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Prof. Adolfo Parmaliana

ANSA-24 novembre 2009. Torino. "Credeva nella politica come servizio al bene comune": don Luigi Ciotti ha ricordato così, ieri sera a Torino, Adolfo Parmaliana, il docente dell'università di Messina che aveva denunciato le collusioni politiche mafiose e che è morto suicida nell'ottobre dell'anno scorso. "Un ideale alto di politica - ha aggiunto il sacerdote ispiratore del Gruppo Abele, di Libera, in prima linea contro Cosa Nostra, contro l'illegalità diffusa, la corruzione - che, senza generalizzare, oggi è così raro". Don Ciotti lo ha ricordato, nell'Aula Magna dell'ateneo torinese, assieme al rettore Ezio Pelizzetti, il vice rettore Salvatore Coluccia, l'avvocato Fabio Repici, ma soprattutto Alfio Caruso, autore del libro 'Io che da morto vi parlo', che ha fatto da filo conduttore al dibattito. Tra il pubblico i famigliari di Parmaliana, primi fra tutti la moglie Cettina, i figli Basi e Gilda, i fratelli Emilio e Biagio che ha portato la sua testimonianza. "Adolfo - ha detto don Ciotti - era assetato di sapere. Oggi è diffuso un peccato gravissimo che è la mancanza di profondità. Viviamo immersi nell'informazione del sentito dire, in una deriva culturale pericolosa". Repici ha ripercorso le vicende giudiziarie che avevano visto Parmaliana opporsi con ostinazione contro l'intreccio di mafia, massoneria, pezzi dell'alta finanza e anche delle istituzioni. Tappa fondamentale lo scioglimento, per infiltrazioni mafiose, del consiglio comunale di Terme Vigliatore (Messina) nel 2005. Una battaglia costellata da molte delusione la sua, come i dissapori con i Ds che lo portarono a dare le dimissioni, fino al suo rinvio a giudizio per diffamazione da parte della Procura di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina). "Si è sentito tradito dalla giustizia", ha sintetizzato Repici che ha ricordato come le inchieste stimolate dalle denunce di Parmaliana siano ancora in corso, compresa quella sui motivi che l'hanno spinto a uccidersi. Tra gli intervenuti il sindaco di Augusta (Siracusa) Massimo Carrubba che da due anni non cancella da suo telefonino due sms di Parmaliana. Uno cita madre Teresa di Calcutta: "L'onestàe la sincerità ti rendono vulnerabile: non importa sii franco e onesto". Ma il suo messaggio forte - come è anche scritto nel libro di Caruso - sta tutto in un pensiero di Martin Luther King tanto caro a Parmaliana: "Se un uomo non ha scoperto nulla per cui varrebbe morire, non è adatto a vivere".

[Il professor Parmaliana, che aveva denunciato alcuni intrecci tra mafia e politica, era stato lasciato solo e in balia di querele per diffamazioni, si è tolto la vita lo scorso anno. Vogliamo ricordarlo anche noi. ic]
martedì, 24 novembre 2009, 15:21 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

"Le mafie all’ombra del Duomo"

di Lorenzo Frigerio * da Aggiornamenti Sociali, 11 [2009] 674-685 (da Antimafia2000)

Milano, 26 maggio 2009: il Consiglio comunale approva a maggioranza la revoca della Commissione d’inchiesta sugli interessi mafiosi attivi nel territorio milanese, a poco più di due mesi dal voto all’unanimità con il quale era stata costituita. Viene così soppressa la commissione voluta per approfondire il peso della presenza mafiosa in città e avanzare proposte per contenerne l’impatto negativo nel tessuto produttivo, economico e sociale, alla vigilia delle grandi opere pubbliche connesse all’Expo 2015. La maggioranza a Palazzo Marino dichiara di avere recepito le perplessità del prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, espresse in una lettera inviata al sindaco Letizia Moratti: «L’articolo 42 del Testo unico sugli enti locali che elenca le attribuzioni del Consiglio — scrive Lombardi — non prevede alcuna competenza comunale in materia di antimafia, per il semplice fatto che la relativa attribuzione è affidata in via esclusiva ad organi dello Stato. Conseguente- mente non risulta ipotizzabile la costituzione di una commissione consigliare  in tale materia con la partecipazione di magistrati e funzionari delle forze dell’ordine» 1. Poche ore dopo il voto del Consiglio, intervenendo alla trasmissione Annozero dedicata proprio all’Expo, il primo cittadino si impegna a tutelare gli investimenti, prevenendo le infiltrazioni criminali, ma insorge indignata al solo accostamento del fenomeno mafioso al nome della città che amministra, perché Milano e la Lombardia, a suo dire, sono altro rispetto al Sud dell’Italia. Partiti quindi dall’ultima polemica in ordine di tempo sulla presenza delle mafie a Milano e in Lombardia, cerchiamo ora di capire la consistenza del pericolo, ricostruendo nel tempo l’infiltrazione delle cosche nel cuore economico e finanziario del Paese.

lunedì, 23 novembre 2009, 19:31 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

"Emanuela, fu un ricatto al Vaticano"

Priore accusa la Banda della Magliana di Marco Ansaldo

"Sul caso di Emanuela Orlandi la responsabilità della Banda della Magliana appare chiara e si può dire che la pista dei Lupi grigi stia venendo meno. I nazionalisti turchi sono stati usati dalla Stasi in diversi comunicati con un intento di depistaggio. Ma il loro coinvolgimento nell'attentato a Wojtyla resta, e bisogna ancora indagare, e forse a lungo, per arrivare finalmente a scoprire i mandanti".
Per molti anni il giudice Rosario Priore si è occupato dell'attentato a Giovanni Paolo II, così come ha sempre seguito da vicino il caso di Emanuela Orlandi. Dopo le recenti novità emerse nell'inchiesta sulla ragazzina scomparsa a Roma 26 anni fa, il magistrato di tante indagini scottanti sembra essersi fatto un'idea precisa dei contorni della vicenda. Ne ha parlato con Repubblica.it.

Giudice Priore, lei pensa che le recenti rivelazioni fatte da Sabrina Minardi, la donna del boss della Magliana, Renato De Pedis, possano avvicinarci a una soluzione del caso?
"Non so quanto stia accadendo all'interno dell'inchiesta in corso. So solo che gli inquirenti attuali sono serissimi e usi alla massima riservatezza. Lasciamoli lavorare, senza arrovellarci sui passi dell'indagine e fare nuovamente supposizioni devianti. I risultati non mancheranno".

Ma con l'individuazione del telefonista Mario la pista della Banda della Magliana è ormai certa?
"Una cosa soltanto c'è da dire: che nel fatto ci fosse lo zampino ( e oggi si rileva che si tratta di una zampa assassina ) della Banda della Magliana, questo risultava da un pezzo. Così come si sapeva delle telefonate, dalle prime, quelle di Mario appunto, a quelle dell'apparente monsignore americano. Telefonate che avevano già a prima vista finalità di mediazione e d'inquinamento. Possibile mai che ai tanti istruttori e non, profondi conoscitori della Magliana, non emergesse alcun personaggio che poteva nascondere il sedicente Mario - anche lavorando sulla sua voce e le sue inflessioni dialettali - e solo oggi dall'83 si stanno forse facendo dei passi risolutivi sulla sua identificazione?". [...]

Continua QUI, La Repubblica, 23 novembre 2009
lunedì, 23 novembre 2009, 13:30 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Le mani su Cose Nostre



[Un emendamento alla finanziaria permette di rimettere sul mercato i beni confiscati alla mafia, favorendo così il loro ritorno alla mafia.]

C’è chi dice si estenda per 150 ettari e chi ne aggiunge altri 90 del terreno confinante. Si trova vicino a Polizzi Generosa, Palermo, Sicilia. Michele Greco, il «Papa» di Cosa nostra, lo acquistò dalla società Sat: un colpaccio perché quel feudo era il simbolo, l’ennesimo, dello strapotere del boss dei boss. C’era un’ipoteca, importante, e la questione andava risolta. Subito. La pratica fu seguita direttamente dal clan dei Croceverde che chiamarono i Salvo e detto fatto ne ottennero in quindici giorni la sospensione, con decreto del ministero delle Finanze. Poi, quando il «Papa» fu arrestato, il potere temporale sui suoi beni andò a farsi benedire e Verbuncaudo fu confiscato. E assegnato al Comune di Polizzi nel 2007, che lo accettò a patto che venisse destinato ad un’associazione impegnata nel sociale. Si individuò la Cooperativa «Placido Rizzotto Libera Terra», ma ecco che rispunta l’ipoteca. La cooperativa non può pagarla, il Comune neanche. Verbuncaudo rischia di essere venduto, malgrado sia stato assegnato perché mancano i soldi per l’ipoteca. C’è già chi è pronto ad acquistarlo, gente potente. Si tratta dei familiari di Greco. Sono cinque anni che fanno pressione con i loro avvocati. Ma se alla Camera non viene cassato l’emendamento alla Finanziaria votato al Senato - presentato da Maurizio Saia, (ex An) quello che Gianfranco Fini definì «un imbecille», quando accusò di lesbismo Rosy Bindi ministro della Famiglia - sono 3213 i beni confiscati alla malavita e non ancora assegnati che rischiano di finire sul mercato.
domenica, 22 novembre 2009, 09:35 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

L'Eredità di Leonardo Sciascia

di Pietro Ancona

http://media-2.web.britannica.com/eb-media/61/66561-004-2799ACBB.jpgVengono compiuti  vari tentativi  di annessione della memoria di Leonardo Sciascia. I cattolici, con un articolo pubblicato dall'Avvenire di oggi, a firma di Vincenzo Arnone, descrivono Sciascia alla ricerca di una fede che in effetti non ebbe mai tranne che nella Ragione; i radicali lo ricordano come membro del loro gruppo parlamentare dove lo vollero nella Commissione Moro e come uomo di punta in tante battaglie per "una giustizia giusta". In effetti Sciascia trovava congeniale i radicali nei tanti versanti dei diritti civili negati o calpestati, ma sono convinto che se ne sarebbe allontanato come a suo tempo si allontanò dal PCI. Il suo sentimento di giustizia era troppo profondo perchè continuasse un sodalizio con Pannella ed il suo Partito  accettandone tutte le politiche. Non credo che avrebbe condiviso la posizione dei radicali per la spartizione della Jugoslavia e di acritico appoggio agli israeliani nella loro opera genocida del popolo palestinese nè credo che condividesse il liberismo radicale per cui i contratti di lavoro debbono essere individuali e trattati soltanto tra datore di lavoro e lavoratore. Si era allontanato dal PCI non condividendone la somiglianza di comportamenti della DC. Il compromesso storico, la teoria che con il 51% non si possa e non si debba governare, era quanto di più lontano potesse esserci dalla sua cultura ed intelligenza razionalista che rifiutava collaborazionismi che diventerebbero cappe di piombo e prigioni per la società civile. I suoi libri sono popolati da figure di monaci e di preti, ma la fede nel cattolicesimo non c'entra per niente. Quando scrive di Monsignor Ficarra "Dalla parte degli infedeli" parla di un Vescovo originario di Canicattì e poi a Patti che nonostante il divieto di Pio XII e le ingiunzioni mafiose del Cardinale Ruffini sposava in chiesa i comunisti e non faceva da spalla alla DC nella sua diocesi. La figura dell'Abate Vella viene disegnata come quella di un leggendario falsario che si era improvvisato conoscitore della lingua araba fino al punto di inventarsi un testo per fare saltare in aria i privilegi feudali o frate Diego La Mattina che uccide l'Inquisitore che lo tiene prigioniero e pretende la confessione della sua eresia.
sabato, 21 novembre 2009, 23:58 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Sant'Apollinare, cuore di Roma

Enrico De Pedis

Il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi (1983) è di quelli che lasciano sconcertati. L'opinione pubblica non ne sa nulla, coloro che si informano (pochi) hanno avuto spesso la pelle d'oca apprendendo alcuni dettagli dell'intricato coinvolgimento della banda della Magliana. In particolare per un boss della banda, "Renatino" Enrico De Pedis, ucciso meno che quarantenne nel '90 a due passi da Campo de' Fiori. Mandante di omicidi, assassino a sua volta, criminale incallito. Quando muore viene seppellito al Verano. La moglie chiede al Vaticano che venga tumulato nella Chiesa di Sant'Apollinare nel cuore di Roma. La richiesta viene accettata. Il Cardinal Poletti approva. Giulio Andreotti, richiesto circa questa incomprensibile decisione risponde: "Non sarà stato per tutti un benefattore, ma per Sant'Apollinare lo è stato". La salma viene così traslata nella cripta di una delle chiese più visitate di Roma. A due passi dal Conservatorio dov'è stata rapita Emanuela Orlandi. L'accesso alla cripta viene sbarrato al pubblico quando una telefonata arriva alla trasmissione Chi l'ha visto che indica nella tomba di De Pedis la soluzione per comprendere la scomparsa di Emanuela Orlandi, figlia di un funzionario del Vaticano. E il dramma di Emanuela sarebbe legato ad una storia di sesso con minorenni e con uomini potenti.
E la Storia d'Italia si rassegnerà ancora una volta a non poter scrivere sui libri di testo per le scuole la verità.(ic)



Caso Orlandi, i giudici sanno Chi l'ha sequestrata
di Anna Tarquini

Per più di trent’anni nessuno l’ha cercata. E non era lontana, abbandonata lì, nel parcheggio di Villa Borghese. Una Bmw grigio-oro, quella che ha portato Emanuela Orlandi lontano, via per sempre. Da quella automobile che da oltre un anno è a disposizione della polizia scientifica e di chi sta cercando di fare luce sul sequestro è saltato fuori un nome: quello del sequestratore. Gli inquirenti ci sono arrivati attraverso un pista parallela a quella fornita dalla supertestimone Sabrina Mainardi e non è possibile sapere se quest’uomo sia ancora in vita. Il riserbo è massimo. Ma certamente dopo tanto tempo si è a un passo dalla verità. Mario, il telefonista non solo è stato individuato ma sarebbe già stato ascoltato dalla Procura.

sabato, 21 novembre 2009, 18:00 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

"Dell'Utri, e se Graviano comincia a parlare?"

Il mafioso dai rapporti politici potrebbe “pentirsi” di Giuseppe Lo Bianco

Parla Filippo Graviano, boss stragista del ‘93 indicato dai pentiti come uno dei protagonisti della trattativa tra Cosa Nostra e il nuovo partito in via di costituzione, Forza Italia. Dice di avere fatto in carcere una “scelta di legalità”, anche se continua a negare ogni coinvolgimento nelle stragi. E arriva il giorno di Gaspare Spatuzza: sarà sentito in aula a Torino, il 4 dicembre prossimo, dai giudici di appello che stanno processando Marcello Dell’Utri, condannato in primo grado a nove anni per concorso in associazione mafiosa. Dalle carte trasmesse a Palermo dalla procura di Firenze emerge più chiaramente il contesto delle accuse che lambiscono Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, che avrebbero costituito, secondo le nuove rivelazioni di Spatuzza, le coperture politiche chieste ed ottenute dai fratelli Graviano all’inizio del 1994, quando progettarono l’attentato al pullman dei carabinieri parcheggiato nei pressi dello stadio Olimpico. Un attentato, lascia intendere oggi Spatuzza riferendo le parole di Giuseppe Graviano, che avrebbe ottenuto un autorevole avallo da quelle forze che si stavano apprestando ad entrare in politica. Si tratta di due faldoni con oltre 500 pagine depositati ieri nel processo dell’Utri sui quali si è concentrata l’attenzione investigativa della direzione distrettuale antimafia di Palermo, che ieri, sempre nell’ambito della trattativa mafia-Stato ha interrogato nuovamente Massimo Ciancimino, che, nei giorni scorsi, aveva annunciato il possesso di alcuni nastri registrati con le conversazioni del padre con gli ufficiali del Ros nel corso dei colloqui nella sua casa di piazza di Spagna, a Roma.
sabato, 21 novembre 2009, 14:43 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Mafia, un pentito contro il premier

Ecco i veleni del verbale Spatuzza: «Dietro le stragi ci sono Berlusconi e Dell'Utri» di Riccardo Arena

http://temi.repubblica.it/UserFiles/Image/Firenze_ventennale/interna.jpgPALERMO. Entrano nuovi atti nel processo di Palermo contro Marcello Dell'Utri. Arrivano da Firenze, dove l'inchiesta sulle autobomba di Roma, Firenze e Milano, è in pieno svolgimento e potrebbe portare presto a clamorosi sviluppi sul fronte dell'individuazione dei mandanti esterni a Cosa Nostra. Ieri il procuratore generale di Palermo Nino Gatto ha messo i verbali a disposizione dei legali del senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, imputato di concorso in associazione mafiosa e già condannato a nove anni in primo grado. Si tratta delle dichiarazione del pentito Gaspare Spatuzza, da tempo al centro di voci che agitano la politica romana. Spatuzza sarà di nuovo ascoltato, dalla seconda sezione della Corte d'appello di Palermo, il 4 dicembre. L’interrogatorio si terrà, per motivi di sicurezza, lontano dalla Sicilia: a Torino, al palazzo di giustizia. Nelle carte, l'ex reggente del mandamento di Brancaccio fa continui riferimenti ai propri referenti, i capicosca Filippo e Giuseppe Graviano, come fonti delle proprie informazioni su quella che, senza mezzi termini, definisce una trattativa con Silvio Berlusconi e Dell'Utri, per avere una sorta di copertura politica sulle stragi ancora da compiere: dopo gli obiettivi già attaccati si doveva colpire ancora, dare quello che il boss definisce «il colpo di grazia»: il devastante attentato all'Olimpico di Roma, contro i carabinieri.
sabato, 21 novembre 2009, 14:05 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Il senatore di Corleone

da Il fatto quotidiano.

Una straordinaria inchiesta del nostro Marco Lillo comincia a rimettere le cose al loro posto. Renato Schifani, il presidente del Senato, la seconda carica dello Stato, prima di entrare in politica e almeno sino a otto anni fa, aveva tra la clientela del suo studio legale palermitano molti personaggi processati e spesso condannati per fatti di mafia. Non è un reato, ma è un fatto su cui sarebbe utile aprire una riflessione. Schifani, che due boss di Cosa Nostra di alto livello come Nino Mandalà e Simone Castello definivano in una loro celebre conversazione come "il senatore di Corleone" (quello era infatti il suo collegio elettorale), assisteva come civilista mafio-imprenditori nella stesura di contratti, nelle controversie al Tar e, qualche volta, nei rapporti con la pubblica amministrazione. Trovare tracce documentali del suo curriculum non è però semplice.  Il Fatto Quotidiano ha cominciato a lavorarci e le sorprese non sono mancate. Oggi abbiamo pubblicato un primo lungo articolo che ci racconta come Schifani, nelle sue vesti professionali, abbia fatto di tutto per consentire la costruzione di un grande palazzo abusivo edificato con il contributo di molti tra i maggiori capomafia palermitani: dai Bontade, a Pino Guastella, dai Lo Piccolo fino ai Madonia e i Pullarà. La storia di quei nove piani di cemento diventa così esemplare per capire la mafia e l'antimafia.  Anche perché intorno al palazzo, come scrive Lillo, il destino di Schifani s'incrocia con quello di Paolo Borsellino: “Il primo (prima che le procure e i tribunali accertassero le responsabilità del costruttore corruttore e mafioso) ha messo a disposizione la sua scienza per sostenere il torto del più forte. Il secondo, nei giorni più duri della sua vita, ha trovato il tempo per ascoltare le ragioni dei deboli.
venerdì, 20 novembre 2009, 20:41 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

No comment

 On. Franco Laratta, Interrogazione a risposta scritta al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Interni

PER SAPERE
Premesso che

- in seguito all’arresto del boss della mafia Mimmo Raccuglia, alcuni agenti della squadra ‘catturandi’ della Mobile di Palermo, hanno affermato - secondo quanto riportato da Repubblica del 17.11.2009 -: “Non chiamateci eroi perché arrestiamo i boss latitanti; questo è il nostro lavoro. Piuttosto, chiamateci eroi perché siamo dei dipendenti statali che pagano di tasca propria per lavorare al meglio”;
- da mesi, da più parti d’Italia viene segnalato ai parlamentari e agli organi di stampa, che non ci sono soldi per le missioni fuori sede dei poliziotti impegnati in operazioni molto delicate e rischiose, come quelli che in Sicilia hanno arrestato Raccuglia e prima ancora Lo Piccolo e Provenzano.

TUTTO CIO’ PREMESSO SI CHIEDE DI SAPERE

SE RISPONDE A VERITA’, e come il Governo ritiene immediatamente di reagire,
che:
- “I tagli al comparto sicurezza sono stati il peggiore ostacolo che i poliziotti hanno dovuto fronteggiare in questi mesi”, secondo quanto affermato da Franco Billitteri, segretario provinciale del sindacato di polizia Siap di Palermo;  
venerdì, 20 novembre 2009, 20:00 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

"L'isola civile - Le aziende siciliane contro la mafia"

 Riceviamo e volentieri diffondiamo.

COMUNICATO STAMPA
 
Lunedì 23 novembre alle ore 21 presso il Collegio Santa Caterina da Siena di Pavia
 
Presentazione del libro
"L'isola civile - Le aziende siciliane contro la mafia"
di Serena Uccello e Nino Amadore
 

PAVIA. Lunedì 23 novembre 2009 alle ore 21 presso la Sala Conferenze del Collegio S. Caterina da Siena Via San Martino 17/a si terrà la presentazione del libro "L'ISOLA CIVILE - Le aziende siciliane contro la mafia" di Serena Uccello e Nino Amadore (Einaudi).
Ogni anno circa 160mila imprenditori sono vittime del racket delle estorsioni. Dopo decenni di silenzio alcuni, in Sicilia, hanno deciso di dire basta. Chi sono? Perché hanno fatto questa scelta?
Il volume raccoglie il risultato di due anni di lavoro e racconta “le ragioni storiche ed economiche della ribellione antiracket” che ha coinvolto una parte del mondo imprenditoriale siciliano negli ultimi anni.
Il libro ospita inoltre  una proposta di Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, per cercare di sostenere le iniziative antiracket, per tentare di sconfiggere, o almeno, ridimensionare, questo fenomeno criminoso che ostacola lo sviluppo della Sicilia.
Sarà presente l’autrice Serena UCCELLO, 37 anni palermitana, dal 2000 vive e lavora a Milano. È giornalista della redazione Economia e Imprese de “Il Sole-24 Ore”.
Con lei dialogherà Mario PORTANUOVA giornalista collaboratore di “Diario”, “l’Espresso”, “Wired” e “Altreconomia” e autore dei volumi Mafia a Milano (1996), Altri mondi (2003), Inferno Bolzaneto (2008).

venerdì, 20 novembre 2009, 14:15 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Malitalia, la mafia che non spara

giovedì, 19 novembre 2009, 20:58 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

I foschi quadri immaginari, e la storia

di Irene Campari

Quella sulle bonifiche è una delle più consistenti e profonde inchieste mai avviate in Lombardia negli ultimi anni, avvicinabile per entità e vastità a quella che ha riguardato l'ex area Omar-Petrol Dragon di Lacchiarella e Dresano, o a quella, per rimanere nel pavese, che ha coinvolto nel 1995 l'ex area Zeta Petroli di Albaredo Arnaboldi e l'ex San Martino immobiliare di Tromello. E' di queste ore la notizia che anche un magistrato antimafia sia stato cooptato nel pool milanese di magistrati inquirenti; si fanno i nomi di figure responsabili di imprese in odore di mafia dedite al movimento terra. In questi mesi, altre inchieste avevano portato in carcere esponenti della 'ndrangheta che da decenni operano nel sud milanese, in particolare a Buccinasco, nel movimento terra e nello smaltimento di rifiuti e che avrebbero fatto di questo business quasi un monopolio territoriale. Alcuni giornalisti ne avevano già fatto oggetto di pubblicazioni, allertando l'opinione pubblica sul pericolo più che reale di integrazione degli interessi criminali nell'economia produttiva dell'area tanto prossima a Pavia. Anche alcuni uomini di teatro hanno offerto il loro contributo alla consapevolezza. Voglio ricordare, per esempio, Giulio Cavalli, attore di Lodi, sotto scorta poichè minacciato dalle cosche che non vedevano (e non vedono) di buon occhio il suo spettacolo teatrale "Do ut des", dedicato alla caricatura della mentalità mafiosa. La settimana scorsa, Cavalli ha allestito il suo spettacolo a Buccinasco. Terra tristemente nota per il radicamento di alcune cosche calabresi, Barbaro e Papalia innanzitutto. Il Comune di Buccinasco è noto anche per aver negato la cittadinanza onoraria a Roberto Saviano. Le cosche Barbaro Papalia sono nominate nell'articolo che oggi Il Giornale dedica alle inchieste sulle bonifiche condotte non solo in Lombardia dalle società di Giuseppe Grossi. Ma un'altra cosca fu nominata direttamente dall'imprenditore quando, nel febbraio scorso, ad inizio indagini, dichiarò che si era liberato dagli 'ndranghetisti del clan Mazzaferro che avrebbero avuto in mano una delle società da lui rilevate. Abbiamo anche letto in reportage informati che spesso di certa manodopera, se si vuol vivere tranquilli, non si può far a meno poiché i mezzi che usano per persuadere sono molto convincenti. I quadri immaginari che suscitano però mozziconi di informazioni che rimbalzano da certe inchieste sono deprimenti e desolanti come l'età che viviamo: migliaia di camion caricati di rifiuti nocivi che di notte percorrono strade su strade per depositare clandestinamente il loro oro (tanto vale) in bui anfratti nascosti spesso in luoghi densamente popolati. E' questa l'Italia produttiva della delocalizzazione nell'Est europeo e nel sud est asiatico? E' anche a questo che ci ha portato la riconversione del territorio da industriale a residenziale e commerciale? E' la parte dell'inchiesta che dovrebbe interessare tutti gli ambientalisti, anche quelli che finora sul fronte delle bonifiche locali non hanno mai detto nulla. Ed è anche quella che dovrebbe far riflettere, in generale, coloro che hanno sostenuto che la mafia nel pavese non esiste, relegando il dramma alle fabule arcaiche dei mafiosi analfabeti e alle terre sfortunate del Sud. Qualcuno si può anche illudere ancora, ma la realtà sembra disgraziatamente smentirlo un giorno sì e l'altro pure.

giovedì, 19 novembre 2009, 14:37 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Bonifiche, ora spunta la ’ndrangheta

di Enrico Lagattolla

Il pool di magistrati al lavoro sul caso Santa Giulia si allarga: tra questi anche un magistrato dell’antimafia. È il pm che ha arrestato la cosca calabrese per il racket del movimento terra. Ieri altro interrogatorio per Grossi. Non solo riciclaggio. Non solo fondi neri ed evasione fiscale. Non solo corruzione. Nell’inchiesta sulla bonifica di Santa Giulia si sta aprendo un capitolo ancora più allarmante. È un’ipotesi di smaltimento illegale di rifiuti tossici. E, soprattutto, è l’ombra della criminalità organizzata che si allunga sull’intera vicenda. Per questo, la procura si sta organizzando. Ai due pm titolari dell’inchiesta, Laura Pedio e Gaetano Ruta, si sono infatti aggiunti altri due magistrati. Con due compiti diversi. Il primo, Frank Di Maio, dovrà accertare se i materiali inquinanti scaricati nel corso degli anni nei terreni di Rogoredo dalla Montedison non siano ancora sotto Santa Giulia. C’è poi un quarto pm chiamato a unirsi al pool. Appartiene alla Direzione distrettuale antimafia, e ha lavorato a un’inchiesta sulle aziende di movimento terra legate alla ’ndrangheta, e che operavano in Lombardia. Quell’indagine, poche settimane fa, ha portato all’arresto di 17 persone legate alle cosche dei Barbaro e Papalia. È il business degli scavi e dello smaltimento dei rifiuti. È il «controllo - scrive il gip Giuseppe Gennari nell’ordinanza di custodia cautelare del 26 ottobre scorso - dell’attività di “movimento terra” nella zona sud ovest dell’hinterland milanese». Sono i camion che partono dai cantieri e scaricano nelle cave lombarde, e non solo. Gli investigatori stanno cominciando a seguire le tracce di quei convogli. Una di queste, porta a una discarica del vercellese, aperta da una delle società (la «Aimeri») di Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche finito in carcere e ieri nuovamente interrogato per diverse ore dai pm. Una discarica che, fatto strano, si trova nella riserva naturale di Baragge, in Piemonte. In quei terreni sarebbe stata scaricata parte dei materiali di scavo provenienti da Santa Giulia, grazie a viaggi notturni (con una cinquantina di mezzi) organizzati da una società di trasporti in odore di mafia. Risultato, sottosuolo contaminato da Ddt. Ma è solo uno dei siti nel mirino di pm e Guardia di finanza. Di cave, in Lombardia, ce ne sono diverse. A Bergamo, in particolare. E, da tempo, il tema agita la politica. L’ultimo caso è quello di Cinzia Secchi, da vent’anni responsabile al Pirellone della sezione cave, trasferita ad altro incarico nel gennaio scorso. A farla «saltare» sarebbe stata l’indagine del pm Grazia Colacicco sui suoi legami con alcuni imprenditori del settore ambientale, uno dei quali anche membro fino al 2006 del comitato tecnico consultivo regionale per le attività estrattive. Il pool, dunque, ha iniziato a scavare. Per questo la Gdf ha acquisito in Provincia il piano di caratterizzazione di Santa Giulia, ossia i documenti relativi alle prime fasi della bonifica. Per lo stesso motivo, ora, anche l’antimafia cerca di capire che fine abbia fatto la terra contaminata. È la parte più «sporca» di questa inchiesta. È la criminalità organizzata che, fin dall’inizio, gioca un ruolo in questa vicenda. In fondo, era stato Grossi, prima di essere arrestato, a dirlo ai pm. «Mi ero reso conto - aveva messo a verbale - che la Sadi di Torino (una delle società del gruppo Green Holding, ndr) era in mano a un clan malavitoso calabrese».

Il Giornale, 19 novembre 2009

giovedì, 19 novembre 2009, 12:15 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Pm negli uffici dei Servizi

di Lirio Abbate

I magistrati della procura antimafia di Caltanissetta e Palermo hanno notificato al prefetto Gianni De Gennaro un ordine di esibizione di atti riservati sulle stragi Falcone e Borsellino. Vogliono acquisire i documenti contenuti negli archivi dei servizi segreti

I magistrati della procura antimafia di Caltanissetta e Palermo hanno notificato stamani al prefetto Gianni De Gennaro, direttore del dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), un ordine di esibizione di atti riservati che riguardano le stragi Falcone e Borsellino. I pm vogliono acquisire documenti che sono contenuti negli archivi dei servizi segreti. I capi degli uffici di Caltanissetta e Palermo, Sergio Lari e Francesco Messineo, dopo aver consegnato il provvedimento che è diretto alla presidenza del Consiglio da cui dipendono i servizi di intelligence, hanno dato corso all'acquisizione degli atti che viene curata dai pm dei due uffici giudiziari siciliani. La decisione è stata adottata dagli inquirenti nell'ambito delle indagini avviate sui mandanti esterni a Cosa nostra per le stragi di Capaci e via d'Amelio e su alcuni informatori dei servizi che potrebbero essere stati coinvolti in omicidi su cui indaga la procura di Palermo. Un ruolo dei 'servizi' è stato ipotizzato per il fallito attentato dell'Addaura a Giovanni Falcone, quando nel 1989 una carica di epslosivo minacciò di far saltare l'abitazione estiva del giudice, che per primo attribuì l'avvertimento a "'menti raffinatissime". A quell'attentato potrebbe essere legate la misteriosa scomparsa a Palermo di Emanuele Piazza, il giovane collaboratore del Sisde ucciso e poi sciolto nell'acido, e l'uccisione dell'agente Nino Agostino, assassinato misteriosamente nell' estate dell'89 insieme alla moglie. Sull'omicidio Agostino, il pentito Giovan Battista Ferrante ha negato ogni coinvolgimento di Cosa nostra. "Se lo 'asciugarono' loro", ha detto parlando dell'agente palermitano.
I pm nisseni indagano inoltre anche su un altro agente dei servizi che ha la faccia da 'mostro' e che sarebbe stato utilizzato per commettere omicidi in Sicilia.

"L'Espresso", 18 novembre 2009
mercoledì, 18 novembre 2009, 19:33 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Per il governo i soldi della mafia non puzzano

di Pietro Salvato (da giornalettismo)

La maggioranza appare divisa su tutto, eppure marcia come un “sol uomo” quando ci tratta di difendere interessi “opachi” o “particolari”. Ecco l’ultimo clamoroso esempio: La vendita dei beni requisiti ai mafiosi.

Sono divisi su tutto. Si minacciano tra loro a colpi d’elezioni anticipate e voti di fiducia in parlamento eppure, quandoc’è da tutelare interessi, diciamo così, quantomeno “opachi” marciano come un “sol uomo”. Così è stato per lo “scudo fiscale” a tutela degli evasori fiscali e cosi, tutto lascia prevedere, sarà pure per quei beni sequestrati ai mafiosi che così non saranno destinati alla collettività. La notizia, almeno nei principali telegiornali, tanto per cambiare, è passata quasi inosservata. Infatti, non è una di quelle informazioni che puoi edulcorare o magari mistificare con facilità come, per esempio, i dati sul nostro Pil oppure, peggio ancora, come nel caso di quei sedicenti tagli “natalizi”di tasse che, in realtà, come da noi dimostrato, sono fasulli . No, questa volta la notizia è semplicemente imbarazzante, perciò va, nel più breve tempo possibile, occultata. Così si è scoperto che quasi di nascosto nella Finanziaria 2010, votata al Senato la scorsa settimana, la solita “manina” ignota del governo ha piazzato il seguente emendamento che prevede che possano essere venduti gli immobili di cui non sia effettuata la destinazione entro i novanta giorni imposti dalla legge. Siccome le procedure da osservare sono piuttosto complesse, mentre le carenza di risorse finanziarie da parte dello Stato sono a tutti note, è assai probabile, se non certo, che per la ristrutturazione di tali immobili non si riesca a rispettare i termini imposti. Dunque, la norma inserita nella Finanziaria, di fatto, nega ogni possibile uso sociale dei beni confiscati e ne impedisce la restituzione alle collettività. Anzi, con tutta evidenza, rischia di restituirli alle stesse organizzazioni criminali, che le posso riacquistare “chiavi in mano”, mediate la “solita” copertura di opportuni prestanome, direttamente da quello stesso Stato che li aveva requisiti.

mercoledì, 18 novembre 2009, 19:15 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Eolico: “il nuovo piano d’affari di Cosa Nostra”

Giovedì 12 novembre la polizia di Avellino ha annunciato di aver emesso quattro mandati d’arresto e posto sotto sequestro sette parchi eolici per un valore superiore a 153 milioni di euro nell’ambito di un’operazione battezzata “Via col vento” contro le truffe nel settore dell’ambiente in Italia. “Quindici persone sono sotto inchiesta in questa operazione, che ha avuto inizio nel 2007. Un mandato d’arresto è stato emesso contro quattro di loro per estorsione organizzata”, ha dichiarato il comandante della polizia di Avellino. Le quattro persone, tra cui Oreste Vigorito, presidente dell’azienda energetica IVPC, sono accusate di aver trattenuto sovvenzioni pubbliche per la realizzazione dei parchi eolici. Per ottenere maggiori aiuti, gli accusati avrebbero falsificato dei documenti, attestando che erano proprietari dei terreni, e gonfiato con un “complesso meccanismo” i fondi che avevano a disposizione per costruire i parchi. I sette parchi pignorati si trovano in Campania e in Sicilia e, secondo gli addetti ai lavori, ci sono forti sospetti di infiltrazioni mafiose.“Per fare affari con l’eolico, l’Italia ha creato un eldorado, offrendo un prezzo per kilowattora tre volte superiore a quello di altri paesi europei, come la Francia”, ha dichiarato il presidente del Comitato Nazionale del paesaggio, un’associazione di difesa dell’ambiente.

martedì, 17 novembre 2009, 22:33 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Il Csm lancia l'allarme: fuga dalle Procure a rischio

RADIO24 / Intervista a Anna Canèpa (di R. Calandra)

Nessuna domanda per la Procura di Palermo, come per molte altre della Sicilia. Senza aspiranti anche gli uffici di molti altri Palazzi di Giustizia, soprattutto al Sud. Il Csm tira le somme dell'ultimo concorso bandito e lancia l'allarme sulla "fuga dalle Procure". Su 197 posti da coprire in 96 diversi uffici, oltre il 60% delle posizioni infatti è rimasto scoperto. 4 posti vuoti a Caltanissetta (dove sono state riaperte le indagini sulla stagione delle stragi di mafia, tra l'altro), 8 a Catania, 5 a Messina, ma non si è fatto avanti alcun candidato anche per sedi del Nord, fino ad ora molto ambite, come Verona, o altre 14 Procure, tra cui Brescia, Bergamo e Vercelli. "Le Procure di Enna, Mistretta e Sciacca, dove non resterà in servizio alcun sostituto, chiuderanno e altre sono sull'orlo del fallimento", avverte il consigliere del Csm, Alfredo Viola, presidente della Terza Commissione che aveva bandito il consorso. "Delicate indagini soprattutto negli uffici meridionali rischiano di essere compromesse", è il timore del presidente dell'Anm, Luca Palamara. Proprio per far fronte a questo problema, l'anno scorso ha fatto un esperienza di sei mesi a Gela, Anna Cànepa, sostituto procuratore della Repubblica presso la Direzione distrettuale antimafia di Genova. Poi, con una lettera aperta, ha invitato i colleghi a fare altrettanto. "La mancanza di magistrati al Sud, porta la gente a cercare la giustizia ordinaria altrove", avverte.

"Il Sole 24ore", 17 novembre 2009

 

martedì, 17 novembre 2009, 21:02 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Eroi di Stato, di tasca propria a caccia di latitanti

di Aaron Pettinari

Palermo.
Da mesi il Governo, che sia per voce dei ministri Maroni e Alfano o del premier Berlusconi poco importa, presenta al popolo italiano una dose di numeri e parole: “Abbiamo arrestato 8 mafiosi al giorno”, “Abbiamo confiscato milioni di beni”, “Siamo l'antimafia dei fatti”, ed altro ancora. La cattura del latitante di Altofonte, Domenico “Mimmo” Raccuglia, è stata occasione per tessere un nuovo elogio all'azione di Governo, prontamente riportato da tutti gli organi d'informazione nazionali. Non una parola però sulle reali condizioni in cui gli investigatori hanno dovuto portare avanti il proprio lavoro.  Così a svelare la realtà dei fatti sono gli stessi membri della Catturandi. “Per favore, non chiamateci eroi perché arrestiamo i boss latitanti. Questo è il nostro lavoro” - ha detto uno dei ragazzi che ha partecipato all'arresto di Raccuglia - “Piuttosto, chiamateci eroi perché siamo dei dipendenti statali che pagano di tasca propria per lavorare al meglio”.  Una notizia allarmante. Da mesi non ci sono soldi per le missioni fuori sede dei poliziotti. Gli stessi che hanno arrestato i boss più pericolosi, da Provenzano ai Lo Piccolo fino al “veterinario”, vengono privati dei mezzi per compiere il proprio dovere.  ANTIMAFIADuemila l'aveva già denunciato un mese fa nell'articolo “La giustizia di facciata e le bugie del ministro”. Le Procure antimafia da tempo avevano lanciato l'allarme per i tagli sui fondi al comparto sicurezza con la conseguenza che il lavoro, dalla cattura ai latitanti fino ai lavori di segreteria (spesso manca la carta per le fotocopiatrici), diventa sempre più difficile.  Anche nell'inchiesta che ha portato alla cattura di Raccuglia gli investigatori hanno dovuto far fronte a certe complicazioni. “I tagli al comparto sicurezza sono stati il peggiore ostacolo che i poliziotti hanno dovuto fronteggiare in questi mesi” ha dichiarato a La Repubblica Franco Billitteri, segretario provinciale del sindacato di polizia Siap. Così si scopre che i rimborsi per le missioni fuori città sono bloccati da mesi, gli straordinari vengono pesantemente decurtati e i rimborsi per i pasti durante le missioni arrivano con nove mesi di ritardo. Sarebbe questa l'antimafia dei fatti di cui parlano i Ministri degli Interni e della Giustizia? “In realtà, i tagli hanno determinato un effetto paradossale – ha continuato Billitteri - le indagini antimafia sono proseguite con i risultati di sempre, grazie agli operai che lavorano nel cantiere dell´antimafia. L´operaio, però, non ci mette soltanto passione, anche i suoi soldi”.
martedì, 17 novembre 2009, 20:58 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Conoscere il potere, e Machiavelli

Intervista al Giudice Roberto Scarpinato alla Televisione della Catalogna.

Link: www.tv3.cat/videos/1628909



Telenotícies - 15/11/2009

Entrevista al jutge antimàfia de Palerm

Cal que la justícia espanyola sigui del tot independent i que compti amb més jutges especialitzats per lluitar de manera eficaç contra la corrupció. Ho diu un dels jutges antimàfia més veterans de Sicília, Roberto Scarpinato, que, tot i que no creu que la situació sigui alarmant, sí que apunta que la justícia espanyola no està preparada per a les noves formes, cada cop més opaques i sofisticades, de corrupció.

 
martedì, 17 novembre 2009, 19:20 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

... fino ad Antigua

1 - LA BANCA ARNER E LE VILLE DI ANTIGUA: 25 MILIONI "SOSPETTI" FINITI IN SVIZZERA. L'ARCHITETTO E' LO STESSO DEL PARCO DI VILLA CERTOSA...

di Walter Galbiati per "La Repubblica"

«La luce del turchese, il respiro del sole, la poesia del corallo, il suono della tranquillità». E via con una serie di frasi fatte, neanche troppo difficili da trovare per un paradiso terrestre, come Antigua. Sono le parole che campeggiano sul depliant dell´Emerald Cove, un complesso residenziale di lusso che la Flat Point Development starebbe costruendo sull´isola caraibica nella baia di Nonsuch Bay. Golf, tennis, piscine, ristoranti, una parte di alloggi destinata a residence e un´altra ad hotel. Poi ville, direttamente sulla spiaggia con cinque camere da letto, patii e terrazze. Quanto di più esclusivo si possa sognare di avere in riva al mare. Ma chi stia costruendo, e per chi, resta un mistero. Come quei 25 milioni di euro giunti in tre anni sul conto corrente della Flat Point acceso presso la filiale milanese di Banca Arner e subito trasferiti in Svizzera. Di certo l´incaricato del progetto è, come recita il depliant, Gianni Gamondi. Non uno sconosciuto, ma l´architetto, guru della Costa Smeralda, che ha progettato i giardini di Villa Certosa, la residenza sarda del premier Silvio Berlusconi, l´architetto che sempre nei Caraibi, a Barbados, ha realizzato il Krizia K Club di Barbuda. C´è la sua faccia davanti al progetto, ma non si conosce il proprietario reale della Flat Point Development. La società, con sede legale ad Antigua, ovviamente un Paese offshore, ha una sede secondaria a Torino in Galleria San Federico 54.

martedì, 17 novembre 2009, 14:37 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Umberto Ambrosoli: Mio padre, la scelta di un uomo libero

Intervista ad Umberto Ambrosoli di Lorenzo Baldo, da Antimafia2000

Porto Sant'Elpidio (FM). VI edizione del Premio letterario nazionale “Paolo Volponi”: “Letteratura e impegno civile”. Incontriamo Umberto Ambrosoli, figlio dell'avv. Giorgio Ambrosoli (ucciso dalla mafia su mandato del finanziere Michele Sindona il 12 luglio 1979) alla presentazione del suo libro “Qualunque cosa succeda”. Umberto Ambrosoli aveva appena otto anni quando uccisero suo padre. Ora è un avvocato milanese dall'aspetto mite e sereno, ma altrettanto determinato nelle sue convinzioni sulla fondamentale importanza della legalità come un'unica via di evoluzione per una civiltà. Un uomo radicato nella certezza che è sempre possibile scegliere da che parte stare e che nessuno ci obbliga ad omologarci a qualche cosa che non condividiamo.

Lei ha detto recentemente “Le ragioni di quell'omicidio le ho capite piano piano” aggiungendo poi “mio padre sarebbe ancora solo: oggi come trent’anni fa. La società continua a non vedere nella legalità un valore”.  In questi anni ci sono delle ragioni che si è dato (sull'omicidio di suo padre) che hanno preso il sopravvento su altre? E come è giunto a simili considerazioni?
Sono le stesse considerazioni che ha citato poc'anzi. Nel delitto di mio padre ci sono due tipologie diverse di responsabilità: da un lato quella di chi ha voluto un omicidio ed è ovvio che vada ricondotto ad un gruppo estremamente ristretto di persone, con loro si potrebbe mettere chi lo ha reso possibile, cioè chi ha fatto in modo che Sindona individuasse in Giorgio Ambrosoli l’unico ostacolo, dall'altro c’è anche un livello di responsabilità totalmente diverso dato dalla collettività che non vede nel rispetto delle regole un valore da tutelare ma un problema di qualcun’altro, invece il problema è nostro. Da questo punto di vista l’Italia di allora non è diversa dall’Italia di adesso.
martedì, 17 novembre 2009, 07:44 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

L'arresto di Domenico Raccuglia

di Pietro Orsatti - 15 novembre 2009 -  AGGIORNAMENTO DELLE 19.15

Sono passate da poco le 17 e 30 quando ricevo una telefonata da Calatafimi. E’ un funzionario di polizia che ci comunica che il reparto Catturandi della polizia di Stato di Palermo ha appena messo le mani su uno dei latitanti più pericolosi di Cosa nostra, Domenico Raccuglia. «Raccuglia catturato poco fa, siamo ancora sul posto. Calatafimi. Ci aggiorniamo più tardi». Poche parole, dopo tanti anni (17) e decine di tentativi di cattura falliti, finalmente quello che viene definito uno dei tre papabili successori di Riina e Provenzano, è ora in mano alla giustizia. All’azione hanno partecipato circa 50 uomini della polizia. Raccuglia era, solo, in una abitazione di Calatafimi, in un appartamento di due piani a via Cabbassini 80. Pochi giorni fa era stata perquisita la casa della moglie del latitante, ma sembrava che non vi fosse stato trovato nulla di rilevante. La notizia è stata appena confermata anche dal direttore di TeleJato, Pino Maniaci, anche lui sul posto della cattura. L’arrestato è in questo momento in viaggio per Palermo. L’azione è stata eseguita in coordinamento con la squadra mobile di Trapani. Attesa per domani mattina una conferenza stampa. Il capomafia, conosciuto come «il veterinario» è un ex ‘delfino' del boss di San Giuseppe Jato, Giovanni Brusca ed è stato già condannato a tre ergastoli, uno dei quali per l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, e anche a 20 anni di reclusione per tentativo di omicidio e ad altre pene per associazione mafiosa. Durante la sua latitanza, nonostante i servizi di osservazione disposti nei confronti della moglie, Raccuglia è riuscito a diventare padre per la seconda volta come ampiamente raccontato dalla cronaca negli ultimi anni. Il boss era considerato uno degli aspiranti al vertice della mafia palermitana essendo il capo incontrastato delle cosche a Partinico.

da Antimafia2000
domenica, 15 novembre 2009, 20:51 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Di Matteo: ''Ddl annulla processi vicini a reati di mafia''

Palermo. Dopo l'intervento dell'Anm nazionale che ha definito il nuovo ddl sul processo breve “una riforma con effetti devastanti sul funzionamento della giustizia penale in Italia" esprimendo "forti dubbi di costituzionalità". Questa mattina, sulle pagine di La Repubblica Palermo è intervenuto anche il pm palermitano Nino Di Matteo, recentemente eletto   presidente della giunta distrettuale dell´associazione nazionale magistrati. “Deve essere chiaro che con la normativa oggi proposta solo i processi per i reati cosiddetti bagatellari, a carico dei poveracci, potranno giungere a conclusione prima della prescrizione – ha detto il magistrato - Tutti gli altri processi, anche quelli per i reati più gravi, la cui linea di confine con i reati di mafia è assai sottile, andranno in fumo”. Ha quindi aggiunto provocatoriamente: “Probabilmente, in tanti, per vedere tutelate le proprie ragioni e per avere giustizia, preferiranno rivolgersi al mafioso piuttosto che alla magistratura”. L´Anm di Palermo ha già avviato un monitoraggio dei processi che potrebbero andare in fumo. “I tempi medi di celebrazione dei processi finiranno comunque per allungarsi - spiega Di Matteo - perché è ampiamente prevedibile che la concreta speranza della prescrizione indurrà qualsiasi imputato a non ricorrere più ai riti alternativi”.



"La Repubblica - Palermo", 14 novembre 2009, da Antimafia2000
sabato, 14 novembre 2009, 14:31 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

«L'ho detto a Berlusconi e lui ha preso atto».

Cosentino parla con il premier: «Io mantengo la candidatura». Il sottosegretario accusato di essere vicino alla camorra.

MILANO -ROMA - Nessun passo indietro. Nemmeno sulla volontà di candidarsi per la carica di presidente della Regione Campania. Nonostante le durissime parole del presidente della Camera Gianfranco Fini che aveva dichiarato che ormai «la sua candidatura non è più nel novero delle cose possibili». «Io mantengo la candidatura: l'ho detto a Berlusconi e lui ha preso atto». Così il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, uscendo da Palazzo Grazioli, dove ha incontrato il presidente del Consiglio, a proposito della candidatura a governatore della Campania. E il Cavaliere cosa le ha detto? Gli è stato chiesto. «Ha preso atto e comunque non mi ha chiesto un passo indietro». «Il presidente - ha riferito Cosentino - mi ha espresso solidarietà. Conosceva le carte processuali e lo stesso avvocato Niccolò Ghedini le aveva viste», ha aggiunto parlando dell'inchiesta della procura di Napoli che ha portato alla richiesta di misure cautelari nei suoi confronti. «Io gli ho detto che mantengo la candidatura», ha proseguito il sottosegretario al termine dell'incontro nella residenza-ufficio del Cavaliere, sottolineando di aver spiegato al premier «le ragioni del territorio e soprattutto ho sostenuto che non possono essere alcuni procuratori a decidere l'evoluzione democratica. Io sono l'espressione dell'intera regione Campania e quindi mantengo la mia candidatura che è ancora più forte di prima dopo quello che è successo». Insomma, ha aggiunto, «qualsiasi decisione dovrà avere il territorio come protagonista».

L'OPPOSIZIONE VUOLE LE DIMISSIONI - Cosentino è accusato dalla procura di Napoli di aver appoggiato il clan dei casalesi, la potente associazione camorristica del casertano, tanto da averne chiesto l'autorizzazione all'arresto alla Camera dei deputati. Un'accusa che ha scatenato l'ira dell'opposizione. «Nicola Cosentino non può rimanere al suo posto di sottosegretario. Ho inviato una lettera a tutti i capigruppo dell'opposizione per presentare una mozione di sfiducia nel caso la Camera respinga la richiesta d'arresto». Lo afferma in una nota il capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera Massimo Donadi. «Il sottosegretario all'Economia - aggiunge Donadi - è accusato di reati gravissimi, di collusione con il clan dei Casalesi e la procura ha chiesto il suo arresto. Cosentino dovrebbe avere la dignità di dimettersi e il governo quella di rimuoverlo, invece nel centrodestra tutti fanno finta che non stia succedendo niente». «Il braccio di ferro - conclude il capogruppo Idv - sulla candidatura di Cosentino alla presidenza della Campania, infine, è stata una farsa. Un minuto dopo la sua eventuale elezione, infatti, Cosentino verrebbe arrestato, perchè perderebbe l'immunità parlamentare».

Corriere, 12 novembre 2009

 

giovedì, 12 novembre 2009, 21:32 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti