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Greenpeace Action Pact

Roma 5 dicembre 2009


L'ACQUA è un bene pubblico e comune NON mercificabile.

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Dossier Festival 2006

Pogrom 2007
La Gandina di Pieve


Bonifiche lombarde

da L'Espresso, via Dagospia

GUAI GROSSI (GIUSEPPE) PER FORMIGONI - IL GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA NEGA I RAPPORTI COL RE MIDA DELLE BONIFICHE MA SUOI STRETTI COLLABORATORI SI OCCUPARONO DI UN AFFARE DA 120 MLN – L’IRRESTIBILE ASCESA E GLI AMICI DELL’INDUSTRIALE: DA ABELLI A PAOLO BERLUSCONI, da don verzé A MARIO RESCA, AMATISSIMO DA SILVIO

di Vittorio Malagutti per "L'espresso" (ha collaborato Michele Sasso)

Sostiene Roberto Formigoni di "essere totalmente estraneo". Dice che la storiaccia brutta del re Mida Giuseppe Grossi, l'uomo che trasformava i rifiuti in oro, non lo riguarda minimamente. Il governatore della Lombardia si ritaglia un ruolo da semplice spettatore. Che c'entra lui con la velocissima ascesa di un imprenditore spuntato dal nulla una dozzina di anni fa e ora accreditato di un patrimonio miliardario, tra immense collezioni d'auto d'epoca, jet privati, yacht, tenute di caccia e centinaia di case sparse per l'Italia? E, soprattutto, che c'entra Formigoni con i guai di Grossi? Già, perché dal 20 ottobre re Mida è in carcere. Dalle sue società nei paradisi fiscali sono spuntati 22 milioni di fondi neri e la procura di Milano ne chiede conto e ragione. I magistrati indagano sul gigantesco business delle bonifiche ambientali a suo tempo affidate a Grossi nell'area milanese. Quella di Montecity-Santa Giulia a Rogoredo, ormai ultimata.  E poi l'incredibile vicenda dell'area Sisas di Rodano-Pioltello, un risanamento ambientale progettato "senza alcun intervento di finanziamenti pubblici" e che adesso, invece, rischia di pesare per decine di milioni sui bilanci dello Stato e della Lombardia. Formigoni, però, si chiama fuori. Certo, lui Grossi lo conosce.
venerdì, 27 novembre 2009, 20:37 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

«In Regione una seduta per l'operazione Sisas»

Bonifiche Santa Giulia: «In Regione una seduta per l'operazione Sisas». I collaboratori di Formigoni si riunirono in giunta l'8 aprile per la mediazione con Giuseppe Grossi.

MILANO - Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni ha negato di avere rapporti con l'imprenditore Giuseppe Grossi, arrestato nell'ambito dell'inchiesta Montecity-Santa Giulia. Tuttavia i suoi collaboratori si occuparono di una bonifica da 120 milioni di euro: lo sostiene il settimanale L'Espresso in un servizio il cui contenuto è stato anticipato e che sarà pubblicato nel prossimo numero. Nel servizio viene ricostruito l'affare di almeno 120 milioni di euro attorno all'operazione Sisas e il ruolo di alcuni stretti collaboratori del presidente lombardo e della Regione.LA SEDUTA DELL'8 APRILE - Il settimanale rende pubblico l'ordine del giorno della seduta di giunta regionale dell'8 aprile 2009, numero 161, che recita testualmente: «Ipotesi di atto integrativo inerente l'assetto pianificatorio dell'area ex Sisas». Il relatore designato è appunto Roberto Formigoni. «Del resto, come confermano numerose fonti interpellate, il lungo iter di approvazione della bonifica Sisas è stato sempre seguito dalla Direzione centrale programmazione integrata, una struttura che fa capo direttamente alla presidenza della Regione». IL «PARACADUTE» - L'Espresso ricorda il ruolo di Marco Carabelli, collaboratore di Formigoni, nella mediazione con Grossi: «Il negoziato si è concluso esattamente come Grossi sperava. Tra aprile e giugno la giunta regionale gli ha confezionato un paracadute su misura. Soldi pubblici, 12 milioni di euro, per coprire quelli che vengono definiti gli extracosti della bonifica. E altri 32 milioni (più altrettanti stanziati dal ministero dell'Ambiente) qualora l'operazione Sisas "non consegua", per dirla con le parole di Umberto Benezzoli, direttore generale dell'assessorato lombardo all'Ambiente, "gli obiettivi di equilibrio economico finanziario posti". »In altri termini, se per qualunque motivo non andasse in porto la speculazione immobiliare progettata sull'area bonificata (240 mila metri quadrati di nuove costruzioni, di cui quasi 100 mila destinati a un centro commerciale), allora sarà la Regione a pagare il conto».

26 novembre 2009 - Milano Corriere.it

[da Giorgio]

 

venerdì, 27 novembre 2009, 18:09 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

"Gli affari di Mister Gelmini geologo double-face"

di Paolo Biondani

Nubi sull'attività del professionista lombardo, futuro sposo del ministro dell'Istruzione. L'inchiesta dei pm milanesi sui 22 milioni di fondi neri nascosti all'estero dal re delle bonifiche Giuseppe Grossi, ora minaccia di allargarsi a tutto il suo settore: cave e discariche, edilizia e lavori stradali
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Mariastella Gelmini sta per sposare un bel conflitto d'interessi. Il promesso sposo del ministro della Pubblica istruzione è un professionista lombardo che, dopo 15 anni di tranquille esplorazioni tra società private e organi pubblici, in questi giorni è per la prima volta in ansia. E non solo per le nozze o per l'attesa del figlio che sta per regalargli Mariastella. A preoccupare Giorgio Patelli, 51 anni compiuti il 26 ottobre, nato e cresciuto a Bergamo, è l'inchiesta dei pm milanesi che, partendo dai 22 milioni di fondi neri nascosti all'estero dal re delle bonifiche Giuseppe Grossi, ora minaccia di allargarsi a tutto il suo settore: cave e discariche, edilizia e lavori stradali, disinquinamento e movimento terra.  Un business milionario, dove l'arbitro degli affari è la politica. Del suo ruolo di geologo double-face, Patelli ha dovuto parlare in tribunale, in un'imbarazzata deposizione finora rimasta nei cassetti della procura. È il 20 dicembre 2005. A Milano è in corso l'ennesimo processo sulla corruzione imperante ai piani alti dell'Anas. In aula il teste Patelli giura di dire tutta la verità. Materia del contendere: la maxi-cava degli scandali di Pontoglio. Il sindaco di questo comune bresciano ha appena documentato e spiegato ai giudici le proteste popolari, sostenute perfino dalla Curia, contro l'autorizzazione concessa dalla Regione Lombardia alla Cavalleri spa: una cava-monstre da 962 mila metri cubi che scaverebbe un buco nero, profondo 22 metri, nella falda che disseta l'agricoltura più ricca d'Italia. Il permesso è firmato da Cinzia Secchi, responsabile del settore cave e bonifiche del Pirellone.
giovedì, 26 novembre 2009, 19:46 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

