Laureato in medicina e chirurgia, specialista in malattie nervose e mentali, è stato un esponente della Democrazia Cristiana, componente della direzione e del consiglio nazionale. È stato consigliere e assessore del Comune di Napoli, deputato alla Camera (dal 1976 al 1994), ministro della Funzione Pubblica (1988-1989), ministro del Bilancio (1989-1992).
In occasione delle elezioni europee del 2004 ha aderito al partito politico di Clemente Mastella candidandosi con l'Udeur e risultando eletto nella circoscrizione sud, dopo rinuncia dello stesso Mastella, che preferisce dedicarsi alla politica italiana. È l'unico seggio conquistato dall'Udeur. Pomicino riceve 41 mila voti.
Un anno più tardi, però, viene espulso dal partito e quindi aderisce al progetto politico della Democrazia Cristiana per le Autonomie, nata nel giugno 2005 su iniziativa di Gianfranco Rotondi. Con il passaggio in questo partito diviene direttore politico de La Discussione.
Rimane deputato del Parlamento europeo, iscritto al gruppo del Partito Popolare Europeo, dove svolge attività di commissione: membro della Commissione per i problemi economici e monetari; della Commissione temporanea sulle sfide e i mezzi finanziari dell'Unione allargata nel periodo 2007-2013; della Delegazione alle commissioni di cooperazione parlamentare UE-Kazakistan, UE-Kirghizistan e UE-Uzbekistan e per le relazioni con il Tagikistan, il Turkmenistan e la Mongolia; della Delegazione per le relazioni con i paesi del Maghreb e l'Unione del Maghreb arabo (compresa la Libia). Tuttavia, al 27 aprile 2006, è risultato fra i parlamentari europei con il numero più basso di presenze, ovvero 44 sessioni plenarie in tutto (il 41%).[1]
Alle elezioni politiche italiane del 2006 viene eletto alla Camera dei deputati nella lista formata dalla DC insieme al Nuovo PSI. Abbandona il ruolo di parlamentare europeo per tornare alla politica nazionale e assume la presidenza del gruppo parlamentare DC-PSI alla Camera.
Il 9 aprile 2007, l'uomo politico è stato sottoposto ad un delicato trapianto di cuore in seguito a problemi cardiaci (da segnalare anche un infarto nell'estate 2006).
Nella primavera del 2008 non viene ricandidato al Parlamento nazionale [2]. Successivamente viene nominato dal ministro Gianfranco Rotondi al comitato per il Controllo strategico della pubblica amministrazione.
È stato uno dei 24 parlamentari italiani che hanno ricevuto condanne penali in via definitiva nella XV legislatura: è stato condannato ad un anno e otto mesi di reclusione per finanziamento illecito (tangente Enimont) e ha patteggiato una pena di due mesi per corruzione per fondi neri Eni. Inoltre è stato coinvolto nella cattiva gestione dei fondi per il Terremoto dell'Irpinia del 1980 (circa 60.000 miliardi di lire), ma i reati sono stati prescritti per decorrenza dei termini processuali.
