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La strage dei cammelli che nessuno vuole

http://funkman.org/animal/mammal/camels.jpgGERUSALEMME – Le navi del deserto sono vascelli fantasma. Centinaia di cammelli. Abbandonati. Arrivano dall’Africa carichi d’armi, di droga, di sigarette, guidati dagli spalloni. Servono a contrabbandare lungo le carovaniere che risalgono dal Sudan, dal Sinai. Portano merci proibite nelle oasi beduine, o all’ingresso dei tunnel per Gaza. Scaricano i loro tesori. E poi vengono lasciati al loro destino. A cercare acqua e cibo. A vagare per le spianate del Negev, le sabbie desertiche di Paran, le dune rocciose di Agur. A vagabondare lungo il confine tra l’Egitto e Israele, 266 chilometri. Camminando senza meta. Ruminando sperduti. Resistendo allo stato brado per settimane, mesi. Finché non s’imbattono in qualche guardia di frontiera. Che ha l’ordine di bloccarli. Di legarli per le zampe. E d’abbatterli sul posto.

 

LA PROTESTA ANIMALISTA - Si uccidono così anche i cammelli. E i dromedari. In uno degli angoli più pattugliati del Medio Oriente, dove la caccia è soprattutto al clandestino o al terrorista, dov’è facile morire per gli uomini e figurarsi se preoccupano gli animali, da anni si consuma una strage silenziosa.

venerdì, 30 ottobre 2009, 20:51 *** link *** inserito da circolopasolini ***

Acqua per la Palestina

Amnesty Int. e B'Tselem denunciano la chiusura da parte di Israele delle condotte che portano l'acqua a Gaza.
(Foto El Pais, 28 ottobre 2009)

El
mercoledì, 28 ottobre 2009, 10:32 *** link *** inserito da circolopasolini ***

Jeff Halper in Italia

I Palestinesi, un popolo di troppo: Intervista a Jeff Halper di Lorenzo Galbiati

Jeff Halper, ebreo israeliano di origine statunitense (è nato nel Minnesota nel 1946), è urbanista e antropologo, e insegna all’Università Ben Gurion del Negev. In Israele ha fondato nel 1997 l’ICAHD, Israeli Committee Against House Demolitions (www.icahd.org), associazione di persone che per vie legali e con la disobbedienza civile si oppongono alla demolizione delle case palestinesi, e che forniscono supporto economico e materiale per la loro ricostruzione. Per questa attività, e per il suo attivismo pacifista, Halper è stato arrestato dal governo israeliano una decina di volte, ed è ora considerato uno dei più autorevoli attivisti israeliani per la pace e i diritti civili. In questi giorni Halper è in Italia per un giro di conferenze e per promuovere il suo libro Ostacoli alla pace (Edizioni “Una città”). Il programma delle sue conferenze è consultabile su: www.unacitta.it . Oltre alle sue attività accademiche e per l’ICAHD, Halper scrive libri ed è un conferenziere internazionale. Nel 2006 è stato candidato al Premio Nobel per la Pace dall’ American Friends Service Committe. Nell’agosto del 2008 Halper ha partecipato alla spedizione per Gaza del Free Gaza Movement: la spedizione era costituita da un gruppo internazionale di attivisti dei diritti umani, tra i quali l’italiano Vittorio Arrigoni, e ha raggiunto Gaza a bordo di un peschereccio partito da Cipro, rompendo così per la prima volta l’embargo marittimo imposto da Israele alla Striscia di Gaza.
mercoledì, 23 settembre 2009, 17:16 *** link *** inserito da irenecampari ***

Chi soffia sotto i Jet

Brezinski: “Obama dovrebbe attaccare i jet israeliani se cercassero di colpire l'Iran". 

Il consigliere per la sicurezza nazionale dell'ex presidente Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski, in cui suggerisce che il Presidente Obama dovrebbe dire chiaramente a Israele che se tentassero di attaccare i siti delle armi [sic] nucleari iraniane la U.S. Air Force dovrebbe fermarli.“Non siamo esattamente dei piccoli bimbi impotenti”, ha detto Brzezinski. “Dovrebbero volare sul nostro spazio aereo in Iraq. Dovremmo sederci a guardare?... Dobbiamo essere seri sulla questione di negare loro tale diritto. Ciò significa un rifiuto, e non solo a parole. Se tentassero il sorvolo, decolli e li affronti. Hanno la scelta di tornare indietro o no. Nessuno lo desidera, ma potrebbe essere un caso 'Liberty' al contrario.” La USS Liberty era una nave di ricerche tecniche della U.S. Navy che la Israeli Air Force attaccò per sbaglio durante la guerra dei Sei Giorni nel 1967 [In realtà ci sono forti sospetti che l'attacco fosse voluto. Si veda qui, Brzezinski appoggiò la campagna presidenziale dell'allora senatore Obama nell'Agosto 2007, cosa che venne presentata dai media come una forte spinta alle credenziali in politica estera di Obama. Il Washington Post scrisse: “Barack Obama, impegnato a combattere la percezione che egli sia troppo giovane e inesperto per gestire un mondo pericoloso, ha ricevuto ieri una forte spinta da un modello di eminenza della politica estera, Zbigniew Brzezinski.
mercoledì, 23 settembre 2009, 09:53 *** link *** inserito da irenecampari ***

L'amore sul Mar Artico

di Gianluca Freda

A questo punto credo di poterlo dire: chi pensava che l’amministrazione Obama sarebbe stata una mera continuazione della politica dell’era Bush sotto le inedite spoglie “politically correct” di un presidente nero aveva compiuto una valutazione imprecisa. Ho aspettato diversi mesi prima di scriverlo, perché io stesso sospettavo che l’elezione di Obama non fosse altro che la solita operazione di facciata, in cui si muta la confezione affinché il contenuto rimanga lo stesso. Bene, credo ormai di poter dire che non era così. Con l’elezione di Obama i rapporti tra USA e Israele sono profondamente mutati; e cambiare i rapporti tra USA e Israele significa cambiare radicalmente faccia all’intera geopolitica internazionale. Ci aveva visto giusto Israel Shamir, i cui articoli ho tradotto e pubblicato nei mesi passati: Obama è sì l’ennesima “creatura” della lobby ebraica statunitense, come i suoi detrattori giustamente affermano. Costoro si dimenticano però di dire che quando parliamo di lobby e di Stati Uniti non parliamo di entità monolitiche che condividano, nella loro interezza, un rigoroso fine unitario. Esistono ramificazioni, devianze, scontri, rivalità, molteplicità ed inconciliabilità d’interessi all’interno di questi organismi ed è da questi contrasti interni che è nata la figura del nuovo presidente. Scriveva Shamir qualche mese fa che Obama rappresenta il trionfo dell’ala sinistra della lobby ebraica (che ha i propri interessi economici in territorio USA) sull’ala destra filoisraeliana che durante l’amministrazione Bush-Cheney aveva trasformato la politica estera americana in uno strumento di terrore globale totalmente asservito agli interessi israeliani.
lunedì, 21 settembre 2009, 14:55 *** link *** inserito da circolopasolini ***

"Più di 400 bambini detenuti e torturati nelle carceri israeliane"

E' l'Agenzia stampa Info.pal a rivelarlo (qui) in News 2009-08-28.

[Chiediamo a questo punto che l'Unchr veifichi quanto prima questa notizia.]

Gaza – Infopal. Il Ministero per gli Affari dei detenuti ha rivelato che l'occupazione israeliana detiene nelle sue carceri più di 400 bambini, la maggior parte dei quali sono studenti scolastici. Secondo le dichiarazioni del Ministero, la promessa – fatta dall'occupazione – di creare un tribunale militare speciale per i bambini palestinesi sarebbe solo una copertura per le pratiche barbare nei loro confronti, le quali violano i principi del diritto internazionale (che impongono che la detenzione dei minori sia l’ultimo dei rimedi da adottare). Riyad al-Ashqar, direttore del Dipartimento dell'informazione nel Ministero, in un comunicato stampa di cui il nostro corrispondente "Infopal.it" ha ricevuto una copia, ha illustrato l’intero repertorio di tormenti subiti dai piccoli prigionieri: “Gli uomini dell'occupazione li torturano, li trattano in maniera crudele e degradante per estorcere confessioni, li privano del sonno e del cibo,  li ustionano con i mozziconi di sigaretta, li minacciano di deportare la loro famiglia e di far saltare in aria la loro casa, li legano mani e piedi e li bendano, usano le scosse elettriche e li costringono a stare in piedi a lungo, insultandoli”.
sabato, 29 agosto 2009, 14:14 *** link *** inserito da circolopasolini ***

Pavia è pur gemellata con Betlemme

Deportati palestinesi: lasciateci tornare a Betlemme di Michele Giorgio

[Una parolina ce la potrebbe mettere. ic]
Digiunano Khaled Abu Nijme, Ibrahim Abayat e Mohammed Saleh. Ma non per l’inizio del mese islamico di Ramadan. I tre palestinesi, deportati dalla loro terra nel maggio 2002, dopo essere rimasti asserragliati per 39 giorni nella Basilica della Natività di Betlemme sotto assedio israeliano, da alcuni giorni fanno lo sciopero della fame per chiedere il rispetto degli impegni presi nei loro confronti dall’Unione europea e dall’Italia che lo scorso aprile ha tagliato i fondi necessari per il loro mantenimento. «Sia ben chiaro, noi ci sentiamo degli ospiti. Vogliamo tornare nella nostra terra, a Betlemme, così come prevede l’accordo raggiunto sette anni fa da Israele, Stati Uniti ed Europa» spiega Mohammed Saleh cercando, davanti a un ventilatore, un po’ di refrigerio nei locali angusti della Delegazione palestinese in piazza San Giovanni a Roma. «Ho moglie e due bambini, Khaled ha cinque figli che vanno a scuola e hanno le esigenze di tutti i ragazzi della loro età. Senza quel contributo economico non possiamo andare avanti» aggiunge Saleh. «Non ci piace essere un peso sulle spalle del contribuente italiano – afferma il deportato palestiense - ma il vostro paese si è assunto un impegno internazionale e deve portarlo avanti, altrimenti ci faccia rientrare in Palestina, facendo pressioni su Israele». Il governo Berlusconi, precisa un funzionario della Delegazione palestinese, a fine giugno aveva assicurato la ripresa in tempi rapidi dei finanziamenti ma da allora non si è mosso nulla. «Il nostro ufficio – aggiunge - fa quello che può per aiutare i tre deportati e le loro famiglie ma non abbiamo risorse sufficienti. Apprezziamo la generosità italiana ma gli accordi internazionali vanno onorati».
sabato, 22 agosto 2009, 00:23 *** link *** inserito da circolopasolini ***

Hamas: stato palestinese entro i confini del '67

Il leader di Hamas Khaled Meshal, in esilio, avrebbe dichiarato come il movimento sia disposto ad accettare uno stato palestinese i cui confini siano quelli del 1967. Hareetz riporta il contenuto di una intervista rilasciata dall'esponente di Hamas al Wall Street Journal; avrebbe aggiunto che quello è "il programma nazionale", "è il loro programma". (ic)

sabato, 01 agosto 2009, 00:40 *** link *** inserito da circolopasolini ***

"Israele: la risposta a Gaza fu proporzionata"

In questo modo il governo di Israele sta rispondendo a due documenti dell'Onu molto duri che contestano ed elencano i crimini commessi dall'esecutivo di Olmert durante l'operazione "Cast Lead" condotta all'inizio dell'anno. I documenti potrebbero essere pubblicati alla fine di agosto, secondo quanto ha scritto Hareetz qualche minuto fa. Sarebbe stata "una risposta proporzionata agli attacchi del gruppo islamista", sostiene il Ministro degli esteri israeliano, proporzionata e "necessaria". Ricordiamo che ci sono state 1300 vittime di cui la maggior parte bambini e donne. Il rapporto in Inglese di 160 pagine dal titolo "The operation in Gaza. Factual and legal aspects" prodotto dal Governo israeliano è linkabile dall'icona. (Irene Campari)

GazaOperation
  THE OPERATION IN GAZA: FACTUAL AND LEGAL ASPECTS
 
The State of Israel
JULY 2009


http://02varvara.files.wordpress.com/2009/01/palestinians-with-dead-children.jpg

Immagine da Voices from Russia: I funerali di tre bambini uccisi a Gaza

giovedì, 30 luglio 2009, 23:45 *** link *** inserito da circolopasolini ***

Scoppiati

Medio Oriente: in Israele scoppia il caso dei libri di storia 

GERUSALEMME - Il governo israeliano ha deciso di cancellare dai libri di scuola per gli studenti arabi ogni riferimento a quella che i palestinesi chiamano 'catastrofe' o 'Al-Nakba', ossia la sconfitta e l'esodo delle popolazioni arabe dopo la creazione dello Stato di Israele il 15 maggio 1948. "Nessun altro Paese al mondo descriverebbe l'evento della sua fondazione come una catastrofe", ha spiegato il ministro dell'Istruzione, Gideon Saar, annunciando al Parlamento l'iniziativa dell'esecutivo. Il deputato arabo-israeliano, Hana Sweid, ha accusato di negazionismo il governo di Tel Aviv. (Il Corriere, 22 luglio 2009)

Su Hareetz la notizia: "Israel bans use of Palestinian term 'nakba' in textbooks"  By Reuters è qui.

mercoledì, 22 luglio 2009, 20:47 *** link *** inserito da irenecampari ***

Piombo fuso: altre testimonianze

Breaking the Silence, Ong israeliana, continua a pubblicare le testimonianze dei soldati israeliani che hanno partecipato alla guerra a Gaza nell'inverno scorso. Quella che segue riguarda operazioni che avrebbero dovuto essere condotte un mese dopo l'offensiva e a Betlemme, in un altro territorio occupato.

Testimonies Killing/ Murder Behind the Church of the Nativity

Rank: first lieutenant
Unit: Paratroops
Place of incident: Church of the Nativity
Description:

One month after defensive shield operation

They transferred us to Bethlehem, to the church of Nativity.
What were your orders – the open fire orders?
We were supposed to shoot whoever came out – doesn’t matter if he’s armed or not.
Whoever exits the church of Nativity – Boom?
Yes, at the back gate… We were at the back of the church. There was this gate.
At the gate in front of you, everyone leaving the church – doesn’t matter whether or not he is armed – if he tries to escape, your orders were to shoot in order to kill him, or did you have to shoot him in the legs?
Shoot to kill. This is it. We’ll get to the situation [I want to tell about] in a moment. The orders were very clear.

venerdì, 17 luglio 2009, 15:44 *** link *** inserito da irenecampari ***

Non ci sono stati innocenti a Gaza

Lo dicono 26 soldati israeliani dell'Idf che hanno partecipato all'operazione "Piombo fuso" condotta nella Striscia tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009. Il dossier raccolto dal blog è ancora disponibile sulla banda laterale (qui). Hanno rilasciato le loro confessioni ad una Ong israeliana, Breaking the Silence. "Sparare senza fare domande" e la preoccupazione postuma per tanta distruzione, tanto fuoco contro innocenti, l'odio dei compagni, e la violenza inconcepibile, la distruzione di case e moschee. "Ti sentivi come un bambino piccolo piccolo con uno specchio ...". "E' inconcepibile una sofferenza come quella che noi abbiamo inflitto a Gaza". L'Ong sta pubblicando oggi, 15 luglio, delle testimonianze e interviste. Le prime due che compaiono sul sito sono quelle riportate di seguito. Anche il banner è quello di presentazione delle interviste scelto dal sito di Breaking the Silence. (ic)




A NEW BOOKLET BY "BREAKING THE SILENCE": AROUND 30 ISRAELI SOLDIERS TESTIFY ABOUT THEIR EXPERIENCES IN OPERATION CAST LEAD – A NEW BOOKLET BY "BREAKING THE SILENCE":

"You feel like an infantile little kid with a magnifying glass looking at ants, burning them."

Fifty-four testimonies of Israeli combat soldiers who participated in Operation Cast Lead reveal gaps between the reports given by the army following January’s events; the needless destruction of houses; firing phosphorous in populated areas and an atmosphere that encouraged shooting anywhere.

Half a year after Operation Cast Lead, the organization "Breaking the Silence" is announcing the release of a new booklet today (Wed. 7/15) that includes numerous testimonies by soldiers who participated in the operation. The testimonies expose significant gaps between the official stances of the Israeli military and events on the ground.
mercoledì, 15 luglio 2009, 10:16 *** link *** inserito da circolopasolini ***

Dietro l'euforia

Leggere il quotidiano israeliano Hareetz (qui) in questi giorni dà un'impressione molto diversa delle discussioni al G8. L'elargizione di 15-20 miliardi di euro per la povertà e permettere all'Onu (che ha aspramente criticato il summit) di raggiungere il Millenium Goal, ha oscurato la politica estera mondiale, in particolare il conflitto mediorientale. Un articolo apparso sull'edizione online titola: "Sarkozy: Israel strike on Iran would be catastrophe". La dizione esatta usata dal presidente francese è "assoluta catastrofe". All'Iran è stato concesso tempo fino a settembre per chiarire il proprio programma nucleare: o è civile o non è. Tuttavia, la Francia sa che non sarà, avendo già concluso agreement con paesi arabi in funzione antiiraniana. Il timore però che Israele faccia da sè è grande, dopo l'apertura di Obama al'Iran. Sarkozy ha aggiunto che si fa sempre più probabile l'imposizione di sanzioni all'Iran. Sembra che non facciano differenze a proposito tra l'attuale presidente e Moussavi. Israele aveva già dichiarato come dal punto di vista del programma nucleare non ci fosse differenza essendo quest'ultimo il suo propugnatore quand'era Ministro. La Russia sta prendendo tempo. L'Italia non si esprime ormai da tempo. Intanto, oggi, 11 luglio 2009, sempre Hareetz riporta dichiarazioni del governo iraniano secondo le quali sarebbe pronto un "pacchetto politico" da sottoporre all'Occidente. Lo ha dichiarato il Ministro Manouchehr Mottaki (qui). Di seguito riportiamo l'articolo di Limes dedicato ad Obama e Israele. (irene campari)

Obama tra Iran e Israele: va’ dove ti porta il cuore

di Lucio Caracciolo
Il presidente americano deve scegliere tra cuore e mente, tra valori e interessi. L'apertura all'Iran ha innescato uno scontro frontale con la nuova amministrazione israeliana, avvantaggiata dall'instabilità iraniana. Obama può cedere sul nucleare iraniano, ma per Netanyahu è un tabù.

Per comprendere appieno l’impatto geopolitico della crisi iraniana conviene decrittarne il senso sullo sfondo del braccio di ferro Obama-Netanyahu. La sfida l’hanno lanciata gli Stati Uniti, sulla spinta di almeno tre vettori: lo stato di necessità in cui si dibattono e che li ha indotti ad aprire ai nemici giurati dello Stato ebraico, Iran in testa; la sensazione diffusa nell’establishment washingtoniano di essere stati menati per il naso dagli amici israeliani sempre e su tutti i dossier; e le convinzioni del presidente circa l’oppressione dei palestinesi, assimilata a quella sofferta dai neri d’America, fino ad accostarla all’Olocausto.

sabato, 11 luglio 2009, 11:48 *** link *** inserito da circolopasolini ***

Rapporto di Amnesty su "Piombo fuso"

Il 2 luglio 2009, Amnesty International ha pubblicato il rapporto sui 22 giorni di Guerra a Gaza e sull'operazione "Piombo fuso". 22 giorni di morte e distruzione. «L'impunità pr i crimini di guerra commessi a Gaza e nel sud di Israele annuncia nuove sofferenze per i civili», è la sintesi a cui giunge il rapporto. Che parla di Israele ma anche di Hamas che viene accusato di crimini di guerra per aver lanciato razzi sulla popolazione civile. In un commento al rapporto che si può leggere su Le monde diplomatique, l'autore sostiene che vi sono riportati dati e contro-verità che fanno piazza pulita delle posizioni e delle narrazioni che durante la guerra fece Bernard-Henri Levy.
Il numero dei morti è confermato a 1400 di cui 300 bambini e 100 donne. La cifra esibita dagli israeliani (1200) non si fonderebbe su alcun dato certo, e i guerriglieri che l'Idf diceva di aver catturato sono rimasti ancora senza nome. 

Il rapporto in Inglese è scaricabile in formato Pdf qui.

Irene Campari
domenica, 05 luglio 2009, 21:45 *** link *** inserito da circolopasolini ***

Israele: arrestata la giornalista Hass

Amira Hass una giornalista israeliana di cui abbiamo anche tradotto articoli durante l'ultima guerra a Gaza è stara arrestata in Israele. Ha superato la frontiera con Gaza, questo è il motivo dell'arresto: ricorda Remo, ucciso da Romolo per aver varcato il peristilio della Roma in fondazione. Tutta la mia solidarietà ad Amira. Irene Campari

GERUSALEMME - Amira Hass, giornalista israeliana del quotidiano Haaretz, è stata arrestata dalla polizia israeliana appena ha superato la frontiera con la Striscia di Gaza per aver violato la legge che impedisce dal giugno 2006 ai cittadini israeliani di risiedere a Gaza. Lo riporta lo stesso Haaretz.

ARRESTATA - Hass, 53 anni, la prima e unica giornalista israeliana a vivere nella Striscia, è stata rimessa in libertà su cauzione e si è impegnata a non ritornare a Gaza per i prossimi trenta giorni. La cronista, che ha scritto per organi d'informazione italiani, tra i quali Internazionale, aevenne arrestata anche nello scorso dicembre, quando aveva lasciato la Striscia dove era entrata su un'imbarcazione del movimento europeo Free Gaza. La reporter è diventata famosa per i suoi articoli di denuncia delle condizioni di vita a cui sono costretti i palestinesi a causa del blocco imposto da Israele e ha raccontato l'offensiva di gennaio con la morte di almeno 1.400 palestinesi, in gran parte civili. Hass ha vinto numerosi premi, tra cui nel 2003 il premio Unesco per la libertà di stampa. Hass in Israele è un personaggio molto controverso, accusata da molti di fare aperta propaganda per la causa palestinese e di denigrare lo Stato israeliano.


"Il Corriere, 14 maggio 2009
giovedì, 14 maggio 2009, 00:26 *** link *** inserito da circolopasolini ***

"Vargas Llosa: Israele e i pacifisti estinti"

La prefazione dello scrittore ad una prossima pubblicazione di scritti politici, edita da Scheiwiller. Vargas Llosa nota la quasi totale sparizione dai contesti elettorali israeliani dei partiti pacifisti. (ic)

«Le destre sono un rischio per l'avvenire»

Ho passato buona parte degli anni '70 a difendere Israele contro gli scrittori latinoamericani di sinistra che per conformismo attaccano il sionismo e l'imperialismo americano. Non mi sono mai pentito di aver combattuto quest'esagerazione e di aver difeso il diritto di Israele a esistere e a garantirsi la sicurezza. Inoltre, ho sempre creduto, e scritto, che tale diritto a mio giudizio gli israeliani se lo sono guadagnato non per ragioni divine (nelle quali, essendo agnostico, non credo) ma per il fatto di aver costruito Israele praticamente dal nulla, con il loro sudore e le loro lacrime. Da allora, ogni volta che sono stato in Israele — tranne l'ultima, della quale tratta questo libro — ho sempre trovato un settore significativo della società israeliana che, mentre lottava per la sopravvivenza del Paese contro coloro che si impegnavano nel distruggerlo, voleva la pace e il dialogo con i palestinesi e riconosceva il diritto di questi ultimi ad avere un proprio Stato sovrano.

Gli accordi di Oslo (1993-1995) rappresentarono il momento più avanzato per questa corrente di pensiero grazie alla quale le forze democratiche e progressiste di Israele e Palestina furono sul punto di sconfiggere i fanatici e gli estremisti di entrambe le parti. Dall'assassinio di Yitzhak Rabin e, soprattutto, dal fallimento dei negoziati di Camp David e di Taba del 2000, tutto è tornato indietro. Sia in Israele che in Palestina coloro che hanno guadagnato terreno sono stati i falchi e i violenti, come dimostrano la vittoria elettorale di Hamas, con cui ottenne il controllo della Striscia di Gaza, e il dominio quasi assoluto in Israele da parte della destra di Kadima, della destra estrema del Likud e dei partiti religiosi. Il movimento «Pace Subito» è praticamente estinto e i promotori della pace e della convivenza sono gruppi e figure isolate senza alcun reale significato nell'opinione pubblica.

sabato, 28 marzo 2009, 14:41 *** link *** inserito da circolopasolini ***

Accordo Hamas-Al Fatah

Ad un mese dalla fine della guerra di Gaza, Al Fatah e Hamas si sono incontrati in Egitto per un riavvicinamento in vista di una possibile riconciliazione. "El Pais" ha definito l'incontro "senza precedenti" nel passato prossimo. Si è parlato di una riconciliazione tra tutti i gruppi palestinesi. Si sono inoltre ripromessi che da ora non ci saranno più arresti di palestinesi da parte delle forze di sicurezza palestinesi. L'accordo è stato annunciato dopo una riunione di quattro ore alla quale hanno presenziatotra gli altri il primo ministro dell'Anp Abu Ala e il numero due di Hams, Marzuk. L'accordo potrebbe chiudersi entro dopodomani, domenica 15 febbraio. (Irene Campari)

Al Fatah y Hamás se acercan a la reconciliación en Egipto

Se han comprometido a que no habrá más persecución entre ellos

Dirigentes de Al Fatah y Hamás se han reunido hoy en El Cairo (Egipto) en un acto sin precedentes en muchos meses y han declarado su voluntad de llegar a una reconciliación entre los distintos grupos palestinos. También han prometido que a partir de ahora no habrá más detenciones de palestinos a manos de fuerzas de seguridad palestinas, ya sean las que controlan Cisjordania (la ANP) o en Gaza.
El compromiso ha sido anunciado después de una reunión de cuatro horas en la que han estado presentes, entre otros, el ex primer ministro de la Autoridad Nacional Palestina (ANP) Ahmed Qurea, también conocido como
Abu Ala, y el número dos de Hamás, Musa Abu Marzuk. También han asistido el dirigente de Al Fatah, Nabil Shaath, y representantes de Hamás que participaron ayer, jueves, en un diálogo con mediadores egipcios para alcanzar un acuerdo de tregua de larga duración con Israel.

venerdì, 13 febbraio 2009, 20:45 *** link *** inserito da circolopasolini ***

"Il padrone è impazzito"

Le macerie di Gaza di Uri Avneri

Nel corso di questa guerra, politici e generali hanno usato più volte l’espressione “Il padrone è impazzito”, una frase di solito urlata dai fruttivendoli al mercato per annunciare una svendita. http://theoneinyou.files.wordpress.com/2008/07/ahugncvr72.gifMa quella che era una battuta si è trasformata in una dottrina di morte citata spesso nel dibattito israeliano: per scoraggiare i nostri nemici dobbiamo comportarci come dei pazzi furiosi, uccidendo e distruggendo senza pietà. Nel giro di qualche settimana è diventata un dogma politico e militare: solo se li uccidiamo in misura sproporzionata – mille dei “loro” per dieci dei “nostri” – capiranno che con noi non si scherza. Gli abbiamo dato una lezione che resterà “impressa a fuoco nella loro coscienza” (altra espressione molto usata dagli israeliani nelle ultime settimane): d’ora in poi ci penseranno due volte prima di spararci addosso un altro razzo Qassam. La prima guerra del Libano è durata 18 anni e ha causato la morte di oltre 500 soldati israeliani. In seguito, gli strateghi della seconda guerra del Libano hanno deciso di evitare un conlitto così lungo e perdite così ingenti, e hanno inventato il principio del “padrone impazzito”: demolire interi quartieri, devastare intere aree, distruggere le infrastrutture. Nel 2006 in 33 giorni di guerra sono stati uccisi circa mille libanesi, per la maggior parte civili. Nella guerra di Gaza questo record è stato battuto già al diciassettesimo giorno. Il fumo della seconda guerra del Libano è ancora nell’aria. In Israele tutti avevano giurato che non avrebbero ripetuto gli stessi errori e, soprattutto, che non avrebbero più rischiato la vita neanche di un solo soldato israeliano. Una guerra senza vittime: tra le nostre ila, s’intende. Come? Usando la schiacciante potenza di fuoco del nostro esercito per polverizzare tutto ciò che gli si para davanti e uccidere chiunque capiti a tiro. Tutto questo sarebbe stato impossibile se l’intero paese non fosse diventato completamente insensibile. Ormai la gente non è più sconvolta dalla vista di un neonato ferito o di bambini rimasti giorni e giorni accanto al cadavere della madre perché l’esercito non gli ha permesso di fuggire dalle macerie della loro casa.
sabato, 24 gennaio 2009, 18:41 *** link *** inserito da circolopasolini ***

Ritorno a scuola

I bambini di Gaza sono ritornati a scuola, quelli rimasti in quelle rimaste.

La vuelta al cole en Gaza tras la guerra

Dos niñas con uniforme escolar observan un edificio destruido en Beit Lahiya, Gaza.- EFE [El Pais]

sabato, 24 gennaio 2009, 17:39 *** link *** inserito da circolopasolini ***

Post-war

In Israele l'Alta Corte ha respinto la proposta di bandire due partiti arabo-israeliani dalle elezioni rei di aver  posto il problema dell'esclusività ebraica di Israele.
@rte al servicio de los refugiados
I due partiti avrebbero chiesto che Israele fosse uno Stato per i cittadini che lo abitavano, a prescindere dal credo e dalla discendenza.
Oggi, 21 gennaio 2009, l'Alta Corte annulla la richiesta di bandire l'United Arab List-Ta'al e Balad, i due partiti sotto accusa, richiamando motivazioni razziste che starebbero alla base della richiesta di banno. Intanto alcuni ufficiali dell'esercizio hanno dichiarato che il 75% delle vittime della guerra di Gaza sarebbero militanti di Hamas. Sarà contento George Horovitz, il conservatore californiano che aveva comperato pagine di Haaretz chiamando a raccolta quanti volessero contraddire la propaganda della sinistra. (Irene Campari)

@arte al servicio de los refugiados [da El Pais]
mercoledì, 21 gennaio 2009, 17:09 *** link *** inserito da circolopasolini ***

"Un'unica torcia in fiamme"

Israele parli anche con Hamas di David Grossman

Come le volpi del racconto biblico di Sansone, legate per la coda a un'unica torcia in fiamme, così noi e i palestinesi ci trasciniamo l'un l'altro, malgrado la disparità delle nostre forze. E anche quando tentiamo di staccarci non facciamo che attizzare il fuoco di chi è legato a noi - il nostro doppio, la nostra tragedia - e il fuoco che brucia noi stessi. Per questo, in mezzo all'esaltazione nazionalista che travolge oggi Israele, non guasterebbe ricordare che anche quest'ultima operazione a Gaza, in fin dei conti, non è che una tappa lungo un cammino di violenza e di odio in cui talvolta si vince e talaltra si perde ma che, in ultimo, ci condurrà alla rovina. Assieme al senso di soddisfazione per il riscatto dello smacco subito da Israele nella seconda guerra del Libano faremmo meglio ad ascoltare la voce che ci dice che il successo di Tsahal su Hamas non è la prova decisiva che lo Stato ebraico ha avuto ragione a scatenare una simile offensiva militare, e di certo non giustifica il modo in cui ha agito nel corso di questa offensiva. Tale successo prova unicamente che Israele è molto più forte di Hamas e che, all'occasione, può mostrarsi, a modo suo, inflessibile e brutale. Allo stesso modo il successo dell'operazione non ha risolto le cause che l'hanno scatenata. Israele tiene ancora sotto controllo la maggior parte del territorio palestinese e non si dichiara pronto a rinunciare all'occupazione e alle colonie. Hamas continua a rifiutare di riconoscere l'esistenza dello Stato ebraico e, così facendo, ostacola una reale possibilità di dialogo. L'offensiva di Gaza non ha permesso di compiere nessun passo verso un vero superamento di questi ostacoli.
martedì, 20 gennaio 2009, 13:06 *** link *** inserito da circolopasolini ***

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Un primo gruppo di giornalisti della stampa internazionale ha ottenuto il permesso di entrare a Gaza da Israele. In serata cominceremo ad avere le prime testimonianze del dopo cessate il fuoco, oltre a quelle già raccolte dalle Ong durante le tre settimane di guerra. In un articolo di El Pais di questo pomeriggio (19 gennaio 2009) si informa che si starebbero trovando molti cadaveri tra le macerie e titola il pezzo "Ci saranno molti funerali prima di poter ricostruire". Questa è una delle immagini pubblicate: il recupero tra le macerie del corpo di una bambina palestinese. Le altre che seguono sono del New York Times (ic)

Rescatede del cadáver de una niña palestina entre los escombros, en Gaza

Rescatede del cadáver de una niña palestina entre los escombros, en Gaza- AP

lunedì, 19 gennaio 2009, 18:58 *** link *** inserito da circolopasolini ***

Back home

Il Re dell'Arabia Saudita ha mandato a dire al governo attuale - e ai futuri - di Israele che l'opzione guerra-pace non può rimanere aperta per sempre e che prima se ne rendono conto e meglio sarà per tutti. Intanto l'Unione europea ha dichiarato che non contribuirà alla ricostruzione delle infrastrutture a Gaza [chi pensa male in questo esatto momento fa bene] finchè dovrà sottostare alle condizioni di Hamas. (ic)

An IDF soldier walking Monday to a bus stop in southern Israel, as Israeli troops pull out of Gaza. (Reuters)

An IDF soldier walking Monday to a bus stop in southern Israel, as Israeli troops pull out of Gaza. (Reuters) [Da Haaretz] [Un soldato israeliano si dirige, lunedì, verso la fermata dell'autobus nel sud di Israele dopo il ritiro delle truppe israeline da Gaza]
lunedì, 19 gennaio 2009, 15:26 *** link *** inserito da circolopasolini ***

Gerald Kaufman

Un nostro visitatore ci ha postato la traduzione del discorso che Gerarld Kaufman deputato al Parlamento di Londra ha tenuto il 15 gennaio scorso a proposito della guerra a Gaza. Di seguito trovate sia il video originale di quella seduta al Parlamento sia il testo tradotto con, per il quale ringrazio l'anonimo collaboratore. In rete circolano diverse traduzioni, avere a disposizione la versione originale mi sembra quindi adeguato. (ic)




Traduzione integrale del discorso parlamentare pronunciato il 15 gennaio 2009 dal deputato britannico Gerald Kaufman

Sono stato cresciuto come un ebreo ortodosso e un sionista. Su una mensola in cucina c’era una scatola di latta per il Fondo nazionale ebraico, dentro la quale mettevamo le monete per aiutare i pionieri a costruire una presenza ebraica in Palestina. Sono andato la prima volta in Israele nel 1961 e v i sono stato innumerevoli volte. Ho avuto familiari in Israele e ho amici in Israele. Uno di essi ha combattuto nelle guerre del 1956, 1967 e 1973 ed è stato ferito in due di esse. Il distintivo che indosso viene da una decorazione sul campo a lui insignita, che mi ha regalato. Ho conosciuto la maggior parte dei primi ministri di Israele, a partire dal Primo ministro fondatore David Ben-Gurion. Golda Meir era mia amica, così come lo è stato Yigal Allon, vice primo ministro, che, da generale, conquistò il Negev per Israele nella guerra del 1948 per l’indipendenza. I miei genitori vennero in Gran Bretagna come rifugiati provenienti dalla Polonia.
lunedì, 19 gennaio 2009, 12:54 *** link *** inserito da circolopasolini ***

Embedded

Pubblichiamo i reportage da Gaza proposti da "Il Corriere" di oggi, 19 gennaio 2009, di Lévi e Lorenzo Cremonesi.

Tsahal e il «riservista» Asaf. Perché Gaza non è Sarajevo
di  Bernard-Henri Lévi

Yuval Diskin è il capo dello Shin Bet, il mitico e temibile Servizio di sicurezza interna dello Stato di Israele. Per quanto ne sappia, non ha mai parlato. Comunque, non dopo l'inizio di questa guerra. Palestinian women Sunday viewing their destroyed house in the battle-scarred eastern area of Jabalya, in the northern Gaza strip. (AP)

[Palestinian women Sunday viewing their destroyed house in the battle-scarred eastern area of Jabalya, in the northern Gaza strip. (AP) Da Haaretz]

Ha una quarantina d'anni. È alto. Massiccio. Un aspetto da militare, smentito dal suo abbigliamento: jeans, scarpe da ginnastica e maglietta. Mi riceve, all'alba, nel suo ufficio a nord di Tel Aviv che, con le sue feritoie orizzontali, assomiglia a una casamatta. «Tutto questo per Sderot? — comincio io —. Questo diluvio di fuoco, e le vittime, per fermare i Qassam su Sderot, sulle altre città e sui kibbutz del Sud del Paese?». «Sì, certo — mi risponde irritato —. Nessuno Stato al mondo tollererebbe di veder cadere così, tutti i giorni, le granate sulla testa dei propri cittadini». Poi, visto che gli rispondo di saperlo e gli dico che, per una questione di principio e di solidarietà, vado a Sderot ogni volta che arrivo in Israele, e aggiungo che forse, negoziando, si poteva evitare di giungere a questo punto, egli s'interrompe, alza le spalle e, con il tono di chi decide, visto che gli altri ci tengono, d'entrare nei dettagli, riprende.«Bisogna che lei capisca, in questo caso, chi sono quelli di Hamas. Noi li conosciamo meglio di chiunque. Talvolta, ho l'impressione di esser capace di seguire in tempo reale anche le loro minime decisioni, talvolta di precederle. Ebbene, siamo consapevoli di tre cose».
lunedì, 19 gennaio 2009, 10:45 *** link *** inserito da circolopasolini ***