"Una stanza nasconde i segreti di Santa Giulia"

di Luca Fazzo e Enrico Lagattolla

I segreti della bonifica di Santa Giulia riempiono una stanza al piano terra di via Canzio, negli uffici dell’Agenzia regionale per l’Ambiente. Decine di faldoni che raccontano la storia di Montecity, dall’epoca del polo chimico della Montedison a quella delle residenze di lusso firmate Norman Foster. È una storia di controlli eseguiti dai tecnici dell’Arpa. Di verifiche puntuali, ma fatte con strumenti ridotti. Perché la normativa assegna agli esperti della Regione un ruolo quasi marginale. Analisi a campione su indagini concluse da altri. Ossia, dalla stessa «Risanamento spa», la società di Luigi Zunino che ha acquistato l’area. E in particolare da Claudio Tedesi [direttore di Asm Pavia e Asm Vigevano, NdR], consulente il cui nome torna nella maggior parte delle bonifiche realizzate in Lombardia, che lavora sotto la supervisione di Silvio Bernabé, direttore tecnico di Risanamento. Sono loro a gestire la «pratica» Santa Giulia. E sono loro a comunicare lo stato dei lavori. Non solo, perché quella di Montecity è anche una storia di tonnellate di rifiuti tossici, di camion che per migliaia di volte lasciano il cantiere carichi di terreni contaminati, e di numeri che non tornano. L’area è inquinata dalla fine dell’Ottocento, quando vi sorgevano gli stabilimenti della Appula. Ma i primi interventi di indagine sull’area risalgono al 1989. Il suolo e le acque sotterranee sono contaminati da solventi clorurati. Tre anni dopo, nel 1992, i rifiuti interrati vengono classificati come «tossico-nocivi». Parte di questi viene messa in sicurezza da Tecnimont, società del gruppo Montedison. Committente è la Sviluppo Linate, la società edilizia del gruppo Montedison, il piano è ratificato da Provincia, Regione e Comune. Nel 2000 tutto cambia. Sviluppo Linate viene ceduta alla Nuova Immobiliare di Luigi Zunino. Tre anni dopo l’immobiliarista fa una mossa decisiva: applicando una clausola dell’accordo, si fa dare 50 miliardi di lire da Edison, più una aggiunta di 12 milioni di euro, e si assume in prima persona la gestione della bonifica. Ed è a questo punto che Zunino chiama a Rogoredo la Sadi di Giuseppe Grossi. Zunino insomma si è messo in tasca circa 37 milioni per bonificare l’area, ma quali lavori vengono davvero fatti? È in questa fase che iniziano a registrarsi le anomalie. Le stesse su cui, ora, stanno indagando Procura e Guardia di finanza.
giovedì, 26 novembre 2009, 16:01 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Gariboldi, parla il pm Laura Pedio: «Perseguiamo i reati»

PAVIA. Il sostituto procuratore, che insieme al collega Gaetano Ruta sta lavorando all’inchiesta Montecity, non entra nel merito delle indagini, «assolutamente riservate». Si limita a mostrare la mole di materiale e i faldoni che occupano la scrivania del suo ufficio, al quarto piano del palazzo di giustizia di Milano. Migliaia di pagine, in cui i pubblici ministeri tracciano il confine di un sistema di presunti illeciti realizzati attorno all’affare della bonifica dell’ex Montedison. Quei faldoni contengono le accuse che hanno portato in carcere, il 20 ottobre, l’imprenditore Giuseppe Grossi e i suoi collaboratori per frode fiscale e associazione per delinquere, e Rosanna Gariboldi per riciclaggio. L’ex assessore pavese, moglie del parlamentare del Pdl Giancarlo Abelli, è, tra gli indagati, l’unico l’anello di congiunzione con il mondo politico. Ma che vi sia uno sviluppo in questo senso il magistrato non lo conferma e non lo smentisce. «Stiamo ancora lavorando - precisa Laura Pedio -. E comunque le valutazioni “politiche” dell’inchiesta sono state fatte dalla stampa». «Questa non è un’inchiesta politica. Il nostro obiettivo è perseguire i reati, che possono certamente riguardare anche personaggi politici». I chiarimenti arrivano dal magistrato Laura Pedio. E’ vero, però, che le verifiche stanno interessando anche amministratori pubblici, come i due assessori regionali, Massimo Buscemi e Massimo Ponzoni, soci della Gariboldi in due società immobiliari. «Se sono stati commessi degli illeciti, anche da personaggi di spicco della politica, lo vedremo - precisa Pedio -. Ciò che va smentito è che l’inchiesta abbia un obiettivo politico». Fatto sta che l’indagine qualche scossone politico lo sta provocando. Ieri mattina, in Regione, l’assessore Ponzoni ha dovuto rispondere alle domande dei consiglieri della Commissione ambiente.
giovedì, 26 novembre 2009, 06:44 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Faccende complicate

Gariboldi, i due pm vogliono il processo con rito immediato
Gli avvocati difensori fanno appello contro il no alla scarcerazione

PAVIA. Un processo con giudizio immediato, che significherebbe per Rosanna Gariboldi il carcere per almeno altri sei mesi. E’ un’ipotesi su cui sta ragionando la Procura di Milano, che ritiene di avere elementi sufficienti per chiudere il filone madre dell’inchiesta Montecity, quello sul riciclaggio e la creazione di fondi neri attraverso la frode fiscale. Intanto gli avvocati di Lady Abelli hanno presentato ieri l’appello contro il «no» alla scarcerazione. L’appello riguarda l’ordinanza con cui il giudice Fabrizio D’Arcangelo aveva respinto l’istanza presentata dagli avvocati Ennio Amodio, Maria Novella Galantini e Pietro Trivi. Rosanna Gariboldi, ex assessore alla provincia di Pavia e moglie del parlamentare Giancarlo Abelli, per il momento resta in carcere. L’accusa è di avere riciclato soldi di provenienza illecita attraverso il conto “Associati” di Montecarlo. Un conto che, per la metà dell’importo residuo, 471mila euro su un milione e 120mila euro, sarà messo a disposizione della magistratura. I legali hanno presentato ai magistrati una richiesta di dissequestro del conto, chiedendo il rientro della somma in Italia. Intanto la Procura di Milano sta studiando quali passi fare. L’ex assessore provinciale è stata interrogata l’ultima volta l’11 novembre, per chiarire i suoi rapporti con i due assessori regionali Massimo Buscemi e Massimo Ponzoni, soci con lei in due società immobiliari, “La Perla” e “Il Pellicano”.

mercoledì, 25 novembre 2009, 08:56 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Formigoni ri-querela il Gruppo Espresso

Sarebbe la volta di La Repubblica per l'articolo che ieri, 22 novembre, Alberto Statera ha dedicato all'inchiesta sulle bonifiche in Lombardia e oltre. Lo scrive Dagospia, Qui.
lunedì, 23 novembre 2009, 12:54 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Benvenuti nel regno dei bancali

http://farm4.static.flickr.com/3242/2760574153_a3370d187c.jpg[Dello scempio del territorio pavese ne scriviamo da quando è stato fondato questo blog. Ne ho scritto più di due anni fa nell'inchiesta Denti di ferro: logistica, retail park, centri commerciali e autostrade, descrivendo anche il sistema che si autosorregge tramite il continuo consumo di territorio. Non solo sull'asse Pavia-Piacenza, Pavia-Milano o Pavia-Alessandria, ma anche Pavia-Lodi: tra Copiano e Sant'Angelo Lodigiano il paesaggio è mutato nel giro di meno di due anni; è nato un nuovo polo logistico, quello della SS 235. I campi sono stati sostituiti da capannoni su entrambi i lati della statale. Con la costruzione del centro commerciale ad Albuzzano si riuniranno in una fila ininterrotta di sagome grigie i princìpi trasversalmente politici che hanno governato il territorio provinciale ed interprovinciale negli ultimi cinque anni.
Gli articoli che seguono sono tratti dal sito di Eddyburg. Irene Campari]


I campi mangiati dai capannoni: Lodi e Pavia in cerca di un’anima di Filiberto Mayda

La Broni-Mortara e il Business Park le prossime ferite all’antico tessuto di marcite e risaie della Bassa I comitati in rivolta e i municipi provano a ripensare l’espansione, ma forse è troppo tardi
Tangenziali, villette, logistica: ogni anno si perdono in media 13 metri quadrati di terreno agricolo pro capite  A Lodi e Pavia, dove l’industria sta diventando un lontano ricordo e si devono fare i conti quotidiani con i posti di lavoro persi, si sta rischiando di svendere il territorio. Autostrade, centri commerciali, lunghe file di capannoni, poli logistici. E poi case, ville, villette a schiera, se possibile condomini e uffici stanno prendendo il posto di campi, prati, coltivazioni, marcite. In cerca di un’anima, le due province sorelle non hanno ancora capito quale sia la loro strada.
Pavia ha la prospettiva, in teoria già nel 2013, di un altro, lunghissimo, nastro di asfalto che porterà tir, smog, campagne devastate. O almeno così vedono gli ambientalisti il progetto ormai approvato dell’autostrada Broni-Pavia-Mortara.
lunedì, 23 novembre 2009, 12:28 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti (1)

