L'ACQUA è un bene pubblico e comune NON mercificabile. NON si privatizza.


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La Gandina di Pieve


T'è vist cus'è? Ha visto un re! Ah beh, si beh...

[Cari villici, nei regni di Oz le regal figure - sapete - fan sempre il Vostro interesse. Voi siete come i nostri figli. Voi siete - in fondo - i principi. Nelle nostre dimore Vi facciamo entrar, invitandovi poi nobilmente ad uscir. Nel giardino del Re, l'incanto deve rimanere tale, e cos'è l'incanto senza lontananza, senza privilegio, senza dimora sognata, senza percezione dell'incolmabile spazio che separa Voi da noi? Abbiamo invitato i Vassalli a garantirVi che il giardino incantato rimarrà tale, e di esso potrete goderne dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 18 (possibili proroghe nel periodo estivo) del dì volgare e mondano. Non sporcate e non buttate le cartacce per terra. I Vostri vizi e maleducazione li conosciamo. E li conoscono anche i Vassalli, tanto che, pur prevedendo un codicillo del feudal beneficio che le nostre dimore potevan esser di diritto le Vostre, Vi han rinunciato. Ah beh, si beh...]

«Vogliamo il parco pubblico nel giardino del re»

Pavia, domani l’incontro sul progetto della Mostiola. Ecco le richieste del Comune

PAVIA.
Domani alle 9 in Comune si torna a parlare di via Porta e giardino della Mostiola. Il presidente della fondazione Nascimbene Elio Ferrari incontrerà il sindaco Cattaneo e l’assessore ai lavori pubblici Luigi Greco per presentare il progetto di ciò che la Fondazione vorrebbe realizzare negli appartamenti su via Porta e nell’edificio di mattoni rossi in via Corridoni, dalle cui finestre a punta guarderanno gli uffici della fondazione. Si parlerà anche del giardino: «Come amministrazione vorremmo potesse diventare un luogo pubblico» afferma il sindaco Alessandro Cattaneo. I movimenti intorno ai 3.500 metri quadri di quello che dovrebbe essere il giardino dei re Longobardi, si sono intensificati a settembre, quando gli operai della fondazione hanno fatto piazza pulita della selva di piante e sterpaglie che restava del cossiddetto “orto dei Poggi”, i fioristi di corso Garibaldi che per quarant’anni vi hanno tenuto il loro vivaio.
domenica, 15 novembre 2009, 11:16 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti (3)

Alle sorgenti della Metropoli

Un progetto di percorso ciclabile dal Ticino all'Adda, presentato a Cassinetta di Lugagnano giovedì  29 ottobre 2009. Qualche riflessione di Fabrizio Bottini, da Eddyburg

Mio nonno già sul finire del XIX secolo ne combinava di tutti i colori per scappare da quei campi nella grande pianura alla confluenza dei due fiumi. Aveva una innata abilità manuale, e invece di rovinarsele, le mani, con gli attrezzi agricoli, preferiva cose un po’ più industriali: la carpenteria ad esempio. Il legno poi se lo portò via lontano, a costruire aeroplani, che la campagna al massimo la guardavano da molto lontano, o la usavano come pista da atterraggio. Così anche mio padre, che di aeronautico costruiva solo modellini di balsa con “motore” a elastico, se ne è stato a rigorosa distanza da campi, fossi, filari e compagnia bella, allevando pure il sottoscritto nella totale indifferenza a quello che pure, nelle varie case suburbane dell’infanzia e dell’adolescenza, mi stava giusto davanti a gli occhi o sotto i piedi. In definitiva, ad essere onesti, tutto questo ritrovato entusiasmo per le campagne mi puzza un po’ di bufala. Ecco, esattamente: puzza, e fango che si appiccica sotto i piedi, e canicola d’estate con quella botta ai polmoni se il vento gira dalla parte sbagliata rispetto alle stalle, o nebbia che ti stronca morale e articolazioni in certe mattine giù in valle, quando dai rami gocciola il gelo della notte e del sole sopra la testa non si vede ancora traccia. E però.
sabato, 24 ottobre 2009, 15:57 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

«Rifiuto le mie pillole salvavita»

La protesta del re delle bonifiche Grossi, in cella da ventiquattro ore. Due ispettori «incorruttibili» di Luigi Ferrarella Giuseppe Guastella

MILANO — «Come ultima forma di protesta, sospendo l'assunzione dei farmaci salvavi­ta». Ventiquattro ore di carcere a San Vittore (dotato di un cen­tro clinico), e già Giuseppe Grossi oppone i suoi problemi cardiaci all’arresto di martedì con altre 6 persone per l’ipotesi di reato di associazione a delin­quere finalizzata al riciclaggio di 22 milioni di fondi neri, ap­propriazione indebita, frode fi­scale e corruzione di pubblici ufficiali. Il maggior imprendito­re italiano delle bonifiche am­bientali lamenta di «aver ripetu­tamente richiesto alla Procura, e per mesi inutilmente atteso, di poter chiarire al pm i fatti og­getto del procedimento penale a mio carico»: invece «sono sta­to inaspettatamente raggiunto, così come alcuni miei collabora­tori ed amici, da un provvedi­mento di custodia cautelare in carcere, basato su fatti da me già denunciati al fisco e che avrei ulteriormente chiarito nell'interrogatorio richiesto».

Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip Fabrizio D’Ar­cangelo rimarca per la verità co­me Grossi, nel memoriale depo­sitato il 4 giugno, «nulla dices­se sul complesso delle relazioni estere, se non nella logica di edulcorare e minimizzare le proprie responsabilità, peraltro con esclusivo riferimento ai conti svizzeri già identificati» dalla Guardia di Finanza di Mi­lano, e non ad esempio anche ai 12 versamenti al conto cifra­to monegasco rivelatosi dell’ar­restata assessore pdl alla Pro­vincia di Pavia Rosanna Gari­boldi, moglie del deputato e vi­cecoordinatore pdl Giancarlo Abelli. Anche il proclamato via libera di Grossi alle rogatorie in Svizzera non convince il gip, vi­sto che «il carattere dichiarata­mente eventuale e ipotetico del­la disponibilità manifestata ren­de evidente la concretezza del pericolo di inquinamento pro­batorio».

