato è proprio il sig. Amedeo Laboccetta e notizia succosa è quella che vorrebbe socio, con la maggior parte delle quote della società Atlantis World Group of Companies N.V., Francesco Corallo, figlio di Gaetano “Tanino” vicino al boss Nitto Santapaola.
Continuando con la storia, la Corte dei Conti richiese alle società, il pagamento di complessivi 98 miliardi di euro, dei quali, 31 sono tutti della Atlantis (sanzione più alta rispetto a quelle delle altre società). Tutte le sanzioni in questione l’8 dicembre prossimo[*] verrano messe in discussione davanti alla Corte dei Conti del Lazio. Ma tutte le concessionarie hanno già vinto in parte, poichè a maggio di quest’anno è stata siglata una convenzione fra le società detentrici di slot machine ed i monopoli di stato, nella quale si fissa la non sanzionabilità dei futuri mancati pagamenti del PREU. Alla situazione attuale Laboccetta potrebbe essere il politico giusto, al momento giusto che riuscirà a sciogliere il nodo gordiano.
Oltre al resto, durante l’attuale legislazione, Laboccetta si è fregiato del commovente gesto di avvisare l’Italia tutta, della scarcerazione di Bruno Contrada, direttamente dalla Camera[4], affermando:
«…mi sono permesso di chiedere la parola per dare quella che io ritengo una bellissima notizia agli italiani, a tutti i parlamentari e al Governo. Ho avuto notizia proprio pochi secondi fa che è finito il calvario del dottor Bruno Contrada, che non dovrà più stare in carcere. [...] Credo che questa vicenda faccia piacere a tutti, perchè è una questione umanitaria della quale ci siamo occupati ed è una storia che è durata troppo tempo, dal 1992…».
Ora, non voglio entrare nel merito se sia stato civile o meno scarcerare Contrada a causa della sua salute cagionevole, ma sostenere che addirittura questa possa essere una “bellissima notizia”, francamente mi sembra per davvero un’esagerazione ed una perversione se a dichiararla è nientemeno che un componente della Commissione parlamentare antimafia.
Per chi non ne fosse al corrente, voglio ricordare che il “dott.” Bruno Contrada, ex numero tre del Sisde, fu condannato con sentenza definitiva a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Negli ultimi giorni, Laboccetta insieme a 50 colleghi, ha presentato una interpellanza parlamentare al ministro della Giustizia Alfano[5], chidendo “quali provvedimenti sanzionatori intenda adottare rispetto alle condotte del dottor de Magistris che appaiono incompatibile con l’Ordine giudiziario” ed in seduta dichiara:
«Il comportamento del dottor de Magistris, non nuovo alle ribalte giornalistiche e televisive appare di inusitata gravità attesa la forza dirompente del mezzo di comunicazione utilizzato ed il conseguente allarme generato nell’opinione pubblica, non solo calabrese, al punto da compromettere in maniera devastante il prestigio e la credibilità dell’ordine giudiziario ledendo in maniera irreparabile l’immagine di quanti, al contrario di coloro che risultano quotidianamente protesi alla ricerca di notorietà o di improbabile futuri vantaggi recati dal consenso popolare, lavorano al servizio dello Stato con sacrificio ed umiltà».
Mi verrebbe da chiedere a Laboccetta a quando un’interpellanza ad Alfano, per le dichiarazioni di Berlusconi sulla magistratura?
[1] nella pagina personale di Amedeo Laboccetta sul sito della Camera, compare semplicemente la professione di manager, nella pagina personale del deputato, su un sito che raccoglie informazioni istituzionali e giornalistiche, è completamente omessa la professione di manager o amministratore delegato, compare invece sul suo blog
[2] dal sito http://www.atlantisworld.it/chisiamo.php
[3] tutta l’inchiesta del Secolo XIX si può trovare qui
[4] il resoconto della seduta con l’intera dichiarazione del deputato si può trovare sul sito della Camera (seduta n. 24 del 24 luglio 2008)
[5] Interpellanza urgente del deputato Amedeo Laboccetta (primo firmatario) – atto n.2/00189 del 23 ottobre 2008 (dal sito della Camera)
[*] Aggiornamento: La Corte dei Conti del Lazio ha sospeso la penale di 98 miliardi di euro (ridotti a 90 miliardi), in attesa della sentenza della Cassazione. Ciò avviene a seguito dell’appello delle concessionarie sanzionate, le quali sostenengono che la competenza del procedimento sia del Tar. Il parere della Cassazione è previsto fra circa un anno.
Le foto di Fabio Granata e Amedeo Laboccetta sono state tratte dal sito di Openpolis