"Lady Abelli, gli affari e l'ira del Faraone"

Il terremoto che scuote la giunta Formigoni. E il Consiglio regionale della Lombardia vara una commissione d´inchiesta di Alberto Statera

«Il Faraone è tornato e saprà distinguere tra amici e nemici», tuona minaccioso Giancarlo Abelli, deputato e vicecoordinatore nazionale del Popolo delle Libertà, detto per l´appunto il Faraone, nella sala grande del collegio Cardano di Pavia. È reduce da un «vertice» milanese con Roberto Formigoni, Ignazio La Russa e Mariastella Gelmini dedicato ad affrontare lo scandalo della bonifica di Santa Giulia-Montecity, il nuovo quartiere che forse galleggia su un mare di veleni, dove è affogato oberato dai debiti Luigi Zunino e che sta terremotando la politica lombarda. Fino al punto da farla sembrare la tarda replica della saga del «mariuolo» craxiano Mario Chiesa, configurando la tangentopoli milanese del nuovo millennio, targata non più Psi, ma Cl-Pdl. Ciò che giorno dopo giorno sembra rendere ormai una scommessa la ricandidatura del governatore ciellino al Pirellone nel prossimo marzo. Non meno di duecento persone capeggiate dal sindaco pavese Alessandro Cattaneo, cui sfugge una lacrimuccia, da quello di Vigevano Ambrogio Cotta, dal presidente della provincia Vittorio Poma e dai «generali» della sanità lombarda, omaggiano il Faraone redivivo. Il quale rivela commosso di aver appena ricevuto una lettera dalla sua signora Rosanna Gariboldi, ex assessore alla provincia di Pavia, in carcere per associazione a delinquere e riciclaggio di 22 milioni di euro insieme a Giuseppe Grossi, il ras delle bonifiche ambientali, quello che regalava orologi a politici e funzionari (per 6 milioni e mezzo di euro) come un distintivo di appartenenza al suo clan. Lady Abelli, come la chiamano a Milano, in cella si dispera, «ma noi siamo forti - avverte il marito in quel melting pot di ex democristiani, ex socialisti, ex fascisti, ex comunisti confluiti nel nuovo potere berlusconian-ciellino - e se qualche finto amico pensa che il vecchio leone sia ferito e vuole tirargli un calcio, si sbaglia di grosso.

domenica, 22 novembre 2009, 13:47 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti (2)

L'Uomo e la Macchina

di Fabrizio Bottini (Eddyburg)

Malafede e imbecillità strisciante ci stanno commissariando la vita. Ultimo esempio: il Ponte di Barche sul Po a Piacenza, vietato a pedoni e ciclisti
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Come ci insegnano, esiste un livello locale, uno nazionale, magari uno federale. Poi ci sono anche quello subliminale, quello inconscio. Insomma siamo sempre “a livello di”. O anche parecchio sotto.  Ci insegnano anche che esiste un partito dell’automobile, anche questo organizzato secondo i suoi bei livelli. C’è quello federale, etereo mondo di strategie finanziarie e scatole organizzative. Quello nazionale un po’ più tangibile, come bruscamente capiscono per esempio le famiglie degli operai lasciati a casa da un giorno all’altro, o le comunità che si vedono passare un viadotto fra la cucina e il tinello. Poi quello locale, come a Milano, dove la giunta dopo aver fatto quattro giri del mondo a spese del contribuente, sbandierando il suo Ecopass come soluzione al Global Warming (la giunta di Milano parla solo in inglese, così gli elettori non capiscono e votano sulla cieca fiducia), appena tornata in sede ha liquidato l’assessore che l’aveva introdotto. Ma è a livello di inconscio e subliminale, che il partito dell’automobile si esprime al meglio. Ovvero in quelle cose che paiono ovvie ma non lo sono per niente. A giustificare l’inutile puzza di benzina, il casino insopportabile, il parco devastato e inutilizzabile per colpa della Formula Uno (che dura un’ora l’anno, ma si prende tutto l’anno) almeno si è costretti ad arruolare certi ministri di solida cultura fascista, che in mancanza di meglio si lanciano in qualche patetica ma molto televisiva citazione di Marinetti, tipo “Veemente dio d’una razza d’acciaio,Automobile ebbrrra di spazio,che scalpiti e frrremi d’angoscia rodendo il morso con striduli denti…
L’inconscio però è uno spazio ancora più aperto, dove le cazzate galoppano libere e selvagge. La cosa si può toccare con mano se fate un giro appena dietro l’ipermercato Auchan. Mica uno qualsiasi dietro casa vostra, però: l’inconscio automobilistico deve manifestarsi, come si dice, sul territorio.
domenica, 22 novembre 2009, 12:27 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti (1)

Cip not ceap

Le bonifiche, i termovalorizzatori e altro in due articoli de La Stampa e La Repubblica. Ricordo che Pavia è insieme a Brescia la provincia che meno investe sulla raccolta differenziata dei rifiuti, fatto che in generale favorisce lo smaltimento in inceneritori. Le società di Grossi prevedevano un "impianto di produzione di energia da biomasse" a Casei, ma molti lo ritenevano un termovalorizzatore dissimulato. Grossi gestisce tramite la Rea Dalmine il Termovalorizzatore di Dalmine e tramite un'altra società anche uno in provincia di Latina; di questo era stato chiesto - e negato - il raddoppio. (ic)

1- CONTI ALL´ESTERO, FATTURE FALSE E POLITICA ECCO LA RAGNATELA DEL "RE DELLE DISCARICHE"...

Piero Colaprico per "la Repubblica"

Imbrogli per fare imbrogli, per fare altri imbrogli e per intascare un sacco di soldi in contanti. Questa sembra, in estrema sintesi, la vita segreta di un multi-milionario che sino a un mese fa, quando il 20 ottobre è stato arrestato per riciclaggio con vari collaboratori, era sconosciuto al grande pubblico. Si chiama Giuseppe Grossi, ha 62 anni, ed è un protagonista di quello che potremmo definire il «sistema-discarica». La parola sistema viene suggerita da Palazzo di giustizia: «A differenza di Tangentopoli, non c´è un Mario Chiesa che crolla e parla. Però ci sembra di stare vicino a un sistema di corruzione molto esteso», dicono gli investigatori. Hanno sotto esame i trucchi contabili e le bonifiche delle discariche. Lo scenario che gli si sta aprendo davanti porta, secondo attendibili indiscrezioni, all´enorme business dei termovalorizzatori. E cioè agli impianti che inceneriscono i rifiuti e trasformano il vapore in energia. C´è un´espressione che conoscono in pochi, ma che ci riguarda tutti, perché ci toglie il denaro dalle tasche (e nemmeno lo sappiamo). È «Cip 6». Il gestore nazionale dei servizi elettrici (Enel) è obbligato per legge ad acquistare l´energia da chi la produce attraverso fonti considerate rinnovabili. E non al costo di mercato. Su questo acquisto obbligatorio è stato imposto un sovrapprezzo di circa il 7 per cento, che viene ritoccato ogni trimestre dal governo e addebitato direttamente sulle bollette di casa. Questa cifra, a conti fatti, supera i 3 miliardi di euro all´anno. Tre miliardi che, in base al Cip 6, escono dalle tasche già malridotte dei cittadini italiani per andare a vantaggio di chi? Di chi ha in mano i termovalorizzatori. E guarda caso, in tutt´Europa è solo l´Italia che concede questo incentivo agli imprenditori (spesso legati alla politica) che bruciano rifiuti.

venerdì, 20 novembre 2009, 14:12 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

