La Repubblica, 4 dicembre 2009
I medici non devono denunciare migranti non regolari che si recano nelle strutture del servizio sanitario nazionale. Lo dice una circolare diffusa dal prefetto Mario Morcone
I medici in servizio presso strutture sanitarie pubbliche non devono denunciare migranti non regolari che si recano nelle strutture del servizio sanitario nazionale. Nei giorni scorsi è stata diramata una circolare datata 27 novembre 2009 nella quale il prefetto Mario Morcone risponde in quel modo alle richieste di chiarimento avanzate dalla Società italiana di medicina delle migrazioni [Simm] insieme a Medici senza frontiere, Oisg e Asgi nell’incontro del 15 ottobre presso il ministero dell’Interno. Il pacchetto sicurezza, come noto, ha introdotto del reato di ingresso e soggiorno irregolare ma ha mantenuto in vigore il dispositivo previsto dall’articolo 35 del Testo unico nel quale si vieta espressamente la segnalazione dei cosiddetti irregolari. «Questa circolare mette fine a quei dubbi interpretativi che avevano già spinto quattoridici Regioni ed una Provincia Autonoma a emanare note di chiarimento sul tema», commenta la Simm sul proprio sito, nel quale è possibile scaricare la circolare completa [www.simmweb.it].
Milano, 2 dicembre 2009Don Martini: «Aiutiamo i bimbi rom»
LA SPEZIA Stiamo lavorando per mandare i bambini a scuola e creare le condizioni perché abbiano una altalena come tutti gli altri. Così facendo abbiamo più speranza che domani potranno essere artefici di una buona società». Don Franco Martini, direttore della Caritas Diocesana della Spezia interviene sulla questione del campo rom dei Boschetti che in questi ultimi giorni ha sollevato tantissime polemiche e su cui il Comune della Spezia si è impegnato a investire 145 mila euro per interventi di riqualificazione. «Non è da escludere che quel campo possa essere anche chiuso, comunque va trasformato radicalmente -dice don Martini - ma per fare questo ci vuole meno conflittualità e più collaborazione». Come interviene la Caritas diocesana? «Siamo andati tempo fa nel campo per allacciare la luce, dare viveri e parlare con gli ospiti del campo. Abbiamo chiesto loro di sedersi a un tavolino per sottoscrivere regole e ci hanno risposto positivamente. Adesso abbiamo una nuova sfida, mandare due bambini a scuola perché se siamo presenti e attivi anche le amministrazioni sono più efficaci e non dobbiamo pretendere tutto da loro sarebbe come rinunciare al nostro ruolo».
2 dicembre 2009 - Il SecoloXIX
[da Giorgio]
Secondo tutte le banche dati disponibili, l'occupazione straniera in Italia è cresciuta costantemente, almeno fino al 2008 e in dieci anni risulta più che raddoppiata arrivando a più di due milioni di persone. L'occupazione italiana rimane invece sostanzialmente stabile. Inoltre, i lavoratori stranieri sono molto più giovani dei colleghi italiani: 31 anni in media. E in ogni caso, per legge, non possono ricevere la pensione o riscattare i contributi prima dei sessantacinque anni di età. Una dinamica demografica e contributiva da spiegare con chiarezza all'opinione pubblica. Nel suo contributo del 24 novembre “Troppo ottimismo sui conti dell’Inps”, Agar Brugiavini ha ricordato che l’istituto di previdenza ha approvato le nuove previsioni di bilancio 2009 con un avanzo stimato, nonostante la crisi, di 5,9 miliardi di euro. È un dato ancor più positivo se letto accanto a quelli della serie storica degli ultimi anni quando, dopo decenni di passivo, il bilancio del principale istituto di previdenza ha cominciato a virare in positivo, attorno agli anni 2000 e 2001, con un avanzo a consuntivo di due miliardi nel 2005 e stabilizzandosi nel 2007 e 2008 con un avanzo di circa 6,9 miliardi in ciascuno dei due anni.
DA DOVE ARRIVA L'ATTIVO
Naturalmente, il bilancio dell’Inps è complesso e le cause che hanno portato ai risultati dell’ultimo decennio sono molteplici e tutte meritevoli di attenzione. Se ne possono citare almeno quattro: dall’apporto degli immigrati, al graduale recupero dell’evasione contributiva, dall’aumento delle aliquote per alcune categorie, all’attivo del fondo dei lavoratori subordinati.
E' anche ormai quella che ci stiamo facendo da anni assistendo al pregiudizio etnico e culturale elevato a categoria giuridica; lo scrivevo due anni fa: gli stereotipi antropologici dei nonni vengono elevati a categoria giurisrudenziale. E allora, oltre alla ghettizzazione ci sta anche la carcerazione decisa su base etnica da Tribunali della Repubblica basata sulla Costituzione e sul principio che la Legge è uguale per tutti. Ma i Rom sono meno uguali degli altri già meno uguali. E sulla Nave di Fellini erano nel posto più in alto, più freddo, meno riparato... del mondo. Ieri abbiamo pubblicato sul blog il testo integrale della sentenza del Tribunale dei Minorenni di Napoli, Qui.]
"Rom vuol dire criminale" di Emiliano Fittipaldi
Parole choc dei giudici del tribunale dei Minori di Napoli che negano i domiciliari a una minorenne a causa della sua etnia Se si appartiene all'etnia rom, non si può che delinquere. Lo scrivono, in sintesi, i giudici del tribunali dei minorenni di Napoli, con parole che sembrano, francamente, incredibili. La storia è quella della ragazzina rom di 15 anni, accusata di aver rapito una neonata a Ponticelli nel maggio del 2008. Un fatto di cronaca che scatenò la rabbia dei residenti e la devastazione dei campi del popolare quartiere napoletano. La piccola, A.V., grazie alla testimonianza della madre della rapita, è stata condannata in primo grado e in appello a 3 anni e 8 mesi, e da un anno e mezzo è rinchiusa nel carcere minorile di Nisida. L'avvocato ha chiesto prima dell'estate gli arresti domiciliari, ma il tribunale, in sede di appello al riesame, ha bocciato la richiesta. Con una motivazione sconcertante, destinata a scatenare polemiche infinite. «Le conclusioni indicate» dicono i giudici «sono sostanzialmente confermate dalla relazione depositata in atti dalla quale, a prescindere dalle cause, emerge che l'appellante è pienamente inserita negli schemi tipici della cultura rom.
Se tutti fossero come il signor Franz Liebhard, Gian Antonio Stella non avrebbe potuto scrivere il suo libro Negri froci giudei & Co . L’eterna guerra contro l’altro , ma il mondo sarebbe più vivibile. Nel 1917, il signor Liebhard si chiamava ancora col suo vero nome — posto che ne esista per ognuno di noi uno «vero» — ossia Reiter Róbert e scriveva, in ungherese, ardue poesie sperimentali su riviste d’avanguardia. Alcuni anni dopo scriveva, firmandosi Robert Reiter — ossia alla tedesca e non più secondo l’uso magiaro di anteporre il cognome — liriche in tedesco, un po’ meno ardite. Dall’inizio degli anni Quaranta, ha cominciato a scrivere — assumendo il nome di un amico minatore morto in un incidente, Franz Liebhard — tradizionali poesie, sempre in tedesco e in rima, che parlano di boschi, fiori e cieli stellati ed è divenuto un poeta della minoranza tedesca del Banato, in Romania (dalla quale proviene Hertha Müller, premio Nobel di quest’anno), oggi pressoché scomparsa. Come dice lui stesso, ha imparato «a pensare e a sentire in più popoli». Chissà come Franz Liebhard, Reiter Róbert e Robert Reiter si sopportavano a vicenda, se vivevano bene insieme o se si guardavano in cagnesco, come facevano, in quelle terre multietniche e multiculturali, ungheresi, tedeschi, romeni, serbi e così via, vicini di casa pronti a scannarsi alla prima occasione e convinti, ognuno, di essere l’unica nazionalità legittima di quei Paesi e in ogni caso la migliore. Ogni gruppo, ricorda Stella nel suo libro — che è un potente, ferocemente ilare e doloroso dizionario o prontuario universale di tutte le ingiurie, odi e pregiudizi nei confronti del diverso d’ogni genere — si ritiene superiore a tutti gli altri, che disprezza e respinge.

The people of Switzerland voted on Sunday to ban the construction of new minarets. The referendum initiated by the Swiss People's Party and the conservative Federal Democratic Union of Switzerland has dealt a severe blow to religious peace in the country, writes the European press.

![decisione appel… angeli[1]](http://files.splinder.com/4351abbf1267cd2ff647007d702b5604_medium.gif)
[Le regole della Casa del sidro? quelle impartite dal dr. Larch a Homer Wells, o quelle che Homer Wells si trova da sé, con le opportunità che gli offre la vita e il mondo? Ma a Pavia non c'era nessun Homer Wells, tutti avevano genitori che volevano star con loro. Cinque anni in una struttura comunale non sono pochi e capisco a proposito ciò che vuol dire Boatti. Tuttavia, la strada dell'integrazione è lunga, la pazienza che occorre mettere in campo tanta, la perseveranza nel non cedere all'insofferenza di fronte a comportamenti censurabili, l'ostinazione nel credere che le nuove generazioni riscatteranno buona parte di ciò che si è detto del loro popolo, ha fatto sì che fosse almeno rispettato il principio inderogabile secondo il quale i bambini (tutti i bambini) debbano stare con i genitori. Nel più tragico ventennio europeo, i bambini rom venivano tolti ai genitori con le stesse motivazioni con cui - sottovoce - spesso si giustifica ancora adesso questa volontà. Ma quella era l'ideologia più nefasta del Novecento, che utilizzava quei bambini per riaffermare la propria superiorità morale ed educativa. Sappiamo come sia andata a finire. Da certe parole possono ancora nascere atti, essendo quelle parole esito di convinzioni. Mi chiedo anche se sia ancora accettabile che l'allontanamento di certe famiglie dai luoghi comunali debba avvenire con le grancasse, con gli schieramenti di forza, e non invece come per altri sfratti, senza le prime pagine dei giornali, con la contrattazione famiglia per famiglia, e a poco a poco. Non si renderebbero necessarie mediazioni, tensioni, esposizioni; che a quei bimbi fanno molto male. Irene Campari]
Il diario di un’amante svela che Mussolini era un rabbioso antisemita.
“Questi schifosi ebrei, devo distruggerli tutti”. Una conversazione da pasto di Adolf Hitler? No. Questo è una delle tante frasi antisemite attribuite al dittatore fascista italiano Benito Mussolini dalla sua amante, Clara Petacci. Entrambi furono giustiziati dai partigiani alla fine della seconda Guerra Mondiale. I diari di “Claretta”, pubblicati il 18 novembre in un libro (”Mussolini segreto”), dopo più di 50 anni negli archivi dello Stato, sfidano la confortante idea che molti italiani hanno del Duce come un leader portato fuori strada dal suo alleato Hitler. La reputazione di Mussolini pesa ancora in un Paese che, per la quasi totalità degli ultimi otto anni, è stato guidato da governi che includono i suoi eredi “post-fascisti”.
Nel 2004 suo figlio Romano ha pubblicato delle memorie, “Mio padre, il Duce”, che presentavano Mussolini come un premuroso padre di famiglia, ignorando largamente il lato oscuro del leader che occupò l’Etiopia nel 1935-36 e che, durante i suoi ultimi anni da burattino di Hitler, mandò migliaia di ebrei nei campi di sterminio nazisti. Nel 2007 Marcello Dell’Utri, fidato assistente del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dichiarò di aver ritrovato alcuni diari di Mussolini. La grande maggioranza degli storici li ha giudicati falsi, ma solo dopo che alcuni contenuti che, alle parole di Alessandra Mussolini, figlia di Romano, mostravano “tutti gli sforzi messi in atto dal nonno per evitare la guerra”, erano già diventati di dominio pubblico.
