di Irene Campari
Lo sguardo distaccato è impossibile. Il
cheap ammorba l’aria; i
pelouche cinesi fan venire le allergie, i finti scudi dei finti cavalieri affascinano i bimbi minori di sei anni; la fantasia delle cortigiane fa invece venire l’acquolina in bocca a chi può solo immaginarle. Non c’è disoccupazione a Grazzano Visconti, non c’è crisi, ma simulazione di signoraggio e sudditanza storica, costumi d'epoca, new economy e menù a caratteri gotici a due passi dalle tangenziali. E tutto ormai appare un'estesissima Grazzano Visconti. Da un’inchiesta della Procura di Verbania si è scoperto che un alto ufficiale della Finanza si dichiarava cavaliere dei Templari annoverando (al cellulare) tanti uomini potenti nella sua “comanderia”. Un imprenditore milanesissimo – rampante con holding dedita alla green economy e aspirante templare - si sarebbe rivolto al Venerabile con deferenza e spirito di sottomissione. Dichiaro quindi la mia personale incompetenza riguardo ai moderni Cavalieri, riservandomi però un po' di nozioni storiche che mi pare nulla c'entrino con ciò che troppo spesso si legge nelle cronache e lontano dall'anedottica del Codice Da Vinci. Leggere certi elenchi vien piuttosto in mente la fantozziana Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare e il direttore megagalattico. E, sarà vile e rozzo, ma il mio spirito di fronte a certe commistioni tra tradizione e postmodernità è quello.
Tra gli hobbisti del Circolo del Croquet Ticino fondato a Garlasco da Giorgio Comerio (responsabile della Ocean Disposal Management che inaugurava progetti di smaltimenti tossici sottomarini), "notoriamente massone" come hanno scritto i Carabinieri, stando ai nomi elencati dal Pm Neri in Commissione parlamentare rispondendo ad una domanda di Elettra Deiana, insieme alla signora amministratrice di una società tunisina che produce elicotteri Ghibli, c’è anche un signore omonimo di un socio onorario di un’associazione cristianissima di Cavalieri, devota alla Madonna, con una dirigenza che proviene direttamente dalla Curia Vaticana e che dona dipinti di suoi associati alle cattedrali della nostra provincia, facendosi ritrarre sui quotidiani locali del lunedì con tanto di tunica; e nel mentre offre sostegno alla povertà nel mondo l'associazione plaude a cerimonie di investiture rimandando a siti di altri Cavalierati che molti appuntamenti stanno organizzando in giro per l’Italia. Tutto più che nell’ordine delle cose; tutto più che legittimo, magari i Cavalieri sono stati anche strumentalizzati come scrive Gomez su "Il Fatto", e comunque, ormai abbiamo acquisito, non c'è nulla di anacronistico. Ai Mori si sono sostituiti i comunisti, ai comunisti la povertà, e questa purtroppo è destinata a durare più dei primi e dei secondi.
Le armature medieval postmoderne sono a maglie d’acciaio e la rete fitta. Massoni storici che aspirano ad uscire dal grigio provincialismo delle logge scoperte per far carriera in quelle coperte, senza abbattere colonne, piuttosto innalzandone di nuove. Quella nata dal fallimento della Tubor srl, azienda di termosifoni di Verbania, è solo una delle inchieste nazionali che dipingono un angolo del nostro disgraziato Paese (
qui e Peter Gomez, "Il Fatto quotidiano" 2 ottobre 2009), destinata forse ad essere dimenticata come altre dello stesso calibro. Da Verbania l'inchiesta si è estesa a Palermo dove la Procura starebbe indagando su di una rete di Circoli di Dell'Utri.
di Irene Campari
Oggi è giornata di clamori per la libertà di stampa (d'espressione, di pensiero). Ho aderito, ma non partecipato. Lasciatemi quindi dire alcune cose che friggono sulla punta della lingua e delle dita. Quando mi sono accorta che non potevo comunicare ciò che ritenevo importante e che mi avrebbe tarpato le ali, privando di vitale informazione il contesto civile di Pavia, ho preso un'iniziativa: informare direttamente tramite un blog. Assumendomi direttamente tutte le resposabiità che ne conseguono; senza avere a disposizione studi legali, un editore che mi avrebbe coperto le spalle, un partito o coperture di ogni immaginabile risma. Ritenevo, infatti, (e ritengo) che la libertà di espressione e di informazione (non sono giornalista e quindi non posso parlare di stampa) siano diritti da esercitare in prima persona, garantiti e reclamati per coloro che li vogliano esercitare, ma non lo possono ragionevolmente fare. Ma se l'ho fatto io che non sono nessuno, perchè altri che avrebbero per posizione molto da dire, si limitano alla manifestazione solo quando si tratta di usare politicamente un indecente politica cialtrona nazionale? Perchè molti di coloro che oggi manifestano non si arrogano in prima persona il diritto di esercitare libertà di espressione e informazione su temi che hanno scardinato la vita democratica del nostro Paese ed insidiato le economie e le politiche locali? Quale la mafia, per esempio; o le lobby, o i conflitti di interesse. O non cercano, almeno in momenti cruciali, di non far sentire troppo soli quelli che lo fanno? Sinceramente, troppa ipocrisia mi nausea. E in giro ne vedo tanta. Ieri il governo di similpellemafioso è stato salvato dall'opposizione prevalentemente Pd. Non ho sentito nessuno di quelli che oggi hanno manifestato per la libertà di espressione e informazione chiedere a gran voce l'espulsione dal Pd di quei 36 che non sono andati a votare alla Camera, compresi i due concorrenti alla segreteria nazionale. Ma che razza di farsa infame è questa? E che razza di primarie fintamente democratiche stanno allestendo se poi è sufficiente il richiamo ai referenti imprenditoriali bipartisan (che godrebbero dello scudo fiscale) e alla non volontà di governare la crisi economica per richiamare a casa 36 deputati dell'opposizione di centrosinistra per non rischiare di far cadere il governo? E dovrei anche andare a manifestare con le persone che appoggiano questi comportamenti e salvano il vecchio bavoso e la sua impunità? Quanto bene ha fatto a Berlusconi non essere mandato a casa? L'hanno mica per caso aiutato ad evitare la galera anche questa volta? E allora se è Berlusconi a toglierci tutta la libertà e il diritto all'espressione e all'informazione quale occasione migliore per mandarlo a casa? E se non è stato possibile perchè 36 deputati non erano al loro posto, allora occorre chiedere che siano questi a stare a casa definitivamente. Senza se e senza ma. Poichè da ora in avanti sono anche questi 36 responsabili della mancanza di libertà in Italia.
Ma a noi piacciono le commedie, i palcoscenici dei teatri di provincia. E a manifestare oggi a Pavia mi hanno detto che c'erano anche persone che nel recente passato mi hanno intimidito (non solo me) con querele per quello che scrivevo e documentavo. Che senso ha allora manifestare insieme a queste persone? Perchè dovrei confondermi con coloro che non hanno esitato a farmi oggetto di tentativi di censura, di richieste indirette di silenzio, di controllo legale su tutto ciò che scrivevo e dicevo? Che hanno anche fatto cancellare articoli da questo blog direttamente dal provider, che non hanno avuto scrupolo di mobbizzare dei lavoratori. Eppure oggi quelle persone sono a manifestare "in piazza" per la libertà di espressione e di informazione, i più insidiosi tra i diritti, se si ha il coraggio di esercitarli e di rispettarli, ma i più vacui se solo urlati in una piazza di una città ordinaria di un giorno qualsiasi di un autunno di civiltà.
sabato, 03 ottobre 2009, 19:26 ***
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mercoledì, 30 settembre 2009, 14:13 ***
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L'articolo che segue è tratto da Il Manifesto di oggi. Riprende la storia di una delle navi dei veleni, la siriana Zenoobia, che abbiamo già raccontato qui. Palladino pubblica l'elenco delle aziende del nord Italia, europee e statunitensi che avrebbero smaltito i rifiuti velenosi nei bidoni trasportati dalla nave partita da Marina di Carrara e tornata dopo un anno e mezzo di giro del mondo al Porto di Genova. A quanto si sa, nessuno è stato processato. Tutto prescritto. Qualche causa civile ancora pendente dopo vent'anni. La deindustrializzazione in Italia è avvenuta così. E da quel processo sospeso e avvelenato è nata la nuova Italia postmoderna e mortifera che adesso ci dobbiamo sopportare, tra trafficanti e privilegi, impunità e ipocrisie.
Nel pubblicare l'articolo di Palladino de Il Manifesto corre l'obbligo di precisare che la società Jelly Wax (di Opera) non era di Renato Comerio ma di Renato Pent; Comerio è Giorgio ed è quello della Odm, dei missili e delle mine teleguidate. (ic)
Quei fusti griffati sulla nave dei veleni
È buia la stiva della motonave da cargo Zanoobia, ottantuno metri di lunghezza e la bandiera siriana sul pennone. Una oscurità che diventa improvvisamente pesante, insopportabile, quando i portuali entrano per verificare il carico. Il respiro viene a mancare, e la poca luce che scende in coperta appena illumina le pareti rigate dai liquidi fuoriusciti dai bidoni di ferro, accatastati su tre livelli, legati con corde. Migliaia di fusti, più di duemila tonnellate di scorie velenose, mortali, che hanno girato il mondo per un anno e mezzo. Approdate alla fine - il sette maggio del 1988 - a Genova, in quell'Italia che li aveva spediti per farli sparire verso le mete del neocolonialismo dei rifiuti pericolosi. Zanoobia è uno dei tanti nomi scritti nelle storie delle decine di navi dei veleni che hanno trasportato, grazie ad una rete criminale di mediatori, faccendieri e trafficanti, le scorie del nostro sistema industriale. Un viaggio tortuoso e silenzioso, partito da Massa Carrara un anno e mezzo prima, per approdare di nuovo in Italia dopo aver attraversato il canale di Suez, tre continenti, un oceano ed infine il Mediterraneo.
martedì, 29 settembre 2009, 17:30 ***
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di Irene Campari
"Navi e veleni: ma allora si sapeva già tutto?", se lo chiede Giuseppe Marchese, oggi 27 settembre 2009, dal sito Amantea.net. Certo che si sapeva già tutto; è l'altro aspetto scioccante di questa tragedia. Nel rapporto del 19 giugno 1995 di Legambiente intitolato “Rifiuti radioattivi: il caso Italia” (sottotitolo: L’inchiesta sulle navi affondate nel Mediterraneo- Libro bianco di Legambiente sull’eredità avvelenata del nucleare) c’era già scritto ogni cosa. Delle navi dei veleni, della Liguria come luogo di stoccaggio, transito e smaltimento, dei traffici di rifiuti radioattivi. Tutto veniva ribadito nel rapporto del 2002 dal titolo ancora più esplicito: “L’intrigo radioattivo” (sottotitolo emblematico: Il muro di gomma). Nel primo rapporto è scritto in Premessa: “
Il vero fattore di rischio insomma è il tempo: i contenitori eventualmente inabissati vanno incontro, infatti, a fenomeni di usura, che possono determinare fuoriuscite e perdite di materiale radioattivo”. Sono trascorsi 14 anni; nel frattempo c’è stato un immenso lavoro investigativo e conoscitivo e un impegno politico pressoché nullo. Nonostante le venti e più interrogazioni parlamentari presentate negli anni Novanta, la risposta è sempre stata la stessa: “nessuna”. Se il materiale contenuto in quelle navi fosse effettivamente radioattivo (un membro dell'Aise ha detto che sarebbero 55 le navi sparite di cui si conosce il luogo di inabissamento ) ci vorranno 24mila anni per il degrado, mentre i bidoni che lo contengono hanno più o meno in certe condizioni la nostra capacità di resistenza (a proposito: la vicenda del pellet radioattivo al Cesio137 scoperto in tutta Italia lo scorso giugno non se la ricorda nessuno?). Non ci sono però solo le navi; c'è anche il terreno, le "colline radioattive", le cave, i fiumi (Neto e Oliva?). In quei dossier era scritto anche della Ocean Disposal Management, dei suoi amministratori e delle società controllate e partecipate (in quelli di Greenpeace il riferimento al parallelo traffico d'armi era esplicito, come lo era nei verbali delle sedute di Commissione parlamentare); vi erano scritti i nomi delle navi e le loro storie; della ‘ndrangheta come gestore delle discariche e di alcuni trasporti, delle navi dei veleni e di quant’altro fu poi portato all’attenzione del Parlamento tramite audizioni delle Commissioni di inchiesta sui rifiuti, sia dei governi di centrodestra che centrosinistra. Era anche scritto che quei signori continuavano a fare affari, anzi aumentavano a dismisura il volume dei loro traffici e dei profitti (il capitale sociale della Odm nel 2002 era di 20 milioni di euro). L’inchiesta di Legambiente fu oggetto di un’audizione in Commissione nel 1997 (
qui). Si discuteva della “Rifiuti connection in Liguria” che molti punti di contatto ha con quella delle navi sparenti.
domenica, 27 settembre 2009, 22:40 ***
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di Irene Campari
Il sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo ha un crocifisso nel suo ufficio: «Per me, cristiano, è un simbolo importante. Anche per chi non crede, rappresenta la radice profonda della nostra società»." Talmente profonda, aggiungo io, e ormai introvabile. E' ciò che riporta La Provincia pavese oggi, 27 settembre 2009, a proposito della richiesta della Lega nord di appendere un crocifisso in sala Consiglio. Cattaneo, dall'alto dell'autorità morale conferitagli dalla sovranità orientale di un faraone, parla del crocifisso, anche a nome di coloro che non credono. Ma che ne sa, l'unto del faraone, di chi non crede? E come si permette? Che ne può sapere Cattaneo di chi crede o non crede e perchè? Noi adulti gli lasceremo dire ciò che vuole, poichè tra i fauni, i capri, i nudi prosperosi degli affreschi della sala Consiglio di Palazzo Mezzabarba ci sta bene anche il loro crocifisso. Ci sta benissimo. Mi appare fantastico che nella confusione di istituzioni laiche, radici della "nostra società", evasione fiscale, cassonetti tirati a lucido e bonifiche tutte da vedere, che il simbolo ormai legnoso del nostro comune bene si mescoli agli arcadici peccati della carne, alla voluttà vendicativa dei minotauri, ai putti vogliosi con frecce all'arco dipinti sopra gli scranni degli assessori della cattolicissima Giunta pavese. E così, come per le situazioni più esilaranti - e serie -, i nostri amministratori si fanno involontari protagonisti dei residui provinciali del cascame tridentino e catechistico appreso in ogni parte della penisola fin dalla tenera età. In fondo sono essi stessi stratificazioni storiche da tutelare come parte della memoria culturale di un Paese che si appresta a celebrare la breccia di Porta Pia con pubblici e politici funzionari capacissimi di inneggiare a Pio IX e alla sua lungimiranza. L'opposizione di centrosinistra (cristianissima) abbocca, e per voce di Brendolise fa sapere che il crocefisso è simbolo dell'amore. Niente di più azzeccato e adeguato al contesto. E allora lasciateglielo mettere, il crocifisso. Il barocchismo e il nostrano rococò lo prevedono, anzi lo impongono. Proponete piuttosto di integrare la scena appendendo alle pareti lunghe laterali l'immagine di San Pampuri e quella di Santa Maria Goretti. Un ottimo memento, quest'ultimo, dell'imprinting antropologico che suggerisce le politiche femminili. Tutti ribadiscono in coro e congiunti la loro totale fedeltà al crocefisso, il simbolo (dominante) della loro ipocrisia, come di ipocrisia si tinge la laicità pulitissima che nulla deve avere a che fare con i ruderi, i topi, i bambini sporchi. Come il loro cristianesimo che mescola indulgenza per le escort, per i magnaccia e gli utilizzatori finali, tenerezza per conti cifrati e amici superricchi, spalle offerte ai magoni dei potenti con lo sbattere in mezzo alla strada bambini poveri e altrettanto cristianissimi. L'importante è non dimenticarsi mai che il crocifisso all'uopo serve, come gli Zingari. I loro scudi, fiscali e morali.
domenica, 27 settembre 2009, 11:20 ***
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Un Risanamento che è ancora tutto da inventare di Fabio Tamburini
La durezza delle parole scelte dai pubblici ministeri di Milano per bocciare il piano di salvataggio presentato dalle banche per evitare il crollo definitivo di Risanamento colpisce. Nelle dieci pagine di memoria dei magistrati, nella sostanza, il piano viene bollato con un marchio infamante: essere molto simile a quello presentato nell'aprile 2008, che ha avuto esiti disastrosi. Tanto da far dubitare che possa raggiungere perfino l'obiettivo minimo di contrastare l'insolvenza a breve. La parola passa al Tribunale fallimentare che, a metà ottobre, deciderà nel merito. Le vicende di Risanamento vanno seguite con attenzione per almeno un paio di motivi. Il primo riguarda la vicenda specifica. Certo si tratta di un gruppo immobiliare che ha poche decine di dipendenti. Dunque, in caso di fallimento, non si manifestano problemi occupazionali drammatici. Ma sarebbe comunque un grande crack, destinato ad avere un impatto drammatico sull'intero settore. La seconda ragione consiste nel fatto che la banca più esposta è Intesa Sanpaolo, da sempre in prima linea nel sostegno al gruppo. Proprio Intesa Sanpaolo attraversa un momento delicato. Sia per la definizione dei rapporti di forza tra gli azionisti, con il presidente della Compagnia San Paolo, Angelo Benessia, determinato nel far pesare il ruolo di azionista numero uno dell'istituto. Sia sul difficile fronte dei rapporti con il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.
sabato, 26 settembre 2009, 13:50 ***
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Idroscalo. C'è anche chi lo vorrebbe abbattere. Tanto non c'è più nulla di autentico legato alla vita del fiume Ticino. Lo sostiene oggi un lettore su La Provincia pavese. E poi è brutto. Allora, dico, abbattiamo anche la tettoia di Piazza Vittoria; se della bruttezza dell'Idroscalo non abbiamo responsabilità, di quella della tettoia sì. Questa è una città che ha distrutto tutto ciò che poteva distruggere di legato alla storia del Novecento. Rimangono le lapidi ai caduti, in guerra, perchè quelli morti sul lavoro o nel loro letto, ma a causa del lavoro, pare non debbano avere monumenti a futura memoria. E non appaia una posizione ideologica; ho piuttosto la netta impressione che una certa ideologia abbia operato a Pavia negli ultimi decenni, atta a cancellare ogni segno della memoria del lavoro e di chi faticava. Romantica la statua alla lavandaia, certo, ma non era una categoria troppo sindacalizzata; il suo lavoro, per quanto faticosissimo, non era avvelenato dalla chimica e dalle ferriti che invece aumentavano i profitti degli imprenditori locali e importati; inoltre non lavava su terreni alla portata di ghiotte speculazioni. La lavandaia sì e gli edific

i dell'ex Snia no (costruiti con mattoni di argilla di una cava aperta appositamente); la palazzina Liberty della ex Neca no, l'ex consorzio agrario nemmeno. Ma dove andavano tutti quegli operai e lavoratori che negli anni Cinquanta arrivavano a Pavia da tutta la provincia in bicicletta nel buio e nella nebbia delle mattine d'inverno? Si chiederà qualcuno un giorno davanti a certe fotografie. A pescare a Ticino? Collaboravano con la lavandaia? Ma sì, buttiamo giù anche l'Idroscalo. E spingiamo affinché in sua vece venga impiantato un bel ristorantone galleggiante modello astronave con vista pelo d'acqua. Per l'Expo2015 hanno già riflettuto anche su questo. Nuovo, lucido e bello, con i cavedani di plastica mossi dai molendi vorticosi e inquinati dai residui di abitudini altolocate. Proprio quello che ci vuole per rinfrancarci nell'ormai identitario e salubre torpore. Per riavviare la memoria, dopo un così violento e inesorabile resettaggio, solo dal futuro ci è concesso farlo.
Irene Campari
[Foto da F.S.]
venerdì, 25 settembre 2009, 17:09 ***
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di Irene Campari
Il procuratore di Paola, Bruno Giordano, ha dichiarato oggi che avranno bisogno di tutto il sostegno dello Stato per continuare nelle ricerche sia delle navi sparite nei fondali al largo della provincia di Crotone sia per individuare le aree della costa e dell’entroterra dove si è certi siano stati occultati rifiuti velenosi e probabilmente radioattivi. Il Ministero avrebbe risposto più volte in queste ore alle sollecitazioni della procura di Paola. E speriamo che sia la volta buona. Lo dico con massimo scoramento poiché i fatti risalirebbero a più di vent’anni fa. La Jolly Rosso è spiaggiata il 14 dicembre 1990 ma ciò che in Commissione alla Camera i testimoni hanno descritto risalirebbe a tempo addietro e di certo organizzazioni di quella portata non si improvvisano. Che si accerti l’entità del danno (è retorico perché incalcolabile) fatto alla salute dei cittadini e al mare, all’ecosistema interno e marino delle coste calabresi. Perché ho l’impressione che sia stato perpetrato un crimine contro l’Umanità. E non ho alcuna voglia di esagerare. Come non sto esagerando quando dico che “vent’anni” richiamano la responsabilità di molti. Quei molti che potevano ben leggersi i resoconti stenografici delle sedute delle Commissioni rifiuti e quella per la morte di Alpi e Hrovatin. C’era scritto ogni cosa. Come tanto era già in Internet. In quegli anni, Internet esisteva già anche se non di pubblico utilizzo. Ma per i centri di ricerca, i settori miliari e quant’altro avesse accesso alle tecnologie avanzate, esisteva e veniva usato. E anche in questi anni, come alcuni cittadini e associazioni hanno voluto sapere, lo hanno potuto fare spendendo un po’ di tempo in Internet e hanno saputo. E i nostri Servizi cos’hanno fatto? Si possono supporre, come è già stato, alcuni nomi, alcune società, le quali progettavano e offrivano la loro mercanzia a mezzo mondo, anche ai governi. Avevano avuto addirittura accesso a centri di ricerca nucleare come Ispra, dove sono stati rubati anni fa anche dei prototipi; accesso anche ai maggiori porti italiani (La Spezia, per esempio, e Napoli). E se è vero che alcuni progetti di inabissamento delle scorie sono stati realizzati, dove e chi li ha realizzati? Quali sono le imprese che si sono prestate? Possibile che non si sia saputo? In questo periodo si stanno riaprendo i faldoni della stagione delle stragi mafiose e del presunto accordo Stato-mafia. Ma anche quello che sta emergendo con la prova della nave Cunski è paragonabile per drammaticità e gravità ad una strage. E quegli episodi, se si deve dar credito ai pentiti di mafia e ‘ndrangheta, sono avvenuti tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta.
lunedì, 14 settembre 2009, 17:25 ***
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di Irene Campari
Gli interventi precedenti sono
qui e
qui. Nel post "
Le navi sparenti (2)" abbiamo riportato il verbale della seduta della Commissione parlamentare sui rifiuti del 15 luglio 2004, e le parole del sottosegretario ai rapporti con il Parlamento che cita il
Progetto Urano. In un articolo della
La Gazzetta del Mezzogiorno del 9 agosto 2009 si raccontano in sintesi alcune vicende di cronaca relative al Progetto Urano.
"Primavera 1988, si scopre il il "Progetto Urano" da un borsone trovato a Brindisi. Un borsone dimenticato da un passeggero su un traghetto in partenza per la Grecia. E’ la primavera del 1988 e nessuno, nella sonnacchiosa Brindisi che ancora non ha conosciuto gli effetti devastanti della Sacra Corona Unita, immagina che quel borsone farà emergere uno strano intreccio tra pseudo agenti segreti e faccendieri di ogni risma che, dopo avere scelto come base operativa per i loro traffici il piccolo comune di Carovigno, scorrazzano in lungo e largo per il mondo. Una brutta storia di agenti deviati che finirà in una bolla di sapone. Tutti assolti. Quel «Progetto Urano» di cui i poliziotti guidati dall’allora vice questore Raffaele Urso trovano la prima traccia a Udine, nello studio di un tale di nome Luciano Spada, portaborse niente di meno che di Bettino Craxi, viene tacciato come il parto di un gruppo di truffatori che però non è stato mai attuato. Proprio per quel borsone trovato sul traghetto nel porto di Brindisi. E’ la procura di Roma, in quegli anni tacciata come il porto delle nebbie, che si appropria dell’inchiesta togliendola dalle mani degli allora sostituti procuratori Leonardo Leone de Castris e Cosimo Bottazzi. Ma, pare, che quel Progetto Urano non fosse il parto di un gruppo di truffatori. Pare proprio che si trattasse della pianificazione per lo smaltimento di rifiuti tossici nelle aree depresse del Corno d’Africa. E con lo stesso personaggio che dimentica il borsone sul traghetto di Brindisi si imbatte il magistrato italiano che, negli anni scorsi, indagava sull’assassinio della giornalista Rai Ilaria Alpi e del cameraman Miran Hrovatin, caduti un un’imboscata a Mogadiscio (Somalia) il 20 marzo del 1994. Sei anni dopo che la magistratura di Brindisi aveva scoperchiato il pentolone con una raffica di arresti; pentolone che nella capitale venne subito richiuso. E’ la primavera del 1988. I poliziotti della Squadra mobile di Brindisi intervengono sul traghetto per quel borsone sospetto. Si teme contenga una bomba. Invece, ci sono i documenti di un tale Guido Garelli, nativo di Taranto, residente nella Ats (Amministrazione territoriale del Sahara), e materiale illustrativo di ordigni, carri armati e persino una testata nucleare.
venerdì, 11 settembre 2009, 23:07 ***
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di Irene Campari
I Rom vanno sempre di moda quando c'è maretta, quando c'è un bisogno viscerale di proteggere i propri compagni dalle debolezze umane di chi ha il nostro Premier come modello esistenziale: "Tutti vorrebbero essere come me". Nessuno sosterrebbe mai di voler essere come un Rom. E quindi un imprenditore a cui sono stati elargiti miliardi dal Banco ambrosiano piduista, che aveva un conto alla Banca Rasini di Milano dove l'aveva anche Vittorio Mangano, "l'eroe", che ha fondato un partito sulla scorta del percorso costruito da una figura condannata in primo grado a nove anni di prigione per associazione mafiosa, che fondava il suo impero su società fiduciarie con sede legale alle isole Cayman, che minaccia e cerca di intimidire i magistrati antimafia, quelli che apriranno le udienze in cui testimonieranno coloro che c'erano all'epoca del Banco ambrosiano e in quella della stagione delle stragi, dichiara di essere invidiato da tutti gli italiani. Frequenta minorenni. Va bene? No. Berlusconi prima o poi lascerà il suo posto. Ma certi silenzi rimarranno lì dove sono stati piantati. Come quello delle Giunte di centrodestra a Pavia. Non una parola sulla lascivia istituzionale e sul senso di nausea provocato dal loro leader; non una parola sui processi in corso per mafia. Sono anche queste faccende private? Come il conto cifrato e la presunta evasione fiscale della signora Gariboldi in Abelli? O è proprio questa faccenda che proprio privata non è a far alzare il polverone sui Rom che risiedono a Fossarmato e a San Carlo? "La Provincia pavese" in un box non firmato scrive oggi, 11 settembre 2009: "
Come nel film di Nanni Moretti, alla fine qualcuno deve avere rivolto un invito alla giunta: «Dite qualcosa di destra». Così sono maturate sia la presa di posizione sul Barattolo che quella sui centri occupati dai rom. Non che, sugli argomenti, la giunta Capitelli avesse posizioni “morbide”. Ma quando, discutendo dello spostamento dei campi nomadi, si è registrato il “no, grazie” di un pezzo del Partito democratico e la puntualizzazione del vice sindaco leghista Centinaio («Sono 450 cittadini pavesi, mi auguro che si integrino») qualcuno si è stropicciato gli occhi e ha iniziato a mandare messaggi. Ora si tratta di far convivere, nella stessa amministrazione, l’anima cattolica di un Assanelli o di un Guerini e quella dura e pura del Carroccio. «Il fatto è - confida un esponente leghista di rilievo - che non puoi parlare sempre come se ti trovassi a Pontida. Chi ha avuto esperienze amministrative lo capisce, ma la base del partito no». Così si affrontano i ragazzi del Barattolo, che il sindaco in campagna elettorale aveva definito “privilegiati”, e i rom di Fossarmato. Si punta a ristabilire la legalità laddove la precedente amministrazione non ha saputo o potuto intervenire. E si fa finalmente “qualcosa di destra”. Per rassicurare l’elettorato." E sì, quando si tratta di legalità, l'elettorato di destra lo si rassicura con gli Zingari, non con la lotta strenua all'evasione fiscale e la condanna di comportamenti esibiti di clemenza, o con la censura di modelli antieducativi e offensivi della dignità femminile (e anche maschile per chi ce l'ha). La legalità come faccenda pubblica e morale vale solo per i Rom e per i poveracci che fregano le scatolette al supermercato. Per la supercasta sono invece solo e sempre "faccende private". Non dobbiamo disturbarli. In fondo si tratta di carità cristiana, a volerla vedere. Una pensionata del pubblico impiego, quale la signora Abelli, ha prestato nel 2007, 500mila euro al Signor Grossi che nel 2008 risultava a Il Sole 24ore il 79° uomo più ricco d'Italia tra quelli con società quotate in Borsa. E finisce qui,
cum laude.
venerdì, 11 settembre 2009, 12:19 ***
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Ce lo dice l'indagine. Invece di dar la colpa agli insegnanti, prendano ad esempio ciò che hanno fatto i ministri dell'istruzione fino ad ora: tagliare le classi sperimentali di lingue; non incentivare la letteratura europea e internazionale, ma fissarsi solo ed esclusivamente su quella italiana, e quindi invece di leggersi Rimbaud o Dostoevskij si legge - alla stregua di - l'ultimo scrittorucolo italiano ficcato nelle antologie dei bienni delle superiori. Trovatemi un'antologia di letteratura per un corso regolare che riporti poesie o scritti di autori "stranieri" (ma in letteratura nessuno è straniero - almeno qui!) con il testo originale a fronte; la geografia l'hanno cassata dall'insegnamento della scuola secondaria da anni, e gli studenti non solo non sanno dove sia il Tago, ma nemmeno l'Isonzo, per non parlare della Giordania. Sommino tutto ciò che hanno tagliato e fatto male e salta fuori la generazione dei test a pallini e del "vero o falso" dai confini molto molto limitati. Tempo fa mi sono sottoposta ad un test di ingresso per accedere alla Facoltà di Psicologia. La prima domanda: "Chi ha scritto Cent'anni di solitudine?". "La so, accidenti", ho pensato, e ho riempito con orgoglio lo spazietto. Poi ho sbirciato i miei vicini, e avevano, sia quello alla mia destra che quello alla mia sinistra, saltato la risposta. Ci dovevano pensare. E quindi se non lo pretendono dai ragazzi di sapere dove sia il Tago o chi sia Garcìa Marquez, qualcuno che insegna potrebbe pensare che sia dispensato dal saperlo egli stesso. In fondo in questo sistema da Stagione all'inferno, basta sapere dove sia L'isola dei famosi, e te la cavi. Io speriamo. Opps, "sperém".
Irene Campari
Ps. Almeno sapessero anche solo un briciolo di storia di quella che viene chiamata l'Isola dei famosi, conoscerebbero uno spicchio di storia del Novecento. La più tremenda.
I risultati di una ricerca dell'Osservatorio creato da Intercultura
Punte di eccellenza nel Nordest, scarsi i risultati nel Meridione
Scuole italiane poco internazionali.
I presidi: "Insegnanti disattenti"
Diciassette parametri per stabilire il grado di apertura al mondo
Manca l'informazione, difficile anche accedere ai finanziamenti
ROMA - Com'è difficile essere internazionali. Sì, perchè a dispetto delle "3 i" (inglese, internet e impresa), nonostante la partecipazione a progetti di scambio culturale e in barba a chi sostiene che ormai gli immigrati sono troppi e ci vorrebbero classi separate, i risultati della ricerca presentata questa mattina alla Camera dei Deputati dicono tutt'altro. Dallo studio dell'Osservatorio nazionale sull'internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca, nato quest'anno grazie alla Fondazione Intercultura, emergono dati poco incoraggianti sull'apertura delle nostre scuole allo studio delle lingue, ai gemellaggi e alla partecipazione a progetti europei.
lunedì, 07 settembre 2009, 18:17 ***
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commenti
di Irene Campari
Le parti precedenti sono qui. Il post dedicati al rapporto 2009 sono disponibili in un unico documento anche sulla banda laterale.
Al punto 3.2. Il rapporto 2009 tratta delle
operazioni finanziarie sospette.
L’attività sulle operazioni finanziarie sospette e gli scambi internazionali era stata “orientata” dopo l’abbattimento delle Torri gemelle nel 2001 e a seguito dell’estendersi delle azioni di terrorismo internazionale. Le segnalazioni dal 2007 sono di competenza della Uif (Unità di Informazione finanziaria della Banca d’Italia) (essendo stato soppresso l’Ufficio italiano cambi). Dal 22 aprile 2006 si è allargato il novero di categorie professionali con obbligo di segnalazione di operazione sospette. Sono stati inclusi notai, avvocati, commercialisti, mediatori, revisori contabili ecc.) Le segnalazioni provenienti da quelle categorie nel 2006 sono state 500. Dal 1997 al 2008 gli uffici via via preposti hanno avuto 72.428 segnalazioni sospette, di cui 3500 relative al terrorismo. Nel primo semestre del 2008 sono state 6500. A denunciare sono soprattutto banche, e nel Nord ovest. Il 40% sono segnalazioni di movimenti di denaro contante, seguono assegni circolari e bonifici. I flussi sospetti hanno riguardato l’usura, l’abuso finanziario, i videogiochi, gli scambi con paesi off-shore, e “giri di fondi riguardanti società operanti nel settore informatico”. (p. 45)
L’autoriciclaggio: avviene per esempio quando un soggetto dopo aver lucrato su attività illecite, trasferisce i proventi in luoghi sicuri e in modo anonimo. il rapporto considera come tutto ciò che accade dopo “un delitto”, spesso non sia considerato come penalmente rilevante, come per esempio la costituzione di società in paradisi fiscali. Dal punto di vista tecnico-giudiziario, sono considerati un evento post-factum e quindi non punibili. Ciò è in contraddizione con la legislazione europea e ha poco senso se si vuol contrastare con i dovuti strumenti la dimensione finanziaria della criminalità organizzata.
Nel “Pacchetto Sicurezza” era contenuto un articolo che prevedeva l’abolizione di quell’”anacronistica” norma di non punibilità". Ma nel corso dei lavori della Commissione è stato stralciato
domenica, 06 settembre 2009, 21:42 ***
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E' stato pubblicato da L'Unità il 31 agosto scorso il video che Grillo pubblica oggi sul suo blog e che il Corriere dice che sarebbe stato "scovato dal comico". Dare a Cesare quel che è di Cesare. Il video è ancora disponibile nell'archivio de L'Unità (irene campari):
Berlusconi buonista sulla (sua) tv tunisina di Francesco Costa
Tutto si può dire di Silvio Berlusconi, meno che non sia coerente. Recita il ruolo di pilastro dell'alleanza atlantica quando si trova a colloquio con Bush e Obama, ma non rinuncia alle effusioni con Vladimir Putin quando va in visita in Russia. Discute affettuosamente con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy salvo poi siglare importanti accordi energetici con Turchia e Russia. Va a braccetto con Gheddafi prima di firmare contratti petroliferi e poi rivendica il ruolo di paladino dei diritti umani e della democrazia quando torna in patria. Non importa quante giravolte gli tocchi fare, la politica estera del presidente del consiglio sembra avere una sola infallibile bussola: il proprio interesse.
Non stupisce quindi che Silvio Berlusconi, capo di un governo che ha promosso alcune delle norme più rigide d'Europa sull'immigrazione, dal reato di immigrazione clandestina ai medici spia, fino al sistematico ricorso ai respingimenti al confine, si trasformi in un agnellino terzomondista quando si trova in visita nei paesi del Nordafrica.
sabato, 05 settembre 2009, 23:01 ***
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di Irene Campari
Di notte capita che scorrendo le agenzie con la mente poco lucida si accumulino le notizie e si impastino come uno knodel. Alba del 4 settembre: Antonio Di Pietro sfrutta il Ddl anticrisi per rivalutare una sua proprietà immobiliare e la società che la detiene passa dall’aver un capitale di 600mila euro e rotti a 850mila. A2A, la multiutility per i servizi idrici ed energetici ha acquistato fino al 34% delle azioni della società di distribuzione del gas in Montenegro. Ne deteneva solo l’8%. I genitori conservatori di alunni di una scuola del Texas impediranno ai loro figli di assistere all’incontro delle loro classi con il presidente Obama perché non vogliono che alla loro prole siano inculcate idee socialiste. La Casa Bianca replica che il presidente parlerà solo del valore dello studio e della bontà dei sacrifici che richiede. Gli Stati Uniti permetteranno ai cittadini statunitensi che hanno parenti a Cuba di andarli a trovare quando vogliono e per quanto tempo desidereranno, potendosi portare con sé qualche dollaro in più di prima. L’Espresso pubblica un po’ di nomi tra i 552 presenti nel portatile dell’avvocato Fabrizio Pessina. Alcuni citati dalla rivista sono tra i soci della Mb, banca milanese di Giuseppe Garofano e Fabio Arpe che aveva tra i soci di minoranza anche Alfio Marchini. Da qualche mese è commissariata. E allora mi vengono in mente alcune cose, e la mente va; vaga nei meandri del capitalismo finanziario che qualcuno si ostina ancora a chiamare italiano. E questo con le vicende giudiziarie non c'entra nulla.
Tra i soci della succursale luganese della banca di Fabrizio Pessina, Wmk bank - con cui Mb sarebbe in affari - ci sono altre persone importanti, le quali però fanno solo il loro lavoro di bravi professionisti, e poi sono cittadini lussemburghesi. Dal Giornale cantonale del commercio del Ticino 25.01.2005 (02678332 / CH-524.9.010.215-4): ”
La succursale [Wmk bank] si prefigge di prestare supporto e servizio amministrativo alla casa madre. Persone iscritte: Moreschi, Luisella, cittadina lussemburghese, in Lussemburgo (LU), amministratrice; Jupille, Patricia, cittadina francese, in Lussemburgo (LU), amministratrice; Vigneron, Frédérique, cittadina belga, in Lussemburgo (LU), amministratrice; Cinarelli, Angela, cittadina lussemburghese, in Lussemburgo (LU), amministratrice; Merello, Mario, cittadino italiano, in St. Moritz, amministratore; Zanoni, Siro, cittadino italiano, in Formigine (IT), amministratore; Pessina, Fabrizio, da Mendrisio, in Morbio Inferiore, presidente e direttore della succursale, con firma individuale". E’ stata chiusa nel 2005. Luisella Moreschi è amministratrice di molte società lussemburghesi - spesso con la lussemburghese Angela Cinarelli, la belga Frederique Vigneron e la francese Patricia Jupille - con sede in Boulevard Royal 8, Luxembourg. Per esempio
Lmc Group, società fiduciaria fondata nel 1994, nel 2000 ha cambiato nome. Lmc sta per Luxemburg management company, è specializzata in “Spf”, gestione di patrimoni familiari e offre consulenza per l’apertura di società in Regno Unito, Irlanda, Stati Uniti, Belgio, Olanda, Portogallo, Cipro, Ungheria, Australia, Montenegro.
venerdì, 04 settembre 2009, 19:15 ***
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Cosa vuoi commentare una situazione così? Un Presidente del Consiglio che nel giro di quattro giorni querela un quotidiano di opposizione per alcune domande, permette al suo giornale di far volare stracci sporchi contro l'unica voce cattolica che si è alzata contro la sua lascivia pubblica e modello di corruzione politica per le giovani generazioni e ingiunge all'Unione europea di non riprendere più il suo governo per le politiche razziste e disumane dichiarando che non lascerà che le minoranze lo critichino. L'Europa sapeva già del carattere del premier italiano dalla stampa internazionale, decisamente più libera di quella nazionale e che non ha lesinato notizie e commenti sulla impresentabilità di Berlusconi. Ma mi chiedo - preoccupata - l'opposizione dov'è? Quanti dossier maldestri e pericolosi dovranno ancora circolare prima che si svegli e comprenda il ruolo che or ale deve attenere e senza tentennamenti? Il 15% alla ultime elezioni europee conquistato da Cohn Bendit e il 19% di Lafontaine nei
Länder tedeschi saranno un segnale importante o no? Che cosa ci dobbiamo ancora aspettare prima di sentir dire una parola dal Pd all'altezza della situazione? Sono più importanti le primarie tra le tre galline rosse, bianche e gialle del Pd o sarà più importante evitare all'Italia un altro periodo buio in cui a dettar legge sono le deviazioni, gli avventurieri, gli anonimi, i fascisti e i piduisti riciclati o nuovissimi? Non siamo in uno stato di emergenza che richiederebbe l'elezione immediata di un Segretario nazionale del maggior partito di opposizione? Perchè non sarà mica qualcuno che in qualche paradiso fiscale ha messo al sicuro qualche soldo per soffiare sul fuoco in un periodo di massima crisi, di disoccupazione ai massimi storici (anche per i lavoratori interinali) (
qui), e di lavoratori che salgono sui tetti? Non vorremmo aver imparato troppo dallo studio della storia d'Italia degli ultimi quarant'anni.
Irene Campari
E sull'opposizione italiana: «Nessuna considerazione per i miei avversari»
Berlusconi attacca i commissari Ue: «Tacciano, parli solo il presidente»
Nel mirino i portavoce di Bruxelles: «Stiano zitti o blocco il Consiglio europeo». La replica: siamo davvero sorpresi.
martedì, 01 settembre 2009, 23:39 ***
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di Irene Campari
L’esponente del Pd Enrico Beltramelli, laureato e farmacista, ha espresso nei giorni scorsi su La Provincia pavese la sua opinione sulla collocazione della comunità Sinti pavese: “Visto che di posizioni personali parliamo, voglio ricordare che la collocazione del campo nomadi nella zona all’esterno del carcere è stata da me sostenuta durante la seconda amministrazione Albergati in quanto zona già servita dai mezzi pubblici, ed aspetto non secondario anche la presenza del carcere presidiato dalla forza pubblica. Inoltre la zona è sufficientemente distante da agglomerati abitati da cittadini”. Tradotto nel dialetto à la page: “föra di ball”. E per stare ben dentro i confini della locale tradizione, è bene far propria la lettura dell’intervento di Mauro Ferraresi, laureato e ingegnere, questa mattina, 31 agosto 2009, su Il Punto, dal titolo: “Non chiamateli nomadi, sono “sìngur””. Il buon Adriano Callegari (non laureato), grande artista del “treppo” che di tradizioni di certo se ne intendeva, avrebbe più elegantemente interrotto la performance del suo gruppo (i signori Cavallini) per calamitare l’attenzione del pubblico con un: ”Ho sentito una voce là in fondo che diceva: “Andiamo via questi sono Zingari!”. E no Signore, non siamo Zingari!". Callegari se ne intendeva di imbonimento, e quella sua espressione era veramente il frutto di un sentire popolare e antropologico che nulla ha a che fare con il modo in cui Beltramelli e Ferraresi (e molti altri) guardano ora agli Zingari. Mentre sembra che abbia molto a che fare l'atteggiamento di Ferraresi, per esempio, con l’uso che Callegari faceva degli Zingari: attirava l’attenzione del pubblico su di sé richiamando il diverso per antonomasia, fingendo che fosse il pubblico a sollecitarlo; nello stesso tempo rimarcava una diversità da sé, dal suo pubblico rispetto agli Zingari. E l’indifferenziazione era battuta. E’ proprio ciò che Ferraresi (area leghista) e Beltramelli (amministratore Asm) inconsapevolmente fanno: distraggono l’attenzione con il tema “sìngur” su di una stampa che, almeno nel caso di Ferraresi, non ha speso una parola una sul caso Gariboldi. Eppure avrebbe dovuto essere una notizia per i lettori appena rientrati dalle ferie. Commentare l’articolo di Ferraresi mantenendo fair play è ostico. Il nonno gli avrebbe inculcato l’idea che ha ora degli zingari: rubano i bambini, rubano tutto, rapiscono. “nei supermercati le zingare rubano e si legano i neonati sotto le gonne” […] “Secondo il mio modesto parere, il Comune, civicamente impegnato, deve prima di stabilire il massimo livello di presenza demografica degli extracomunitari in genere; di conseguenza dimensionare ed individuare un’area, proporla agli extracomunitari e zingari ordinando lo sgombero delle aree Palespo e via Giulietti”. Ferraresi deve essersi perso il passaggio storico dell’ingresso della Romania in Europa. Dalla Romania provengono i “sìngur” Rom di Pavia. I Sinti sono a Pavia da quarant’anni. Non so da quando vi sia Ferraresi. Da una persona laureata e avvezza a far conti – lasciando cadere i temi della sensibilità e dei diritti troppo sbilanciati – mi aspetterei ora la stessa acrimonia e lo stesso insistere sul “rubare” rivolto anche a coloro che sistematicamente evadono il fisco. Rivolto a chi sostiene pubblicamente e da amministratore pubblico che un conto cifrato all’estero “è solo questione di evasione fiscale e con una multa si sistema”. Un giornalista ha scritto che l’evasione fiscale che uscirebbe da recentissimi indagini su conti esteri sarebbe dell’ordine dei 2,4 miliardi di euro. Sono soldi rubati a noi, tutti a noi. Sa Ferraresi cosa si potrebbe fare in Lombardia (tanto per rimanere nei sacri confini della ricchezza perbene) con quei quattrini? Sa cosa non si può fare perché sono nei paradisi fiscali? Sa quante case popolari, quante imprese si potrebbero salvare? Quanti consumi incentivare? Quanti percorsi di integrazione per quei bimbi sotte le gonne delle madri nei pressi dei supermercati? Sa che negli Stati Uniti un amministratore pubblico mai potrebbe sostenere di aver evaso il fisco senza trovarsi dopo cinque minuti l’F.B.I alla porta? Sa Ferraresi che qualche giornalista ha scritto che tra i 552 nomi trovati negli elenchi dell’avvocato svizzero Fabrizio Pessina ce n’erano "200 lombardi e anche qualche politico”? Sa Ferraresi quante società e imprese italiane nascondono sotto le gonne monegasche, lussemburghesi, cipriote, tortolesi o montenegrine i loro gruzzoli e a noi non resta niente? Sa Ferraresi quanto siano nomadi i capitali? Perché l’ingegnere e anche il farmacista non impegnano la loro competenza nel verificare sotto quali gonne forestiere ed extracomunitarie si nasconda la ricchezza italiana sottratta allo Stato e a noi? Vorranno lor signori occuparsi dei capitali, i veri nomadi e autentici extracomunitari? Però il dialetto non basta, serve un po’ di inglese che sicuramente è di loro competenza.
lunedì, 31 agosto 2009, 20:58 ***
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Gli affari tra Italia e Libia pare vadano a gonfie vele. Autostrade, Enel, igienizzazioni di intere città. Nell'ultimo incontro pare si sia discusso di Autostrade libiche da costuirsi da parte di colossi italiani del settore (non sono molti e sempre gli stessi). Ma già durante l'ultima visita di Gheddafi in Italia di qualche mese fa anche di affari sembra si sia parlato, almeno a dar credito ad un articolo del Corriere del 28 novembre 2008 (
qui) che cita Il Mondo; sarebbe la società Biancamano, quotata in Borsa, ad essere entrata in affari "
con la Libia di Gheddafi: 520 milioni di euro per l’igienizzazione del Bengasi, la seconda città libica. Secondo Il Mondo (n. 47), sarebbe il primo grande appalto conquistato da un'impresa italiana dopo l' accordo del 30 agosto fra Silvio Berlusconi e il leader della Jamahiryya Muhammar al Gheddafi". Biancamano spa è una delle cinque grandi Holding italiane che si occupa di smaltimento di rifiuti. Nel 2008 hanno partecipato - come unici concorrenti con la società Aimeri (a suo tempo società dell'Enel che ha poi dismesso il ramo rifiuti, conferendo le società al Gruppo Camuzzi Gazolin che a sua volta le ha cedute un po' alla holding di Giuseppe Grossi - Svarim - e un po' a Biancamano - Aimeri) - e vinto l'appalto per la gestione dei rifiuti a Gela e circondario (ATO Caltanisetta 2) (Corriere di Gela
qui e
qui). L'allora Sindaco di Gela Crocetta si era di molto arrabbiato poichè il bando prevedeva che a partecipare fossero solo ditte con un capitale sociale pari all'importo della gara o superiore. Questo escludeva tutte le altre piccole imprese locali. Alcune delle quali salirono sul tetto di ATO CL2 e ci stettero qualche giorno. La cosa non è ancora stata chiarita del tutto e l'appalto è ancora sospeso; i proprietari di Biancamano hanno dichiarato di aver intentato azioni legali nei confronti dei Crocetta (ora deputato europeo Pd) poichè avrebbe leso con azioni "da turbativa d'asta" la loro reputazione di società quotata in Borsa. Biancamano si era già aggiudicata gli appalti per la gestione di rifiuti a ATO Catania 2 e 5, nonchè a Catanzaro. Ed è in attesa delle aggiudicazioni per gli Ato di Lecce 2 e Bari 5. Nel resto d'Italia operano con Acquazzurra srl ad Alassio e sono concessionari della mega discarica di Ponticelli vicino ad Imperia; nel nord hanno appalti a Barga e Castellanza. Biancamano è dei fratelli Pizzimbone (Gian Battista e Gian Paolo) che controllano la società tramite fiduciarie lussemburghesi a sua volta controllate da società di diritto cipriota. Gian Paolo Pizzimbone (
qui) è nel direttivo nazionale dei Circoli di Dell'Utri. Ha fondato insieme al fratello i Circoli del ponente ligure. E' diventato deputato del Pdl in Sicilia essendo stato l'ultimo dei non eletti nel 2008 ma subentrato in seguito a Stefania Prestigiacomo. Il 4% circa di Biancamano è della società francese Financiere de Champlain che ha una quota eguale anche in Sadi società di Giuseppe Grossi (i dati sono della Consob). Gian Paolo Pizzimbone è anche console onorario italiano in Congo. Gli affari chi li fa nel capitalismo italiano, Cipro? il Lussemburgo? Che mai nessuno si chieda quale sovranità abbia ormai l'economia italiana è ben strano. Noi ce lo stiamo chiedendo.
Irene Campari
L'ITALIA E LA LIBIA VANNO A LETTO INSIEME
Berlusconi si reca in Libia e sancisce definitivamente il lancio dei lavori per la costruzione di 1200 chilometri di autostrade nel paese del dittatore Gheddafi. I due s'intendono a meraviglia.
Impregilo e Ligresti non stanno più nella pelle per le belle notizie. L'ENI soffre in quanto una grossa parte dei fondi necessari sono stati presi aumentando le tasse SOLO al colosso petrolifero italiano (che è stato costretto a tagliare il dividendo...e a perdere l'appeal da parte degli investitori istituzionali). Gli Italiani soffrono, in quanto queste tasse stanno facendo lievitare il prezzo della benzina per i cittadini. (L'Eni cerca di mantenere a tutti i costi i profitti a danno degli italiani).
lunedì, 31 agosto 2009, 12:05 ***
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