I foschi quadri immaginari, e la storia

di Irene Campari

Quella sulle bonifiche è una delle più consistenti e profonde inchieste mai avviate in Lombardia negli ultimi anni, avvicinabile per entità e vastità a quella che ha riguardato l'ex area Omar-Petrol Dragon di Lacchiarella e Dresano, o a quella, per rimanere nel pavese, che ha coinvolto nel 1995 l'ex area Zeta Petroli di Albaredo Arnaboldi e l'ex San Martino immobiliare di Tromello. E' di queste ore la notizia che anche un magistrato antimafia sia stato cooptato nel pool milanese di magistrati inquirenti; si fanno i nomi di figure responsabili di imprese in odore di mafia dedite al movimento terra. In questi mesi, altre inchieste avevano portato in carcere esponenti della 'ndrangheta che da decenni operano nel sud milanese, in particolare a Buccinasco, nel movimento terra e nello smaltimento di rifiuti e che avrebbero fatto di questo business quasi un monopolio territoriale. Alcuni giornalisti ne avevano già fatto oggetto di pubblicazioni, allertando l'opinione pubblica sul pericolo più che reale di integrazione degli interessi criminali nell'economia produttiva dell'area tanto prossima a Pavia. Anche alcuni uomini di teatro hanno offerto il loro contributo alla consapevolezza. Voglio ricordare, per esempio, Giulio Cavalli, attore di Lodi, sotto scorta poichè minacciato dalle cosche che non vedevano (e non vedono) di buon occhio il suo spettacolo teatrale "Do ut des", dedicato alla caricatura della mentalità mafiosa. La settimana scorsa, Cavalli ha allestito il suo spettacolo a Buccinasco. Terra tristemente nota per il radicamento di alcune cosche calabresi, Barbaro e Papalia innanzitutto. Il Comune di Buccinasco è noto anche per aver negato la cittadinanza onoraria a Roberto Saviano. Le cosche Barbaro Papalia sono nominate nell'articolo che oggi Il Giornale dedica alle inchieste sulle bonifiche condotte non solo in Lombardia dalle società di Giuseppe Grossi. Ma un'altra cosca fu nominata direttamente dall'imprenditore quando, nel febbraio scorso, ad inizio indagini, dichiarò che si era liberato dagli 'ndranghetisti del clan Mazzaferro che avrebbero avuto in mano una delle società da lui rilevate. Abbiamo anche letto in reportage informati che spesso di certa manodopera, se si vuol vivere tranquilli, non si può far a meno poiché i mezzi che usano per persuadere sono molto convincenti. I quadri immaginari che suscitano però mozziconi di informazioni che rimbalzano da certe inchieste sono deprimenti e desolanti come l'età che viviamo: migliaia di camion caricati di rifiuti nocivi che di notte percorrono strade su strade per depositare clandestinamente il loro oro (tanto vale) in bui anfratti nascosti spesso in luoghi densamente popolati. E' questa l'Italia produttiva della delocalizzazione nell'Est europeo e nel sud est asiatico? E' anche a questo che ci ha portato la riconversione del territorio da industriale a residenziale e commerciale? E' la parte dell'inchiesta che dovrebbe interessare tutti gli ambientalisti, anche quelli che finora sul fronte delle bonifiche locali non hanno mai detto nulla. Ed è anche quella che dovrebbe far riflettere, in generale, coloro che hanno sostenuto che la mafia nel pavese non esiste, relegando il dramma alle fabule arcaiche dei mafiosi analfabeti e alle terre sfortunate del Sud. Qualcuno si può anche illudere ancora, ma la realtà sembra disgraziatamente smentirlo un giorno sì e l'altro pure.

giovedì, 19 novembre 2009, 14:37 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

I futuri mariti

di Alessandro Da Rold per "Il Riformista", via Dagospia

C'è una fotografia del settembre dello scorso anno che vale la pena rammentare. Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione, è a cena sul Lago di Garda, a Desenzano, insieme ai vertici del Popolo della libertà lombardo. Insieme a lei, c'è il futuro marito Giorgio Patelli, padre del figlio che aspetta. L'imprenditore bergamasco, immobiliarista, esperto in estrazione di cave, ascolta interessato i convitati. «Tra un risotto e un branzino alla brace», come riportano le cronache del Giornale di allora, si fa più di un accenno alle elezioni regionali del 2010. Al tavolo ci sono Giancarlo Abelli con la moglie Rosanna Gariboldi, Guido Podestà, attuale presidente della provincia di Milano, Massimo Ponzoni, assessore all'Ambiente in regione Lombardia e Adriano Paroli, sindaco di Brescia. Manca il governatore Roberto Formigoni. Ma proprio di lui si parla, perché i quotidiani il giorno dopo scriveranno di «un patto sulle elezioni regionali: dopo Formigoni c'è Gelmini», con il presidente ciellino in partenza verso Roma. La cena, però, non è solo occasione per discutere del futuro politico del Pirellone, di cui tanto si parla in questi mesi, tra malumori leghisti e dell'area laica del Pdl. E' una delle prime cene ufficiali per Patelli, imprenditore cinquantenne che riscuote successo tra le donne, balzato agli onori delle cronache in poche occasioni, spesso non particolarmente esaltanti. Il suo nome è saltato fuori dall'interrogatorio di dieci ore cui è stato sottoposto Ponzoni, il sette novembre scorso, nell'ambito dell'inchiesta sulla bonifica Montecity-Santa Giulia che vede coinvolto il re della bonifiche Giuseppe Grossi.
giovedì, 19 novembre 2009, 14:34 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Bonifiche, ora spunta la ’ndrangheta

di Enrico Lagattolla

Il pool di magistrati al lavoro sul caso Santa Giulia si allarga: tra questi anche un magistrato dell’antimafia. È il pm che ha arrestato la cosca calabrese per il racket del movimento terra. Ieri altro interrogatorio per Grossi. Non solo riciclaggio. Non solo fondi neri ed evasione fiscale. Non solo corruzione. Nell’inchiesta sulla bonifica di Santa Giulia si sta aprendo un capitolo ancora più allarmante. È un’ipotesi di smaltimento illegale di rifiuti tossici. E, soprattutto, è l’ombra della criminalità organizzata che si allunga sull’intera vicenda. Per questo, la procura si sta organizzando. Ai due pm titolari dell’inchiesta, Laura Pedio e Gaetano Ruta, si sono infatti aggiunti altri due magistrati. Con due compiti diversi. Il primo, Frank Di Maio, dovrà accertare se i materiali inquinanti scaricati nel corso degli anni nei terreni di Rogoredo dalla Montedison non siano ancora sotto Santa Giulia. C’è poi un quarto pm chiamato a unirsi al pool. Appartiene alla Direzione distrettuale antimafia, e ha lavorato a un’inchiesta sulle aziende di movimento terra legate alla ’ndrangheta, e che operavano in Lombardia. Quell’indagine, poche settimane fa, ha portato all’arresto di 17 persone legate alle cosche dei Barbaro e Papalia. È il business degli scavi e dello smaltimento dei rifiuti. È il «controllo - scrive il gip Giuseppe Gennari nell’ordinanza di custodia cautelare del 26 ottobre scorso - dell’attività di “movimento terra” nella zona sud ovest dell’hinterland milanese». Sono i camion che partono dai cantieri e scaricano nelle cave lombarde, e non solo. Gli investigatori stanno cominciando a seguire le tracce di quei convogli. Una di queste, porta a una discarica del vercellese, aperta da una delle società (la «Aimeri») di Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche finito in carcere e ieri nuovamente interrogato per diverse ore dai pm. Una discarica che, fatto strano, si trova nella riserva naturale di Baragge, in Piemonte. In quei terreni sarebbe stata scaricata parte dei materiali di scavo provenienti da Santa Giulia, grazie a viaggi notturni (con una cinquantina di mezzi) organizzati da una società di trasporti in odore di mafia. Risultato, sottosuolo contaminato da Ddt. Ma è solo uno dei siti nel mirino di pm e Guardia di finanza. Di cave, in Lombardia, ce ne sono diverse. A Bergamo, in particolare. E, da tempo, il tema agita la politica. L’ultimo caso è quello di Cinzia Secchi, da vent’anni responsabile al Pirellone della sezione cave, trasferita ad altro incarico nel gennaio scorso. A farla «saltare» sarebbe stata l’indagine del pm Grazia Colacicco sui suoi legami con alcuni imprenditori del settore ambientale, uno dei quali anche membro fino al 2006 del comitato tecnico consultivo regionale per le attività estrattive. Il pool, dunque, ha iniziato a scavare. Per questo la Gdf ha acquisito in Provincia il piano di caratterizzazione di Santa Giulia, ossia i documenti relativi alle prime fasi della bonifica. Per lo stesso motivo, ora, anche l’antimafia cerca di capire che fine abbia fatto la terra contaminata. È la parte più «sporca» di questa inchiesta. È la criminalità organizzata che, fin dall’inizio, gioca un ruolo in questa vicenda. In fondo, era stato Grossi, prima di essere arrestato, a dirlo ai pm. «Mi ero reso conto - aveva messo a verbale - che la Sadi di Torino (una delle società del gruppo Green Holding, ndr) era in mano a un clan malavitoso calabrese».

