l’attiguo complesso della Mostiola e l’orto-giardino circostante - che senza alcun dubbio sono i più significativi del centro storico di Pavia. Una parte rilevante della storia della città, sia durante i secoli longobardi sia nell’epoca immediatamente successiva, si svolge da quelle da quelle parti. E la discesa di via Porta dove gli edifici venduti stanno a dirimpetto della Torre e del Palazzo Belcredi, il giardino cintato dal vecchio muro di mattoni rossi di via Adeodato Ressi, quel che resta della chiesa della Mostiola, riassumono - in poche centinaia di passi - buona parte di quello che la Pavia medievale riesce a dire al nostro sguardo. La città e i suoi visitatori fino ad ora hanno potuto godere assai poco di questo patrimonio. Sono passati davanti all’edificio sempre più cadente della Fondazione Nascimbene. Hanno occhieggiato nell’orto-giardino da un cancelletto di ferro di via Ressi. Poi, se sono stati fortunati, hanno potuto buttare uno sguardo a quel che resta della Mostiola nell’attimo in cui qualcuno dei passati proprietari apriva il portone massiccio per entrare o uscire. Francamente, per essere il cuore del cuore di Pavia, quell’area non dava affatto il meglio di sé. Segnava piuttosto, col passare degli anni, un incipiente degrado che poneva concreti interrogativi sul miglior uso che sarebbe potuto farne di tutta l’area.
Cementare le relazioni è importante, rende l'idea di solidità. E anche noi ci sentiamo più solidi. Ci si permetta però un piccolo ragionamento flessibile in mezzo a tutti questi mattoni e cemento armato. La Mostiola sarà sede dell'Eucentre, la qual cosa, ossia la Mostiola (piuttosto che la mission del Centro di ricerca) porterà a Pavia "400" ricercatori. Alla Mostiola non ci stanno tutti; potrebbe quindi ritornare utilissimo togliere le sterpaglie dallo scheletro dell'edificio in Via Abbiategrasso a suo tempo dedicato all'ex Polo tecnologico. L'ing. Calvi ha liquidato tre settimane fa la società "Nuova Certosa" nata proprio per il progetto del Polo poichè "scatola vuota", mentre contemporaneamente - a quel che se ne sa - comperava la Mostiola. Che Eucentre vada a sostituire il progetto cittadino di Polo tecnologico? 400 sono i ricercatori che il Polo avrebbe potuto attrarre a Pavia; 400 sono quelli dichiarati da Eucentre come in arrivo a Pavia dopo la ristrutturazione de La Mostiola e il suo passaggio all'ing. Calvi. Ma 400 ricercatori a fare cosa? Ci dobbiamo porre anche queste domande in un momento in cui è cruciale la ricostruzione di un tessuto occupazionale e produttivo credibile e duraturo. Eucentre fa previsioni sulla stabilità degli edifici durante i terremoti e movimenti tellurici; impiega tecnologie piuttosto consolidate quali i sistemi di informazione geografica o Gis, elaborazione di immagini da satellire (remote sensing) e quant'altro offra il settore ormai da più di vent'anni. Per questo tipo di elaborazioni bastano tuttavia solo alcuni computer e qualche tecnico ben preparato. 400 maestranze sarebbero un'enormità; ben accetta s'intende. Solo si vorrebbe capire meglio come sarà impiegata e su quali progetti. Già il Ponte sullo Stretto richiederebbe un impegno di analisi non indifferente, data la sismicità del luogo. Progetti e grandi opere di questo tipo potrebbero motivare la dimensione prevista per il centro di ricerca. Verrebbero anche a formarsi? Ma centri di formazione su quei sistemi di rappresentazione dei dati territoriali e statistici ce ne sono un po' in tutta Italia ormai, pubblici e privati, che hanno una tradizione ben più lunga di quella pavese. E allora ci chiediamo, sperando di ottenere una risposta plausibile: perchè si è fatto morire il progetto di Parco tecnologico? è un caso che ciò sia avvenuto dopo che l'Eucentre si è insediato in via Abbiategrasso e ora nel cuore del centro storico di Pavia? E perchè Pavia ora può vantare, sempre tramite il ruolo istituzionale dell'ing. Calvi, una posizione di visibilità nella Protezione civile nazionale, mentre quando, tramite la stessa, si potevano mantenere all'ex Arsenale 240 posti di lavoro trasformandolo in sede operativa regionale della protezione civile, si è preferito non farlo lasciando che gli immobili di via Riviera fossero messi in vetrina alle fiere immobiliari?
... Un tesoro che i pavesi chiamano semplicemente serra Poggi e che gli storici ci dicono essere stato il cuore verde della reggia di Teodorico.
Quel giardino - è la voce che si rincorre in questi giorni in città - è in pericolo. Si racconta di parcheggi sotterranei che si vorrebbero costruire anche lì, dopo i lavori già avviati alla base della vicina collinetta di San Primo. Favole da esorcizzare in un luogo di fiaba che ha ispirato qualche anno fa un fortunato romanzo per ragazzi (autrice Lucia Torti) nel quale un gruppo di ragazzini agguerriti salvava da sicura speculazione proprio la serra del fioraio Poggi. Paure e favole che da un libro oggi riemergono a turbare la realtà. E’ vero, l’assessore all’urbanistica Franco Sacchi rassicura e promette «quel giardino non si tocca». Eppure sono sempre più frequenti le voci di associazioni e di cittadini che temono per Pavia, che sono preoccupati di vedere scomparire tracce importanti, seppur nascoste e trascurate, dell’anima più autentica della nostra città. Sono allarmi che invitano a vigilare di più e meglio. Che sollecitano anche politici e amministratori e non distrarsi. Che dovrebbero obbligare tutti a conoscere sempre meglio la storia della nostra città.
Il presidente Ferrari: «Non faremo nessuna speculazione»