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Glossario di mafia

Intervista ad Andrea Camilleri di Miguel Mora

La sua casa romana è una fumeria luminosa. A 83 anni, Andrea Camilleri (Porto Empedocle, 1924) fuma 60 sigarette al giorno, “a questo punto se smetto muoio”, e la stanza dove scrive è pura nebbia. Proprio il contrario del suo nuovo e affascinante romanzo, “La morte di Amalia Sacerdote”, vincitore del “Premio de Novela Negra” dell’ RBA, pubblicato prima in spagnolo che in italiano (non ancora pubblicato in Italia, N.d.T.), nel quale il maestro siciliano, comunista precoce e scrittore dal successo tardivo con la sua serie sul commissario Montalbano, chiarisce, basandosi quasi esclusivamente su dialoghi e molto umorismo, i torbidi intrecci che mantengono la mafia, la politica, le famiglie, le banche, gli adulteri e i mezzi di comunicazione in Sicilia. E per estensione, in Italia. “Nell’isola tutto è più evidente, più ovvio”. Contemporaneamente esce in Spagna (Salamandra) “Vosotros no sabéis”, un dizionario di termini mafiosi, delizioso e terrificante allo stesso tempo, i cui diritti sono stati regalati da Camilleri agli orfani dei poliziotti assassinati da Cosa Nostra. “E’ il libro che amo di più perché è servito ad aiutare questi ragazzi. Sembra incredibile, ma l’Italia non aveva un fondo di solidarietà per i figli dei poliziotti uccisi dalla Mafia”.

Domanda. Non è strano pubblicare prima in spagnolo che in italiano?
Risposta. Sono un tipo dai riflessi lenti, per questo non sono mai riuscito a prendere la patente. Mi resi conto di essere sposato quando ebbi la mia prima figlia; seppi che ero scrittore quando mi tradussero. Questa è la grande conferma.

D. Però sono stati pubblicati articoli che dicono che le traduzioni in spagnolo non riflettono il suo utilizzo del dialetto siciliano.
R. E’ una polemica eterna, dicono che i traduttori castigliani mi tradiscono. Ci sono stati due lunghi articoli nel Corriere della Sera, il secondo scritto da un noto imbecille che dice che la mia prosa ne guadagna quando viene tradotta, dato che è tanto complicata. Io credo che ci siano traduttori scrupolosi e altri meno, questo è tutto. Il problema non è la traduzione, ma i soldi che l’editore guadagna con i suoi autori. Se sono uno scrittore che vende molto, perché perdere tempo a curare il linguaggio? Ogni pagina conta, bisogna sbrigarsi. Per me è indifferente, non mi fa né freddo né caldo.

D. Il protagonista del romanzo è il direttore dei telegiornali RAI in Sicilia, sebbene alla fine lei affermi che non ha mai messo piede in una redazione… Chi l’avrebbe mai detto.
R. Quello che dico è che non sono mai stato nella redazione dei telegiornali RAI in Sicilia perché non mi hanno mai chiamato…E’ un’ambientazione generica, vale per qualsiasi posto dove viene gestita l’informazione.

D. Fuori dalla Sicilia è diverso?
R. In Sicilia abbiamo un presidente regionale, che si chiama Cuffaro, che è stato condannato per collusione con la mafia, non è uno scherzo. Lo hanno fatto senatore per meriti propri, come succede di solito in Italia. Lui è onorevole, se qualsiasi altra persona prendesse una multa d’auto non arriverebbe mai a essere deputato. Direbbero che non ha le carte in regola. In Sicilia le cose sono più evidenti, più sfacciate, nel continente succede lo stesso ma sono più cauti, tutto ha un tono di maggiore nobiltà, anche se ogni tanto esplode tutto. Tenga conto che in Italia Andreotti è stato otto volte primo ministro e lo hanno assolto dall’accusa di associazione mafiosa dicendo che è stato mafioso fino al 1980, reato caduto in prescrizione, e poi si è redento. Io ho fatto il conto della gente ammazzata dalla mafia prima del 1980, e Andreotti ieri è andato a leggere la Bibbia con il Papa.