Pericolo che il gip rav­visa quando «il 4 maggio Gros­si si reca dalla moglie di Pasqua­letti» (uno dei due collaborato­ri di Grossi arrestati in febbra­io) per 'tranquillizzarla', affer­mando che 'non li avrebbe mai abbandonati', così indiretta­mente tentando di indurli a sviare le indagini con dichiara­zioni per lui non compromet­tenti». Ma Grossi insiste: «Poiché percepisco come profondamen­te ingiusto» l’arresto, «ho deci­so, come ultima forma di prote­sta, di sospendere l'assunzione di 'farmaci salvavita' prescritti­mi in luglio dal mio cardiochi­rurgo dopo l'ennesimo difficile intervento al cuore, di cui ave­vo costantemente tenuto infor­mata » la Procura ma «di cui non trovo traccia nel provvedi­mento».

giovedì, 22 ottobre 2009, 14:37 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti (1)

Il giro del mondo di Zunino

Quell'asse tra Panama e Lussemburgo di Laura Galvagni e di Marigia Mangano

Nell'ordinanza del Gip Fabrizio D'Arcangelo che ha portato a cinque arresti e due fermi nell'ambito delle indagini sulla bonifica dell'area Santa Giulia, uno dei soggetti coinvolti, Paolo Pasqualetti, nel corso di un interrogatorio, ha attribuito a Luigi Zunino la proprietà di una società estera con base a Londra dal nome Brooks and K Europe. Al momento la tesi non ha trovato riscontri concreti anche perché sembra che quel veicolo altro non fosse che una scatola vuota votata a gestire i conti di più persone. In attesa di ulteriori verifiche, Il Sole 24 Ore ha ricostruito un sistema di società personali che fanno capo all'immobiliarista e alla moglie Stefania Cossetti con perno tra Panama e il Lussemburgo. I contorni della nuova galassia sono stati disegnati seguendo le tracce lasciate dalla Zunino Investimenti Italia, controllante di Risanamento, ora in liquidazione. L'architettura probabilmente è stata realizzata per portare a termine singole operazioni immobiliari tra l'Europa e l'America. Punto di partenza per comprendere l'estensione delle controllate estere di Zunino è la precedente vita di Zunino Investimenti Italia. Solo nel 2006 la capogruppo dell'immobiliarista è diventata una società di diritto italiano. Prima si chiamava Domus Fin sa e controllava, oltre alla Tradim e Nuova Parva, le altre due scatole tramite le quali Zunino aveva la maggioranza di Risanamento, altre tre società lussemburghesi: Excellence Charter sa, Sherood sa, Holky Investors sa. A queste si affianca un piano parallelo, nato tra il 2006 e il 2007, controllato direttamente da Zunino e dalla moglie Stefania Cossetti: Zunino Investment International sa e Dieffe 1 sa. Per raccontare la storia (e i numeri) di questa realtà sconosciuta ci si può affidare ad alcuni fatti ma anche fare ricorso a una serie di supposizioni. I fatti sono stati messi nero su bianco nell'ultimo bilancio depositato dalla Domus Fin sa, prima del trasferimento in Italia. Dai conti del 2005 emerge che la società oltre al gruppo Risanamento controllava al 100% la Excellence Charter, contabilizzata per 1 euro, la Sherood sa, iscritta per 3,5 milioni di euro, e la Holky Investors, iscritta per 3,7 milioni di euro.

giovedì, 22 ottobre 2009, 14:19 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Milano Santa Giulia, i sogni infranti della old new town

di Marco Alfieri

Più che la Città Ideale dei manifesti "6x3" un cratere vuoto, abbandonato in mezzo ad una periferia pasoliniana a due passi da Linate, dal Passante e dall'Alta Velocità. Paradossale, no? L'area di Rogoredo sud ti sbuca davanti appena fuori dalla fermata della Metropolitana. La scena è quella di una specie di "new town", di una L'Aquila senza terremoto, nel senso che il sisma dell'ultimo biennio qui è tutto finanziario e ha lasciato ferite e monconi anche in quello spicchio di Santa Giulia già costruito, dove un tempo c'erano le vecchie acciaierie Redaelli. Sostanzialmente i 1.800 appartamenti a edilizia calmierata e la sede di Sky. Manca però l'ultimo lotto, che è fermo, e la grande mensa della tv di Murdoch, oggi liofilizzata in un baracchino da cantiere color crema e poco frequentato, ribattezzato esoticamente "the Cube". Per il resto, si procede a isole smozzicate: manca ancora il grande albergo e la piastra commerciale di fronte alla stazione Fs di Rogoredo, mancano i 52mila metri quadrati di residenze per studenti, manca la struttura socio-sanitaria, manca il parcheggio pubblico da 800 posti che procede a rilento. E manca l'asilo. Sarebbe pronto per marzo, se solo Risanamento pagasse le fatture per l'ultima tranche: un milione e mezzo di euro, non di più. Tutte opere private in carico al developer ma ferme per le vicende finanziarie e processuali che coinvolgono le società di Luigi Zunino. «Pochi soldi, pochi operai», riassume un passante che abita all'angolo di via Cassinis. In effetti. «Nel 2003, quando partì il progetto Santa Giulia, ci consideravano i cugini poveri al carro dell'edilizia deluxe. In realtà siamo gli unici ad aver consegnato i nostri appartamenti già a fine 2008», spiega Marco Borsani, consigliere di amministrazione del consorzio Le Residenze del parco di Santa Giulia che raccoglie i 24 operatori che hanno acquistato da Risanamento i diritti volumetrici a costruire sulle aree ex Redaelli comprensivi di bonifica e opere di urbanizzazione. I famosi 1.800 alloggi a prezzo calmierato (dai 2.400 ai 3.500 euro al metro quadrato) che in un lampo sono andati venduti. «Il problema piuttosto è il commerciale, dove andiamo a singhiozzo». Ovvio. Non è certo il massimo vendere un paesaggio di cartapesta del genere. Molte opere pubbliche a scomputo di oneri di urbanizzazione vanno ancora completate.
giovedì, 22 ottobre 2009, 10:49 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Sarà Caltagirone a costruire nell'ex Neca

[Le maestranze saranno locali, tanto per essere chiari sul ruolo di Pavia nel progetto]

PAVIA.
 «Una sorta di piccolo Central Park». L’architetto Massimiliano Fuksas evoca il polmone verde di New York per presentare il nuovo volto della ex Neca. Costo: 170 milioni. Tempo: 40 mesi. Costruttore: Francesco Bellavista Caltagirone del gruppo “Acqua marcia”. Ieri mattina i protagonisti dell’operazione-Neca sono stati ricevuti a palazzo Mezzabarba. Aldo Poli, presidente della fondazione Banca del Monte (proprietaria dell’area), l’archistar Fuksas e il costruttore Caltagirone hanno illustrato a sindaco e giunta l’opera. Poi, conferenza stampa e subito una garanzia: «Faremo lavorare maestranze locali», ha detto Caltagirone. Insomma, un pezzo di Pavia destinato presto a rivivere grazie al lavoro dei pavesi. Sugli 80.066 metri quadrati di quella che fu una fonderia, Massimiliano Fuksas è intervenuto con la mano del medico più che dell’architetto. Per “ricucire” un pezzo di città lacerato dalla ferrovia. «L’architettura è lo spazio per l’uomo - ha detto il professionista - e quello che ho pensato non sarà un quartiere a sè, ma una zona che vivrà insieme alla città». Ma cosa vedranno i pavesi una volta che ruspe, gru e operai avranno terminato la loro opera? Immaginando l’area come una specie di isola tra viale Trieste e il corso del Navigliaccio, con le estremità nel rondò dei Longobardi e nel blocco della stazione ferroviaria, gli edifici con funzioni pubbliche verranno collocati verso via Robecchi Brichetti, con il centro congressuale e un hotel da 12 piani. Le palazzine destinate a residenza saranno sul versante che scende verso il Navigliaccio, ma saranno separate dal corso d’acqua da un bosco realizzato con essenze locali, come tiglio, ligustro e siepi di biancospino. Al verde sono dedicati 50.000 degli 80.000 metri quadrati dell’area. Più avanti, verso la rotonda dei Longobardi, verrà recuperata l’ex riseria, unico edificio sopravvissuto. «Pensiamo di collocarvi una piccola centrale idroelettrica», ha precisato l’architetto Fuksas. Davanti ad essa vi sarà una piazza. Infine, il declivio che salirà alla rotonda sarà caratterizzato dalla presenza di una vigna. La linea ferroviaria continuerà ad attraversare l’area in senso longitudinale, ma sarà “incassata” tra due argini («simili a quelli dei fiumi») che serviranno a contenere il rumore entro livelli accettabili. Vi saranno, poi, due collegamenti con la porzione della città più a est. Una passerella pedonale scavalcherà la ferrovia e raggiungerà via Filzi. Un ponte con “belvedere”, più a nord, si librerà a 15 metri dal suolo, sempre tagliando la linea ferroviaria. «Servirà a ripristinare la rottura operata dalla ferrovia», ha chiarito il progettista. Vi troveranno posto chioschi e altri spazi verdi. Proprio sul verde («oltre cinque ettari»), l’architetto di origini lituane ha puntato molto. I palazzi per uso residenziale, ad esempio, si affacceranno su uno spazio modellato come Central Park. Naturalmente, anche a est verranno realizzati dei ponticelli che consentiranno di scavalcare il Navigliaccio e raggiungere la zona del Ponte di Pietra. La viabilità sarà discreta, con accessi dalla rotatoria e da via Brichetti. Il prolungamento del raccordo autostradale di Bereguardo non viene più considerato una priorità dalla fondazione Banca del Monte. Sono previsti 38.000 metri quadrati di parcheggi interrati su due livelli. Nelle vie, dunque, pochissime auto in sosta. Un’isola di verde e di acqua corrente. «Si parte sempre dal paesaggio per realizzare un progetto», ha concluso Massimiliano Fuksas.

"La Provincia pavese", 16 ottobre 2009
venerdì, 16 ottobre 2009, 06:53 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Quali sono i costi veri dell'ambiente per la collettività?

di Irene Campari

Un assessore all’Urbanistica deve aver la vista lunga. Soprattutto se vuol distinguersi da chi l’ha preceduto e contro cui ha fatto opposizione in Consiglio comunale per vent’anni. Fabrizio Fracassi, assessore all’Urbanistica del Comune di Pavia, leghista e del Pdl, per la seconda volta ammaina la bandiera "verde" sulle delibere ammazza-territorio del centrosinistra. La prima volta è stato per Piazzale Oberdan e per il progetto di parcheggio con multisala sopra il tetto. Fracassi dichiara a proposito: ”Non mi piace ma fermarlo vorrebbe dire aprire un contenzioso con le imprese che potrebbe costare caro al Comune”. La seconda è di queste ore e riguarda la scriteriata lottizzazione di un’area del Parco della Vernavola verso Montemaino. Un’area vincolata in modo sovraordinato anche dal Parco del Ticino di cui Fracassi è ancora - se non erro - Consigliere. Fracassi dichiara: ”Non mi piace ma fermarlo vorrebbe dire aprire un contenzioso ...”. Una volta passi, con due il problema diventa politico, culturale e di prospettiva. Di fronte a progetti che distruggono aree verdi qualificate e con vincoli, o riqualificano aree urbane in modo inadeguato come per Oberdan, un amministratore, che non sia d’accordo, dovrebbe fare una sola cosa: valutare se a lungo termine il beneficio di mantenere aree verdi a vincolo o aree urbane libere o qualificate in modo dignitoso sia più vantaggioso per la comunità che evitare un arbitrato o causa con i privati da parte del Comune. Dovrebbe quindi porsi una domanda cruciale: "Cos'è il bene pubblico, lo spazio pubblico, e come tutelarlo?", se interessa questo punto di vista. Sarebbe quantomeno necessario quantificare quei costi legali e rendere comprensibile alla comunità perchè si stanno avallando certe scelte delle passate amministrazioni. Poiché se Fracassi non comincia a porsi il problema in questi termini, vedo con una certa preoccupazione la gestione degli appetiti sul nuovo Piano di governo del territorio. L'atteggiamento fin qui mostrato dall'assessore, infatti, non ha nulla di politico non contenendo in sé nessuna visione a lungo termine, nessun progetto alternativo di “sviluppo” del territorio urbano e pubblico, nessuna progettualità degna di tal nome sugli spazi pubblici che si stanno corrodendo in modo irreversibile. Contiene invece solo una visioncina a brevissimo termine (evitare cause giudiziarie e non scontentare alcune richieste private). Immagino come le pressioni potrebbero essere le stesse che hanno vissuto le amministrazioni precedenti, ma quando Fracassi interveniva in Consiglio comunale dai banchi dell'opposizione di centrodestra, sembrava che una visione ce l'avesse, tanto da passare per un Consigliere con una certa sensibilità ambientale. Una visione “politica” implica però anche coraggio, resistenza. Lo stesso coraggio che ci vorrebbe per chiedere che il Comune eserciti il diritto di prelazione su La Mostiola. Ne avete sentito parlare più?


Parco della Vernavola, sì alle villette
L’assessore Fracassi: «Progetto delle giunte precedenti»

L’assessore leghista all’urbanistica ha aggiunto: «Si tratta di un progetto che si trovava in una fase burocratica già molto avanzata. Addirittura, durante la valutazione del piano regolatore approvato nel 2003, mi pare fosse stato fatto un emendamento dall’ex consigliere comunale Alberto Artuso».PAVIA. La giunta ha approvato ieri il progetto per la costruzione di villette e palazzine ai limiti del parco della Vernavola, in località Montemaino.

venerdì, 09 ottobre 2009, 19:48 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

I lavoratori dell'ex Arsenale

[Lettera apparsa su La Provincia pavese, 8 ottobre 2009]

I componenti della Rsu dello Stabilimento Genio Militare di Pavia (Arsenale) con la presente desiderano evidenziare quella che ritengono una beffa, l’ennesima, a danno dei lavoratori. Mesi fa, in occasione del comizio tenutosi nella nostra città dall’on. La Russa, ministro della Difesa, a sostegno del candidato sindaco del Pdl, alcuni lavoratori dell’Arsenale consegnarono al ministro stesso un documento nel quale manifestavano i dubbi e le preoccupazioni relativi alla chiusura dell’ente ed al conseguente reimpiego del personale, riscontrando con soddisfazione un grande interesse da parte sua, tanto da indurlo a promettere pubblicamente una particolare attenzione per le sorti dell’Arsenale e dei lavoratori stessi. Successivamente alle elezioni, unitamente alle organizzazioni sindacali territoriali, ci siamo attivati per proseguire anche con la nuova giunta un percorso che in qualche modo potesse scongiurare la soluzione prospettata per i lavoratori, il trasferimento su Milano e Piacenza in enti della Difesa dal futuro incerto. L’interesse del sindaco Cattaneo è sfociato in un incontro con i sindaci aderenti al PIP in data 28 luglio e con il prefetto di Pavia il giorno successivo. In questi tavoli si è discusso di un progetto che potesse mettere in condizione i Comuni della provincia, pur consapevoli di vincoli burocratici da rimuovere, di assorbire personale dello Stabilimento in posizione di comando a spese del Ministero della Difesa. Il sindaco di Pavia si assunse il compito di coordinare questa iniziativa e di garantire i contatti con il Ministero anche attraverso l’ausilio dei parlamentari pavesi. A distanza di due mesi, in occasione dell’inizio della «Contrattazione locale» per il reimpiego del personale, speravamo di portare all’attenzione della controparte il frutto, anche parziale, del progetto sopra menzionato. Speranza tuttora vana, in quanto, più volte sollecitato, il sindaco Cattaneo non ha mai risposto, inducendoci a pensare che anche quest’ultima iniziativa non possa o non la si voglia concretizzare.
giovedì, 08 ottobre 2009, 06:39 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Borromeo, via Porta e Idroscalo: sì agli interventi

di Emanuele Vicini*

«Conservazione e conservazione». Chiedo scusa se ho l’ardire di prendere in prestito una formula pasoliniana, per dare un titolo a queste poche righe: credo che l’atto conservativo rivolto alle opere d’arte in genere e a tutti i manufatti che, insieme con gli uomini, abitano la città, sia un dovere di ogni società civile, ma sono altrettanto convinto che esso debba nascere sempre da precise e fondate riflessioni, dettate dallo studio e dalla conoscenza della storia e della storia dell’arte in particolare. Da ciò deriva che ogni operazione di conservazione e restauro non può mai essere soggiogata da intenzioni politiche di speculazione o guadagno o - peggio - diventare materia di contendere per piccole, medie e grandi diatribe locali. Temi di riflessione in questi giorni sono la conservazione dell’esistente e il giudizio sull’architettura moderna. Possiamo sognare la migliore delle città, sperare che una sana vitalità culturale la animi e induca i suoi abitanti a compiere meditate scelte di tutela, ma questo non credo significhi ritenere aprioristicamente brutti o contrari a uno spirito saggiamente conservativo gli interventi in via Darsena (l’erezione della sezione femminile del Collegio Borromeo), o quelli in via Porta (il restauro della Chiesa di San Giacomo e Filippo e del Collegio Riboldi) o ancora prevedere sciagure per supposte ipotesi di restauro del complesso della Mostiola. Le opere finora realizzate sono state condotte seguendo tutte le norme vigenti e con la piena approvazione delle Soprintendenze di settore. Nel caso di via Porta si sono recuperati edifici che per anni sono stati soltanto accompagnati nel loro inesorabile deperimento da una città apparentemente disinteressata; in via Darsena è stato portato a termine un complesso di grande utilità, coerente nelle forme con il Collegio storico, limpido e funzionale nelle sue soluzioni. Ne ha ricavato un ovvio beneficio Pavia, perché due punti di degrado sono stati sanati, e il mondo della cultura pavese, perché sono nate nuove sedi di istituzioni universitarie, diversamente destinate all’attività didattica e di ricerca. Mi permetto infine una battuta sulla questione dell’Idroscalo, completato nel 1930, sotto la direzione dell’ingegner Carlo Villa, opera di notevole valore tecnico, per il complesso sistema di ancoraggio dei pilastri di sostegno al terreno ghiaioso del fiume, e testimonianza (come studi più recenti hanno rivelato) dell’attività giovanile dell’architetto Giuseppe Pagano Pogatshnig. Va da sé che un manufatto del genere meriti di essere conservato, anche in ragione del fatto che simili edifici in altre città sono stati demoliti. Né credo abbia molto valore la tesi del suo attuale degrado e disfacimento: tutto deperisce se non viene adeguatamente curato. Il valore di questa costruzione non sta in un ambito di estetica visibilista, ma nella testimonianza che dà per conoscere aspetti diversi della storia di un’epoca. Non è un’opera d’arte, è un bene culturale.

 *storico dell’arte, Pavia

"La Provincia pavese", 6 ottobre 2009
martedì, 06 ottobre 2009, 06:55 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Straniere in terre domestiche

di Fabrizio Bottini

Estranee in città, a cura di Antonietta Mazzette: nella nuova segmentazione sociale, generazionale, etnica e di genere, la frammentazione e ricomposizione della domanda collettiva di spazio pubblico Chase off those stay-at-home blues

Stairway stairway
Down to the crowds in the street
They go their way
Looking for faces to greet
But we run on laughing with no one to meet
(Joni Mitchell, Night in the City )

Il guru della sicurezza urbana Oscar Newmann, sul finire degli anni ’60 del secolo scorso esplorava per i suoi seminali studi gli spazi tenebrosi del complesso popolare Pruitt-Igoe di St. Louis, la cui successiva demolizione venne pomposamente etichettata dai critici come “morte dell’architettura moderna”. Notava, Newmann, come tutto il sistema degli spazi collettivi, nella cavernosa macchina per abitare concepita a tavolino dagli architetti modernisti, apparisse abbandonato, collassato, eventuale territorio di conquista per bande. Ma, appena superata la soglia di qualunque appartamento privato, si era improvvisamente catapultati in un’altra dimensione, dove regnavano tranquillità, pulizia, comfort.  Tranquillità, pulizia, comfort, che invece permeavano di sé, fuori dagli alloggi, anche gli spazi pubblici e collettivi di un intervento di case popolari adiacente alle torri corbusieriane del Pruitt-Igoe, pur abitato dalla medesima composizione sociale. Forse basta già il nome del quartiere dirimpettaio, a suggerire la soluzione dell’enigma: Carr Square Village. E come ci si può già immaginare si trattava di case a schiera con giardinetti, insomma quel tipo di quartiere tradizionale che oggi un po’ ripulito farebbe il suo figurone in certe iniziative degli ammiratori del Principe Carlo. Saltano in mente in modo quasi automatico, questo genere di rifugi paleourbani (o antiurbani?) primordiali, quando ci si ritrova inopinatamente scaraventati in quella che Antonietta Mazzette definisce “città che è andata trasformandosi da complesso sistema sociale e produttivo in un’articolata macchina del consumo per incrementare il quale le attrattività (potenziali o già presenti) hanno assunto valore centrale e primario”.
martedì, 29 settembre 2009, 20:51 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

"Ora c'è una pala e un frantoio ... "

http://farm2.static.flickr.com/1411/1191194678_7e0ae6eefd.jpg

ciao a tutti
Alla neca non c'è più nulla...con u gran botto l ultima porzione di Neca e sparita per sempre,volete sapere come hanno fatto???facilissimo hanno segato i piedi alla struttura e poi è stata fatta collassare...FINE
Ho visto tutta la scena con un corteo di vecchietti ex dipendenti Neca...abbastanza commossi

Ora c'è una pala e un frantoio...cerchero di capire marche e modelli in seguito
__________________
...demolire per riqualificare...

