PAVIA. Un processo con giudizio immediato, che significherebbe per Rosanna Gariboldi il carcere per almeno altri sei mesi. E’ un’ipotesi su cui sta ragionando la Procura di Milano, che ritiene di avere elementi sufficienti per chiudere il filone madre dell’inchiesta Montecity, quello sul riciclaggio e la creazione di fondi neri attraverso la frode fiscale. Intanto gli avvocati di Lady Abelli hanno presentato ieri l’appello contro il «no» alla scarcerazione. L’appello riguarda l’ordinanza con cui il giudice Fabrizio D’Arcangelo aveva respinto l’istanza presentata dagli avvocati Ennio Amodio, Maria Novella Galantini e Pietro Trivi. Rosanna Gariboldi, ex assessore alla provincia di Pavia e moglie del parlamentare Giancarlo Abelli, per il momento resta in carcere. L’accusa è di avere riciclato soldi di provenienza illecita attraverso il conto “Associati” di Montecarlo. Un conto che, per la metà dell’importo residuo, 471mila euro su un milione e 120mila euro, sarà messo a disposizione della magistratura. I legali hanno presentato ai magistrati una richiesta di dissequestro del conto, chiedendo il rientro della somma in Italia. Intanto la Procura di Milano sta studiando quali passi fare. L’ex assessore provinciale è stata interrogata l’ultima volta l’11 novembre, per chiarire i suoi rapporti con i due assessori regionali Massimo Buscemi e Massimo Ponzoni, soci con lei in due società immobiliari, “La Perla” e “Il Pellicano”.
[Dello scempio del territorio pavese ne scriviamo da quando è stato fondato questo blog. Ne ho scritto più di due anni fa nell'inchiesta Denti di ferro: logistica, retail park, centri commerciali e autostrade, descrivendo anche il sistema che si autosorregge tramite il continuo consumo di territorio. Non solo sull'asse Pavia-Piacenza, Pavia-Milano o Pavia-Alessandria, ma anche Pavia-Lodi: tra Copiano e Sant'Angelo Lodigiano il paesaggio è mutato nel giro di meno di due anni; è nato un nuovo polo logistico, quello della SS 235. I campi sono stati sostituiti da capannoni su entrambi i lati della statale. Con la costruzione del centro commerciale ad Albuzzano si riuniranno in una fila ininterrotta di sagome grigie i princìpi trasversalmente politici che hanno governato il territorio provinciale ed interprovinciale negli ultimi cinque anni. «Il Faraone è tornato e saprà distinguere tra amici e nemici», tuona minaccioso Giancarlo Abelli, deputato e vicecoordinatore nazionale del Popolo delle Libertà, detto per l´appunto il Faraone, nella sala grande del collegio Cardano di Pavia. È reduce da un «vertice» milanese con Roberto Formigoni, Ignazio La Russa e Mariastella Gelmini dedicato ad affrontare lo scandalo della bonifica di Santa Giulia-Montecity, il nuovo quartiere che forse galleggia su un mare di veleni, dove è affogato oberato dai debiti Luigi Zunino e che sta terremotando la politica lombarda. Fino al punto da farla sembrare la tarda replica della saga del «mariuolo» craxiano Mario Chiesa, configurando la tangentopoli milanese del nuovo millennio, targata non più Psi, ma Cl-Pdl. Ciò che giorno dopo giorno sembra rendere ormai una scommessa la ricandidatura del governatore ciellino al Pirellone nel prossimo marzo. Non meno di duecento persone capeggiate dal sindaco pavese Alessandro Cattaneo, cui sfugge una lacrimuccia, da quello di Vigevano Ambrogio Cotta, dal presidente della provincia Vittorio Poma e dai «generali» della sanità lombarda, omaggiano il Faraone redivivo. Il quale rivela commosso di aver appena ricevuto una lettera dalla sua signora Rosanna Gariboldi, ex assessore alla provincia di Pavia, in carcere per associazione a delinquere e riciclaggio di 22 milioni di euro insieme a Giuseppe Grossi, il ras delle bonifiche ambientali, quello che regalava orologi a politici e funzionari (per 6 milioni e mezzo di euro) come un distintivo di appartenenza al suo clan. Lady Abelli, come la chiamano a Milano, in cella si dispera, «ma noi siamo forti - avverte il marito in quel melting pot di ex democristiani, ex socialisti, ex fascisti, ex comunisti confluiti nel nuovo potere berlusconian-ciellino - e se qualche finto amico pensa che il vecchio leone sia ferito e vuole tirargli un calcio, si sbaglia di grosso.
1- CONTI ALL´ESTERO, FATTURE FALSE E POLITICA ECCO LA RAGNATELA DEL "RE DELLE DISCARICHE"...
Piero Colaprico per "la Repubblica"
Imbrogli per fare imbrogli, per fare altri imbrogli e per intascare un sacco di soldi in contanti. Questa sembra, in estrema sintesi, la vita segreta di un multi-milionario che sino a un mese fa, quando il 20 ottobre è stato arrestato per riciclaggio con vari collaboratori, era sconosciuto al grande pubblico. Si chiama Giuseppe Grossi, ha 62 anni, ed è un protagonista di quello che potremmo definire il «sistema-discarica».
di Irene Campari
Quella sulle bonifiche è una delle più consistenti e profonde inchieste mai avviate in Lombardia negli ultimi anni, avvicinabile per entità e vastità a quella che ha riguardato l'ex area Omar-Petrol Dragon di Lacchiarella e Dresano, o a quella, per rimanere nel pavese, che ha coinvolto nel 1995 l'ex area Zeta Petroli di Albaredo Arnaboldi e l'ex San Martino immobiliare di Tromello. E' di queste ore la notizia che anche un magistrato antimafia sia stato cooptato nel pool milanese di magistrati inquirenti; si fanno i nomi di figure responsabili di imprese in odore di mafia dedite al movimento terra. In questi mesi, altre inchieste avevano portato in carcere esponenti della 'ndrangheta che da decenni operano nel sud milanese, in particolare a Buccinasco, nel movimento terra e nello smaltimento di rifiuti e che avrebbero fatto di questo business quasi un monopolio territoriale. Alcuni giornalisti ne avevano già fatto oggetto di pubblicazioni, allertando l'opinione pubblica sul pericolo più che reale di integrazione degli interessi criminali nell'economia produttiva dell'area tanto prossima a Pavia. Anche alcuni uomini di teatro hanno offerto il loro contributo alla consapevolezza. Voglio ricordare, per esempio, Giulio Cavalli, attore di Lodi, sotto scorta poichè minacciato dalle cosche che non vedevano (e non vedono) di buon occhio il suo spettacolo teatrale "Do ut des", dedicato alla caricatura della mentalità mafiosa. La settimana scorsa, Cavalli ha allestito il suo spettacolo a Buccinasco. Terra tristemente nota per il radicamento di alcune cosche calabresi, Barbaro e Papalia innanzitutto. Il Comune di Buccinasco è noto anche per aver negato la cittadinanza onoraria a Roberto Saviano. Le cosche Barbaro Papalia sono nominate nell'articolo che oggi Il Giornale dedica alle inchieste sulle bonifiche condotte non solo in Lombardia dalle società di Giuseppe Grossi. Ma un'altra cosca fu nominata direttamente dall'imprenditore quando, nel febbraio scorso, ad inizio indagini, dichiarò che si era liberato dagli 'ndranghetisti del clan Mazzaferro che avrebbero avuto in mano una delle società da lui rilevate. Abbiamo anche letto in reportage informati che spesso di certa manodopera, se si vuol vivere tranquilli, non si può far a meno poiché i mezzi che usano per persuadere sono molto convincenti. I quadri immaginari che suscitano però mozziconi di informazioni che rimbalzano da certe inchieste sono deprimenti e desolanti come l'età che viviamo: migliaia di camion caricati di rifiuti nocivi che di notte percorrono strade su strade per depositare clandestinamente il loro oro (tanto vale) in bui anfratti nascosti spesso in luoghi densamente popolati. E' questa l'Italia produttiva della delocalizzazione nell'Est europeo e nel sud est asiatico? E' anche a questo che ci ha portato la riconversione del territorio da industriale a residenziale e commerciale? E' la parte dell'inchiesta che dovrebbe interessare tutti gli ambientalisti, anche quelli che finora sul fronte delle bonifiche locali non hanno mai detto nulla. Ed è anche quella che dovrebbe far riflettere, in generale, coloro che hanno sostenuto che la mafia nel pavese non esiste, relegando il dramma alle fabule arcaiche dei mafiosi analfabeti e alle terre sfortunate del Sud. Qualcuno si può anche illudere ancora, ma la realtà sembra disgraziatamente smentirlo un giorno sì e l'altro pure.
di Enrico Lagattolla
Il pool di magistrati al lavoro sul caso Santa Giulia si allarga: tra questi anche un magistrato dell’antimafia. È il pm che ha arrestato la cosca calabrese per il racket del movimento terra. Ieri altro interrogatorio per Grossi. Non solo riciclaggio. Non solo fondi neri ed evasione fiscale. Non solo corruzione. Nell’inchiesta sulla bonifica di Santa Giulia si sta aprendo un capitolo ancora più allarmante. È un’ipotesi di smaltimento illegale di rifiuti tossici. E, soprattutto, è l’ombra della criminalità organizzata che si allunga sull’intera vicenda. Per questo, la procura si sta organizzando.
Il Giornale, 19 novembre 2009
MILANO — Grossi non ha «svelato a chi siano stati destinati gli oltre cento orologi di estremo valore che non sono stati rinvenuti» nella sua disponibilità e i rapporti «con politici e amministratori locali ». Sembra puntare a uno scenario politico l’inchiesta sulla bonifica dell’area milanese Montecity-Santa Giulia, e non solo per il coinvolgimento dell’ex assessore provinciale del Pdl di Pavia Rosanna Gariboldi. A confermarlo è un passaggio delle motivazioni con le quali il tribunale del riesame rifiuta la scarcerazione di Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche ambientali arrestato con Gariboldi e altre tre persone il 20 ottobre per associazione per delinquere e riciclaggio di 22 milioni di euro. I giudici definiscono Grossi il «principale beneficiario della complessa macchinazione illecita ordita avvalendosi di strutture societarie, professionisti, collaboratori e dipendenti compensati per il loro apporto all’illecito».
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Gravi indizi
I giudici definiscono «convincente » l’ordinanza con la quale il gip Fabrizio D’Arcangelo aveva disposto il carcere per i 5 indagati confermando l’esistenza di «gravi indizi» a loro carico. L’accusa sostiene che grazie a sovrafatturazioni sulla bonifica avvenute attraverso società con sede in paradisi fiscali, Grossi avrebbe costituito una riserva di fondi all’estero fatti rientrare in Italia attraverso «una rete di contatti (ben lungi dall’essere ancora completamente disvelata) con persone necessariamente dotate di preparazione specifica e professionale». Un’associazione per delinquere che è «pacifica» e in cui il re delle bonifiche dava «ordini che non ammettevano discussione» commettendo «un numero impressionante di reati fiscali, appropriazioni indebite e riciclaggio » .
Dedizione all’illecito
Pesanti le considerazioni sulle esigenze cautelari. Grossi non deve uscire dal carcere perché ha dimostrato di essere capace di condotte «volte alla creazione e interposizione di complessi e numerosi schermi societari in diverse parti del mondo, nonché all’apertura di conti su diverse banche estere, intestati ad una pluralità di persone diverse che obbedivano pedissequamente ai suoi ordini». Questo «implica una non comune professionalità e capacità di complesse deliberazioni delittuose» e una «stabilità e radicalità della dedizione a simile attività illecita ». L’imprenditore, inoltre, avrebbe continuato nella sua condotta anche quando ormai sapeva dell’inchiesta, perché c’era stata in Italia la rogatoria con la quale la magistratura tedesca aveva dato il via alle indagini e perché a febbraio c’erano stati anche gli arresti di due suoi collaboratori e dell’avvocato svizzero Fabrizio Pessina. Giuseppe Grossi avrebbe manifestato una «assoluta indifferenza alle indagini », visto che in un’intercettazione del settembre scorso parla di «occhi puntati contro». Continua «a non percepire neppure il disvalore penale delle condotte che egli ha sistematicamente commesso e che ha dimostrato in concreto di voler continuare a commettere, intendendole come normale corollario della sua attività».
Giuseppe Guastella, Corriere, 18 novembre 2009
L'articolo integrale Qui.
[da Giorgio]
di Vittorio Emiliani (da L'Unità e Eddyburg)
Il caso Mario Resca si fa sempre più imbarazzante. Ieri ha esposto i dati della crisi degli ingressi nei musei e le linee-guida della “sua” valorizzazione. Per i servizi aggiuntivi egli ha una delega specifica del ministro e però si tiene stretto un posto nel CdA della Mondadori SpA che controlla (100 per 100) Electa SpA capofila fra le imprese appaltatrici dei servizi museali medesimi. Quindi - nota la Confsal-Unsa - come Ministero, Resca prepara le nuove gare alle quali, come Mondadori-Electa, poi parteciperà. Conflitto di interessi da manuale. Ma il ministro Bondi e il sottosegretario Giro lo negano. Forse temono che, ammettendolo, “offenderebbero” il Grande Capo che ne ha uno gigantesco. Intanto però dai Beni Culturali – sostiene Confsal - Resca percepisce 160.000 euro lordi l’anno (un direttore di grande museo non arriva ad un quarto), ma ha mantenuto pure la lucrosa presidenza di Finbieticola (che dismette gli ex zuccherifici) e quella di Confimprese. Fioccano le interrogazioni. Rispondendo all’on. Giulietti, il sottosegretario Giro ha negato ogni possibile incompatibilità con Finbieticola, annunciando: “con grande senso istituzionale, il dott. Resca comunicherà, nei prossimi giorni, la sua disponibilità agli azionisti della società a sospendere il proprio mandato”. Attenzione: sospensione, non dimissioni. E ci sono voluti mesi di polemiche e una interrogazione. Su Mondadori-Electa ha presentato un’interrogazione circostanziata l’on. Giovanna Melandri (Pd). Aspettiamo la risposta. La vicenda di Finbieticola si complica. I proventi della vendita dell’area di Casei Gerola (500mila mq all’incrocio fra le autostrade To-Pc e Mi-Ge) sono stati prosciugati dalla bonifica. Eseguita dal rag. Giuseppe Grossi oggi ospite di San Vittore per l’altra di Santa Giulia a Rogoredo (Mi) “gonfiata” – lo accusano - per creare supposti fondi neri. Lui poi ha acquistato l’area di Casei (per un maxi-centro commerciale?) e lui doveva, con la Finbieticola di Resca, costruire una centrale elettrica a sorgo al posto dell’ex zuccherificio (55 milioni di fondi Ue). Ma i Comuni di Silvano e di Casei ed ora anche quello di Voghera dicono no alla centrale, accusando Resca di comportarsi “come un signorotto locale”. La Forestale indaga sulle bonifiche di Grossi in Oltrepò, inclusa Casei. Si concilia tutto ciò con la dignità di un direttore generale ai Beni culturali? Chi valorizza chi? e che cosa?
da L'Unità e Eddyburg.it - 17.11.2009
[da Giorgio]
MILANO - Il tribunale del riesame di Milano ha rigettato la richiesta di scarcerazione avanzata dall'imprenditore Giuseppe Grossi, da due suoi collaboratori e da Rosanna Gariboldi, ex assessore provinciale di Pavia e moglie del deputato Pdl Giancarlo Abelli. I quattro, arrestati nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Milano sulle presunte irregolarità nella bonifica dell'area Montecity-Santa Giulia, restano in carcere. Gli indagati sono accusati di aver creato fondi neri per oltre 20 milioni di euro, nell'ambito delle operazioni di bonifica dell'area che si trova nella zona sud di Milano. Grossi, che ha chiesto di uscire anche per motivi di salute e aveva annunciato di rinunciare alle sue pillole salvavita, è in attesa di ricevere i periti nominati dal gip.
TORNANO IN LIBERTA' - Hanno invece patteggiato una pena di 2 anni e 6 mesi di reclusione i due ex militari della Guardia di Finanza Giuseppe Anastasi e Paolo Pasqualetti, arrestati lo scorso febbraio nell'ambito della stessa inchiesta. I giudici della seconda sezione penale del tribunale di Milano hanno accolto infatti la richiesta di patteggiamento e hanno anche disposto la scarcerazione dei due ex finanzieri. La richiesta di patteggiamento aveva avuto il consenso dei pm Laura Pedio e Gaetano Ruta, titolari dell'indagine. A febbraio, assieme ai due ex militari era stato arrestato l'avvocato svizzero Fabrizio Pessina. I due ex militari, assistiti dagli avvocati Salvatore Stivala e Claudio Ferrazza, avevano chiesto ai giudici di essere rimessi in libertà, sottolineando che in tutti questi mesi avevano collaborato con la magistratura e messo a disposizione tutto il materiale che gli inquirenti stavano cercando. La loro istanza è stata accolta. Il collegio ha anche disposto la confisca dei beni sequestrati ai due ex finanzieri, tra cui 1 milione e 400 mila euro che i due avevano fatto rientrare dalla Svizzera.
12 novembre 2009 - Milano.Corriere.it
[Da Giorgio]
di Gianni Barbacetto per “la Repubblica – Milano”
Il sonno della Regione genera mostri. E la Regione dorme e tace da settimane sullo scandalo delle bonifiche che ha portato in carcere, tra gli altri, l´imprenditore Giuseppe Grossi e la moglie di Gianfranco Abelli, Rosanna Gariboldi, che con il marito aveva un conto a Montecarlo su cui arrivavano i soldi di Grossi. Non risponde il presidente, Roberto Formigoni, che non solo è sempre stato il grande sponsor di Abelli, ma che è il responsabile politico delle scelte dell´amministrazione. Non risponde l´assessore all´ambiente, Massimo Ponzoni, che si è dato malato. Non risponde Massimo Buscemi, altro assessore regionale, che ha al polso (come Abelli, come il misterioso Maurizio L., come tanti altri) uno dei preziosi orologi da collezione che Grossi generosamente regalava agli amici. Tutti zitti, tutti fermi, in attesa che arrivino novità da Palazzo di giustizia. Nessuno che accetti di parlare degli aspetti politici, prima che giudiziari, di questa brutta faccenda. Proviamo a ricapitolarli. In regione ci sono molte aree inquinate da bonificare: Santa Giulia e Bovisa a Milano, ex Sisas a Pioltello, e poi a Sesto San Giovanni, Cerro al Lambro, Casei Gerola. Su questo business mette gli occhi Grossi, che riesce a diventare il re delle bonifiche mettendo in piedi un sistema di relazioni che coinvolge politici e amministratori. Più o meno come il napoletano Romeo in Campania. Il Sistema Grossi può contare su una rete di rapporti e d´affari già pronta: quella degli uomini di Cl e della Compagnia delle opere. Grossi la conquista diventando tutt´uno con Abelli e sua moglie: amici, compagni di vacanze, titolari insieme di conti correnti all´estero...