Il Giornale, 19 novembre 2009

giovedì, 19 novembre 2009, 12:15 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

"Bonifiche, 36 milioni di spesa"

PAVIA. «Non mi dimetto perchè la vicenda giudiziaria che vede coinvolta l’ex assessore Gariboldi non tocca la Provincia. Se si potesse soltanto sospettare un collegamento, sarei pronto a lasciare»: il presidente Vittorio Poma reagisce così al fuoco di fila che lo investe in aula. E replica snocciolando dati alla richiesta di convocare una commisione consiliare che passi al setaccio tutte le bonifiche avviate in provincia di Pavia con un occhio di riguardo per quelle seguite dal gruppo di Giuseppe Grossi, l’imprenditore arrestato con Rosanna Gariboldi. «Dal 1998 ad oggi - legge Poma - le bonifiche portate a termine con fondi pubblici sono costate 36 milioni di euro. Di queste bonifiche, le principali seguite da società del gruppo Grossi sono state a Monticelli, Spessa, Parona, Broni, oltre a due bonifiche private a Casei Gerola e a Marzano. E va chiarito che in qualsiasi operazione di bonifica sono i Comuni a bandire la gara d’appalto e a ricevere i fondi: la Provincia ha un puro ruolo di controllore esterno». Spiegazioni che arrivano alla fine di un dibattito pacato solo in apparenza con Rifondazione a chiedere le dimissioni immediate della giunta provinciale, il Pd un po’ più morbido ma comunque sulla linea delle dimissioni, e la maggioranza a difendere presidente e giunta. Il fuoco di fila, però, parte fuori dall’aula un’ora prima che il consiglio provinciale inizi: la Federazione della sinistra alternativa volantina per le dimissioni di Poma dietro un gazebo con striscione più che chiaro: «C’è chi ruba e chi lavora... Dimissioni ora». A pochi metri di distanza, Forza Nuova e Fiamma Tricolore volantinano chiedendo le dimissioni «Perchè la politica deve tornare ad essere uno strumento che tuteli i liberi cittadini» e non «Uno strumento a scopi di interesse personale». Per prevenire contatti tra sinistra alternativa e destra antagonista le forze dell’ordine sono schierate in massa. «In realtà non c’è mai stato rischio di scontro - taglia corto il responsabile provinciale di Forza Nuova Daniele Spairani -. Finiamola di alimentare un clima di contrapposizione e basta considerarci violenti. A dir la verità abbiamo cercato di parlare con la sinistra, hanno rifiutato il dialogo». In aula è Teresio Forti di Rifondazione a chiedere dimissioni “ora e subito”, stigmatizzando il fatto che non si sia concesso il voto. «E’ lo statuto a vietarlo», taglia corto il presidente Luigi Bassanese. Pierangelo Fazzini, il capogruppo del Pd, chiede una commissione sulle bonifiche e chiede «che anche gli assessori, come i consiglieri, presentino una dichiarazione sui patrimoni personali».
Poi chiede le dimissioni. «Atto di correttezza - aggiungerà Giuseppe Villani del Pd - che segnerebbe una svolta». Poi l’apertura: «E nessuno vieterebbe che dopo la svolta Poma si possa ricandidatre...». E’ il capogruppo Pdl ha stroncare la minoranza: «Oggi ci occupiamo di reati soltanto presunti. Reati che in ogni caso non toccano l’attività della provincia. E chi può decidere se mandare a casa una giunta eletta sono soltanto gli elettori». (s. ro.)

La provincia pavese, 19 novembre 2009

giovedì, 19 novembre 2009, 06:35 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

«Grossi, un enorme sistema illecito»

L’inchiesta - Il re delle bonifiche di Giuseppe Guastella (Corriere)

I giudici sulla Gariboldi: professionalità criminosa. Indagini sul fronte politico

MILANO — Grossi non ha «svelato a chi siano stati desti­nati gli oltre cento orologi di estremo valore che non sono stati rinvenuti» nella sua di­sponibilità e i rapporti «con politici e amministratori loca­li ». Sembra puntare a uno sce­nario politico l’inchiesta sulla bonifica dell’area milanese Montecity-Santa Giulia, e non solo per il coinvolgimen­to dell’ex assessore provincia­le del Pdl di Pavia Rosanna Ga­riboldi. A confermarlo è un passaggio delle motivazioni con le quali il tribunale del rie­same rifiuta la scarcerazione di Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche ambientali arresta­to con Gariboldi e altre tre persone il 20 ottobre per asso­ciazione per delinquere e rici­claggio di 22 milioni di euro. I giudici definiscono Grossi il «principale beneficiario della complessa macchinazione ille­cita ordita avvalendosi di strutture societarie, professio­nisti, collaboratori e dipen­denti compensati per il loro apporto all’illecito».

[...]

Gravi indizi
I giudici definiscono «con­vincente » l’ordinanza con la quale il gip Fabrizio D’Arcange­lo aveva disposto il carcere per i 5 indagati confermando l’esistenza di «gravi indizi» a loro carico. L’accusa sostiene che grazie a sovrafatturazioni sulla bonifica avvenute attra­verso società con sede in para­disi fiscali, Grossi avrebbe co­stituito una riserva di fondi al­l’estero fatti rientrare in Italia attraverso «una rete di contat­ti (ben lungi dall’essere anco­ra completamente disvelata) con persone necessariamente dotate di preparazione specifi­ca e professionale». Un’asso­ciazione per delinquere che è «pacifica» e in cui il re delle bo­nifiche dava «ordini che non ammettevano discussione» commettendo «un numero im­pressionante di reati fiscali, ap­propriazioni indebite e rici­claggio » .

Dedizione all’illecito
Pesanti le considerazioni sulle esigenze cautelari. Gros­si non deve uscire dal carcere perché ha dimostrato di esse­re capace di condotte «volte al­la creazione e interposizione di complessi e numerosi scher­mi societari in diverse parti del mondo, nonché all’apertu­ra di conti su diverse banche estere, intestati ad una plurali­tà di persone diverse che obbe­divano pedissequamente ai suoi ordini». Questo «implica una non comune professionali­tà e capacità di complesse deli­berazioni delittuose» e una «stabilità e radicalità della de­dizione a simile attività illeci­ta ». L’imprenditore, inoltre, avrebbe continuato nella sua condotta anche quando ormai sapeva dell’inchiesta, perché c’era stata in Italia la rogatoria con la quale la magistratura te­desca aveva dato il via alle in­dagini e perché a febbraio c’erano stati anche gli arresti di due suoi collaboratori e del­l’avvocato svizzero Fabrizio Pessina. Giuseppe Grossi avrebbe manifestato una «asso­luta indifferenza alle indagi­ni », visto che in un’intercetta­zione del settembre scorso par­la di «occhi puntati contro». Continua «a non percepire nep­pure il disvalore penale delle condotte che egli ha sistematicamente commesso e che ha di­mostrato in concreto di voler continuare a commettere, in­tendendole come normale co­rollario della sua attività».

L’ex assessore
I giudici non sono meno se­veri con Rosanna Gariboldi. È accusata di aver messo a dispo­sizione di Grossi il suo conto presso la banca J. Safra di Mon­tecarlo sul quale, tra il 2001 e il 2007, sono stati registrati 12 versamenti in entrata per più di 2,3 milioni e tre uscite per 1,3; denaro in gran parte arri­vato da Grossi e tornato a lui. Il suo «comportamento non può ridursi, come ella ha tenta­to di accreditare agli atti» a quello di «una sprovveduta (completamente all’oscuro dei complessi meccanismi societa­ri e bancari che le venivano fat­ti attivare) attratta dalla pro­messa del Grossi» di farle fare affari immobiliari vantaggiosi, ma basati solo sulla parola. Ga­riboldi (moglie del vicecoordi­natore nazionale del Pdl, il de­putato Giancarlo Abelli) è sta­ta amministratore pubblico e titolare di società e questo «rende inverosimile la riferita ignoranza». I giudici sono con­vinti, invece, che abbia fornito un «prezioso e professionale contributo alle articolate mac­chinazioni criminose». Altro che affari. Questi, infatti, «esi­gono la garanzia di entrambi di una precisa pattuizione di capitali, interessi e tempi di re­stituzione » che «non c’è sta­ta ». L’ex assessore ha dimo­strato una «non comune pro­fessionalità dell’agire crimino­so tale da garantire una eleva­tissima remuneratività» che negli anni le ha fatto guada­gnare molto denaro. Che si sia dimessa da assessore, infine, non ha alcun rilievo, e quindi neppure il sospetto ventilato dai pm che lo abbia fatto per candidarsi alle prossime Regio­nali.

Giuseppe Guastella, Corriere, 18 novembre 2009

L'articolo integrale Qui.

[da Giorgio]

mercoledì, 18 novembre 2009, 10:06 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

"Il conflitto di Resca? Per i Beni culturali non esiste"

di Vittorio Emiliani (da L'Unità e Eddyburg)

Il caso Mario Resca si fa sempre più imbarazzante. Ieri ha esposto i dati della crisi degli ingressi nei musei e le linee-guida della “sua” valorizzazione. Per i servizi aggiuntivi egli ha una delega specifica del ministro e però si tiene stretto un posto nel CdA della Mondadori SpA che controlla (100 per 100) Electa SpA capofila fra le imprese appaltatrici dei servizi museali medesimi. Quindi - nota la Confsal-Unsa - come Ministero, Resca prepara le nuove gare alle quali, come Mondadori-Electa, poi parteciperà. Conflitto di interessi da manuale. Ma il ministro Bondi e il sottosegretario Giro lo negano. Forse temono che, ammettendolo, “offenderebbero” il Grande Capo che ne ha uno gigantesco. Intanto però dai Beni Culturali – sostiene Confsal - Resca percepisce 160.000 euro lordi l’anno (un direttore di grande museo non arriva ad un quarto), ma ha mantenuto pure la lucrosa presidenza di Finbieticola (che dismette gli ex zuccherifici) e quella di Confimprese. Fioccano le interrogazioni. Rispondendo all’on. Giulietti, il sottosegretario Giro ha negato ogni possibile incompatibilità con Finbieticola, annunciando: “con grande senso istituzionale, il dott. Resca comunicherà, nei prossimi giorni, la sua disponibilità agli azionisti della società a sospendere il proprio mandato”. Attenzione: sospensione, non dimissioni. E ci sono voluti mesi di polemiche e una interrogazione. Su Mondadori-Electa ha presentato un’interrogazione circostanziata l’on. Giovanna Melandri (Pd). Aspettiamo la risposta. La vicenda di Finbieticola si complica. I proventi della vendita dell’area di Casei Gerola (500mila mq all’incrocio fra le autostrade To-Pc e Mi-Ge) sono stati prosciugati dalla bonifica. Eseguita dal rag. Giuseppe Grossi oggi ospite di San Vittore per l’altra di Santa Giulia a Rogoredo (Mi) “gonfiata” – lo accusano - per creare supposti fondi neri. Lui poi ha acquistato l’area di Casei (per un maxi-centro commerciale?) e lui doveva, con la Finbieticola di Resca, costruire una centrale elettrica a sorgo al posto dell’ex zuccherificio (55 milioni di fondi Ue). Ma i Comuni di Silvano e di Casei ed ora anche quello di Voghera dicono no alla centrale, accusando Resca di comportarsi “come un signorotto locale”. La Forestale indaga sulle bonifiche di Grossi in Oltrepò, inclusa Casei. Si concilia tutto ciò con la dignità di un direttore generale ai Beni culturali? Chi valorizza chi? e che cosa?  

da L'Unità e Eddyburg.it - 17.11.2009

[da Giorgio]

martedì, 17 novembre 2009, 14:17 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

«Attenti, il Faraone è tornato»

 PAVIA. «Questo è il ritorno del Faraone. E saprà distinguere tra amici e nemici». Gli applausi di duecento persone sovrastano la voce ferma di Giancarlo Abelli e rimbombano nella sala gremita del collegio Cardano dove ieri, alle 19, i suoi fedelissimi hanno voluto riunire e ridestare il popolo degli abelliani. Se voleva testare la fedeltà dei suoi, il Faraone ieri sera ha fatto centro. «La mia prima reazione sarebbe di lasciar perdere ogni cosa ma so che dobbiamo andare avanti. Datemi la forza voi». E tutti in piedi ad applaudire. Ancora e ancora. Quando racconta il «dramma personale per la mia Rosanna che è in carcere» e quando rialza la criniera e ammonisce «chi stasera non c’è, perché forse ha già ottenuto ciò che voleva». E viene naturale guardarsi attorno, contarsi, cercare il volto che manca. In realtà ci sono tutti, o quasi. Il presidente della Provincia Vittorio Poma che rimanda al mittente qualche voce malevola sul suo conto (proprio ieri si diceva che Giovanni Alpeggiani avesse messo il veto sulla sua candidatura al Pirellone), il sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo che si commuove, quello di Vigevano Ambrogio Cotta Ramusino, tutti i “generali” della Sanità pavese (Pietro Caltagirone, Simona Mariani, Luigi Sanfilippo) e anche qualche ex (Elio Guido Rondanelli, Alberto Guglielmo). Consiglieri comunali e del San Matteo (Ettore Filippi, in prima fila, Lorenzo Callegari), assessori provinciali (Renata Crotti, Mario Anselmi, Dario e Ruggero Invernizzi). Molti sindaci del pavese, medici, professionisti. L’avvocato Piero Trivi che rispiega i motivi per cui lady Abelli è «ingiustamente ancora in carcere» e promette che stamattima le porterà la fotografia della serata «per farla sentire meno sola». E poi Marco Bellaviti in ossequioso silenzio. E molta gente comune a testimoniare la solidarietà “al Giancarlo”. Lui arriva puntuale alle 19. Non per parlare di strategie politiche anche se circolano in queste ore i nomi dei candidati alle Regionali. Il cardiochirurgo Mario Viganò? «Un’ipotesi possibile» si limita a commentare Abelli, al rientro da un vertice milanese con Formigoni, La Russa, Gelmini. Stringe le mani e si concede un bagno di folla, il primo dopo 27 giorni di solitudine. «In questi giorni ci siamo sentiti tutti un po’ soli...» ammette Abelli e parla di lei. «Sono uscito solo per andare a trovare mia moglie, perché credetemi il mio primo pensiero è farla tornare a casa». Ed è stata Rosanna Gariboldi a spronarlo a uscire dal guscio. «Mi ha scritto una lettera che non ho ancora ricevuto in cui so che mi chiede di non deludere i miei amici. “Non pensare a me che soffro ma sono forte, non chiuderti” mi ripeteva ogni giorno». E così eccolo il vecchio leone. «Non so quando questo incubo finirà, ma so come finirà - dice risfoderando il vecchio piglio battagliero e autoritario -. Ci sono prove nella vita che, per quanto forti e temprati, lasciano il segno. Ma se qualche finto amico pensa che il vecchio leone sia ferito e si senta legittimato a tirargli un calcio, si sbaglia di grosso». Il brusio diventa voce che si alza dalla platea: «Bravo, non mollare». E allora lui si rinvigorisce e incalza: «Beh, sappiate che quel leone è ben vivo e pronto a lottare e che il suo morso è ancora potente. Mi dicono che si preparano piccole e grandi manovre sul dopo-Abelli. Lasciateli fare, li conosco tutti. Che si sentano leoni per un giorno».

Maria Grazia Piccaluga, La provincia pavese, 17 novembre 2009
martedì, 17 novembre 2009, 07:10 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti (4)

"ingenti somme di denaro di provenienza illecita"

«Rosanna Gariboldi non dice la verità»

PAVIA.
«L’indagata non ha chiarito i dettagli dei suoi rapporti economici con Giuseppe Grossi. Per questo deve restare in carcere». Sulla libertà di Rosanna Gariboldi è arrivato, dopo il «no» del Riesame, anche il parere negativo del gip, che ha rigettato ieri mattina l’istanza presentata dai legali Ennio Amodio, Pietro Trivi e Maria Novella Galantini. L’ex assessore provinciale è in carcere da 26 giorni con l’accusa di riciclaggio, in relazione all’inchiesta Montecity. Un tempo destinato ad allungarsi, visto che finora sono state respinte tutte le richieste di libertà. «Le spiegazioni fornite dall’indagata in ordine ai propri rapporti economici con Grossi - dice il gip Fabrizio D’Arcangelo - si rivelano assolutamente implausibili». Questi rapporti, secondo il giudice, si basano su una «regolamentazione opaca, integralmente fiduciaria, sommaria e non documentata». La contestazione riguarda il conto “Associati” di Montecarlo, su cui per sette anni si sono registrati movimenti per quasi due milioni e mezzo di euro. Somme che la Gariboldi aveva spiegato come «investimenti». Per il giudice «la versione dell’indagata non riesce a chiarire gli elevatissimi tassi di redditività di tali investimenti né la circostanza che le operazioni si siano sempre rivelate ampiamente renumerative». I movimenti su quel conto, sempre secondo il gip, non possono essere «giustificati neppure dagli atti di compravendita immobiliare» che l’ex assessore aveva indicato nella vendita di case a Pavia e in Sardegna e l’acquisto di un immobile in Francia. Non sarebbero neppure rilevanti le dimissioni di Gariboldi dal suo incarico come assessore «perchè l’ordinanza di custodia cautelare attiene a condotte di riciclaggio e non a delitti commessi abusando dei poteri di tale incarico». Infine, sul conto in Svizzera: «La prova della avvenuta estinzione non modifica il quadro, connotato dalla sistematicità con la quale la Gariboldi ha ricevuto e trasferito ingenti somme di denaro di provenienza illecita per sette anni». «Siamo amareggiati e delusi nel vedere come una circostanza ritenuta determinante per la custodia in carcere, e che abbiamo provveduto a eliminare con le dimissioni, oggi non assuma più un rilievo decisivo - è il commento dell’avvocato Pietro Trivi -. Così come la prova dell’avvenuta estinzione del conto Svizzero, che nell’ordinanza era stata ritenuta come aggravante del pericolo di reiterazione del reato. A questo punto riteniamo che non si possa che fare appello».

Maria Fiore, "La provincia pavese", 15 novembre 2009
domenica, 15 novembre 2009, 09:44 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

"L’affare delle bonifiche, ora si indaga sulle società"

Inchiesta Montecity, verifiche sulle imprese coinvolte nella riqualificazione dell’area di Casei Gerola

PAVIA. Dopo l’acquisizione in Provincia dei documenti sulle bonifiche, l’attenzione degli inquirenti milanesi si sta soffermando sulle società che hanno partecipato ad alcuni degli interventi più importanti sul territorio della provincia di Pavia. Come quello della bonifica dell’ex zuccherificio di Casei Gerola. La Procura di Milano pochi giorni fa ha inviato la Forestale negli uffici dell’ente di Pavia per acquisire le relazioni e i certificati di avvenuta bonifica su diverse aree dal 2005 a oggi. Ora i controlli si stanno spostando sulle società coinvolte negli affari delle bonifiche e sui loro meccanismi di costituzione e partecipazioni. Se gli sviluppi dell’inchiesta milanese, che presenta diverse ramificazioni, non sono facilmente prevedibili, i fatti dicono che nella bonifica dell’ex zuccherificio sono entrate diverse società, collegate tra loro con confini che non sempre appaiono così netti. Al centro c’è l’Immobiliare Casei Gerola, società coinvolta sia nel progetto della centrale a sorgo, sia nella bonifica e nella riqualificazione dell’area dell’ex zuccherificio, almeno fino a un certo punto. La società, partecipata dalla “Walde Ambiente” di Grossi e da Finbieticola Casei, di cui è presidente Mario Resca, (a sua volta partecipata da Rea Dalmine, la stessa impresa coinvolta nella bonifica dell’ex Montedison), è anche quella che presenta la proposta di riqualificazione dell’area dell’ex zuccherificio, nel 2008, al Comune di Casei Gerola. A febbraio l’amministrazione guidata dal sindaco Giancarlo Foschi assume un atto di indirizzo sulla riqualificazione dell’area, successivamente impugnato da Ezio Stella, l’attuale sindaco, e revocato. La delibera si basa su un presupposto non esatto, e cioè che l’Immobiliare Casei Gerola ha acquistato l’area da Italia Zuccheri. E’ la stessa Finbieticola Casei (società scissa da Italia Zuccheri, proprietaria dei terreni), a comunicare, a giugno del 2009, che l’area dell’ex zuccherificio è stata in realtà ceduta alla società “Iniziative Oltrepo”. Che fa sempre riferimento a Grossi. Il quale, quindi, con questo meccanismo acquista l’area, per diversi milioni di euro, e nello stesso tempo la bonifica, incassando, per questo intervento (non finito), i soldi dei finanziamenti europei. Un passaggio che la magistratura milanese sta cercando di chiarire. (m. fio.)

"La Provincia pavese", 13 novembre 2009
venerdì, 13 novembre 2009, 07:05 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Anche Giuseppe Grossi, Ferruzzi e Titta restano in carcere

L'inchiesta sulle presunte irregolarità nell'area Montecity Santa Giulia, resta in carcere l'imprenditore delle bonifiche. Rigettata la richiesta di scarcerazione di Giuseppe Grossi e della Gariboldi. Escono invece i due ex finanzieri.

MILANO - Il tribunale del riesame di Milano ha rigettato la richiesta di scarcerazione avanzata dall'imprenditore Giuseppe Grossi, da due suoi collaboratori e da Rosanna Gariboldi, ex assessore provinciale di Pavia e moglie del deputato Pdl Giancarlo Abelli. I quattro, arrestati nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Milano sulle presunte irregolarità nella bonifica dell'area Montecity-Santa Giulia, restano in carcere. Gli indagati sono accusati di aver creato fondi neri per oltre 20 milioni di euro, nell'ambito delle operazioni di bonifica dell'area che si trova nella zona sud di Milano. Grossi, che ha chiesto di uscire anche per motivi di salute e aveva annunciato di rinunciare alle sue pillole salvavita, è in attesa di ricevere i periti nominati dal gip.

TORNANO IN LIBERTA' - Hanno invece patteggiato una pena di 2 anni e 6 mesi di reclusione i due ex militari della Guardia di Finanza Giuseppe Anastasi e Paolo Pasqualetti, arrestati lo scorso febbraio nell'ambito della stessa inchiesta. I giudici della seconda sezione penale del tribunale di Milano hanno accolto infatti la richiesta di patteggiamento e hanno anche disposto la scarcerazione dei due ex finanzieri. La richiesta di patteggiamento aveva avuto il consenso dei pm Laura Pedio e Gaetano Ruta, titolari dell'indagine. A febbraio, assieme ai due ex militari era stato arrestato l'avvocato svizzero Fabrizio Pessina. I due ex militari, assistiti dagli avvocati Salvatore Stivala e Claudio Ferrazza, avevano chiesto ai giudici di essere rimessi in libertà, sottolineando che in tutti questi mesi avevano collaborato con la magistratura e messo a disposizione tutto il materiale che gli inquirenti stavano cercando. La loro istanza è stata accolta. Il collegio ha anche disposto la confisca dei beni sequestrati ai due ex finanzieri, tra cui 1 milione e 400 mila euro che i due avevano fatto rientrare dalla Svizzera.

