Candido e cavedani (speriamo)
di Irene Campari e F.S.
La base economica del progetto prevede la vendita di 200 appartamenti di 80mq: 16mila mq x 2.500 al mq= 40 milioni di euro. Costo: 21 milioni, Ricavo: 19 milioni. 8000 mq di negozi e uffici x 3000 euro al mq= 24 milioni, costo 20 milioni, Ricavo 4 milioni. Totale ricavo 23 milioni di euro. L'iniziativa immobiliare risiede nelle residenze allineate lungo il Naviglio.
Quattro anni fa il Comune con Navigli Lombardi S.c.a.r.l. ha indetto un concorso per la riqualificazione dell'area ex Gasometro. Si tratta di un'area che - a quanto sostenuto dal sindaco Cattaneo - dovrebbe rientrare in una progettazione complessiva del contesto delimitato da Idroscalo - Palazzo esposizioni - Piazzale europa - Darsena. Il concorso dell'ex Gasometro è stato vinto dall'arch. Tamburini di Milano, docente al Politecnico, e lo
Studio Associato Baukuh di S. Sebastiano Curone (Al) fondato nel 2004. Baukuh scriveva a proposito del Progetto "Candido" (così è stato definito): "
Il luogo di cui ci occupiamo non ha un nome. Lo stesso bando di concorso non può evitare di ricorrere ad una complicata perifrasi: area urbana compresa nel quadrante ex gasometro – idroscalo fino al confluente del Naviglio. Lo scopo del nostro progetto è attribuire un nome ed una posizione nella città a questo luogo. L'area non possiede nome perché non possiede una forma, perché non occupa una posizione nell'esperienza e nella memoria di chi abita la città. L'unica caratteristica della fascia compresa tra le mura, il Ticino e il Naviglio sembra essere la sua estraneità rispetto alla città murata. Questi luoghi sono utilizzati per ammucchiare oggetti periodicamente necessari, ma distinti dalla città, come i baracconi delle fiere, le giostre, il circo. Eppure l'area possiede alcune innegabili risorse posizionali ed ambientali: è estremamente prossima al centro, si affaccia sul Naviglio e sul Ticino, è in comunicazione diretta con il Parco del Ticino e con gli Orti Borromaici. E proprio la posizione dell'area tra il centro storico ed il parco fornisce la chiave per una sua possibile trasformazione. In questo senso, il nostro progetto si limita a riconoscere ed esporre ricchezze esistenti, facendo attenzione a non trascurare le possibili risorse della città. L'area di concorso consente infatti di immaginare un giardino urbano in immediata connessione con il parco territoriale che si sviluppa lungo il Ticino. Il nuovo giardino urbano, di circa otto ettari, svolgerà una molteplicità di ruoli, sia alla scala della città che a quella del territorio, rendendo nuovamente leggibile il rapporto tra la città murata e la regione agricola che le corrisponde, ristabilendo un contatto diretto tra questi due elementi. Analogamente al Parco Ducale, che aveva nel Castello la sua rappresentanza in città, il nuovo insieme funziona come episodio urbano del Parco del Ticino, definendo un chiaro legame tra la città e il paesaggio agricolo che la circonda. I giardini, i prati ed i campi da gioco del nuovo giardino urbano possiedono l'ampiezza e la semplicità del territorio con cui si misurano: il disegno è ordinato; le scelte formali si confrontano con l'astrazione della pianura, con la sue geometrie quiete, con la precisione di una organizzazione dei suoli non meno artificiale di quella della città. Ogni pezzo di terra viene usato a partire dalla consapevolezza della sua ricchezza, del suo potenziale, alternativo uso agricolo. Il progetto è un atto di misurazione dei luoghi, una pragmatica valutazione delle risorse a disposizione della città. Il giardino urbano è l'anticamera dei 90.000 ettari del Parco del Ticino, capace di attrarre su questo territorio i flussi turistici nazionali e internazionali, che attualmente si rivolgono principalmente alla Pavia compresa entro le mura. L'area di concorso possiede la caratteristica casualità e bassa densità delle aree a ridosso delle mura, in cui si accumulano oggetti che la città compatta non accetta di inserire stabilmente al suo interno. Allo stesso tempo, la parte sud orientale della città murata è decisamente rarefatta: la regola fissata dalla castramentatio romana sembri attenuarsi, lasciando spazio ad un tessuto urbano più vario ed aperto, fatto di giardini, ortaglie, spazi di risulta attaccati alle geometrie assolute dei collegi. Questa condizione è del tutto casuale: la successione di cinte murarie relativamente vicine ha impedito uno sviluppo omogeneo, favorendo l'insediamento di edifici di grandi dimensioni, come il Collegio Borromeo, che non potevano inserirsi facilmente nella griglia costipata della città romana, e che hanno definitivamente precluso con la loro mole ogni possibilità di sviluppo omogeneo. Questa situazione fornisce un'occasione che Pavia non può pensare di trascurare: la casuale abbondanza di spazi aperti che accomuna le aree che si confrontano lungo viale della Resistenza fornisce l'opportunità per sviluppare una coerente strategia per la produzione di una parte di città verde ed aperta, complementare alla densa città storica che la affianca e al territorio agricolo che inizia oltre il Naviglio. L'area pubblica a est del collegio Borromeo può essere messa in comunicazione con la zona compresa tra le mura e il naviglio e, attraverso questa, con il Parco del Ticino. Questo sistema di aree verdi può accogliere un programma complesso, definendo differenti livelli di tutela ed attivare molteplici percorsi, connessi con il percorso ciclopedonale lungo l'alzaia previsto dal Masterplan dei Navigli fino alla Certosa e a Milano e con il percorso “Riva sinistra del Ticino”. La nostra proposta prevede una serie di interventi che coinvolgono anche alcune zone confinanti con l'area di concorso, nella convinzione che l'integrazione nel contesto urbano così chiaramente richiesta dal bando, possa realizzarsi solamente definendo una serie di piccole operazioni al contorno, capaci di accompagnare gli altri interventi proposti. Le aree interessate da questa operazione, anche quelle esterne all'area di concorso, sono tutte di proprietà pubblica e potranno quindi essere agevolmente inserite in una strategia di trasformazione globale, che si inserisce coerentemente negli obiettivi individuati dal Piano Regolatore Generale e ribaditi nel documento “Pavia aperta al futuro” approvato dal Consiglio Comunale nel 2005. Il nostro progetto si limita ad elencare le operazioni necessarie a realizzare il parco. Anzitutto occorre costruire gli edifici per abitazioni e uffici disposti lungo il Naviglio, che non solo definiscono il margine orientale del giardino urbano, ma consentono, attraverso la loro vendita, di reperire le risorse necessarie alla realizzazione del parco. L'edificio per uffici lungo l'alzaia, all'estremità settentrionale dell'area, contiene la nuova sede della Polizia Municipale. Diventa così possibile mettere fisicamente in contatto gli Orti Borromaici con il parco, demolendo parzialmente il complesso che attualmente ospita il comando della Polizia Municipale. Proponiamo di demolire solamente i modestissimi fabbricati alle spalle del piccolo edificio novecentesco prossimo alla strada, che prevediamo di riusare come ufficio informazioni del Parco del Ticino. È inoltre necessario rimuovere alcuni alberi del viale che corre lungo i bastioni, sostituendoli con nuovi filari addossati al Collegio Cardano e all'Istituto Tecnico Bordoni, in modo da costruire, a ovest di viale della Resistenza, un'ampia stanza definita da pareti di alberi. Contemporaneamente, è necessario provvedere al trasferimento del Palazzo delle Esposizioni e dei suoi annessi [è possibile immaginarne lo spostamento a nord della città, nei pressi del palazzetto dello sport, in connessione con la tangenziale attualmente in fase di completamento, in modo da migliorarne l'accessibilità e da garantirne le possibilità di crescita, liberando contemporaneamente il centro dai flussi di traffico legati all'attività fieristica], in modo da fare spazio per la vegetazione e le attrezzature sportive. L'area compresa tra le mura e il Naviglio è interamente a verde, affollata di campi da gioco e strutture per lo sport. Lungo la parte del parco addossata al fossato prevediamo la realizzazione di due bassi edifici a pianta quadrata, disposti in modo da sottolineare lo spazio aperto che si estende al di là della strada fino al Collegio Borromeo. L'edificio meridionale accoglie una palestra, l'edificio settentrionale, affacciato sulla nuova piazza che si crea in prossimità di Porta Garibaldi, contiene una sala da concerti da 500 posti, che potrà accogliere l'attività concertistica attualmente ospitata in chiese, cortili, ecc. Questo nuovo edificio consente di estendere anche alla stagione invernale il calendario di iniziative culturali [Fare Festival, Festival dei Saperi] portato avanti negli ultimi anni dalla città. La nuova sala concerti può ospitare a Pavia una stagione complementare a quella del Teatro Fraschini, dove resteranno le rappresentazioni liriche, l'operetta ed il teatro di prosa. Il progetto che proponiamo fa i conti con il fatto, paradossalmente sconfortante, che Pavia è una città quasi perfetta, esemplare nella chiarezza della sua struttura urbana, pressoché compiuta nel suo corredo di spazi ed edifici pubblici. A Pavia le scelte decisive per la città sono già state fatte [scelte impeccabili, tanto che Bramante e Piermarini si sono limitati a ribadirle]; qualunque proposta di trasformazione deve accettare questa condizione ed adattarsi a svolgere un ruolo di secondo piano nella città. Allo stesso tempo la perfezione della città dentro le mura non deve ingannare: la Pavia contemporanea è ben più estesa e le sue esigenze funzionali e simboliche non possono essere soddisfatte tutte all'interno delle mura. Si tratta quindi di essere modesti, ma ottimisti, suggerendo una ragionevole estensione del corredo di attrezzature pubbliche della città e disponendole con attenzione ai suoi margini. Il giardino urbano concilia un programma esplicitamente pubblico, un'offerta funzionale necessaria alla città, una modalità di finanziamento realista, e una disposizione equilibrata di elementi. Il giardino urbano si accosta alla città murata con la modestia e il pragmatismo dell'organizzazione agricola del territorio, di cui annuncia timidamente la presenza in città".
Di seguito sono la Relazione tecnica generale e le tre Tavole che l'accompagnano. Oltre trovate le proposte e lo studio per l'area Darsena-ex Gasometro che Navigli lombardi aveva commissionato nel 2005 all'Università di Pavia.
Progetto vincente denominato "Candido".
Studio dell'Università
1 - Studio di rinnovo paesaggistico.pdf