Nel 2004, per coordinare gli interventi operativi di controllo dei confini dell'Unione Europea, la
Commissione europea costituisce un'Agenzia sovrannazionale denominata Frontex. Oggi di fronte al continuo fenomeno degli sbarchi clandestini, ed ancora di più, di fronte alle tragedie che avvengono nel Mediterraneo, ci si domanda quale sia il ruolo dell'Unione Europea e in particolare quali siano le evoluzioni del processo di armonizzazione del controllo delle frontiere posto in essere con la costituzione di Frontex. Negli anni, i differenti interessi degli stati membri dell’UE, la forte pressione migratoria, e lo spostamento a est dei confini dell’Unione, hanno creato i presupposti per l’istituzione di un’Agenzia sovranazionale che fornisse assistenza tecnica volta a rafforzare la cooperazione operativa nel controllo delle frontiere dell’Unione. Dalle intenzioni della Commissione Europea è nata l’Agenzia sovranazionale Frontex.
GLI SCOPI DELL’AGENZIA
Frontex non si sostituisce agli stati ma, come viene indicato nelle premesse del regolamento costitutivo, si occupa di come “Il controllo e la sorveglianza delle frontiere esterne ricadono sotto la responsabilità degli stati membri.
Smentire i magistrati è tra le più antiche consuetudini del premier. Ma smentire il ministro dell’Interno che gli siede accanto davanti alla telecamere, ancora non l’aveva fatto. Succede il 15 d’agosto, succede al Viminale e su un fatto – il caso Fondi, comune dell’agro pontino di cui è stato chiesto lo scioglimento per infiltrazioni mafiose da oltre un anno - che l’Italia in vacanza forse conosce poco ma è la spia di come viene gestita la sicurezza in questo paese. E di come la Lega si preoccupi di arrestare i clandestini ma poi giri la testa dall’altra parte quando il nemico sono le mafie e la criminalità organizzata.
Quest’anno il premier in crisi di credibilità e di modi con cui impiegare il tempo libero, ha voluto condividere con il ministro dell’Interno Roberto Maroni il bilancio di Ferragosto sulla sicurezza. Si è presentato al fianco del ministro leghista anche per ribadire che la politica della sicurezza, tema che premia molto negli umori del paese, non è solo made in Carroccio ma anche opera sua. Ed ecco che tra le meraviglie del governo il premier non ha avuto difficoltà a dire che «il comune di Fondi non sarà sciolto poiché molti ministri, nelle riunioni del Consiglio dei ministri, hanno fatto notare che nessun componente della giunta e del consiglio comunale è stato toccato da un avviso di garanzia».
Tra i cittadini la paura delle criminalità resta elevata. Eppure secondo i dati del Viminale il calo dei delitti riguarda tutti i reati. Lei come spiega questi risultati?
Con tutte le misure che abbiamo messo in camoo in questi mesi. Ci sono almeno tre indirizzi da considerare strategici. Il primo, e il più importante, è la lotta alla clandestinità. Poi, l'azione sui campi nomadi. Inoltre, il modello di forze dell'ordine messo in campo a Caserta per combattere la camorra.
Contro gli immigrati irregolari il suo simbolo è stato il reato di clandestinità. Si è portato dietro, però, un mare di polemiche e questo non aiuterà le espulsioni.
Quelle polemiche alla fine hanno prodotto un effetto mediatico eccezionale. Con risultati concreti: da maggio gli sbarchi sono praticamente azzerati.
Non teme che possano riprendere?
L'assetto realizzato con la Libia, che ha rispettato tutti gli impegni, è efficiente ed efficace.
Diversi clandestini, però, riescono ancora a sbarcare sulle coste della Sicilia o della Calabria.
A Lampedusa non più, come avevo detto. Ci sono, in realtà, pochi casi di immigrati che arrivano con un passaggio, se vogliamo chiamarlo così, di qualche peschereccio italiano. Un passaggio pagato, probabilmente. Stiamo facendo accertamenti.
Perché attribuisce tanta importanza all'azione sui campi rom?
Ha inciso notevolmente sull'andamento di certi reati. Abbiamo, inoltre, intercettazioni di soggetti che hanno deciso di non venire più in Italia. E alcune decine di migliala sono andati via, in Spagna, tanto che mi ha telefonato il collega di Madrid.
Dal Giustiziere della notte di Charles Bronson a Tre uomini e una gamba di Aldo, Giovanni e Giacomo. Strana parabola, quella delle ronde, che richiama sì la figura retorica dell’iperbole, ma per capovolgerla. Vennero concepite come il supporto che la società civile leghista offriva a forze dell’ordine giudicate sfibrate se non imbolsite, certo private di mezzi e comunque impossibilitate a reggere l’impatto della microcriminalità. Finiscono per nascere, invece, naufragando nel ridicolo del loro stesso liquido amniotico: non più di tre persone, rigorosamente over 25, vestite con le pettorine gialle fluorescenti che indossano i portalettere piuttosto che gli spazzini di nuova generazione (operatori ecologici), disarmati di tutto punto (neanche lo spray al peperoncino), però di sana e robusta costituzione e figli di un corso di formazione. Perché la formazione è diventata come la qualifica romanesca di dottore: non si nega a nessuno. Le ronde sono un organismo geneticamente modificato e di questo bisogna dire grazie al presidente Giorgio Napolitano. Grazie davvero, perché le sue raccomandazioni sono servite a impedire la deriva di una giustizia fai-da-te, davvero alla Charles Bronson, della quale per primi i cittadini che chiedono più sicurezza non avvertono alcun bisogno. Semmai, pretendono sicurezza vera, quella che uno Stato degno di tal nome non affida anche a volontari che coltivano l’idea dell’anti-Stato romano-centrico (fra i più cari tormentoni della Lega), ma ai propri organismi costituzionalmente deputati, secondo le diverse declinazioni: carabinieri, polizia, finanza, vigili urbani, vigili del fuoco, polizia penitenziaria, forestale e via elencando.
A macchia di leopardo. I sindaci delle principali località rivierasche sono divisi circa l’opportunità o meno di usufruire della possibilità offerta loro di emettere una ordinanza che trasformi l’accattonaggio in strada e il commercio ambulante lungo gli arenili, sulle passeggiate a mare e nelle ore serali in ristoranti e pizzerie nel reato di molestia. Sempre che esista l’insistenza da parte del venditore. I primi a mettersi in moto per emettere l’ordinanza sono stati i sindaci del centrodestra, a partire da quello di Finale Flaminio Richeri che prima di partire per una breve vacanza in Canada aveva già incaricato gli appositi uffici di predisporre una delibera che firmerà al suo rientro, mentre a guidare il fronte degli oppositori è il primo cittadino di Albenga Antonello Tabbò, che ha ufficialmente chiesto alla prefettura un vertice per poter chiarire quando il tentativo di vendere ad esempio una rosa si trasformi in molestia. Come dire, insomma, che quell’esercito di persone che sino ad oggi scendevano dai treni provenienti da Genova tra Varazze e Andora con l’obiettivo di vendere ogni genere di cose a residenti e soprattutto turisti, a partire dalle prossime settimane si troveranno costretti a dover scegliere dove potersi fermare.
Due pagine e mezza per un articolo di legge diviso in tredici commi. È questo il testo provvisorio del provvedimento per la «regolarizzazione selettiva» di colf e badanti, che sarà presentato in Parlamento come emendamento al decreto anticrisi. Ecco cosa prevede la bozza, che nell’iter legislativo potrà comunque subire correzioni, e quello che devono fare le famiglie.
La «tassa»
L’intervento concordato dai ministri Roberto Maroni e Maurizio Sacconi tecnicamente è una «regolarizzazione contributiva ». I datori di lavoro italiani, comunitari o anche extracomunitari (ma regolarmente presenti in Italia da almeno 5 anni, i cosiddetti «lungo-soggiornanti»), potranno regolarizzare colf e badanti che lavorano alle proprie dipendenze in nero. Per farlo, dovranno denunciare la «sussistenza del rapporto di lavoro», versando un contributo forfettario che per ora è stato fissato in 500 euro, cifra che corrisponde a tre mensilità di contributi. Una sorta di tassa di emersione. L’autodenuncia esclude le «sanzioni penali, civili e amministrative connesse al rapporto di lavoro irregolare». Viene quindi sanato il pregresso.
MILANO - E' stato un immigrato boliviano clandestino a bloccarlo, mentre faceva esplodere un bancomat con liquido infiammabile. Così uno studente vicino ad ambienti anarchici, impegnato in quella che secondo lui era un'azione dimostrativa anti G8, è stato arrestato dalla polizia. Marco Filippo Baldini, 25 anni, ha compiuto il suo attacco giovedì mattina intorno alle 5.40, contro la filiale della Banca popolare commercio e industria di piazzale De Agostini (zona via Washington). L'esplosione è stata ripresa dal sistema di videosorveglianza.
IL FILMATO - Il ragazzo, che frequenta l'Università Bovisa, è stato ripreso in modo nitido mentre, dopo aver parcheggiato la sua bicicletta, ha versato del liquido infiammabile all'interno del bancomat e ha dato fuoco ad una miccia, causando l'esplosione del bancomat stesso. Il ragazzo, con il colto coperto da passamontagna e vestito con una maglietta verde e un bermuda militare, si è dato alla fuga, ma è stato inseguito e bloccato da un cittadino boliviano senza regolare permesso di soggiorno. Il suo intervento ha permesso agli agenti delle Volanti di arrestarlo per danneggiamento e denunciarlo per il possesso di armi: con sé aveva un coltello multiuso, mentre si era disfatto dei guanti e dell'accendino trovati poco più in là.