12 novembre 2009 - Milano.Corriere.it

[Da Giorgio]

giovedì, 12 novembre 2009, 18:11 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

La Regione tace

di Gianni Barbacetto per “la Repubblica – Milano”

Il sonno della Regione genera mostri. E la Regione dorme e tace da settimane sullo scandalo delle bonifiche che ha portato in carcere, tra gli altri, l´imprenditore Giuseppe Grossi e la moglie di Gianfranco Abelli, Rosanna Gariboldi, che con il marito aveva un conto a Montecarlo su cui arrivavano i soldi di Grossi. Non risponde il presidente, Roberto Formigoni, che non solo è sempre stato il grande sponsor di Abelli, ma che è il responsabile politico delle scelte dell´amministrazione. Non risponde l´assessore all´ambiente, Massimo Ponzoni, che si è dato malato. Non risponde Massimo Buscemi, altro assessore regionale, che ha al polso (come Abelli, come il misterioso Maurizio L., come tanti altri) uno dei preziosi orologi da collezione che Grossi generosamente regalava agli amici. Tutti zitti, tutti fermi, in attesa che arrivino novità da Palazzo di giustizia. Nessuno che accetti di parlare degli aspetti politici, prima che giudiziari, di questa brutta faccenda. Proviamo a ricapitolarli. In regione ci sono molte aree inquinate da bonificare: Santa Giulia e Bovisa a Milano, ex Sisas a Pioltello, e poi a Sesto San Giovanni, Cerro al Lambro, Casei Gerola. Su questo business mette gli occhi Grossi, che riesce a diventare il re delle bonifiche mettendo in piedi un sistema di relazioni che coinvolge politici e amministratori. Più o meno come il napoletano Romeo in Campania. Il Sistema Grossi può contare su una rete di rapporti e d´affari già pronta: quella degli uomini di Cl e della Compagnia delle opere. Grossi la conquista diventando tutt´uno con Abelli e sua moglie: amici, compagni di vacanze, titolari insieme di conti correnti all´estero...

giovedì, 12 novembre 2009, 15:17 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

He has a dream

Dichiarazione del vicesindaco Centinaio a La provincia pavese: «Ho un sogno: regalare alla città l’ufficio di informazioni turistiche per il 9 dicembre ... ».

"Regalare"? Ce lo paga lui? Grazie, grazie....

http://www.imaginghostingservice.com/889pb8a15312738.jpg
mercoledì, 11 novembre 2009, 21:42 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti (2)

"Bonifiche, affare da cento milioni "

[A Pavia ci sono anche i 171mila mq della ex Snia da bonificare. Storia lunga anche questa. Il piano di caratterizzazione commissionato nel 2006 dalla Borgo Snia srl dice che il suolo è molto inquinato. Parte della bonifica dell'amianto nel settore di più recente edificazione pare invece essere stata eseguita. Lo vengo a sapere da atti giudiziari relativi al procedimento (per cui è stata chiesta l'archiviazione e per la quale siamo ricorsi in Cassazione) per l'abbattimento nel luglio 2007 dell'edificio vincolato. Gli operai che stavano lavorando nella parte più recente degli edificati della ex Snia dichiarano in quegli atti che la loro attività avrebbe riguardato la demolizione di edifici e la bonifica dell'amianto. A proposito, avendoci trascorso molti mesi in quei metri quadri inquinati ed essendo allora anche consigliere comunale, non mi ricordo che nessuno mi abbia mai detto che si stesse procedendo alla bonifica delle parti e dei settori inquinati da amianto. Nemmeno il giorno in cui è stato abbattuto il capannone e la polvere si sollevava. Avrei dovuto scoprirlo da sola? Forse sì. Irene Campari]

PAVIA.
Grandi aree industriali dismesse e centinaia di piccoli interventi: in provincia di Pavia, dato prudenziale, ci sono tra i 50 e i 70 ettari di terreno inquinato in corso di bonifica o ancora da studiare per capire bene cosa è necessario fare ad un costo che può arrivare a 50mila euro l’ettaro solo per gli studi preliminari. La cifra che circola tra progettisti e imprenditori è stratosferica e dà l’idea di quale sia il business in movimento: per portare a termine tutte le bonifiche avviate o progettate servirebbero più di 100milioni di euro. Dal 1997 ad oggi, dati del settore ecologia di piazza Italia, in provincia di Pavia sono state avviate 300 operazioni di bonifica: la stragrande maggioranza private, soltanto 14 finanziate con soldi pubblici, arrivati sul territorio dallo Stato attraverso la Regione.
mercoledì, 11 novembre 2009, 09:56 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti (1)

"Bonifiche pagate il doppio. Ma col via libera del tribunale fallimentare"

di Luca Fazzo (da Il Giornale)

Si indaga su omissioni e complicità interne che avrebbero favorito Grossi per Pioltello Ci sono state complicità e omissioni all’interno del tribunale di Milano nel consentire a Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche ambientali, di preparare il suo colpo migliore: la messa in sicurezza della Sisas di Pioltello, la vecchia fabbrica chimica che ha inquinato in modo terribile il sottosuolo del territorio a est di Milano. Che Grossi avesse gonfiato a dismisura il costo della bonifica Sisas, ottenendone in cambio grandi vantaggi, è stato ampiamente scritto dopo l’arresto dell’imprenditore: finito in carcere per un’altra bonifica, quella di Santa Giulia a Rogoredo, ma al centro dell’inchiesta dei pm Laura Pedio e Gaetano Ruta anche per il gigantesco affare di Pioltello. Tutto da scrivere è come all’interno del tribunale di Milano si sia spianata la strada all’operazione di Pioltello. Il tribunale entra in scena perché la Sisas, la vecchia azienda proprietaria dell’area, fallisce. A prendere in mano il fallimento il giudice Bartolomeo Quatraro, presidente della sezione fallimentare, delega il commercialista milanese Vittorio Ottolenghi. Ed è Ottolenghi a firmare la convenzione che permette a Giuseppe Grossi di mettere le mani sul terreno di Pioltello. In teoria l’affare è semplice e trasparente: Grossi si sobbarca l’onere della bonifica, in cambio la Sisas gli cede una parte dei terreni. Però serve capire quanto costa la bonifica, e quanto valgono i terreni. Ed è qui che iniziano gli inghippi. Una perizia quantifica in 120 milioni di euro il costo della bonifica: a firmarla è curiosamente Claudio Tedesi, lo specialista che è già a libro paga di Grossi per la bonifica di Santa Giulia. Un’altra perizia stabilisce che i terreni destinati a Grossi valgono 19 milioni. Peccato che entrambe le perizie siano sballate. Bonificare Pioltello costa molto meno. E i terreni valgono molto di più. Eppure la convenzione viene firmata. Anche perché l’astronomica valutazione dei costi di bonifica, i 120 milioni, viene fatta propria senza tante storie dal ministro per l’Ambiente dell’epoca, il verde Alfonso Pecoraro Scanio. Tutti d’accordo. A rompere le uova arriva una società creditrice della Sisas, il gruppo Air Liquide, che fa rifare i conti, e scopre che bonificare Pioltello costa meno della metà dei 120 milioni pretesi e ottenuti da Grossi. E che i terreni che Grossi ottiene in cambio valgano molto di più lo scrive, in una perizia bis, lo stesso autore della prima valutazione: non 19 milioni ma 40. Anzi, tenendo conto delle varianti urbanistiche già pronte, 94 milioni. Grazie all’accordo con la curatela fallimentare Grossi sta facendo il colpo del secolo.
martedì, 10 novembre 2009, 14:16 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti