Questa mattina è apparsa una lettera dell'ex Vicesindaco Ettore Filippi sul quotidiano locale.
E' stupefacente la capacità dell'ideatore di "Rinnovare Pavia" di presentarsi come innocente e vergine d'ogni responsabilità su quella che lui definisce: "una serie di incrostazioni difficile da rimodellare, ma vere e proprie enclaves in cui i soggetti una volta designati dai partiti..." con riferimento alla rete di interessi incrociati costruiti dal centrosinistra in decenni di governo. Ma al di là di questo, mi chiedo se per "rimodellare" Ettore Filippi intenda la sostituzione netta e in scala 1:1 di quel blocco di potere con un altro del centrodestra legato con un nodo da marinaio alle segreterie sovralocali del Pdl. E quale novità sarebbe? Inoltre, da ciò che ho visto e letto in queste poche settimane di mandato di Cattaneo, le uniche proposte culturali avanzate dalla Giunta hanno riguardato la "pavesità", nella quale ci hanno confusamente ficcato sia l'associazionismo locale sia le "tradizioni". Sono convinta - pasolinianamente - che l'apprezzamento autentico della cultura popolare possa venire da persone che abbiano fatto dello sguardo importante e intenso sul mondo un punto privilegiato da cui osservare cosa si muove nelle mentalità che governano tempo e spazio che condividiamo. Così si evitano provincialismo e localismo che osservano il mondo tramite un binocolo monocromatico, sintomo di ciò che è escluso perchè non si sa che esiste, o si sa male, e la cui esclusione ci rassicura. Ci vorrebbe invece un caleidoscopio policromo, ma nemmeno la posizione del centrosinistra sul Fraschini aiuta. Come sarà possibile criticare e far proposte alternative - anche tramite vere e proprio battaglie culturali - se ha chiesto come pregiudiziale "per essere propositivi" il mantenimento di Sacchi e Maggi nel Cda del Fraschini? Con i tempi che corrono, le battaglie sul razzismo, sull'omofobia, sulla misoginia e sui diritti devono essere combattute in campi separati e indipendenti, piuttosto che inter-dipendenti. Ognuno dalla sua parte e che sia ben marcata la metàcampo. Siamo già però al primo autogol.
Colgo l'occasione per augurare a Ettore Filippi che "'a nuttata" passi in fretta.
Irene Campari
Fraschini, perché Sacchi diventa incompatibile
Vorrei sbagliarmi ma al primo consiglio è venuto fuori il vero tasto dolente della politica di Pavia: il rapporto tra l’amministrazione ed il complesso di Istituzioni che detengono il potere economico ed occupazionale, quali le Fondazioni bancarie, l’Università, il Policlinico e l’intero polo sanitario, anche privato, la Camera di Commercio, le organizzazioni rappresentative degli (che brutta parola) stakeholders.
E’ infatti evidente che raramente, quando il complesso dei poteri di Pavia (non i famosi poteri forti di Adavastro, ma le realtà che hanno poteri reali per la loro consistenza ed ampiezza della rappresentatività) si mette intorno al tavolo per affrontare un problema, gli interessi dei singoli combaciano con l’interesse generale. Su questo fronte, il sindaco Cattaneo è indubbiamente partito in salita, perché vent’anni di governo del centrosinistra (in cui i rapporti tra Enti non sono mai stati improntati a trasparenti confronti in sedi accessibili, ma quasi sempre a trattative tra persone rappresentative (spesso degli stessi partiti e, dall’avvento del centrodestra nelle istituzioni di livello superiore, anche politicamente trasversali), hanno non solo creato una serie di incrostazioni difficile da rimodellare, ma vere e proprie enclaves in cui i soggetti una volta designati dai partiti, in assenza di una leadership forte di questi ultimi, hanno portato avanti scelte personali, ed, in alcuni casi, risalenti solo alla forza che il singolo era riuscito a raggiungere nell’Ente con accordi quasi sempre tra persone.
Il cambio della Amministrazione dà diritto al sindaco eletto ed alle forze politiche che lo sostengono di dare corpo alla linea di politica culturale che ritiene opportuna e che al Fraschini si faccia non solo cultura ma «politica culturale» è reso evidente dal fatto che tutti i consiglieri del centrosinistra (compreso Omodeo Zorini designato quando era nel centro sinistra!) si sono candidati in Comune, Sacchi addirittura come capolista ed una volta eletto, capogruppo di minoranza. Se restasse questo C.d.A., la cui scadenza naturale è il giugno 2010, il centrosinistra non solo gestirebbe la prossima stagione teatrale, che peraltro è ormai difficilmente modificabile in profondità, ma metterebbe la basi anche per la stagione successiva, così che solo dalla stagione 2011-2012 Cattaneo avrebbe piena titolarità delle scelte, da concordare con la Fondazione, che ha in mano i cordoni della borsa, anche se il Comune fa la sua non indifferente parte.
Antonio Sacchi ed il suo consiglio hanno ben operato in questi nove anni, così come aveva ben operato Adenti nel quinquennio precedente, ma rappresentano, in un C.d.A. completamente politico, la parte che ha perso ed è incompatibile nei due ruoli non solo tecnicamente ma politicamente (pensate alla ilarità dei presenti dinanzi ad un Sacchi che, nelle sedute di Consiglio in cui si discute del programma annuale legge la relazione da presidente, risponde da presidente alle domande dei consiglieri e, di tanto in tanto, corre dal banco della giunta al suo posto e attacca gli interventi della maggioranza, da capogruppo dell’opposizione).
Perché, quindi, resistere con tanta durezza e non prendere esempio da Zorzoli che rappresenta il Comune all’Ato e si è dimesso il giorno dopo la vittoria di Cattaneo? Forse perché la Fondazione Bre pensa di poter mantenere stesso vicario anche dopo con la forza economica di cui dispone?
Circolano boatos a tale proposito cui ritenevo di non dare peso, perché un accordo sulla vice presidenza di comune fiducia si può trovare su tanti altri nomi, così che se invece ci trovassimo dinanzi ad un vero aut aut (o Sacchi o i finanziamenti) il primo su un problema oggettivamente non decisivo nei rapporti politici tra Comune e Bre, non potremmo che pensare che i detentori del potere economico della città vogliano saggiare da subito Cattaneo che avrebbe un problema in più, il più importante per il suo futuro di primo sindaco della città che si popone di essere realmente autorevolmente autonomo.
Ettore Filippi Pavia
"La Provincia pavese", 4 luglio 2009