Da Forum demolizioni.
lunedì, 28 settembre 2009, 22:40 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

A proposito di Memoria

Spazio pubblico: declino, difesa, riconquista di Edoardo Salzano

Un’altra Italia esiste. Si oppone per resistere al declino dello spazio pubblico e per riconquistarlo nella sua esistenza e nella sua agibilità, per difendere e riconquistare i valori fondamentali della democrazia. Quest’altra Italia vuole lo spazio pubblico come luogo per l’incontro tra diversi, come luogo della con-vivenza di persone differenti, ma che vogliono conoscersi meglio, comprendere le culture degli altri e trovarvi reciproco arricchimento. Essa vuole lo spazio pubblico (quello segnato sulle mappe e sui territori e quello virtuale) come luogo il cui accesso sia aperto a tutti e tutti rispettino le regole condivise necessarie per ogni convivenza. Ricchi e poveri, potenti e disarmati, donne e uomini, grandi e piccoli, indigeni e migranti, sono ugualmente fruitori dello spazio pubblico, sono ugualmente chiamati a esprimere le proprie opinioni e a criticare quelle altrui, a concorrere al governo della cosa pubblica: a fare politica, come la si faceva nell’agorà della polis, nel forum dell’urbs, nell’arengo della città medioevale, nei club dell’Illuminismo. Di fronte al tentativo di cancellare la memoria storica, essa si adopera per riacquistarla ai giovani e cerca chi la racconti senza nostalgie e senza retorica
venerdì, 25 settembre 2009, 19:14 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Le lavandaie non fanno male a nessuno

Idroscalo. C'è anche chi lo vorrebbe abbattere. Tanto non c'è più nulla di autentico legato alla vita del fiume Ticino. Lo sostiene oggi un lettore su La Provincia pavese. E poi è brutto. Allora, dico, abbattiamo anche la tettoia di Piazza Vittoria; se della bruttezza dell'Idroscalo non abbiamo responsabilità, di quella della tettoia sì. Questa è una città che ha distrutto tutto ciò che poteva distruggere di legato alla storia del Novecento. Rimangono le lapidi ai caduti, in guerra, perchè quelli morti sul lavoro o nel loro letto, ma a causa del lavoro, pare non debbano avere monumenti a futura memoria. E non appaia una posizione ideologica; ho piuttosto la netta impressione che una certa ideologia abbia operato a Pavia negli ultimi decenni, atta a cancellare ogni segno della memoria del lavoro e di chi faticava. Romantica la statua alla lavandaia, certo, ma non era una categoria troppo sindacalizzata; il suo lavoro, per quanto faticosissimo, non era avvelenato dalla chimica e dalle ferriti che invece aumentavano i profitti degli imprenditori locali e importati; inoltre non lavava su terreni alla portata di ghiotte speculazioni. La lavandaia sì e gli edifici dell'ex Snia no (costruiti con mattoni di argilla di una cava aperta appositamente); la palazzina Liberty della ex Neca no, l'ex consorzio agrario nemmeno. Ma dove andavano tutti quegli operai e lavoratori che negli anni Cinquanta arrivavano a Pavia da tutta la provincia in bicicletta nel buio e nella nebbia delle mattine d'inverno? Si chiederà qualcuno un giorno davanti a certe fotografie.  A pescare a Ticino? Collaboravano con la lavandaia? Ma sì, buttiamo giù anche l'Idroscalo. E spingiamo affinché in sua vece venga impiantato un bel ristorantone galleggiante modello astronave con vista pelo d'acqua. Per l'Expo2015 hanno già riflettuto anche su questo. Nuovo, lucido e bello, con i cavedani di plastica mossi dai molendi vorticosi e inquinati dai residui di abitudini altolocate. Proprio quello che ci vuole per rinfrancarci nell'ormai identitario e salubre torpore. Per riavviare la memoria, dopo un così violento e inesorabile resettaggio, solo dal futuro ci è concesso farlo.

Irene Campari

[Foto da F.S.]
venerdì, 25 settembre 2009, 17:09 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Do ut des

Dovranno ben restituire il favore che i commercianti hanno fatto al Pdl non presentando una loro lista ma appoggiando direttamente Cattaneo alle elezioni di giugno ... O no? E allora ci becchiamo (TUTTI) piazza Botta aperta al traffico. Uno dei luoghi più belli di Pavia, che se debitamente valorizzato poteva diventarne un salottino en plain air. Ma qualche centinaio di voti valgon bene una messa nel parcheggio rinnovato. Allora i nostri commercianti dovranno dimostrarsi contenti di ritrovarsi un parcheggio prossimo per i loro clienti... ma anche un mega centro commerciale a Borgarello? O pensano già ad un comitato "contro", con corteo che partirà da Piazza Botta?
Caro Cattaneo, il lavoro di immagine che stai facendo è evidente e ripagherà sul breve periodo. Tuttavia, non ho visto elencate tra le medaglie la privatizzazione dell'acqua a cui potrebbe essere interessata una società che questa mattina il Corriere indica come molto interessata anche al nucleare. Inoltre, citi Necchi (cambia proprietà?) e Snia e nulla dici sul fatto che saranno le bonifiche ad essere dirimenti e niente dici di ciò che voi intendete proporre - nell'interesse della collettività - ai nuovi acquirenti. Chi si accollerà il costo delle bonifiche? Fondi pubblici regionali? Nulla dici delle case popolari e degli affitti dell'Aler, dei controlli che verranno effettuati sulle regolarità dei residenti e nulla sulle banche che continuano ad aprire sportelli, nulla sulla Commissione antimafia che doveva già essere insediata, nulla sulla politica culturale che non siano le dichiarazioni simultanee della Fondazione Banca del Monte sul rincaro degli abbonamenti al Fraschini, nulla sul conflitto di interessi di dirigenti pro tempore che avete voluto a ogni costo. Naturalmente si esprimerebbe su tutto ciò, oltre l'amministrazione del tombino, una Giunta "giovane" e indipendente che abbia sentore del momento epocale e decida di dire qualcosa di politicamente rilevante. Obama ha dichiarato che siamo sull'orlo della catastrofe ambientale. Pavia, nel suo piccolissimo orticello, apre Piazza Botta alla libera circolazione delle auto. Complimenti. Forse i cittadini avrebbero meno bisogno della vostra agenda fittissima di appuntamenti con loro e più di una politica ambientale degna di tal nome. Non riesco ad immaginarmi il resto. Nel 2010 inizia la costruzione dell'autostrada Broni-Mortara, e invece di prepararci alle compensazioni, ci prepariamo gli antidoti velenosi. Ma non funziona come in farmacia. Qui ci avveleniamo. A proposito di Pgt, spero che le parcelle dei professionisti accademici ai quali conferirete l'incarico di redigerlo siano fatturate all'Università e non ai singoli professionisti professori universitari.


Irene Campari

PAVIA. Piazza Botta aprirà alle auto e i residenti insorgono di nuovo. Ieri i palazzi intorno alla piazza che da dicembre verrà riaperta al traffico ribollivano. Basta una voce, e scende in strada l’intero palazzo, mettendosi a discutere: «Dove sono i posti auto promessi dall’assessore? - si chiede Anna Di Marco, inviperita - ce ne sono solo 19 al centro della piazza. E per così poco, aumenterà in maniera esagerata il traffico in queste vie strette. Sarebbe meglio tornare alle fasce orarie».
giovedì, 24 settembre 2009, 15:47 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti (2)

Dall'Idroscalo all'avviamento professionale

http://unafotounastoria.historychannel.it/photo_images/it/7487_photo.jpgNuovi interventi sul quotidiano locale a proposito dell'Idroscalo e del suo possibile riuso (gli interventi precedenti qui). Sono interessante; gli scambi si stanno dirigendo, infatti, verso ben altro che il rudere in riva al Ticino, come per uno degli interventi riportati oggi, 23 settembre. Il signor Alberici sostiene che alla città servano più imprenditori (cita Fedegari) che professori, perchè dobbiamo far crescere il Pil per il futuro dei nostri figli e allo scopo i professori sono inutili. Ok. Allora chiudiamo le scuole, chiudiamo le librerie, manteniamo solo gli istituti professionali e apriamo nuovi collegi d'élite: dai primi sforniamo manovalanza (figlia del popolo) e dagli altri quella classe dirigente che ben potrà permettersi il viaggetto a New York nel fine settimana per andare a visitare il MoMa e il suo bookshop. Peccato che il signor Alberici non si interroghi sul perchè a Pavia non vi sia stato alcun ricambio della classe imprenditoriale, quello stesso che avrebbe potuto agevolmente garantirci un Pil stabile, senza con questo dover chiudere scuole e musei. Forse perchè sarebbe stato costretto a trovare nella salvezza anche le ragioni della fine.
Irene Campari

Il dibattito sul futuro dell’Idroscalo di Pavia, aperto da Mino Milani («facciamone il Museo del Ticino») e arricchito da Giulio Guderzo, prosegue con altri due interventi.
mercoledì, 23 settembre 2009, 10:12 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

“Crepe nel cemento”

di Edoardo Salzano

Dal numero speciale di Carta estnord (anno XI, n. 8, settembre 2009).


Lo spazio pubblico è un bene comune. Ma il concetto di “bene comune” è un concetto che è bene spiegare, come tutti quelli che indicano significati e realtà controcorrente. Il “bene” è qualcosa che vale di per sé, per la sua identità, per l’uso che ne possono fare le persone. Un bene può essere un oggetto (una spiaggia o una terra, una casa o una statua, un pezzo di pane o l’acqua limpida che sgorga dalla sorgente), o un sentimento (l’amicizia, l’amore, il rispetto), o una relazione con qualcos’altro (la conoscenza, la partecipazione, la cura della salute). Può avere un valore venale (il pane lo devo pagare a chi lo fa, così la statua o il libro), ma è una condizione accessoria. Insomma, il bene non è una “merce”. Qualcosa che è “comune” (un’altra parola che si tende a cancellare) appartiene a più persone: a una comunità, o a un’intera società (locale, nazionale, mondiale). Nessuno può appropriarsene individualisticamente; tutti devono poterne godere, rispettando le regole che consentono a tutti di farlo. Sono beni comuni l’acqua e l’aria, sono beni comuni la storia dell’umanità e il suo futuro, sono beni comuni gli spazi pubblici. Un ruolo rilevantissimo nella vita della città e del territorio (e di tutti gli uomini che formano la società, e della società nel suo insieme) hanno gli spazi pubblici. Devo precisare che cosa intendo quando parlo di spazi pubblici. Gli spazi pubblici sono l’anima della città e la ragione essenziale della sua invenzione; sono il luogo nel quale nella quale società e città s’incontrano, nel quale il privato diventa pubblico e il pubblico si apre al privato. Lo spazio pubblico ha il suo punto di partenza nell’archetipo della piazza, ma permea l’intera concezione della città come bene comune: la città come spazio fisico (urbs), la città come casa della società (civitas), la città come governo (polis).
lunedì, 21 settembre 2009, 17:42 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

I cittadini duraturi

Oggi, 18 settembre 2009, su "La Provincia pavese", compare un intervento di Giulio Guderzo sull'urbanistica. Scritto a seguito di un eguale intervento di Mino Milani a proposito della destinazione dell'Idroscalo. MIlani propone un museo fluviale. E' da tempo che altri lo fanno. Era addirittura in alcuni programmi elettorali (il mio per esempio). Guderzo richiama i professionisti a far bene il loro mestiere e la politica ad uno sforzo di visione d'insieme. Benissimo. Guderzo cita La Mostiola, l'ex Area Neca e tutte le aree che da anni sono al centro dell'interesse di questo blog. Fa molto piacere. Tuttavia, occorrerebbe che il ceto intellettuale di Pavia cominciasse a rivolgersi non tanto ai professionisti quanto ai cittadini, e direttamente. Sono questi che devono svegliarsi dal torpore. Se però non li si informa circa gli interessi profondi che si muovono da decenni in città e che impediscono che questa esca dal torpore, che senso ha? E poi, fare sistema con chi? "Le eccellenze", gli ordini professionali e l'er mejo della politica locale? Ma questo sistema c'è già ed è quello che ha portato alla sonnolenza duratura. A proposito di "far bene il proprio mestiere", sarebbe un utile richiamo anche alla classe accademica e all'intellighenzia locale. E' da un po' che ha smesso di esercitare il ruolo che qualche secolo fa si era arrogata: svegliare "la gente" al sonno della ragione. Si provi per un attimo ad immaginare seduti intorno allo stesso tavolo e nello stesso momento: Zunino (Snia), Garofano (ex Cariplo), Poli e Bracco e lo Sviluppo sistema fiera (ex Neca), Marazzina e Cappellini (ex Necchi)i, Scotti (ex Riseria), il sottosegretario alla difesa Cossiga (ex Arsenale, Caserma Rossani), Gian Michele Calvi (La Mostiola), Roberto Schmid (Broletto), Carmine Napolitano (Marelli e Idroscalo). E poi Fabrizio Fracassi a tutela dei nostri interessi e del bello che opporremmo agli interessi privati e particolari. Noi vorremmo, per esempio, che anche L'Università di Pavia facesse qualche volta i nostri interessi, quelli pubblici si intende; quella Università di cui Guderzo è stato figura centrale. Come sarebbero andate diversamente le cose per Pavia se solo ci avessero voluti svegli piuttosto che perennemente in sonno.
Irene Campari

Di seguito la lettera di Giulio Guderzo.

Caro Mino,
ho letto il tuo intervento e per quel che conta (assai poco) hai il mio assenso. Di ogni altra proposta avanzata per quell’ormai - e da tempo - indecoroso rudere, demolizione a parte, l’unica sensata è la tua. Perché l’Idroscalo fa parte, a pieno titolo, della storia del Ticino e solo per questo potrebbe essere salvato.
venerdì, 18 settembre 2009, 13:52 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Oberdan al posto sbagliato

"50 posti di lavoro. Il progetto definitivo è pronto, previste sette sale"

[ll problema non è l'acqua del Ticino, ma l'incapacità ormai collaudata di Pavia a trovare il posto giusto per il servizio opportuno. Sono sicura che l'Interparking con l'acqua ci sappia fare, ma sono altrettanto sicura che alle amministrazioni presenti e passate manchi ormai irrimediabilmente il genius loci. Ma vi sembra che con tutte le aree dismesse semiperiferiche l'unico luogo dove fare una multisala con 3000 posti auto sia Piazzale Oberdan? Allora raccontiamola giusta: il business doveva essere nel parcheggio. Tutte le società coinvolte sono specializzate in parcheggi, non in multisale. E qualcuno avrà pur pensato che di posti ce n'erano altri, ma non tanto vicino al centro da costituire un business anche quando il cinema non funziona. Si tratta di un grande parcheggio con sopra dei cinema, e non il contrario. Perchè se la cultura fosse stata al centro dell'interesse avrebbero lasciato i cinema dove erano o li avrebbero piazzati ai magazzini Cariplo andando magari a disturbare Giuseppe Garofano, ma portando alla città qualcosa di "spazialmente" sensato. Tra due anni ci troviamo un piccolo grattacielino alla Neca, un piccolo piccolo grattacielino a Oberdan... Insomma la nostra piccola Citylife con giardini pensili entro la quale sarà tenuta  prigioniera Minerva. I posti di lavoro sono sempre l'elemento da tempo usato più come deterrente per le critiche che per il reale peso nelle operazioni immobiliari. Carrefour docet. Il progetto comunque è già pronto da tempo e per i Consiglieri comunali che lo vogliono conoscere basta chiederlo all'Ufficio Lavori pubblici o Contratti; passatelo alla stampa, perchè dopo tre anni non si tratta più di "qualcosa" che "trapela". Oltre a Interparking (capofila) c'è Vf Consultecno (indagata per opere a Milano), Cie di Corso Cavour, Asm e Studio Villoresi. Irene Campari]

PAVIA. Cinquanta posti di lavoro e una struttura studiata per avere il minore impatto ambientale possibile. Sono alcune caratteristiche della multisala che verrà realizzata in viale Oberdan. Anche se non mancano le polemiche. Il progetto definitivo, consegnato alla associazione di imprese che sta seguendo l’operazione, verrà inoltrato agli uffici di palazzo Mezzabarba entro la fine del mese. Ma alcuni dettagli iniziano a trapelare. Ad esempio, il fatto che l’opera (sette sale cinematografiche, una caffetteria, un parcheggio sotterraneo da 485 posti) una volta portata a compimento offrirà lavoro a una cinquantina di persone, tra dipendenti delle sale, dello spazio di ristorazione, del posteggio e indotto, come ad esempio le imprese di pulizia. I tempi tecnici di realizzazione sono di 24 mesi dall’allestimento del cantiere. Sul progetto, però, c’è qualcuno che manifesta dubbi.
venerdì, 18 settembre 2009, 13:32 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti (1)

I mandanti occulti

di Nicola Biondo

[La Ditta Co.ge - Costruzioni generali di Parma - di cui parla l'articolo che segue - è la stessa che ha in appalto dal Comune di Pavia i lavori di ristrutturazione del complesso di Santa Chiara (su cui puntava il Settore cultura della passata amministrazione per la sistemazione logistica di molte attività) e che al settore Lavori pubblici ne ha fatte passare di ogni (tra subappalti e quant'altro), tanto che è ancora in corso un arbitrato che si trascina da anni (l'architetto Prina in una recente intervista ha definito quella impresa "disastrosa"). Sulla storia della Co.ge si veda il lavoro di Mario Guarino - qui; l'avevo puntualmente segnalata anche sul blog e in articoli sulla stampa locale. A quando al Comune di Pavia una Commissione Antimafia? Continuerò a chiederlo e a chiedermi perchè nessuno ne parli più. irene campari]

È vero - lo dice il procuratore Messineo in risposta a Berlusconi - che Palermo non sta indagando sulle stragi di mafia del ‘92-‘93. Indaga piuttosto su chi prese parte alla trattativa fra Stato e Cosa nostra, il ruolo dell’ex sindaco Vito Ciancimino e del generale Mori. Sullo sfondo di questa indagine compaiono ora i nomi di Paolo Berlusconi e del fratello del generale Mori. Tutto nasce dall’inchiesta sui mandanti esterni delle stragi mafiose chiusa nel 2002 con l’archiviazione dell’attuale premier Silvio Berlusconi e di Marcello Dell’Utri. Sul tavolo dei magistrati di Palermo è arrivato un file dimenticato: una relazione della Dia del 1999 che parla di legami tra impreditori mafiosi e una ditta con due soci di rilievo: Paolo Berlusconi e un certo Giorgio Mori. Per il primo non c’è bisogno di presentazione. Il secondo invece è il fratello del generale Mori: insieme a Paolo Berlusconi è stato socio di una ditta di costruzioni, la Co.Ge. Il generale Mario Mori (ex capo del Ros e poi del Sisde, oggi capo dell’ufficio sicurezza del Comune di Roma e membro del comitato per la legalità e la trasparenza degli appalti dell’Expo di Milano. Assolto per la mancata perquisizione del covo di Riina è tutt’ora sotto processo per la mancata cattura di Provenzano) ha smentito in un aula del tribunale di Palermo che quel Giorgio sia suo parente.
mercoledì, 16 settembre 2009, 16:55 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti (1)

Ligresti chiede il commissario per il comune di Milano

Comune di Milano nel mirino. La partita, ancora una volta, è l´urbanistica.

Oggetto del contendere: tre piani che prevedono soprattutto nuove case, ma che rappresentano soltanto una parte del risiko del mattone pronto a essere giocato nei prossimi anni. Il gruppo Ligresti pretende adesso che un commissario sblocchi la situazione È una dichiarazione di guerra quella lanciata da Salvatore Ligresti a Milano. E la partita, ancora una volta, è l´urbanistica. Tre società (due controllate, Imco spa e Altair spa; una terza riconducibile, Zero società di gestione del risparmio) legate al gruppo del costruttore hanno presentato alla Provincia una richiesta di commissariamento ad acta del Comune per sbloccare altrettanti progetti edilizi, che risalgono agli anni Ottanta. Tre piani che prevedono soprattutto nuove case, ma che rappresentano soltanto una parte del risiko del mattone pronto a essere giocato nei prossimi anni. Perché la battaglia sembra più grande di quelle aree. E perché quello che, ufficialmente, può essere letto come un atto amministrativo, ha il sapore di uno scontro di poteri.
mercoledì, 16 settembre 2009, 16:34 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Ad ogni opera il suo commissario

Grandi opere a 10 commissari di Giorgio Santilli

Arriva una nuova generazione di commissari straordinari per le grandi opere. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha firmato il decreto che individua nove infrastrutture prioritarie e le affida ad altrettanti responsabili. Domani si terrà la prima riunione al ministero delle Infrastrutture, dove Altero Matteoli riunisce la «famiglia dei commissari» e farà un primo punto dello stato dell'arte, opera per opera. Ad aprire la strada alla nuova stagione era stato il presidente dell'Anas, Pietro Ciucci, cui parlamento e governo avevano affidato i poteri straordinari per il Ponte sullo Stretto, con l'obiettivo di sbloccare il piano finanziario, l'approvazione dell'aggiornamento del progetto definitivo e l'adeguamento dei costi. I poteri straordinari affidati dal parlamento a Ciucci addirittura sostituivano e aggiravano le competenze del Cipe. I poteri dei nuovi commissari sono, però, più limitati rispetto a quelli affidati a Ciucci: dovranno soprattutto svolgere un'azione di «coordinamento, monitoraggio, impulso» rispetto alle amministrazioni ordinarie competenti. Un regista dell'opera, insomma, nella giungla delle competenze affidate ad Anas o Fs, comuni, province, regioni, sovrintendenti, vigili del fuoco, ministero dell'Ambiente. Un'antenna del governo, pronto a riferire al primo intoppo. Quanto ai poteri sostitutivi, scatteranno raramente, soltanto in caso di emergenza o di concreto blocco delle attività.
mercoledì, 16 settembre 2009, 06:52 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

"ll silenzio degli untori sulla Popolare di Lodi"

''Piccola citta' bastardo posto'': il silenzio degli untori sulla Popolare di Lodi
di Giulio Cavalli

“Indagini frenate dal silenzio”, “non c’è nessuno che abbia voglia di parlare con la procura, altrimenti tutte le indagini aperte sull’urbanistica nel capoluogo sarebbero già arrivate a conclusione”, “ci sono forti gruppi di pressione”, “sui fatti di quegli anni è scesa una cortina di silenzio”. Non immaginate scenari criminali pelosi o apocalittici e nemmeno terre di omertà da letteratura: siamo a Lodi, chi parla è il procuratore capo Giovanni Pescarzoli che lancia un allarme che profuma nei modi e nei toni di una “mancanza di collaborazione” che dovrebbe accendere gli animi, smuovere la società civile e spingere la politica “buona” a prenderne le difese. E invece rimane una pagina di (buon) giornalismo sulle pagine del quotidiano “Il Cittadino”, e il giorno dopo è già finito nel cassetto. Eppure Pescarzoli non parla di processi di criminalità a Lodi in trasferta ma del filone più lodigiano dei processi a carico del mai troppo poco ex amministratore dell’impopolare Banca Popolare di Lodi  (poi Banca Popolare Italiana): quello sui presunti rapporti tra l’ex rampante banchiere e il dirigente del settore pianificazione e gestione del territorio del Comune di Lodi Luigi Trabattoni. L’inchiesta è figlia delle dichiarazioni del Fiorani nell’interrogatorio del 5 ottobre del 2006 (nel pieno dello scandalo dei “furbetti del quartierino”) in cui Fiorani parlava della società CORES srl con la quale era stato acquistato un terreno in prossimità della filiale BPL in Lodi in via San Bassiano. Nei verbali si legge come dietro alla CORES ci fosse l’UNIONE FIDUCIARIA (collegabile secondo le dichiarazioni a Silvano Spinelli) e la ZONIVEST srl (riferibile alla famiglia Zoncada) nonché come soci occulti (questo sempre secondo le dichiarazioni di Fiorani, successivamente ritrattate perché “nate sotto la pressione del carcere”) egli stesso, Giovanni Benevento e appunto il Trabattoni che si sarebbe impegnato ad aumentare la volumetria ottenendo in cambio il ruolo di progettista e direttrice dei lavori per la moglie.

lunedì, 14 settembre 2009, 18:40 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Il Festival dell'album



Prima e dop[1]

L'Album (pdf)
Da F.S.
sabato, 12 settembre 2009, 14:22 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Vigili del fuoco e vigili delle case

Qualche mese fa, la nuova caserma dei vigili del fuoco doveva essere a San Genesio. L'avrebbe pagata la proprietà del supermercato che doveva essere costruito ad Albuzzano. Forse perchè si è fatta avanti più aggressivamente la Sonae di Borgarello e l'iper è già nel pgt di questo Comune, di quello d'Albuzzano non si parla più e nemmeno di San Genesio. Al di là dell'ovvia considerazione che la Caserma dei vigili starebbe sicuramente meglio in un luogo di più facile scorrimento, qualche domanda sul prima e dopo deve essere posta. Qualche anno fa, doveva essere messa all'Arsenale. E tuttora non è una brutta idea. Tuttavia, anche qui gli interessi immobiliari sono enormi e trovarsi una caserma dei vigili del fuoco farebbe svanire gran parte del fascino immobiliare che riveste l'ex area dismessa; difficilmente potrebbero darsi edifici "di pregio" tra torri d'esercitazione e sirene. L'assessore all'urbanistica Fracassi, dichiara che nell'attuale area di Via Campari, che sarà dismessa come sede dei Vigili del fuoco, si faranno case per pagarsi la nuova sede. C'è già un compratore disposto a contribuire alla sua costruzione in cambio di concessioni edilizie residenziali commerciali nell'area di Via Campari? Le parole dell'assessore sono queste:"Riguardo alla sede, ne abbiamo discusso con il presidente Poma. L’intenzione sarebbe quella di fare una variante urbanistica dell’area sulla quale sorge attualmente la caserma. In questo modo, la vendita di un terreno appetibile per costruire delle case, consentirebbe di finanziare la realizzazione di una nuova caserma». Il Comune e la Provincia si stanno facendo agenti immobiliari? E perchè in un'area poco poco verde, compresa tra una clinica, un nuovo insediamento terziario e residenziale nell'ex centrale del Latte e il cimitero maggiore si devono costruire altre case? Di soldi il governo amico non ne vuol proprio tirar fuori o è meglio non chiederli nemmeno? Eppure in vista dell'Expo2015 visto che saremo il pronto soccorso dell'Esposizione universale potremmo anche chiedere fondi per le strutture di pronto intervento, quali i Vigili del fuoco. Nessuna risposta nemmeno questa volta?

Irene Campari

Vigili del fuoco, nuova sede. Accordo Comune-Provincia, sarà lungo la tangenziale

PAVIA. Una caserma nuova di zecca per i vigili del fuoco di Pavia. Il comando verrà spostato dall’attuale sede di viale Campari in un’area lungo la tangenziale. Il sindaco e il presidente della Provincia incontreranno il prefetto per discuterne. Sulle condizioni lavorative dei vigili del fuoco di Pavia si è acceso, nelle ultime settimane, un dibattito vivace in città. L’elemento che ha fatto da detonatore per una situazione da tempo ai limiti è stato l’incidente nel quale, ad agosto, ha perso la vita Davide Achilli, un vigile del fuoco di Voghera che era intervenuto a domare un incendio a Romagnese.
martedì, 08 settembre 2009, 20:27 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti (2)

L'assessore all'urbanistica risponde, anzi no

Questa mattina, 7 settembre, compare un'intervista al nuovo assessore all'urbanistica del Comune di Fabrizio Fracassi. Parco di informazioni, anche questa volta dice poco o nulla. E quel poco che dici non è confortante: dalle aree dismesse è sparito il lavoro, l'imprenditoria e quant'altro lo stesso Cattaneo aveva detto in campagna elettorale. Rimangono "svago" (?), residenze e commerciale. E' questa la novità "verde"? Intanto alla mie 12 domande non ha mai risposto. Io aspetto. (ic)

"Le scelte politiche in questo settore devono innalzare la qualità della città".
Fracassi e la sfida delle aree dismesse.
A tu per tu con l'assessore leghista che guarda all'urbanistica del futuro.


PAVIA. Assessore all'Urbanistica, Edilizia Privata, Politiche Energetiche, Politiche Economiche, Protezione Civile, Politiche Agricole e Forestali: deleghe "pesanti" per il leghista Fabrizio Fracassi, in settori chiave per lo sviluppo della città. Settori delicati proprio perché scelte politiche forti potrebbero letteralmente cambiare il volto di Pavia. Assessore Fracassi, com'è stato l'impatto con gli uffici del suo assessorato? «Beh risponde Fracassi sorridendo il primo giorno sono andato in assessorato ma non sono riuscito a entrare perché non si trovavano più le chiavi... Il giorno dopo il problema è stato risolto con un fabbro che ha cambiato la serratura...». Tante difficoltà fin da subito, verrebbe da dire... «A parte gli scherzi continua Fracassi per prima cosa ho voluto incontrare tutti, dai dipendenti ai dirigenti per conoscerli e per avere un quadro preciso della situazione. Ho riscontrato che purtroppo in tanti erano demotivati, che si sentivano estromessi e non coinvolti nel lavoro politico e dirigenziale. Per questo ho studiato alcune modifiche dell'assetto interno così come di quello dei rapporti con l'esterno.
lunedì, 07 settembre 2009, 13:19 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti