Il padre e la figlia
Floriano De Angeli era l’erede della famiglia che aveva fondato le Industrie Farmaceutiche De Angeli (IDA) con stabilimento a Reggello in provincia di Firenze. Il padre Carlo, originario di Monza, la vendette nel 1973 alla Boehringer Ingelheim, la quale a sua volta le cedette alla francese Fareva. La De Angeli fu una delle trenta industrie farmaceutiche italiane che dal 1967 alla fine degli anni Settanta furono vendute a compratori stranieri. Carlo De Angeli fu il marito di Valentina Cortese. Si sposarono (lui aveva già 74 anni) a Portofino con rito civile nel 1979. In un articolo del 28 gennaio 1998 così descrive “Il Corriere” i signori De Angeli: ”Le foto li ritraggono sempre sorridenti: bella e sognante Valentina, con i suoi gioielli e i famosi foulard, elegante e sobrio Carlo, l'ultimo dei commendatori”. Carlo era morto il giorno prima, a 92 anni. Cinque mesi dopo, il 13 maggio 1998, muore la nipote, Emanuela De Angeli, figlia di Floriano. Aveva 31 anni, era ricoverata a Milano dal 18 aprile dopo aver trascorso del tempo in un altro centro di degenza nelle vicinanze di Lecco. Muore soffocata da una buccia d’arancia al Reparto di Neuropsichiatria del Policlinico Fatebenefratelli di Milano. Era sofferente da tempo. Il padre e la madre, Giovanna Carissimi, non credono neanche per un secondo che la morte della figlia sia dovuta a cause naturali. Sono convinti che si tratti di assassinio volontario e che la buccia d’arancia le sia stata cacciata in gola a forza da qualcuno. La Procura apre un’inchiesta. Vengono accusati quattro infermieri di “omicidio preterintenzionale” e due medici per “omicidio colposo”. I genitori di Emanuela De Angeli presentano un esposto alla Procura di Milano ("Il Corriere", 5 agosto 1999). Nel suo sangue sono infatti state trovate dosi di sedativo superiori del 18-30% al consentito. Ci furono anche intercettazioni telefoniche; un brevissimo stralcio delle trascrizioni è stato riportato da Paolo Biondani in un articolo de “Il Corriere” del 26 febbraio 2002. Un indagato dice all’altro: “Non dire nulla”. Il 14 maggio 1998, il quotidiano milanese, nel dare la notizia della morte di Emanuela, scrive: “E De Angeli, sette anni fa, ha rifiutato in Sicilia i ricatti di Cosa nostra, collaborando nel disegnare la mappa del potere di Nitto Santapaola sulla sanita' messinese. Secondo i periti della famiglia della ragazza, a Emanuela quell'agrume sarebbe stato cacciato in gola a forza. Una specie di "sasso in bocca", insomma, che nel rituale dei clan simboleggia la terribile punizione per chi parla troppo. I killer, se esistono, sarebbero dunque riusciti a superare la porta blindata del reparto, diretto dal professor Giordano Invernizzi, arrivando a consumare una vendetta trasversale sull'uomo, De Angeli, che aveva rivelato al Centro studi antimafia di Messina i misteri sulla gestione dei grandi appalti all'universita' siciliana.”
"Un pozzo avvelenato"
Floriano De Angeli nasce il 17 novembre 1941 a Milano. Dal 1982 vive a Gropello Cairoli, dove muore il 20 dicembre del 2006 e vi viene sepolto il 22 alle 10 del mattino. Sulla sua tomba - umile - è inciso "Geniale buono indispensabile". La fotografia lo ritrae sorridente, in montagna. Nel 1982 prende residenza alla Cascina Nuova Albertario appena fuori il paese verso Garlasco, nella tenuta San Massimo. Ancora adesso i siti dedicati alle imprese agricole riportano quella di Floriano De Angeli, con la mappa Google che indica la goccia rossa proprio davanti a Via Chiozzo. Si dedica ad alcune attività imprenditoriali, con alterna fortuna. Diventa socio della Casa editrice Sperling&Kupfer dopo che la famiglia ha ceduto la Casa farmaceutica; ma dismette ben presto le azioni. Negli anni Novanta impianta un’industria (80 dipendenti) che produce insalata e la distribuisce impacchettata. Nel 1991 fallisce. In seguito ad accertamenti dell’Asl, si certifica l’esistenza di un pozzo inquinato da cui prendeva acqua per irrigare i campi dove coltivava l’insalata. Il sindaco di allora Faravelli sequestra pozzo e fabbrica. Nonostante il successivo dissequestro, quest'ultima chiude e il pozzo non viene più utilizzato; 80 lavoratori rimangono a casa, De Angeli ci rimette un sacco di soldi e la simpatia di molti in paese. “La Provincia pavese” del 26 maggio 2005 scrive: ”Da allora però l’imprenditore non ha mai saputo le ragioni che avevano imposto quella chiusura ma soprattutto quali fossero stati gli elementi inquinanti rilevati nell’acqua. E alla luce della sua situazione di salute attuale, quell’incognita diventa ancora più pesante.” Floriano De Angelis muore il 20 dicembre 2006 in seguito a intossicazioni da Pcb, policlorobifenili, diagnosticatagli due anni prima. “La Provincia pavese” del 20 dicembre 2006 riporta alcune parole rilasciate da De Angeli in un'intervista dell'anno precedente: “Il 30 dicembre scorso ho ricevuto l’esito degli esami e finalmente è comparsa la verità. Le analisi ripetute per sicurezza dicono testualmente che i PCB sono aumentati in modo evidente e sono 10 volte superiori alla soglia definita da normale esposizione. Ormai é solo questione di mesi”. Invece ha lottato ancora, e fino a questa notte quando alle 0,20 ha chiuso definitivamente gli occhi. I funerali si terranno venerdì 22 dicembre alle 10 nella chiesa parrocchiale alla presenza di familiari e parenti tutti. Verrà sepolto nel cimitero di Gropello.” Nei siti specializzati si legge: "Le miscele di Pcb sono come fluidi dielettrici per condensatori e trasformatori, fluidi per scambio termico, fluidi per circuiti idraulici, lubrificanti e oli da taglio, nonché come additivi in vernici, pesticidi, carte copiative, adesivi, sigillanti, ritardanti di fiamma e fissanti per microscopia. Il Pcb si accumula nel terreno ed entra quindi a contatto con tutto ciò che viene utilizzato per la produzione di generi alimentari portando i suoi effetti nella catena alimentare in cima alla quale esiste l’uomo nel cui grasso si insinua entrando in circolo e provocando una serie di danni diversi e di difficile attribuzione se i medici non sono al corrente dell’esistenza di un assorbimento di questa sostanza. Nella quasi totalità questa sostanza altamente oleosa e viscosa, che si sposta dal luogo in cui é stata depositata, molto lentamente, si trova nei trasformatori elettrici di cui rappresenta il 40% del peso." Sono molto simili alla diossina; nel 2005 c'era stato un caso molto grave di inquinamento da Pcb a Brescia nei quartieri Caffaro e Chiesanuova (qui), caso che ricorre nella documentazione circa le denunce di De Angeli. L’intossicazione da Pcb (o avvelenamento) gli viene accertata ad Amburgo, dove Floriano De Angeli si era recato in un Istituto specializzato per capire da quale male fosse stato colpito. In Italia non erano stati in grado di farlo. Del resto era laureato in Chimica farmaceutica e sapeva quello che faceva. Del Pcb è pericolosa la somministrazione prolungata che porta alla morte, penetrando e diffondendosi nel fegato e nel cervello.
