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Chi lavora nella scuola sa che da almeno quattro anni queste cose sono all'ordine del giorno. La battaglia contro le discriminazioni, contro l'omofobia devono essere combattute in primo luogo nelle scuole, perchè è lì che si manifestano nelle forme più disumane, più lancinanti e più pericolose. Sono battaglie da combattere ogni giorno, spesso facendo in modo che nulla trapeli all'esterno affinchè sia tutelato l'anonimato degli studenti vittime di atti ignobili. Sarà una guerra lunga che potrà essere vinta solo quando TUTTI sapremo intervenire hic et nunc nel momento in cui la violenza verbale e le minacce esplodono. Esserci, con le parole che determinano il discrimine dell'intollerabile e i comportamenti che marcano nettamente la soglia oltre la quale nessuno pùò andare. (irene campari)

Bullismo, punito perché gay

PAVIA. Vittima dell’aggressione è un 13enne delle medie. Presentata una denuncia. Le associazioni si sono attivate per fornire il sostegno legale alla famiglia. E’ stato preso di mira dai suoi compagni di scuola perché “sembrava” omosessuale. La vittima è un ragazzino di 13 anni delle medie. Un gruppo di coetanei lo ha aggredito fuori da scuola, ma è tra i banchi che la violenza si è alimentata, con prese in giro e vessazioni. Soprusi culminati poi nell’aggressione vera e propria. Sulla vicenda, che si è verificata qualche settimana fa - ma la notizia, vista la delicatezza della vicenda, si è diffusa a distanza di tempo - è stata presentata una denuncia. Ma le accuse di maltrattamenti e lesioni non avrebbero avuto, fino a questo momento, conseguenze giudiziarie. Il ragazzino, che chiameremo Andrea, è stato preso di mira dai coetanei perché “sembrava” omosessuale. Un pregiudizio basato sull’impressione e cresciuto a poco a poco tra i banchi di scuola, fino a toccare il culmine nell’aggressione. Forse Andrea non ha neppure un fidanzatino. Forse ancora non è del tutto consapevole delle sue scelte, vista la giovane età. Ma ai compagni questo non importa. Il gruppetto di “bulli”, secondo la denuncia presentata, gli rende lo stesso la vita impossibile. Da dentro le mura scolastiche, dove tutto è iniziato come una presa in giro, un lancio dei “soliti” insulti a sfondo sessuale più o meno velati o più o meno volgari, le vessazioni crescono fino a culminare in un episodio di vera e propria aggressione omofobica. Fuori da scuola e lontano dagli sguardi di insegnanti e altri ragazzi, che potrebbero difendere Andrea, il gruppo inizia a malmenarlo, a spingerlo e a insultarlo. Lui cade per terra e si fa male. Ma i lividi sulle braccia bruciano meno della vergogna. Il ragazzo, comunque, decide di raccontare tutto ai genitori e parte la denuncia. Ad occuparsi del caso, fornendo supporto legale e morale alla famiglia e alla vittima, sono l’ufficio legale di Coming Aut e la rete Lenford, l’avvocatura milanese per i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali, ma anche Agedo, l’organizzazione di volontariato composta da genitori che hanno figlie e figli omosessuali per condividere il disagio di chi si trova proiettato in una situazione inaspettata, costretto a dovere lottare per i diritti dei propri figli. Anche perchè, dai dati diffusi dalle stesse organizzazioni, il caso di Andrea non è isolato. Qual è la situazione a Pavia? Nell’ultimo anno i casi di omobullismo a scuola - che, tradotto, è il bullismo legato all’identità sessuale - registrati dal comitato locale promotore dell’Arcigay “Coming-Aut” sono stati almeno sei, e a queste si aggiungono quattro casi di discriminazione sul lavoro. «I casi di omobullismo sono più frequenti nelle scuole superiori, dove ne abbiamo registrati almeno quattro tra diciassettenni: prese in giro, vessazioni fatte a chi, anche solo in apparenza, poteva sembrare gay. Alle medie invece ci sono stati un paio di casi, di diversa gravità, dalla semplice presa in giro alla violenza reiterata anche grave», raccontano dall’ufficio legale dell’associazione. Nemmeno le parole, dicono dal direttivo di “Coming- Aut”, sono innocenti: «Tante, troppe volte si sentono termini usati in maniera offensiva, specialmente nel mondo adolescenziale e giovanile della scuola. La conferenza “Scuola uguale per tutti? L’omofobia a scuola”, organizzata dal comitato promotore Arcigay di Pavia “Coming-Aut” con la collaborazione del Coordinamento per il Diritto allo Studio, il 18 maggio scorso ne aveva parlato con l’onorevole Paola Concia cercando di trovare soluzioni». Ma la strada è ancora lunga. (ha collaborato Anna Ghezzi)

"La Provincia pavese", 4 luglio 2009
sabato, 04 luglio 2009, 07:03 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti (2)

Commenti
#1    04 Luglio 2009 - 09:12
 
ma perchè deve essere un'associazione gay , una "categoria di parte"a difendere il ragazzino quando dovrebbe invece essere la società civile in tutte le sue espressioni, coesa,a difendere le giovani vittime degli atteggiamenti violenti subiti, uscendo così dal gioco delle parti. i soprusi e le violenze devono essere difese da tutti e non da una specifica categoria di "appartenenza",questo sarebbe un segnale forte della società che non darebbe adito a ulteriori divisioni e differenze, differenze che sul piano umano non ci sono.
utente anonimo

#2    04 Luglio 2009 - 09:21
 
a pochi giorni dal gay pride, e nei giorni delle nuove leggi razziali, è passato un attimo da quando la Giunta ci ha informati che la sua priorità sarà perseguire i writers e i senza dimora, e (ri)troviamo a Pavia quella cattiveria meschina e quotidiana che si cela dietro il teatrino del perbenismo borghese. Purtroppo l'omofobia è una piaga poco conosciuta. Nelle scuole pavesi gli insegnanti spesso non vogliono sapere o vedere, altre volte si rendono complici. Quasi mai educano gli allievi al rispetto delle persone non eterosessuali: eppure la scuola avrebbe mille armi culturali per fare qualcosa di significativo in tal senso. Coming Aut e questo blog sono fra le poche voci che portano avanti una battaglia difficile ma indispensabile.
Tutta la mia solidarietà al giovane ragazzo e alla sua famiglia
cesare del frate
utente anonimo

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