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Roma 5 dicembre 2009


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La Gandina di Pieve


La folla senza qualità

di Irene Campari

La società senza differenze è una società diseguale; la più diseguale, la più associabile a quella che ha dato luogo e alimentato i totalitarismi. Il concetto di uguaglianza tra i cittadini è il più nobile che la storia dalla Rivoluzione francese in poi ci abbia consegnato. Tuttavia, occorre intendersi. La perdita di memoria storica e cultura civile delle giovani generazioni potrebbe portare ad una micidiale interpretazione di quel principio. A consegnare la falsa interpretazione sono state anche le leadership politiche degli ultimi decenni, la cui pochezza valoriale ha permesso che si confondesse la loro misera dimensione politica e morale con le istituzioni che rappresentavano e i principi ai quali dichiavano di ispirarsi. Se ne stanno sentendo e dicendo di ogni colore in questo periodo; lasciare però che certe osservazioni e punti di vista – benchè impresentabili – rimangano senza risposta o riscontro sarebbe pericoloso. Roberto Malini in un commento ha scritto che visti dalla luna siamo tutti puntini (formiche ed esseri umani, il giudice antimafia Scarpinato e Totò Riina, la stuprata e lo stupratore?). Lascerei volentieri questa visione a Dio, l’unico che potrà punire dopo, quando tutti si troveranno al suo cospetto. Lui ha anche questo potere. Io no, noi no. Lo sguardo politico sul mondo non è quello che si rivolge a Dio, ma quello che punta alla Chiesa. Con tutte le aggiustatine che, dostoevskianamente, le sono state inflitte in duemila anni. E come tante aggiustatine sono state date dal primo stato assoluto del mondo al portavoce mistico della nonviolenza mediorientale e mediterranea, così ne sono state date al concetto di polis, democrazia, giustizia e eguaglianza, società e comunità, universalità e universalismo. Il Cantico delle creature di san Francesco era dedicato agli animali. Nessun cantico può essere dedicato alle creature “cattive”, se non nella visione oceanica dell’umanità e delle mentalità che aveva Dante. E per quelli trova luoghi ben precisi dove far trascorrere loro il tempo necessario a persuaderli circa il concetto di infinito, parola derivata da “polvere” nella lingua accadico-sumera. Ciò che io vedrei della Terra se fossi sulla luna, sarebbe molto simile a polvere coperta da nuvole. In questo senso siamo tutti uguali. Ma dovendo viveve una vita tutta terrena insieme a furbi e lestofanti, buoni onesti e profitattori, rifletto sulle memorie del sottosuolo, lasciando ai singoli di giocarsi con Dio la personale bontà e l’intima cattiveria, ma richiedendo che se la vedano anche con me se questi caratteri deturpano il mondo concreto in cui vivo con i mie figli, lasciano cascate di sangue dietro i traffici di droga e scie di tossicità dietro i rifiuti avvelenati che spandono a piene mani come il seminatore di Van Gogh. A questi non chiedo di aiutarmi a far più bella la parte del mondo che mi interessa, mentre chiudo opportunamente gli occhi per non vedere la produzione di cattiveria in altri luoghi. Perché questa cattiveria produce disuguaglianza; quella che dalla luna non si vede, ma con i piedi ben piantati su questa terra si può vedere benissimo. Quella disuguaglianza per cui un mio raccomandato è garantito e chi non lo è non lo è. Quella disuguaglianza che fa sì che qui siano prodotte opere benefiche e mattanza da un’altra parte. Le case solide – le società autentiche - si costruiscono con mattoni non inquinati dalla monnezza della criminalità e della disonestà. Essere tutti uguali, in una certa concezione, significa che il peggio è uguale al meglio; a rimetterci in questa equazione è il meglio. Di solito non sono idee queste che vengono ai migliori; piuttosto ai peggiori essendo chiaro il vantaggio immediato. Abolire qualsiasi differenza in vista della “soluzione di un problema”, vorrebbe dire, nella sequenza infinita di problemi, imbarcare e sdoganare alla fine tutti i peggiori. E non solo per qualità umane, ma anche politiche. L.A. Confidential di Quentin Tarantino lo abbiamo visto tutti; c’era anche Harvey Kietel, il risolutore di problemi. Negli anni Trenta stava accadendo qualcosa di simile a ciò che sento e leggo ora: certi decaloghi (si veda quello grilliano) in cui si inneggia alla democrazia diretta e alla distruzione delle mediazioni istituzionali e dei partiti, all’omologazione e al fasullo concetto di eguaglianza virtuale, all’asservimento al “problem solving” meccanicistico e profittevole e per nulla analitico. E’ già stato tutto liquidato come ciarpame (da intellettuali che hanno subito persecuzioni per ciò che hanno scritto e pensato e per una delle identità che portavano: ebraicità, come Emil Lederer autore de Lo Stato delle masse). Ciarpame tossico però. Perché coloro che inneggiano all’assenza di mediazioni e conflitti, all’uguaglianza di una società senza classi (permettendo però “a chi vorrà” di arricchirsi) in realtà stanno pensando (senza averne cognizione storica) alle masse manipolate dei totalitarismi novecenteschi. Il conflitto sociale palese è democrazia. Tuttavia il conflitto è presente laddove ci sono differenze nell’eguale dignità e stato giuridico degli attori del conflitto. Dov’è l’emancipazione se siamo tutti uguali? Dov’è l’anelito a migliorarsi se il migliore è come il peggiore, il fascista come il democratico, il razzista come l’antirazzista, l’opportunista come il sincero? Dobbiamo proprio essere costretti per sempre nei panni in cui siamo stati nel più desolato momento della nostra esistenza e delle nostre oscurità? O a guardare infelici il mondo cementato nel grigio delle velleità degli arroganti senza altra qualità? Temo che la selezione invero ci sia, anche per chi ha quei balzani pensieri, e sia selezione dei valori – che non devono più avere respiro - e dei loro portatori. “Prima vennero a prendere gli Zingari …”. Attenzione che agli Zingari non si fermano; e ciò vale anche per chi difende gli Zingari attenendosi al per niente nonviolento “il fine giustifica i mezzi”. Nel Talmud è ben vero che è scritto: “Chi salva una vita salva il mondo intero”. Ma non è aggiunto al precetto di fare propaganda pubblica al politico o allo strumentalizzatore che ha contribuito all’impresa. Temo che qualcuno possa interpretare la difesa del “cattivo” associandola alla difesa dei negletti storici e dei discriminati. Perché infatti c’è questo accanimento contro “il politico” come categoria? Tutti vanno bene, disonesti e farabutti basta che collaborino alla “soluzione del problema” (quale?), tranne che “il politico”, anche quello che rappresenta degnamente il proprio ruolo di rappresentanza, anche se tiene alto l’onore delle istituzioni in cui è delegato a sedere. E sì, poiché se è nell’indifferenziazione qualitativa che voglio far cadere la società, non posso tollerare che ci siano forme di rappresentanza e delega. Tutti devono essere portatori diretti del proprio interesse, piccolo o grande. Tuttavia, la somma di tutti gli interessi non fa l’interesse generale; la somma di tutti i beni non fa il Bene comune. Ma intanto per certi maitre à penser improvvisati, il concetto di “comune” esiste fino a quando tutti non saremo completamente sciolti nell’acido dell’individualismo e nella solitudine dell’e.commerce. Trionfo dell’eguaglianza davanti all’immagine della Coca-cola biologica che spunta dal banner di un social network. Un click per la partecipazione democratica e una standing ovation all'eguale on my public Facebook page.

[Nell'immagine: Mordillo philosophy]

 

sabato, 25 luglio 2009, 19:45 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti (15)

Commenti
#1    26 Luglio 2009 - 08:37
 
I processi partecipativi, cosa molto diversa dalla “democrazia diretta”, NON sono in nessun modo “la distruzione delle mediazioni istituzionali e dei partiti”, semmai affiancano e rinvigoriscono le mediazioni istituzionali e i meccanismi di rappresentanza. Ringrazio questo blog per aver posto l’attenzione su un problema così importante, e colgo l’occasione per ricordare che, come tutto il mondo sa, la partecipazione ha a che fare con procedure che stimolano un coinvolgimento approfondito e di lunga durata dei cittadini nella gestione della cosa pubblica.
Ad esempio nelle assemblee di quartiere che delierano i bilanci partecipati a Porto Alegre, uno fra i casi più famosi, dove i cittadini di ogni quartiere decidono l’allocazione di una parte delle risorse disponibili. La partecipazione sta al cuore di tutti migliori movimenti democratici degli ultimi anni, dai social forum al movimento dei contadini senza terra a MoveOn, per non parlare dell’elezione di Obama stesso. Chi è interessato alla cosa troverà molto su Wikipedia, o sul sito di Cittadinanzaattiva, o ancora nelle ricerche di Luigi Bobbio e Giovanni Moro. Per non parlare dell’associazione Comuni Virtuosi e del suo presidente Maurizio Pallante, che collaborano strettamente con la rete di Liste Civiche che su questo blog, e mi sorprende, vengono accusate di volere la distruzione della democrazia rappresentativa e delle mediazioni istituzionali. PEr quanto riguarda la famigerata intervista a telepaviaweb, mi sembra che su questo blog sia ormai d’obbligo citarla, ivi Grillo prima fa dell’amaro sarcasmo sulla dittatura dal basso, e poi espone, e seriamente, il suo vero “decalogo”: “una rete [di cittadini] saggia e intelligente non ha bisogno di leader e di dittatori”. Ricordo comunque che Grillo non inventa la partecipazione, è una pratica politica che da altri riprende e divulga. E gli altri sono quelli sopra citati: a questo punto sulla partecipazione spero non ci sia più nessun fraintendimento.
Il paragone con gli anni ’30 del totalitarismo farebbe inorridire la sua più grande studiosa, Hannah Arendt, che proprio nelle esperienze partecipative e consiliari della rivoluzione americana aveva trovato l’esempio per lei migliore di “vita activa”, l’antitesi del totalitarismo.
Qundo processi partecipativi affiancano ed integrano le istituzioni rappresentative, c’è una chance di autentico rinnovamento democratico. E’ uno dei temi del futuro, e quanto mai essenziali.
cesare
utente anonimo

#2    26 Luglio 2009 - 12:18
 
È questo il “Decalogo”?
(dal blog di Marco Canestrari, dipendente della Casaleggio e braccio destro di Beppe Grillo)
1. Ogni individuo partecipa direttamente alla realizzazione della soluzione ai problemi che sente di più. Ognuno contribuirà a seconda dei modi, dei tempi, e delle competenze individuali. Si deve sviluppare una nuova forza dal basso che propone nuove soluzioni, non è più sufficiente reagire alle proposte che vengono dall’alto. Nei sistemi controllati, La scelta nelle modalità imposte, non determina un cambiamento.
2. Ogni singolo individuo partecipa direttamente alla scelta della soluzione ai problemi che sente di più, a partire dalle questioni universali dell’uomo, fino alle soluzioni più dettagliate. Il processo di delegare le scelte a qualcun altro deve essere limitato il più possibile.
3. Sviluppare una rete che è predisposta ad agire “a soluzioni” e non più “a partiti” “a coalizioni compatte” o “a ideologie”. La necessità sentita da tutti deve essere il motore che spinge alla realizzazione. Si promuove la cooperazione di tutti gli altri esseri che sono spinti dagli stessi problemi. Le differenze di ideologia, credenza, fede religiosa o politica su altri argomenti non giustificheranno un freno alla soluzione della necessità sentita da tutti. Quindi tutte le piattaforme da sviluppare in rete, sia per fare scegliere i cittadini sia per organizzarsi sulle realizzazioni, non conterranno nessun accenno ad ideologie, ideali, o gruppi specifici.
4. Ogni singolo individuo deve promuovere, nelle sue possibilità, ogni forma di scambio diretto di informazioni fra tutti gli esseri umani del pianeta. Il contatto gratuito in rete, senza filtri, da ogni individuo e verso ogni altro individuo è un diritto sociale e inalienabile dell’uomo. Va favorito e promosso in ogni forma possibile.
5. Ogni singolo si impegna a fare informazione. Si impegna a diffondere, secondo le sue possibilità e competenze, le informazioni in suo possesso, le sue conoscenze, le sue esperienze, le sue opinioni. Mettendo particolare attenzione a tutte le informazioni che i media ufficiali hanno meno interesse a diffondere. Si deve sempre tutelare la serenità del dissenso e incoraggiare le persone a farsi delle opinioni personali sulle questioni importanti.
6. Ogni singolo si impegna a promuovere il monitoraggio costante e trasparente di qualsiasi gruppo o persona che abbia un qualche tipo di potere. Qualsiasi persona che svolga un’attività di responsabilità deve essere monitorata da tutta la rete che lo può controllare.
7. Ogni singolo si impegna ad informarsi, da più fonti possibili, sulle tecniche con cui si possono controllare le masse nei sistemi democratici, e su come non farsi controllare. E si impegna ad insegnarle e diffonderle il più possibile, soprattutto ai responsabili di gruppi attivi sul territorio. Deve promuovere ogni aspetto della vita che impedisce di farsi controllare dai media e spingere perché facciano parte dell’educazione di base di ogni bambino: La riflessione individuale, la sensibilità, l’altruismo, l’ascolto, la cooperazione, l’intelligenza fuori dal coro, la ragione, la cultura, l’arte, l’istruzione, e le libertà di esprimersi in tutte le maniere, dalle manifestazioni al dichiarare apertamente i propri pensieri anche diversi da quelli delle autorità. Al contrario bisogna limitare gli aspetti che favoriscono il controllo: L’istinto, l’invidia, l’aggressività, la furbizia, l’orgoglio, la determinazione, la competizione, seguire le autorità e aspettarsi punizioni o controlli, i metodi del branco, della piazza e del linciaggio pubblico.
8. Dal momento che sarà la maggioranza delle persone a scegliere e a realizzare, non sarà più necessario fidarci di un partito o di un capo che lo faccia per noi. Non si ragionerà in termini di iniziative favorevoli o contrarie a qualche ideologia o persona. Saranno invece incentivate e diffuse tutte le proposte e suggerimenti a favore di soluzioni pratiche ed azioni effettive verso i problemi comuni. Tutti possono contribuire alle soluzioni, e verrà discussa e valutata la soluzione e non la persona, nè l’ideologia nè la bandiera che fatto la proposta. Non va cercato il “politico santo” libero dall’individualismo, né va condannato il “politico egoista”. Nessuno di questi coinvolgimenti individuali dovrà essere un freno verso la creazione di un sistema che realizzi le soluzioni. La necessità comune va messa in pratica indipendentemente dalle persone buone o cattive che vi partecipano, o dai nostri coinvolgimenti verso le ideologie. Se ci serve costruire una casa, e una cattiva persona ci porta un mattone, noi lo incoraggiamo e non ci facciamo fermare da questo. Guardiamo il problema da risolvere, e non le preferenze che ci possono dividere. [E se il mattone te lo porta il mafioso? Domanda di Irene Campari all'autore del decalogo]
9. Una volta che sono controllati i punti cardine per accentrare tutti i poteri sul leader e limitare i dissensi (Televisione, Forze dell’ordine, Manifestazioni, Scioperi, Giornalisti, Magistrati, Scuola, Leggi elettorali ecc......), di fatto, non si è più in democrazia. Sotto queste condizioni, la possibilità di votare non determina una condizione di scelta reale. Quindi se sentiamo ingiustizie o mancanze di libertà, non siamo noi l’anomalia, non siamo noi gli strani in mezzo ad un popolo di normali. Quando sentiamo dire che tutte le azioni del leader sono giustificate perché siamo in democrazia, questo non deve mai limitare la nostra ribellione pubblica. Non deve mai scoraggiarci a cercare un sistema migliore.
10. Ognuno dei punti deve essere portato avanti a livello mondiale. Il primo passo è trovare persone che intuiscano le potenzialità e le implicazioni di questi comandamenti, in maniera che possano, con motivazione propria, mettersi in contatto e portarli avanti in rete. Le diverse leggi dei paesi non costituiscono una legge etica maggiore del diritto umano di essere liberi. Il denaro ha la possibilità di viaggiare fra le nazioni e il suo potere ha valore ovunque. Quindi una vera soluzione non ci sarà mai finché si agisce solo nei limiti di una nazione.


....oppure è questo (libero collage di fatti, separati dalle opinioni)


1. La democrazia sta fallendo. Ci vuole una dittatura dal basso, una dittatura democratica. La rete esclude gli intermediari.

2. I partiti politici sono «tutti ladri». I sindacati sono complici degli affaristi e di un governo di «nani e mignotte, puttanieri e ruffiani, guidato dalla Camorra e dalla P2».

3 .«Un Paese non può vivere al di sopra dei propri mezzi. Un Paese non può scaricare sui suoi cittadini i problemi causati da decine di migliaia di rom della Romania che arrivano in Italia. L'obiezione di Valium è sempre la stessa: la Romania è in Europa. Ma cosa vuol dire Europa? Migrazioni selvagge di persone senza lavoro da un Paese all'altro? È un vulcano, una bomba a tempo. Va disinnescata. Una volta i confini della Patria erano sacri, i politici li hanno sconsacrati».

4. La clandestinità è «un reato» da perseguire con «la carcerazione preventiva»

5. “Pacchetto sicurezza” del Governo Berlusconi? Sì, grazie.

6. Nessuna solidarietà con chi svolge attività di volontariato tra i Rom e i migranti: «sono argomenti che il mio pubblico non capirebbe».

7. «Tre delle nostre “cinque stelle” sono dedicate alle strategie ambientali: rifiuti, energia, mobilità». Molti attivisti del meetup operano in questi ambiti professionali o nell’indotto: che male c’è?

8. La Casaleggio e associati [che si cura di Grillo e segue il blog di Di Pietro] è in prima fila nella promozione dell’e-commerce, alla faccia della decrescita e dei negozi di vicinato. Il 90 per cento dei blog al mondo è costituito da siti fittizi, dietro i quali ci sono persone fittizie, che scrivono cose fittizie per lucrare sui banner pubblicitari: che male c’è?

8. Nell’aprile scorso, la Columbia University e la banca Jp Morgan hanno organizzato un meeting dal titolo “The Next Economy: Green Economy Leadership”. Jp Morgan è uno dei clienti della società Global Trends, fondata da Enrico Sassoon, figura di spicco della finanza milanese e nazionale, già nel board di Affari Internazionali insieme a Giorgio Napolitano, Giuliano Amato ed Enrico Letta, e dell’American Chamber of Commerce in Italy dove siede insieme a Romiti, Massimo Ponzellini, amministratori di Exxon e Coca cola. Enrico Sassoon è socio di Casaleggio Associati. Global Trends si occupa di energie rinnovabili, «un’economia che sappia generare opportunità diffuse» e «rispetto per la natura» e Infomation technology. Fa parte del Network per lo sviluppo sostenibile, promosso da Unioncamere Lombardia, Camera di Commercio di Milano e Camera di Commercio di Bergamo, di cui è amministratore delegato la moglie di Enrico Sassoon, che nel 2006 era candidata nella lista dell’ex prefetto Ferrante per le elezioni al Comune di Milano. Il Network ha anche un magazine, “Planetwork”, diretto sempre dalla moglie di Sassoon ed edito da Global Trends che ne ha anche ideato il sito. Promuove la mobilità in bicicletta. La Jp Morgan è cliente della holding americana Btm-Enamics, socia dal 2004 di Casaleggio Associati. Si occupa di tecnologie per il business, scrive di sé che tra i suoi clienti ha almeno 12 grandi industrie: Marriott, Paccar, PepsiCo, Northrop Grumman, Sabre, US Dipartimento del Tesoro, WC Bradley, American Financial Group, Best Western, BNP Paribas (la proprietaria della Bnl dopo i fallimenti della scalata Unipol), Brinks, CompUSA, Exelon, French Social Security Services, IBM, e Grameen Solutions (dedita al microcredito). Ematics era...
utente anonimo

#3    26 Luglio 2009 - 12:21
 
...della statunitense Meta Group, acquisita nel 2005 dal colosso Gartner. Gli azionisti maggiori di Gartner sono: Barclays (la banca inglese della regina salvata dallo stato), Morgan Stanley (possedeva in Italia una percentuale delle società di Luigi Zunino), Silver lake partners, State street corp., Wellington management. Ha sedi produttive a Barbados, Hong Kong, Irlanda, Singapore, secondo Transationale. Il suo presidente guadagnerebbe 1,350.000 di dollari l’anno. La Wellington management ha, stando ai siti dedicati, centinaia di subsidiary tra le quali anche la multinazionale Waste management che controlla interamente la IGM italiana. Si occupa di rifiuti. Tutte le altre società con le quali è in affari sono elencate nell’Allegato 2, non poche hanno sede alle Bermuda o alle Cayman. C'è anche Halllburton. Il Vice Presidente senior dell’Executive Programs di Gartner Inc. è stato anche nel Board of director di Ematics e uno dei supermanager di Meta Group. La stessa persona, laureata a Yale ed esperto nelle tecnologie informatiche applicate al business, è stato anche Advisory Partner del Millennium Technology Value Partners IV. Value partners è una delle società a cui è toccata un pezzo di Webegg cedutale da Telecom. Il Value team ha sedi in Brasile, Argentina, Turchia e due a Milano. Dice di sé il team di Value Team Partners italiano: «Value Team è la società di consulenza e servizi IT del Gruppo Value Partners. Value Team nasce a fine 2004 dalla fusione di VpTech, VpWeb, Webegg, TeleAp e Software Factory cui recentemente si aggiunge l'acquisizione di Etnoteam. La nostra missione è contribuire, attraverso scelte di tecnologia avanzata, alla creazione di valore per l'azienda”. Acquisisce anche Etnoteam (e tramite questa Netikos) dal 1° giugno 2008, completando “il processo di integrazione iniziato un anno prima: un successo già confermato, dal punto di vista operativo e del mercato, dai brillanti risultati del 2007. Etmoteam. Value Team conta su oltre 2600 professionisti attivi dalle sedi in Italia, Europa e America Latina».

9. «Servono dei metodi di lavoro condivisibili da tutte le ideologie che riducano la distanza fra le esigenze dei singoli cittadini e i provvedimenti imposti dall’alto. La democrazia è in coma farmacologico. Tutti i cittadini del mondo devono decidere direttamente sulle questioni universali dell’uomo e devono avere accesso diretto alle informazioni. Non delegare la tua scelta: abolire i partiti e ragionare “a problemi”. Diminuire il potere dei politici, diminuire i loro campi di scelta e le loro responsabilità a favore di scelte sempre più dirette. Equiparare i loro stipendi a quelli del pubblico impiego, evitare qualsiasi conflitto di interessi: Nessun potere sui Media o verso alcun Azienda». Tutto questo è molto antidemocratico e – come nel caso dei tanti “attivisti” a libro paga presso Casaleggio – manifesta forme inquietanti del conflitto di interessi: che male c’è?

10. «L'unica soluzione che cambierà le cose sarà quella di avere un sistema dove nessuno ha più potere di un altro, dove cioè l'energia parte dal basso (sia la scelta che l'azione). Non è Utopia, la rete permette già delle strutture del genere, bisogna solo fare acquisire familiarità alle persone sugli strumenti che si possono utilizzare. In quest'ottica, non avremo più bisogno di cercare un "leader" senza individualismo, o “coerente”. Non dovremmo più occuparci di tutto ciò che ci può dividere». Tutto questo è molto antidemocratico e anche una singolare presa per il culo, perché non tiene conto del conflitto sociale e/o di classe, il sale della democrazia: che male c’è?


Allora delfrate, in quale “decalogo” stai lavando la tua coscienza di persona intellettualmente disonesta? (o sei solo stupido? O sei cieco?) Sarebbe gioco facile risponderti, ribaltando ogni sillaba del tuo peana grullesco (nel quale, al solito, relativizzi le travi ed enfatizzi le pagliuzze), né intendo, con questo collage di citazioni e di fatti, rivolgermi a te e ai tuoi compagni di merende, al servo sciocco tra i servi sciocchi. Vorrei invece che ad aprire gli occhi fossero i tanti giovani di sinistra come me (tu che c’entri?), anche se... «Ora vorrei capire cosa pensano tutti i “compagni” che hanno fin qui seguito Grillo», ha scritto Sergio Baratto «No, forse non voglio capire, non voglio sapere. Ho paura di sapere».

G. G.
utente anonimo

#4    26 Luglio 2009 - 12:44
 
Come mai Cesare interviene qui, mentre non ha lasciato commenti sotto il post di Irene Campari intitolato "I ragazzi venuti dalla rete 2"? Sarei curioso di conoscere la sua opinione su quell'inchiesta e su quei temi.
utente anonimo

#5    26 Luglio 2009 - 14:17
 
io non ho risposto al post "i ragazzi venuti dalla rete". L'ha fatto invece la Lista Civica di cui faccio parte con una lettera aperta che è stata inviata a Irene Campari e che abbiamo anche pubblicato sul nostro blog.
Marco Canestrari? Forse è sfuggito che le pratiche partecipative, come quelle di rete (che non sono la stessa cosa) non le ha inventate la casaleggio, c'erano già da vent'anni, fra l'altro negli esempi sopra citati. Chi si rifà alle pratiche partecipative ha come modelli i bilanci partecipati, le assemblee deliberative, i social forum del movimento per un'altra globalizzazione, il movimento per la decrescita.
Sulla casaleggio, essendo una società di mercato, sul mercato opera. La montagna di dati economici che citate, sono appunto tali, nè più nè meno: dati economici.
Il ragionamento per cui la casaleggio fa da consulente a diverse società, e anche al blog di Grillo, ergo Grillo ne è manovrato... con la stessa logica, visto che Google offre consulenze sia al governo cinese che a quello statunitense, dovremmo concluderne che Obama è manovrato dalla dittatura cinese? O che la Cina è manovrata da Obama?
Ormai, se qualcuno si serve di una consulenza, non è che un burattino nelle mani di una cospirazione internazionale, o meglio intergalattica, perchè sospetto che grillo, obama, la cina, siano tutti, tramite casaleggio e google, manovrati dagli alieni, che a loro volta hanno google come consulente: ecco l'anello mancante che prova la cospirazione...
Che Circolopasolini non si confronti su questi temi, proponendo equazione partecipazione=totalitarismo, consulenza=cospirazione, lascia perplessi.
cesare
utente anonimo

#6    26 Luglio 2009 - 14:33
 
Con questo commento ho chiuso, perchè non ho nessuna intenzione di suscitare una polemica. Io e la lista civica di cui faccio parte ha più volte cercato un confronto politico argomentato, l'ultima occasione è stata quella della lettera aperta. Se ciò non è possibile, pazienza. Ho solo cercato di chiarire il senso storico e politico di alcuni termini che rischiano di essere fraintesi, e non accetto che ciò divenga lo spunto per attacchi infondati.
cesare
utente anonimo

#7    26 Luglio 2009 - 15:16
 
Ringrazio Cesare del Frate per aver confermato i dubbi che lo riguardano. Resti dov'è, a fare il burattino, a non porsi domande, a non dare risposte. Si chiedevano pareri nel merito su fatti documentati: fatti che vedono in Grillo e Di Pietro i presunti terminali di una Rete ambiental-affaristica; fatti che hanno visto Grillo e Di Pietro - per opportunità, e non per verità - esprimere posizioni schifosamente razziste o nel migliore dei casi analoghe a quelle indecenti del recente "pacchetto sicurezza". Fatti sui quali l'ipocrita Del Frate evita ogni commento, così come evita di commentare – e, nel caso, confutare – quanto ha scritto Irene Campari nella seconda parte – quella economica – della sua inchiesta sulla "mappa del potere" che ramifica dietro Casaleggio, la "mappa" che il grillo contante e non cantante non canta, perché lui c'è dentro, e perché gli ha consentito di elevare il suo reddito a 5.071.196 euro (il dato e del 2007; nel 2003, prima di incontrare Casaleggio, Grillo denunciava la pur rispettabile cifra di 2.133.694 euro). Di fronte a certi argomenti i grulli scappano, scantonano, vogliono parlare d'altro: da brave scimmiette in amore per lo psiconano barbuto, i grulli non vedono non sentono non parlano; da bravi soldatini loro credono obbediscono ma non combattono: scappano. O censurano, come è capitato a quel tale sul blog dell'esoterico genovese, uno meno stupido e invasato del Frate tubante, uno che ragiona con la sua testa (sembra incredibile, ma se ne contano anche tra i grullini): cancellato dal blog di Grillo per aver posto domande su Casaleggio, Sassoon e combriccola, domande più ingenue e meno documentate di quelle che Irene sta sollecitando da questo blog con le sue inchieste.

G. G.
utente anonimo

#8    26 Luglio 2009 - 18:43
 
Signor Cesare ma perchè si abbassa a rispondere a certi personaggi? La prego lasci che predichino nel vuoto e se la raccontino tra loro tre. La sua intelligenza e la sua cultura sono spanne superiori alla loro non scenda al loro livello.
utente anonimo

#9    26 Luglio 2009 - 19:13
 
La setta grulla è buona quando si tratta di schierarsi in difesa degli interessi di chi li teleguida, e no buona quando si tratta di rispondere a domande sui teleguidatori.
utente anonimo

#10    26 Luglio 2009 - 21:49
 
Chi di rete ferisce di rete perisce. Cara irene, le tue documentate inchieste sulla "mappa del potere" Casaleggio sono molto lette e ben riprese in rete. Continua così
utente anonimo

#11    26 Luglio 2009 - 22:01
 
Devo ammettere che su una cosa sono totalmente d'accordo con l'anonimo commentatore n. 8: il Del Frate è certamente più intelligente di lui, il che è tutto dire. Ma ottovolante potrà riscattarsi se, a differenza del signor Cesare suo sodale e compagno di merendine, l'anonimotto, da cittadino informato, saprà rispondere alle dieci e forse più di dieci domande poste qui sopra.

G. G.
utente anonimo

#12    27 Luglio 2009 - 08:36
 
AAA. cittadini informati cercasi per urgente commento mappapotere, parte che Grillo lasciatoacasa quando andato parlamentoeuropeo. Astenersi perditempo e silenti nn. 5 e 8, digiuniargomento.
utente anonimo

#13    27 Luglio 2009 - 10:41
 
AAA Cercasi pastiglie di Malox per i presentatori del quiz: "Stronzatissima"

Un paio di pastiglie al giorno tolgono il male dell'ulcera , ma non tolgono la rabbia e la violenza che si ha dentro. Per quella consiglio uno pscichiatra.
utente anonimo

#14    27 Luglio 2009 - 11:02
 
Niente da fare, ottovolante è molto malato e ululante invoca del malox alla glicerina, cioè delle supposte, mentre le supposte rivelazioni di Irene Campari lui non se le caga. In attesa che la glicerina faccia il suo dovere...
utente anonimo

#15    27 Luglio 2009 - 12:21
 
L.A. Confidential non è un film di Quentin Tarantino ma di Curtis Hanson, poliziesco di cassetta piuttosto commerciale. Keitel ha recitato egregiamente nel film Le Iene, questo sì è un film che non credo abbiamo visto tutti, sicuramente io sì.
utente anonimo

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