Si trovi un'altra casa
Floriano denuncia pubblicamente la sua condizione e le possibile cause: il suo avvelenamento potrebbe provenire dall’inquinamento di siti contigui a dove vive. Dal 1982 non si è infatti mai mosso dalla Cascina Albertario. Gli viene dedicato un articolo da “La Provincia pavese”. Tuttavia, quanto sostiene Floriano De Angeli non viene apprezzato dalla società per azioni “Findea” di Milano, proprietaria della tenuta “San Massimo” all'interno della quale si trova la Cascina Albertario. Fanno sapere al quotidiano di non aver gradito affatto certe dichiarazioni circa le condizioni di salute e le presunte cause della malattia di De Angeli (“La Provincia pavese – Vigevano” 22 giugno 2005). I loro terreni non sarebbero inquinati e minacciano querele al giornalista tacciandolo di mancanza di professionalità (“La Provincia pavese”, 5 agosto 2005). Il legale della "Findea" aggiunge alla rettifica:”Il signor De Angeli non è proprietario della tenuta in cui vive che è invece di proprietà della Findea, con la conseguenza che, se ritenesse veramente così pericoloso abitarvi, potrebbe immediatamente riconsegnarla alla mia assistita che rientrerebbe volentieri nel possesso di un complesso immobiliare per il quale percepisce un canone ben lontano da quello di mercato» (ibidem). Il quodiano locale risponde per le rime. Non ha infatti mai menzionato nel suo articolo la società Findea non sapendo che quei terreni non fossero di proprietà di De Angeli, inoltre, di fronte ad una persona che ha i mesi contati nessuno si dovrebbe permettere di esprimersi in quel modo. La "Findea spa" ha un sito internet in cui si legge: “Dal 1997 FINDEA fa parte di IDEE International Distributors of Electrical Material Europe, associazione europea di consorzi d'acquisto nazionali che nel 2006 conta 10 soci, una presenza in 16 nazioni europee, 645 punti vendita ed un volume di affari globale di 3.313 milioni di euro […]. La storia di FINDEA inizia nel 1978, con la costituzione del consorzio DEA da parte dei Soci Co-Met, Elettrica Cerini, MEF e FIEET, che decisero di associare le proprie risorse per un più efficace rapporto commerciale con i produttori di materiale elettrico”. Non doveva essere un gran problema lasciare De Angeli lì dov’era con un “canone fuori mercato”. Gropello si è nel frattempo preoccupata e allarmata a seguito e delle dichiarazioni di De Angeli e di altre segnalazioni francamente inquietanti (fauna morta, dieci tumori alla laringe ecc.). Ci sono stati volantinaggi e riunioni pubbliche. Anche il Parco del Ticino era presente alla riunione tenutasi l’11 marzo 2004, presente anche Floriano De Angeli al quale è stato chiesto se conoscesse l’ubicazione precisa (sic!) delle fonti inquinanti. E lui a rispondere che non lo sapeva, che lì vicino c’era un bosco di 200 ettari di proprietà privata… C’erano anche Arpa e Asl, che chiedevano a De Angeli dove fosse la fonte di inquinamento (“La Provincia pavese”, 26 giugno 2005). Sarebbe interessante sapere come siano andate a finire le indagini sulla morte di Emanuela De Angeli e sull'inquinamento da Pcb da qualche parte a Gropello Cairoli.
Ho recuperato l'articolo che segue dalla rivista Antimafia2000 di qualche anno fa (presumibilmente un numero del 2000), quantomai attuale; volentieri ve lo propongo.
Irene Campari
Chi finanzia lo stragismo e il terrorismo in Italia? di Floriano De Angeli
Un quesito di grande attualità in occasione delle nuove polemiche sullo stragismo e sul terrorismo. In genere chi finanzia un’impresa criminale ne è anche il mandante o il complice in stretti rapporti con il mandante. Questo assioma incontrovertibile non sembra avere alcuna valenza in Italia nel caso dello stragismo e del terrorismo. Accade così che migliaia di vittime e loro parenti sono in ostaggio di poche decine di persone che caparbiamente da anni si rifiutano di indagare sulle sole persone che potrebbero concretamente risarcire, sia moralmente che materialmente, le vittime delle stragi e del terrorismo che hanno subito migliaia di miliardi di danni. Si rifiutano cioè di indagare sui finanziatori e sui mandanti. Ed anche nel caso dello stragismo e del terrorismo, secondo una prassi ormai consolidata in Italia, si è cercato di sopperire con delle elemosine di Stato al mancato impegno investigativo e giudiziario ed alla conseguente mancata individuazione dei veri responsabili, cioè dei mandanti e dei finanziatori, che dovrebbero risarcire le vittime. Elemosine più virtuali che reali in quanto, molto spesso, solamente annunciate e mai elargite. Elemosine che aggiungono ulteriori umiliazioni alle vittime che già devono sopportare quella di veder garantita ogni forma di protezione e impunità ai crimini che hanno dovuto subire.
La mancata individuazione dei mandanti è stata in parte trattata, anche se in modo inadeguato, nelle decine di articoli di stampa, sullo stragismo e sul terrorismo, che sono improvvisamente apparsi nell’estate di quest’anno. Indicare alternativamente e genericamente, a seconda dell’appartenenza politica, i mandanti dello stragismo e del terrorismo nella Cia, nella Nato, nell’Unione Sovietica, nel fondamentalismo islamico e nella mafia non giova certamente all’individuazione dei veri mandanti e dei finanziatori “operativi”.
L’estate dell’anno 2000, comunque, ha fatto registrare, in Italia, un improvviso rinnovato interesse nei confronti del tema dello stragismo e del terrorismo che hanno insanguinato il Paese dal dopoguerra fino ai nostri giorni con l’omicidio del professor D’Antona.
Il confronto politico e culturale è stato particolarmente aspro a dimostrazione che la sottaciuta mancata individuazione dei mandanti e dei veri responsabili dello stragismo e del terrorismo è ancora un tema di grande attualità e ricco di valenze e di condizionamenti per la vita pubblica italiana.
I fatti di cronaca che hanno innescato il dibattito e le polemiche sono essenzialmente sette:
1) la presentazione della relazione di minoranza del gruppo Ds della Commissione parlamentare sul terrorismo e sulle stragi (22 giugno 2000).
2) le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, Giuliano Amato, che nel corso della commemorazione della strage di Bologna ha chiesto pubblicamente scusa agli italiani per le colpe dello Stato nella gestione dell’emergenza creata dalle stragi (2 agosto 2000).
3) il deposito della sentenza relativa al processo e alle condanne per la strage alla Questura di Milano (3 agosto).
4) il funerale di Stato concesso all’ex ambasciatore e medaglia d’oro della resistenza Edgardo Sogno (8 agosto).
5) l’annuncio della presentazione, in occasione della ripresa dell’attività parlamentare, di una serie di nuove relazioni di minoranza nell’ambito della Commissione parlamentare sul terrorismo e sulle stragi ( Il Giornale 25 agosto 2000 e il Corriere della Sera 30 agosto 2000).
6) l’inizio delle udienze del nuovo processo per la strage di piazza Fontana a Milano.
7) ll preannunciato inizio del processo d’Appello per la strage di via dei Georgofili a Firenze previsto per il 23 ottobre 2000.
I vari schieramenti politici e culturali si sono confrontati, come molte altre volte, sulle profonde divergenze di opinione relative all’interpretazione dei misteri che ancora avvolgono il fenomeno dello stragismo e del terrorismo italiano. A differenza di altri casi però, nell’ambito di queste polemiche estive, si sono potuti registrare, forse per la prima volta, dei punti di quasi convergenza di opinione tra le opposte fazioni. Non si può ancora parlare di un vero e proprio accordo ma, seppur con motivazioni di base divergenti, sono i cinque punti d’intesa che si possono segnalare:
1) il nodo irrisolto della mancata individuazione dei mandanti e dei veri responsabili delle stragi e di molti fatti di terrorismo condiziona la vita pubblica attraverso una lunga serie di ricatti incrociati.
2) l’Italia è stata ed è ancora, un Paese a “sovranità limitata” a vantaggio di molteplici interessi e poteri e non dei soli Stati Uniti (tra i tanti interventi segnaliamo quelli, a pagine intere, di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera del 18 agosto e quello di Paolo Guzzanti su Il Giornale del 19 agosto).
3) per tentare di capire questi aspetti della storia contemporanea italiana occorre prendere in considerazione in modo unitario e nel loro complesso l’eversione, il golpismo, lo stragismo e il terrorismo di tutto il dopoguerra, qualunque sia la loro matrice di facciata: nera, rossa, mafiosa, israeliana, libica, islamica.
4) non esiste una centrale unica del terrorismo ma una molteplicità di interessi convergenti che hanno utilizzato e utilizzano i gruppi di eversione nera, rossa, integralista e mafiosa, a seconda dei loro scopi. Gruppi di eversione che si scontrano frequentemente tra di loro, in una sorta di lotta tra bande, sia per conto dei loro mandanti sia per loro piccole lotte di potere.
5) le colpe dello Stato italiano sono gravi e continuate e si esplicano attraverso: gli aiuti e le protezioni fornite agli stragisti e ai terroristi da parte di alti funzionari dello Stato; l’inerzia di gran parte della magistratura; l’inconcludenza delle Commissioni parlamentari; la mancata attenzione nei confronti delle vittime dello stragismo e del terrorismo nonché il mancato o inadeguato risarcimento dei danni da loro subiti.
Nell’ambito di tutto questo gran dibattere, durante l’estate dell’anno 2000, vi sono stati alcuni temi fondamentali, relativi allo stragismo, al terrorismo, all’eversione e al golpismo italiano che i politici, i commentatori e gli opinionisti non hanno minimamente affrontato o hanno affrontato solamente in modo marginale. Questi temi ignorati si possono riassumere nei seguenti punti:
1) non si è accennato al fatto che non è mai stata affrontata concretamente la ricerca dei finanziatori delle stragi e del terrorismo da parte della magistratura italiana, degli investigatori, dei servizi segreti e della Commissione parlamentare sul terrorismo e sulle stragi.
I finanziatori di una vicenda criminale sono, in genere, anche i relativi mandanti o i principali complici in stretto rapporto con i mandanti. Sorge spontanea una domanda: perché malgrado le innumerevoli tracce a disposizione della magistratura, nessun magistrato si è mai premurato di seguire queste tracce? Le inchieste sulla corruzione, della prima metà degli anni ’90, hanno dimostrato che le “tracce finanziarie” del crimine, quando vi è la volontà si possono seguire, anche in tutto il mondo con grande successo.
2) non è mai stato affrontato il problema delle mancate rivendicazioni delle principali stragi. Perché nessuna delle principali stragi è mai stata rivendicata? Probabilmente perché chi doveva sapere, sapeva. In una lotta tra bande infatti la reazione dell’opinione pubblica costituisce solamente un fattore strumentale indiretto.
3) non viene mai indicata l’ipotesi che i mandanti delle stragi e del terrorismo italiano possano essere ricercati anche nel mondo economico e finanziario.
Per quale ragione i mandanti vengono ricercati solamente nel mondo politico e culturale?
In definitiva, in Italia, sono i grandi poteri economico-finanziari che si avvantaggiano sempre e maggiormente dalla destabilizzazione stragistico-terroristica.
4) non si accenna mai al lobbismo dilagante organizzato in favore degli stragisti e dei terroristi. Anche per quelli rei confessi. Un lobbismo che pervade, in modo evidente e non celato, il mondo politico, giornalistico e culturale e ogni dibattito sul tema in oggetto.
5) non vi è, nei dibattiti, la minima attenzione salvo qualche menzione marginale, per le vittime dello stragismo e del terrorismo. Non stiamo parlando, in questo punto, dei risarcimenti dei danni, affrontato nel seguente punto 6. Stiamo parlando, della semplice “attenzione” nei confronti delle vittime e dei loro parenti. E di attenzione non ce n’è da parte di nessuno: da parte dello Stato, da parte della magistratura, da parte degli organi d’informazione. E inoltre: quel poco di cui si parla riguarda i famigliari dei morti. Molto poco si parla dei mutilati, degli invalidi, dei feriti e dei loro famigliari che hanno dovuto farsi carico di un peso morale e materiale quotidiano e sopportabile solamente a costo di gravissimi sacrifici.
6) non viene affrontato o viene affrontato in modo distorto il problema del risarcimento delle vittime dello stragismo e del terrorismo e dei loro famigliari. Fatta eccezione per l’articolo di Gianni Barbacetto sul settimanale il Diario del 3 agosto 2000, non viene mai chiarito che alcune vittime sono state risarcite con importi irrisori e che alla maggior parte delle vittime non è stato neppure concesso di accedere a queste vere e proprie elemosine di Stato.
7) non viene mai affrontato il tema dei costi dello stragismo del terrorismo e dei relativi indispensabili finanziamenti. Uniche eccezioni il sopracitato articolo di Gianni Barbacetto sul Diario e un articolo di Giorgio Boatti e Oreste Del Buono sulla Stampa del 25 marzo 2000.
8) non viene chiarito a chi possano rivolgersi le persone che raccolgono l’invito del presidente della “Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi”. L’invito più volte rilanciato, durante l’estate dell’anno 2000, dal senatore Giovanni Pellegrino, presidente della sopracitata Commissione parlamentare, attraverso la stampa, è <<Chi sa parli!>>. Peccato che il senatore Pellegrino non chiarisca con quale persona, in concreto, un cittadino italiano “che sa” possa parlare. Considerando le colpe dello Stato italiano e della sua magistratura in tema di stragismo e terrorismo – colpe peraltro ammesse dallo stesso presidente del consiglio Giuliano Amato - la prima domanda che si pone “un cittadino che sa” è: con chi si può parlare che non sia colluso, intimorito o condizionato?
E’ soprattutto degli argomenti, sottaciuti in passato e anche nell’ambito di questa polemica estiva dell’anno 2000, relativi ai mandanti e ai finanziatori dello stragismo e del terrorismo in Italia ed al mancato risarcimento delle loro vittime, che si occupano due iniziative editoriali e di ricerca presentate a cavallo dell’estate.
Le iniziative sono a cura della Biblioteca e Centro Documentazione Mafia Connection, dell’Asi Archivio dell’Informazione e dell’Osservatorio sullo Stragismo di Gropello Cairoli in provincia di Pavia.
La prima è una pubblicazione costituita da un Dossier a Fascicoli il cui titolo è “Il Network Finanziario del Terrorismo e delle Cover Action Atlantiche” del quale sono stati pubblicati i primi due fascicoli i cui titoli sono “I Soldi delle Stragi” e “La Strage di Stato e la Connection Mediobanca-Sindona”.
La seconda è una ricerca costituita da Schede d’Archivio il cui titolo è “Ricerca sulla mancata individuazione dei finanziatori e dei mandanti dello stragismo del terrorismo in Italia e sul conseguente mancato risarcimento delle loro vittime”. Il catalogo delle Schede d’Archivio può essere richiesto all’indirizzo indicato nel riquadro a lato.
Le Schede d’Archivio sono disponibili gratuitamente per le vittime dello stragismo e del terrorismo e per i loro parenti.
Per informazioni è possibile rivolgersi alla Biblioteca e Centro Documentazione Mafia Connection, telefono 0382/814415, fax 0382/814414, Cascina Nuova Albertario, 27027 Gropello Cairoli (provincia di Pavia), e-mail a.molt@iol.itIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , sito Web http://ASI.telnetwork.it
Nella pubblicazione e nella ricerca vengono analizzate le informazioni e le tracce che, nel passato e ancor oggi, sono state e sono inutilmente a disposizione degli investigatori e della magistratura. Informazioni e tracce che non hanno dato ragione ad alcuna attività investigativa e giudiziaria concreta.
Una inattività investigativa e giudiziaria che di fatto ha garantito protezione e impunità ai mandanti e ai finanziatori dello stragismo e del terrorismo e ha impedito alle loro vittime di veder adeguatamente risarciti i danni subiti.
Una inattività della quale lo Stato italiano e i suoi funzionari inadempienti dovranno prima o poi rispondere in modo adeguato. Se non altro sul piano civilistico.
