[Dello scempio del territorio pavese ne scriviamo da quando è stato fondato questo blog. Ne ho scritto più di due anni fa nell'inchiesta Denti di ferro: logistica, retail park, centri commerciali e autostrade, descrivendo anche il sistema che si autosorregge tramite il continuo consumo di territorio. Non solo sull'asse Pavia-Piacenza, Pavia-Milano o Pavia-Alessandria, ma anche Pavia-Lodi: tra Copiano e Sant'Angelo Lodigiano il paesaggio è mutato nel giro di meno di due anni; è nato un nuovo polo logistico, quello della SS 235. I campi sono stati sostituiti da capannoni su entrambi i lati della statale. Con la costruzione del centro commerciale ad Albuzzano si riuniranno in una fila ininterrotta di sagome grigie i princìpi trasversalmente politici che hanno governato il territorio provinciale ed interprovinciale negli ultimi cinque anni. «Il Faraone è tornato e saprà distinguere tra amici e nemici», tuona minaccioso Giancarlo Abelli, deputato e vicecoordinatore nazionale del Popolo delle Libertà, detto per l´appunto il Faraone, nella sala grande del collegio Cardano di Pavia. È reduce da un «vertice» milanese con Roberto Formigoni, Ignazio La Russa e Mariastella Gelmini dedicato ad affrontare lo scandalo della bonifica di Santa Giulia-Montecity, il nuovo quartiere che forse galleggia su un mare di veleni, dove è affogato oberato dai debiti Luigi Zunino e che sta terremotando la politica lombarda. Fino al punto da farla sembrare la tarda replica della saga del «mariuolo» craxiano Mario Chiesa, configurando la tangentopoli milanese del nuovo millennio, targata non più Psi, ma Cl-Pdl. Ciò che giorno dopo giorno sembra rendere ormai una scommessa la ricandidatura del governatore ciellino al Pirellone nel prossimo marzo. Non meno di duecento persone capeggiate dal sindaco pavese Alessandro Cattaneo, cui sfugge una lacrimuccia, da quello di Vigevano Ambrogio Cotta, dal presidente della provincia Vittorio Poma e dai «generali» della sanità lombarda, omaggiano il Faraone redivivo. Il quale rivela commosso di aver appena ricevuto una lettera dalla sua signora Rosanna Gariboldi, ex assessore alla provincia di Pavia, in carcere per associazione a delinquere e riciclaggio di 22 milioni di euro insieme a Giuseppe Grossi, il ras delle bonifiche ambientali, quello che regalava orologi a politici e funzionari (per 6 milioni e mezzo di euro) come un distintivo di appartenenza al suo clan. Lady Abelli, come la chiamano a Milano, in cella si dispera, «ma noi siamo forti - avverte il marito in quel melting pot di ex democristiani, ex socialisti, ex fascisti, ex comunisti confluiti nel nuovo potere berlusconian-ciellino - e se qualche finto amico pensa che il vecchio leone sia ferito e vuole tirargli un calcio, si sbaglia di grosso.
Ricerca a cura dell'università di Pisa
CLASSIFICA GENERALE DELLA SOSTENIBILITA'
| Regione |
Punteggio
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1. Trentino Alto Adige
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62 |
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2. Toscana
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57 |
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3. Abruzzo
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54 |
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4. Valle d'Aosta
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54 |
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5. Piemonte
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53 |
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6. Lombardia
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52 |
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7. Lazio
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52 |
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8. Umbria
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51 |
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9. Emilia Romagna
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50 |
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10. Liguria
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50 |
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11. Veneto
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50 |
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12. Marche
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50 |
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13. Friuli Venezia Giulia
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48 |
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14. Campania
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48 |
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15. Basilicata
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47 |
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16. Calabria
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46 |
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17. Molise
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46 |
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18. Sardegna
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45 |
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19. Puglia
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41 |
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20. Sicilia
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38 |
mi consenta: il fallimento sarebbe della specie, umana. Visto che il premio che ha ricevuto si intitola "areté", confidiamo nel suo coraggio per una prossima uscita più realisticamente "virtuosa". (ic)«Se al vertice di Copenaghen non si chiude, occorre evitare che l'Europa si dia ulteriore obiettivo di riduzione delle emissioni unilaterale, perché rischia di essere punitivo per la competitività delle imprese». Così la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia parla degli obiettivi che si deve porre l'Europa dopo la conferenza sull'ambiente che si apre il 7 dicembre, segnalando la necessità di non fare «troppi passi in avanti perchè, ponendosi obiettivi irrealistici, c'è il rischio di avviare un processo non credibile. «Dobbiamo spingere perchè tutti prendano impegni e perchè ci sia un accordo globale: non dobbiamo vivere come un fallimento politico se Copenaghen non si chiude», ha detto ancora Emma Marcegaglia che, in occasione della consegna del premio Aretè ha aggiunto: «L'importante è che cominci un percorso e che ci si diano dei tempi».
"Il sole 24ore", 20 novembre 20091- CONTI ALL´ESTERO, FATTURE FALSE E POLITICA ECCO LA RAGNATELA DEL "RE DELLE DISCARICHE"...
Piero Colaprico per "la Repubblica"
Imbrogli per fare imbrogli, per fare altri imbrogli e per intascare un sacco di soldi in contanti. Questa sembra, in estrema sintesi, la vita segreta di un multi-milionario che sino a un mese fa, quando il 20 ottobre è stato arrestato per riciclaggio con vari collaboratori, era sconosciuto al grande pubblico. Si chiama Giuseppe Grossi, ha 62 anni, ed è un protagonista di quello che potremmo definire il «sistema-discarica».
di Enrico Lagattolla
Il pool di magistrati al lavoro sul caso Santa Giulia si allarga: tra questi anche un magistrato dell’antimafia. È il pm che ha arrestato la cosca calabrese per il racket del movimento terra. Ieri altro interrogatorio per Grossi. Non solo riciclaggio. Non solo fondi neri ed evasione fiscale. Non solo corruzione. Nell’inchiesta sulla bonifica di Santa Giulia si sta aprendo un capitolo ancora più allarmante. È un’ipotesi di smaltimento illegale di rifiuti tossici. E, soprattutto, è l’ombra della criminalità organizzata che si allunga sull’intera vicenda. Per questo, la procura si sta organizzando.
Il Giornale, 19 novembre 2009
Giur.Amm. T.a.r. : Ambiente in genere. Legittimazione enti e comitati
TAR Toscanza Sez. II sent. 1505 del 6 ottobre 2009
Ambiente in genere. Legittimazione enti e comitati Il riconoscimento giurisdizionale della legittimazione ad impugnare atti amministrativi, a tutela dell'interesse diffuso alla conservazione dell'ambiente, può avvenire caso per caso in favore di enti associativi o comitati, purché questi non soltanto abbiano fra i propri scopi statutari la tutela ambientale ed operino nell'area geografica sulla quale il provvedimento contestato incide, ma rivestano in concreto una posizione differenziata in virtù di un adeguato grado di rappresentatività, di un collegamento stabile nel tempo con il territorio di riferimento, e di un'azione dotata di apprezzabile consistenza, anche tenuto conto del numero e della qualità degli associati
N. 01505/2009 REG.SEN.
N. 01750/2007 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda)
ROMA - L’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, invita i senatori a non sprecare energia cominciando proprio dai locali di Palazzo Madama. Chiamato a una audizione per «spiegare» il vertice di Copenaghen sul clima - «sarà una tappa, non la fine di un percorso», ha affermato - il manager ha sostenuto l’importanza dell’efficienza e del risparmio energetico, ormai cavallo di battaglia del cane a sei zampe. E per fare un esempio è partito proprio dal Senato. «Prendete questa stanza, fa un caldo tremendo, perché dobbiamo stare qui con 24 gradi - si è chiesto - quando potremmo vivere benissimo con una temperatura di 19-20 gradi, consumando la metà?». «Perché dobbiamo continuare con comportamenti criminali da un punto di vista ambientale - ha aggiunto - e immaginarci i mulini a vento in posti dove non c’è vento?». Sul fronte dell’efficienza ambientale, ha spiegato Scaroni, «abbiamo di fronte un’autostrada e dobbiamo cercare di fare cose intelligenti». L’amministratore delegato dell’Eni l’anno scorso si era distinto, raccogliendo anche applausi dal mondo degli ambientalisti, perché aveva dato l’esempio nelle sedi mondiali della holding invitando i dipendenti nel periodo estivo a presentarsi in ufficio senza cravatta «in cambio» di un grado in più di temperatura, risparmiando così sul consumo di aria condizionata. In merito alla conferenza delle Nazioni Unite, in programma nella capitale danese dal 7 al 18 dicembre, Scaroni si è detto convinto che «rappresenterà solo un momento di consenso politico, ma per passare ad azioni condivise occorrerà tempo». Il futuro dei nuovi gasdotti prevede invece un’agenda più rapida: sui colloqui tra Eni e la francese Edf per South Stream il numero uno dell’Eni ha affermato che «prossimamente Putin è atteso a Parigi e questo potrebbe segnare una svolta». La decisione finale sull’investimento da effettuare per il gasdotto sotto il Mar Nero sarà comunque presa entro il 2010.
Lo scrive The independent in un allarmante quanto realistico articolo dal titolo "World on course for catastrophic 6° rise, reveal scientists". Dove per "6° rise" è da intendersi 6° di temperatura a cui si innalzerà il pianeta se dovessero continuare le attuali emissioni di Co2. L'aumento della temperatura è più consistente vicino ai poli. Le peggiori previsioni si stanno avveranno.(ic)Fast-rising carbon emissions mean that worst-case predictions for climate change are coming true
Accordo vincolante "politicamente" ma non "legalmente", la montagna ha partorito il classico topolino. Di questo tenore sono i commenti all'indomani delle dichiarazioni congiunte Usa-Cina che svuotano il prossimo vertice di Copenhagen sul clima (7-18 dicembre) prima ancora che inizi. Negli Usa, dopo la riforma sanitaria, il presidente Barack Obama non può permettersi un ulteriore "strappo" nei confronti delle lobby industriali, che vedono eventuali limiti alle emissioni come il fumo negli occhi. La Cina, dal canto suo, aspetta un gesto significativo statunitense prima di impegnarsi. La sua posizione è arcinota: la responsabilità del cambiamento climatico è soprattutto delle economie avanzate, sono loro che devono farsi carico per prime della riduzione di emissioni. Se è vero che è ormai in testa alla classifica degli inquinatori, Pechino rivendica il fatto che ogni cinese emette annualmente solo 4,6 tonnellate di Co2, mentre ogni statunitense ne emette ben 20. E così la partita è in stallo, con l'Europa osservatore impotente.
Secondo Der Spiegel che dedica oggi, 17 novembre 2009, un importante articolo a questa notizia. L'Enel avrebbe sviluppato un sistema "smart" di griglie di insolarizzazione che farebbero risparmiare 750 milioni di euro l'anno e ridurrebbero di molto le bollette degli utenti. (ic)
La conferenza di Copenhagen è fondamentale per il futuro della lotta ai cambiamenti climatici. Ma è probabile che ne esca un accordo non sufficiente a raggiungere un significativo abbattimento delle emissioni e anche troppo costoso. Si dovrebbe invece puntare a un'intesa su alcune azioni immediate e su pochi principi di massima, oltre a fissare una tabella di marcia in vista di un accordo generale nel 2015. Sul tavolo resterebbe così un unico problema: l'allocazione dei permessi tra i diversi paesi, che dovrebbe essere più generosa per quelli in via di sviluppo. La conferenza di Copenhagen di dicembre sarà fondamentale per il futuro della lotta ai cambiamenti climatici. Detto con una battuta, il risultato sarà “troppo poco, troppo costoso”.
Il Protocollo di Kyoto è stato un passo importante sotto il profilo simbolico, ma non è riuscito a promuovere uno sforzo maggiore nella riduzione dei gas a effetto serra (Ghg). E senza un cambiamento di mentalità, il protocollo di Copenhagen ci regalerà ancora undici anni di questo gioco al rinvio: i paesi continueranno nei loro comportamenti free-riding e si rafforzerà la convinzione che rimanendo ancorati al carbonio si sarà poi in una posizione di forza per chiedere compensazioni in cambio dell'adesione a un accordo nel 2020.
COSTOSI E INSUFFICIENTI
Certamente, qualche passo avanti si farà. I mercati dei crediti di carbonio esistono o saranno creati in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone e anche i paesi emergenti hanno intrapreso alcune azioni.