D. Crede che la cosa abbia una soluzione? Vari collaboratori molto vicini a Berlusconi sono stati processati e condannati per delitti mafiosi.
R. Nessuna soluzione! L’Unione Europea non può dire nulla su Berlusconi, perché è stato regolarmente eletto. Il problema sono gli italiani, che lo votano. Lui si limita a intercettare perfettamente il malumore italiano, il malessere della gente, e a illuminarlo con la sua abilità di venditore di automobili di seconda mano. Gli italiani si riconoscono in lui. Quando qualcuno è imputato tante volte in processi e non lo condannano mai, perché il reato cade in prescrizione o lui stesso ha cambiato la legge sulla procedura per impedirlo, la gente pensa: “Che furbo che grande, che faccia di c…” Vorrebbero essere come lui. Per questo lo votano. Un uomo onesto e che quasi non sa parlare, come Prodi, non li entusiasma.

D. Preferiscono il furbetto.
R. In Italia trionfa la legge del motorino. Ha visto le moto in giro per Roma? Vanno in senso contrario, passano col rosso, salgono sui marciapiedi e schivano i passeggini dei bambini, hanno diritto a tutto. Questa è la morale degli italiani.

D. Non sembra arrabbiato.
R. Sono passato dall’incazzatura massima al divertimento. Ho 83 anni e ho detto basta. Vedo la maleducazione, l’assurdità, e mi diverto pensando a quel detto: il pesce puzza dalla testa.

D. E come ha potuto permettere la sinistra che succedesse tutto questo?
R. Ha davanti a sé il Vaticano, che è berlusconiano, perché non gli importa un fico secco che sia divorziato se può garantire l’appoggio economico all’educazione cattolica. “Pecunia non olet”, il denaro non puzza, è sempre buono, venga di dove venga.

D. Non le suscita dubbi pubblicare con Mondadori, che appartiene a Berlusconi?
R. Certamente! Ma che posso farci? E’ la casa editrice con migliore distribuzione. Con la Sellerio, l’editrice siciliana a cui sono stato sempre fedele, pubblico 5.000 copie a 12 euro e guadagno il 10%. Alla Mondadori pubblicano anche due milioni di copie, i libri costano 22 euro, fanno edizioni di lusso, pagano il 15%. Io scrivo per essere diffuso e letto! Almeno Mondadori dipende dalla figlia Marina, che non è come suo padre, e lo staff editoriale è d’altissimo livello, per niente berlusconiano. Il problema è il paese. Se fai un’assicurazione per una gamba, i soldi vanno a finire a Berlusconi. Se pubblichi un libro, pure. E’ ubiquo, come Dio.

D. Allora davvero non c’è soluzione.
R. La soluzione la darà Dio. Ha 72 anni. Sarà presidente della Repubblica, e poi dovrebbe anche morire. Non glielo auguro, ma è il corso normale della vita…

La Mafia secondo Camilleri

- Ammazzare. Sembra che Bernardo Provenzano, quando era molto giovane e dopo una violenta lite in una taverna con un paesano e amico corleonese, lo avesse invitato ad accampagnarlo in aperta campagna per parlare. E lì, seduto a cavalcioni su di lui, lo uccise colpendogli ripetutamente la testa con una grossa pietra.

- Droga. L’importazione della droga e la sua elaborazione (Bagarella era molto abile nell’organizzazione dei laboratori) ha costituito, fino alla cattura di Riina, una fonte di arricchimento della mafia, se non la principale. Ma il nome di Provenzano non è mai affiorato nelle indagini riguardo il narcotraffico. Ciò ha fatto supporre che, per ragioni morali, Provnzano non partecipasse al traffico di droga. Tuttavia, secondo Palazzolo e Prestipino si trattò di un errore madornale degli investigatori.

- “Famiglia”. Il mafioso ha due famiglie: quella privata e quella mafiosa. La mafiosa è sempre una famiglia ampliata, aperta. C’è un nucleo originario, una cellula che le dà il nome e che è composta da persone unite tra loro da vincoli di sangue e parentela. Intorno, un’estesa corona formata da amici e amici di amici della famiglia, affiliati e soci di diversi livelli gerarchici. In genere, le famiglie mafiose mettevano radici nelle città nelle quali il loro potere si estendeva a uno o più quartieri [...].

-Mafia. Tra i “pizzini” di Provenzano non c’è la minima traccia di questa parola. E nemmeno tra quelli che a sua volta riceve. E’ come se, e scusatemi per il paragone, l’amministratore delegato della Fiat e tutti i concessionari di quest’impresa, nei loro documenti, non menzionassero mai la Fiat.

Estratto dal dizionario sulla mafia “Vosotros no sabéis” (Salamandra)

[Articolo originale di Miguel Mora

El Pais, martedì 21 ottobre 2008]

lunedì, 01 dicembre 2008, 18:16 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

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