2 dicembre 2009 - Palermo Repubblica.it
[da Giorgio]
Dal 2011. Si comincia con le fontane pubblicheIl nuovo acquedotto municipale è stato strappato ai privati dalla giunta di sinistra. E in Italia funziona la campagna dei sindaci a favore della "potabile" domestica.
PARIGI - L´acqua frizzante che sgorga dal rubinetto di casa: sarà forse questa la grande sorpresa del nuovo acquedotto municipale parigino, strappato ai privati dalla giunta di sinistra. "Eau de Paris", la società di gestione pubblica che dal 1 gennaio prenderà il controllo della rete idrica, vuole fornire un nuovo servizio, destinato a scontentare i giganti delle acque minerali, come Nestlé e Danone, che da anni vedono le loro vendite in calo costante. Parigi come Marienbad e le sue quaranta sorgenti di acqua con gas carbonico? Non esattamente. Ma l´idea è destinata a trovare clienti in una città dominata da una nuova borghesia giovane e sensibile ai temi ecologici: l´acqua minerale in bottiglia è considerata poco compatibile con la difesa dell´ambiente e le bollicine che sgorgano dal rubinetto potrebbero avere successo.«Come le fontane pubbliche in Italia - spiega Le Parisien - la società per le acque di Parigi sistemerà nel parco delle Buttes-Chaumont una "casa dell´acqua" dalla quale sarà possibile servirsi di acqua potabile refrigerata ma anche di acqua minerale gassata». Da noi, infatti, l´idea di bere l´acqua del sindaco, vuoi per ragioni ecologiche che di portafogli, non solo piace ma vive un rilancio.
Là dove è più rara e preziosa, nei rarissimi pozzi goccianti nel cuore del deserto del Sahara, l'acqua non si può comprare. Non la si acquista perchéè proibito venderla. È a disposizione di chi ne ha bisogno; non certo per lavarci la macchina, per farsi lo shampoo o l'idromassaggio, ma per essere bevuta, per fare le abluzioni di faccia e mani, per sciacquare le stoviglie sgrassate nella sabbia. Là, l'acqua come l'ombra di un'acacia, sono troppo preziose per la vita degli uomini perché possano essere proprietà di uno tra loro; anche in tempi poco adatti alla fermezza dei principi etici, il massimo che l'acqua del deserto può costare, è una piccola mancia al soldato, o al guerrigliero, che la sorveglia perché non sia usurpata. In un'infinità di film del genere western, ambientati nei selvaggi territori delle grandi praterie povere di acque di superficie, il cattivo è impersonato dal proprietario terriero che sottrae l'acqua ai suoi vicini, e la trama del film è tutta riassunta in una drammatica guerra per affermare il diritto collettivo al bene dell'acqua. Non credo che ci sia niente come l'acqua che evochi in modo così universale, anche in questa realtà di relazioni umane dominata dal profitto individuale, il principio della proprietà collettiva su un bene che non può che appartenere a tutti. Per questa ragione, credo che la privatizzazione delle reti idriche pubbliche, più ancora delle sue conseguenze pratiche ed economiche, sia segnata dalle sue implicazioni di carattere simbolico. È infatti soprattutto questo il tasto che pigiano gli oppositori della legge approvata dalla Camera l'altro ieri. E hanno ragione: consegnare la "nostra" acqua nelle mani di una multinazionale, è un'idea che può dare i brividi.

Se mai qualcuno avesse bisogno di comprendere come ogni istante della nostra vita dipende da interessi economici e politici di dimensioni rilevanti ecco che .... l'acqua è una «necessità umana fondamentale», ma non un «diritto», cosi recita il comunicato finale del forum sull'acqua tenutosi ad Istanbul, quest'anno. Ne abbiamo già parlato in due occasioni, QUI e QUI, ma è giunta l'ora di spazzare via con un referendum democratico, l'ultimo rigurgito del business su uno dei patrimoni essenziali dell'Umanità, è ora che questo paese si svegli dal suo lungo letargo e dia una dimostrazione civile e democratica di interesse per la propria esistenza. Inoltre è fondamentale che insieme al referendum, vi sia una pressione popolare sulle amministrazioni locali per una gestione responsabile e consapevole di una risorsa inestimabile.
In particolare della "Legge regionale 26/2003: una legge innovativa per rifiuti, sottosuolo, energia e risorse idriche in Lombardia", com'è stata definita dalla Regione lombardia nel 2003, è considerato illegittimo l'art. 49 comma 1, quello che riguarda i servizi idrici integrati e la separazione tra gestione delle reti ed erogazione. Questo potrebbe voler dire che i consorzi per l'erogazione che comprendano Pavia acque, per esempio, siano possibili (se non obbligati) essendo Pavia acque il gestore delle reti idriche in provincia di Pavia. (ic)
LA CORTE COSTITUZIONALE
dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 49, comma 1, della legge della Regione Lombardia 12 dicembre 2003, n. 26 (Disciplina dei servizi locali di interesse economico generale. Norme in materia di gestione dei rifiuti, di energia, di utilizzo del sottosuolo e di risorse idriche), come sostituito dall'articolo 4, comma 1, lettera p), della legge della Regione Lombardia 18 agosto 2006, n. 18 (Conferimento delle funzioni agli enti locali in materia di servizi locali di interesse economico generale. Modifiche alla legge regionale 12 dicembre 2003, n. 26 “Disciplina dei servizi locali di interesse economico generale. Norme in materia di gestione dei rifiuti, di energia, di utilizzo del sottosuolo e di risorse idriche”); dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 49, comma 4, della legge della Regione Lombardia n. 26 del 2003, come sostituito dall'articolo 4, comma 1, lettera p), della legge della Regione Lombardia n. 18 del 2006, sollevate, in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettere e) e p) della Costituzione, in relazione all'articolo 148, comma 5, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), dal Presidente del Consiglio dei ministri con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 novembre 2009."
ANNO 2009
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE COSTITUZIONALE
Nessuna privatizzazione dell'acqua o di altro, ma certo una maggiore spinta a ch
e le amministrazioni locali mostrino se le loro imprese sono veramente efficienti. Nulla di male in questo, ma manca un pezzo. Manca una regolazione seria dei settori, che oggi non hanno regole chiare che possano veramente garantire una partnership pubblico-privato virtuosa. Occorre completare il quadro delle regole. E farlo rapidamente. Perché altrimenti i rischi sono tanti. Pare ormai definitivo. Passerà la riforma dei servizi pubblici locali proposta del governo, con la benedizione sostanziale di diversi esponenti dell’opposizione. In realtà, riguarda solo tre servizi, ovvero acqua e rifiuti e trasporti locali, ma per questi avviene effettivamente qualcosa di significativo. L’aspetto fondamentale è che si cerca di quasi-vietare gli affidamenti diretti di un comune a una impresa interamente pubblica. Se si vogliono fare affidamenti diretti, ci deve essere con almeno il 40 per cento un socio privato industriale (non solo finanziario) con compiti di gestione. Se no, si va in gara.
CONTRO LE INEFFICIENZE
La ratio è evidente. Accanto a tante imprese pubbliche efficienti, ce ne sono tante che gettano via denaro pubblico. Si noti che i privati, motivati dai profitti, a parità di efficienza verosimilmente chiederanno prezzi più alti delle imprese pubbliche. E allora le imprese pubbliche efficienti resteranno a galla, anche perché se sono veramente tali vinceranno le gare. Quelle che sono così inefficienti da perdere le gare perfino contro i privati, che dai prezzi devono ricavare margini di profitto, personalmente non le rimpiangerò.
Per dare un’idea, nel 2005 risultavano in perdita circa un terzo delle imprese locali del settore igiene urbana e il 40 per cento nel settore idrico. E il trasporto pubblico locale va anche peggio. (1)

17 NOV. 2009 – Articolo 15. Sta concentrato lì il via libera alla cessione definitiva ai privati della gestione dell'acqua in Italia. Una norma inserita dall'esecutivo in un decreto legge sugli obblighi comunitari. Poco importa se in realtà non esiste nessuna direttiva europea che obblighi l'Italia a privatizzare l'acqua. Il governo Berlusconi è abituato a lavorare così, a colpi di decreti, sui quali (im)pone la fiducia. Salvo poi nascondersi dietro a frasi fatte del tipo “è l'Europa che ce lo chiede”.
“Ma è una bufala. Da parte europea non esiste nessuna indicazione che inviti a privatizzare i soggetti gestori del servizio idrico”. A spiegare a viaEmilianet quali sono le reali motivazione a spingere sull'acceleratore della privatizzazione dell'acqua è Roberto Fazioli manager nel settore dei servizi pubblici e docente di economia all'università di Ferrara. “L'Unione Europea – prosegue Fazioli – si è espressa per la indifferenza verso gli assetti proprietari delle imprese di gestione. Per la comunità europea l'importante è non discriminare. Questo perché si vuole dare ampia possibilità di scelta agli enti locali, i quali devono esercitare il proprio governo su servizi molto importanti come quello dell'acqua.”
C'è un'interpretazione in malafede...
In Italia si leggono male le frasi. “Non discriminare” non vuol dire “privatizzare”. E non vuol dire neanche “obbligo di gara”. E' giusto ed è sano che ci sia una molteplicità di modelli applicati e applicabili. Che sono il modello in house (completamente pubblico), il modello dell'impresa mista, e il modello della gestione affidata tramite gara a scadenza.
E tutta questa spinta verso la privatizzazione, come si giustifica?
Col fatto che il servizio idrico integrato in Italia, così come viene inteso dal legislatore, è tutto incentrato sugli investimenti. Vale a dire infrastrutture, impianti, depuratori e così via. Quando si parla di servizio idrico integrato, in realtà si sta parlando di appalti, di tecnologie, di reti. Che poi ci passi l'acqua dentro è quasi incidentale.
Passa il decreto per privatizzare l'acqua CONTESTAZIONI E BAGARRE IN AULA - I 25 deputati dell'Italia dei valori hanno iniziato a sventolare manifestini con il disegno di un'Italia "disidratata" e la scritta: «Giù le mani dall'Acqua». Il presidente Gianfranco Fini ha subito invitato i parlamentari a «mettere via i manifestini». Dal settore della maggioranza si sono poi levate grida, «Scemi, scemi», dirette ai banchi dell'Idv. Per tutta risposta qualcuno ha urlato: «Baciamo le mani don Silvio».
DI PIETRO ANNUNCIA UN REFERENDUM - Rilevando che questo decreto «piace solo al presidente del Consiglio e ai suoi amici», Di Pietro ha annuncia contro di esso un referendum abrogativo; e, parlando della possibilità di riduzione dei tempi dei processi, rileva: «Vorrei un presidente del Consiglio che non commetta reati, non un premier che non si fa processare». Per questo rilancia la manifestazione del 5 dicembre, che va anche «contro la deriva delle privatizzazioni».
"Corriere", 19 novembre 2009
[Immagine da Internet]
Martedì pomeriggio: con la votazione alla Camera, la nostra acqua doveva passare di mano: da quella pubblica a quella privata, in barba all’opposizione dei movimenti consumeristi, ambientalisti e a tantissime autonomie locali che gestiscono questo bene primario e che verranno obbligati a cederne il controllo ai privati. In barba, infine, a qualsiasi logica federalista. Giulietti: " Non solo l'acqua, si sta privatizzando il Parlamento" ( Audio)
Le reazioni di Paolo Carsetti, portavoce del Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua pubblica (Audio)
da Articolo21.
"La Repubblica", 17 novembre 2009
dell'ex Sinistra democratica rimarcava come "il privato" non sia il diavolo. Sembra un richiamo piuttosto stucchevole e anacronistico a coloro i quali si stanno battendo contro la privatizzazione dell'erogazione dell'acqua a Pavia. Anacronistico poiché non c'era alcun bisogno di un richiamo del genere. La storia la conosciamo, le posizioni ideologiche e politiche pure. Bersani, l'attuale leader del Pd, è stato tra i più accesi sostenitori delle liberalizzazioni dei servizi e beni pubblici, risoltesi spessissimo in privatizzazioni disastrose, con conseguenti gestioni e organizzazione dei servizi intollerabili per gli utenti e i cittadini. E' un aspetto della storia delle liberalizzazioni in Italia che ci ha insegnato lo scetticismo, la preoccupazione, l'avversione verso processi che hanno di fatto escluso il controllo pubblico sul governo dei beni comuni ed esautorato le autorità locali delle loro facoltà. Come può inoltre Osculati, in generale e parlando in Italia, dimenticarsi dell'acquolina in bocca che in molte occasioni la criminalità organizzata e finanziaria si è fatta venire appena si sentiva nell'aria odor di privatizzazione dei servizi? In questo momento storico è inutile e furoviante utilizzare assurdi arcaismi politici per proporre se stessi come moderni e avveduti e saggi; piuttosto essere saggi richiede oggi il tenere gli occhi ben aperti facendo tesoro delle numerose tristi storie locali che con l'ideologia hanno ben poco a che fare. Sono d'accordo che il costo dell'acqua debba non perdere di vista la disincentivazione allo spreco. Tuttavia, vorrei che quel costo in più per la disincentivazione non andasse ad alimentare i profitti di holding private (con i quali magari creano società immobiliari o marchi d'abbigliamento), ma a fondi pubblici per l'ambiente e contro la desertificazione. Inoltre, che spariscano le bottiglie di plastica e l'acqua minerale imbottigliata dalle mense dei nostri bambini nelle scuole. La gestione dell'acqua non deve andare ad alimentare il ciclo insalubre del tradizionale smaltimento dei rifiuti. Irene Campari]"La REpubblica", 13 novembre 2009
Piazza di Montecitorio piena, attivisti con le mani e i volti pitturati di blu, comitati territoriali con fischietti e campane: pienamente riuscita la giornata di protesta del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua. Di fronte ai 630 Deputati, che si apprestano a votare l'art. 15 e la definitiva privatizzazione dell'acqua, sono state portate le ragioni dei 406.000 cittadini che già da due anni hanno depositato nello stesso Parlamento una legge d'iniziativa popolare per chiedere la ripubblicizzazione dell'acqua. Al termine della giornata, una delegazione del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, accompagnata dall' On. Scilipoti – relatore della legge d'iniziativa popolare- è stata ricevuta dalla Vice-Presidente della Camera, On. Rosi Bindi, alla quale sono state consegnate le oltre 30.000 firme raccolte in poco più di una settimana sull'appello per chiedere ai Deputati di non votare il famigerato art. 15, insieme ad una fondamentale richiesta di democrazia: che si sospenda l'approvazione di qualsiasi nuova normativa e che si apra un dibattito ampio e articolato, a partire dalla proposta di legge d'iniziativa popolare presentata dai movimenti per l'acqua. La Vice-Presidente della Camera ha espresso la propria condivisione delle preoccupazioni e delle proposte espresse dalla delegazione del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua. La protesta dei movimenti per l'acqua continua con le tante iniziative in programma su tutto il territorio nazionale e attraverso l'email bombing, ovvero la richiesta a tutte e tutti i cittadini di inviare, in questi giorni e prima del voto finale previsto per martedì 17, una email a tutti i 630 Deputati con la richiesta di non votare l'art. 15 e di ascoltare le ragioni dei movimenti per l'acqua.
FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA
Per riscontro e contatti
Segreteria Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma
Tel./Fax. 06/68136225 Lun.-Ven. 15:00-19:00
e-mail: segreteria@acquabenecomune.org
Sito web: www.acquabenecomune.org
PAVIA, 10 Novembre 2009
Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Vista la delibera del CO.VI.R.I. (Comitato Vigilanza Rrisorse Idriche) nr 12 del 12 Maggio 2009, che boccia il piano d’ambito di ATO Pavia (poiché non offre sufficienti garanzie a tutela del bene acqua) e il metodo utilizzato per determinare le nuove tariffe del Servizio Idrico Integrato (poiché non offre sufficienti garanzie a tutela degli utenti del S.I.I.);
Visto il parere dell’Antitrust secondo cui l’impianto normativo che ha ispirato la gara bandita da ATO Pavia in data 20 Ottobre 2009 non tutela il libero mercato e un regime di reale concorrenza, poichè di fatto creeà un monopolio esclusivo per 10 anni nell’erogazione del S.I.I. in tutta la Provincia di Pavia;
Apprese a mezzo stampa le dichiarazioni e le reciproche accuse rilasciate da amministratori, politici e soggetti coinvolti nel percorso che ha portato alla pubblicazione della gara in oggetto, in cui vengono rivelate incertezze, confusioni, mancanze che stanno accompagnando questo percorso
Ritiene: che non sussistano le condizioni per portare a termine la gara in oggetto assicurando le dovute garanzie a tutela del bene acqua e degli utenti del S.I.I.; di non ravvisare, nella sola costituzione di una A.T.I. tra società pubbliche per partecipare alla gara, le dovute garanzie a tutela del bene comune, pur riconoscendo in ciò il tentativo di evitare a Pavia il verificarsi di una situazione (S.I.I. gestito da aziende miste pubbliche/private o totalmente private) che, ove è stata adottata, ha prodotto e sta producendo, anche in Italia, disastri inenarrabili.
Ennesimo capitolo di una lunga storia di opportunità gettate al vento da una politica troppo impegnata nelle piccole tresche di potere per potersi accorgere della realtà.
Se ci fosse un premio per le occasioni sprecate Acea non avrebbe avversari. Un anno fa la municipalizzata romana stava letteralmente per esplodere. Il piano di sviluppo messo a punto con i francesi di Suez-Gdf avrebbe stravolto l’azienda rafforzandola in tutti i mercati in cui è presente: produzione elettrica e distribuzione elettrica, mentre ai servizi idrici si sarebbe aggiunta la distribuzione del gas. Non era un passo privo di rischi, la società e l’azionista principale al 51%, il Comune di Roma, non aveva i capitali necessari per sostenere un piano tanto ambizioso, avallarlo significava permettere a Suez di mettere il denaro e ottenere il potere. I rapporti tra le due società sono regolati da diverse joint venture con quote diverse a seconda della funzione. I rapporti di forza in Acea Electrabel produzione di elettricità (70%-30% a favore dei francesi) si sarebbero replicate in tutte le altre società controllate (distribuzione e vendita luce e gas) l’apporto della rete per il trasporto del metano, comprata dall’Eni, avrebbe dato ancora più peso ai francesi, per non parlare di Italcogim, che ha un milione di clienti in tutta Italia e avrebbe trasformato Acea-Suez-Gdf nel quarto gruppo energetico nazionale.